lunedì 8 febbraio 2010

Che barbaaaa

Dare Avere
Costi Ricavi
Attivo Passivo
Deviazioni assolutamente professionali. Come segno dovevo forse nascere della bilancia anzichè della vergine (segno che non mi è mai del tutto piaciuto e che solo il Cavaliere d'oro del cartone dei Cavalieri dello Zodiaco mi ha fatto rivalutare).
E inZomma, da quando mi sono fatto crescere la barba (un pò per volontà, un pò per noia ed inimicizia con schiuma e lamette) ho notato alcune cose.
Le Positive:
- maggior protezione dalle intemperie e dal freddo;
- incremento di complimenti (da parenti, amici e anche...udite udite...donne!!! ok, erano tutte over 60 e/o già sposate, ma non guardiamo il capello, anzi, il pelo!);
- riduzione, ovvia, della frequenza delle rasature (circa una volta a settimana per non più di 2 minuti d'orologio);
- nessuno mi ferma per chiedere informazioni;
- non mi fermano i vu cumprà perchè, evidentemente, sembro uno di loro.
Le Negative:
- prude!;
- vedo le stelle quando a volte mi si incastra alla zip del giubbone a collo alto;
- ci si appicciccano a volte peletti et varie provenienti dai maglioni;
- spesso mi fermano le forze dell'ordine scambiandomi per un talebano;
- spesso mi fermano chiedondomi se ho da accendere (ed io non ho mai fumato in vita mia!);
- che ora se la stanno facendo crescere un pò tutti perchè va di "moda" (e questo mi scoccia un mondo)
Ergo? Dunque? Non lo so, non devo per forza crearmi una risposta ad ogni domanda assurda che mi pongo.
Probabilmente, fino all'estate, penso che la porterò, poi, chissà, con l'arrivo del caldo si vedrà.
Per intanto, messaggio DECISAMENTE poco subliminale e MOLTO plateale, mia madre continua a comprarmi a settimane alterne, senza chiesto, lamette e schiuma da barba.
bof..?

mercoledì 3 febbraio 2010

No title

Non c'è un titolo a questo post. Almeno al momento non mi sovviene. Forse potrei intestarlo "sono stufo" ma penso di avere già scritto qualcosa del genere.
Allora forse qualcosa tipo "basta" o "chi me l'ha fatto fare" o "che delusione". Magari tutti e tre messi assieme, magari nessuno dei tre e via a cercarne ancora.
Comunque credo che il senso sia abbastanza chiaro...

Forse ho fatto il passo più lungo della gamba. Forse ho troppe preoccupazioni per la mente e la testa mi si affolla di pensieri anche per quelle che probabilmente verranno.
Stanno succedendo troppe cose impreviste...impreviste negative ovviamente. Fossero state impreviste positive sarebbe altra pasta.

Fino ad ora un unico barlume di sicurezza era rappresentato dalla mia famiglia. Ora anche lì cominciano ad esserci problemi. Di salute e di lavoro. Mancano un pò entrambi e se il secondo forse si può anche reggere, il primo deprime parecchio.
Non si può pretendere certo che vada sempre tutto per il meglio. Non si può immaginare di vivere in un mondo di cristallo in eterno, lo so. Sarei un illuso a pensarlo, e probabilmente lo sono stato, come forse lo siamo tutti quando tutto va bene o pensiamo che vada bene.
Ma quando oggettivamente ti scontri con muri di gomma, allora tutto cambia.

E non posso, non riesco a trovare il famigerato lato positivo anche in questo. Proprio ora che avevo bisogno di una certa "solidità" alle mie spalle per prendere qualche decisione forse drastica della mia vita, quel centimetro sul quale posavo tutto il mio mondo si sta indebolendo.
Forse faccio un discorso egocentrico, forse penso solo a me stesso, ma in passato, nella mia vita, quante volte ho fatto qualcosa solo per me? Davvero poche volte...poche poche...

Ma per ora continuo, vado avanti anche perchè non ho altre scelte. Faccio finta di essere sereno, sbandiero la mia libertà, la mia presunta vitalità. Scrivo su questo blog, su FB, mi sono improvvisato anche "scrittore fantasy". Mi domando se sono fichetto, sogno di ragazze che manco sanno che faccia ho, o di chi sa che faccia ho, dove abito, cosa faccio, ma continua ad infischiarsene e a far la propria vita come nulla fosse. Ho iniziato questo master a Pisa. Si sta rivelando tanto interessante quanto impegnativo in termini di studio (che stò difficilmente e lentamente recuperando visto che il programma è già quasi a metà) per non dire dispendioso in termini economici. Tra costi del master, viaggi, pernottamenti...stò lapidando la maggiorparte dei miei già esegui risparmi.
E per cosa poi? Mi servirà o sarà l'ennesima pergamena da appendere al muro?
Quando ho iniziato questa avventura avevo idee e progetti ben diversi. Ora si stanno ridimensionando, stanno lentamente affievolendosi. Mi pesa...mi spiace...

E questo è solo un esempio delle incertezze che mi stanno assalendo. La vita, il quotidiano, è troppo ripetitivo eppure, quando c'è un elemento di novità, perchè scappo? Perchè boffo e faccio l'orso?
Possibile che a 33 anni ancora debba capire cosa voglio in realtà?
Forse hanno ragione Padoa Schioppa e Brunetta con la storia dei bamboccioni...

E perchè quando rimango solo con me stesso, quando mi stendo sul letto, sento queste dannate farfalle nello stomaco? Perchè sento come se qualcuno mi stesse, scusate il francesismo, tenendo per le palle? Perchè ho questa dannata paura di sbagliare anche quando faccio tutto in modo corretto?
E allora scatta l'insicurezza che è generata dall'eccessiva volontà di controllare, di avere tutto pronto al caso, di avere una soluzione ad ogni imprevisto.
Perchè un sistema più è strutturato per affrontare il rischio e più appare attirarli i rischi!

Vedo gente, persone, amici, che se ne fregano di tutto e tutti. Che vivono giorno per giorno, che vivono queste stracazzo (altro francesismo) di sfumature con naturalezza!
Possibile che non abbiamo pensieri? Problemi? Non credo proprio, è impossibile! E allora, come diamine fanno?????
Ci vorrebbe forse un master anche per insegnarmi questo!

Quante idee...quante seghe mentali...e me le faccio tutte, dalla prima all'ultima, e diabolicamente persisto! Non ne vado orgoglioso, ma sono diventate loro, per assurdo, le mie scialuppe di salvataggio; e stò proprio fresco!!!
Ora più che mai che mi trovo ad affrontare questo mare in burrasca, dove non ho un faro da seguire per arrivare sano e salvo al porto più vicino. (e stà frase melodrammatica da disperato alla Masini prima maniera, la dice davvero tutta...)

domenica 31 gennaio 2010

Genoveffa

Ieri sera, in enoteca, discussione tra uomini. Solite chiacchiere a base di lavoro, soldi, donne, sogni, desideri, cazzeggi.
E ad un tratto, tra un sorso di vino un po' acetello ed una scaglia di formaggio leggermente bagnato da del buon miele, entra lei...

Nome in codice, per motivi di privacy, Genoveffa. Bella, alta, mora, ricciola, viso pulito, senza rughe, pelle chiara, vestito fine ma non provocante.
Si toglie il cappello, i ricci esplodono, e per un attimo si volta verso di me e per poco non incrociamo lo sguardo quel tanto per dirci l'unica parola che in genere ci diciamo, ovvero uno scarno ma intenso "ciao". Infatti in linea d'aria, tra di noi, si frappone un virgulto tizio alto come un corazziere intento a parlare con astanti di un tavolo vicino.
Di Genoveffa vedo solo una porzione di viso...e vedo, purtroppo, che è in compagnia maschile.

Beh, così bella, come poteva non esserlo? E annego il pensiero in una sorsata del vino acetello che mi pare sempre più adatto a condire un'insalata.

Da anni ho notato Genoveffa. Da anni so solo come si chiama, niente cognome, niente età, niente di niente.
Sapevo solo questo benedetto nome ancor prima che ci presentassero più o meno ufficialmente, più di un anno fa.
Da allora almeno ho guadagnato il piacere di sentirmi riconosciuto e salutato, ma nulla di più.

E' strano e al contempo ridicolo come, in presenza di Genoveffa, io regredisca mentalmente all'età di 14 anni (cosa peggiorativa visto che in genere la mia età mentale bazzica tra i 18 ed i 20).
E quindi non riesco bene ad articolare frasi degne di nota, cerco al contempo di guardare altrove ma anche di guardare lei senza però farmi accorgere. Ho stressato anche il bicchiere che avevo in mano tanto più che, pochi minuti dopo, mi si è letteralmente frantumato in mano!!!
Anche il mio amico si accorge di questa mia irrequietezza. Mi guarda stranito e mi domanda semplicemente "Pierpà?"

Io incrocio il suo sguardo e dico solamente: "Genoveffa..."

Lui capisce, sa di questa mia strana reazione in sua presenza, e si gira per osservarla dato che fino ad allora non l'aveva neanche mai vista ma solo, appunto, sentita nominare dal sottoscritto.
Lui la osserva poi in mia direzione annuisce, segno d'approvazione tutto maschile.

Genoveffa rimane qualche altro minuto, purtroppo i tavoli sono tutti occupati. Si rimette il cappello, si gira, e se ne va con la sua compagnia. Ed io riprendo, lentamente, a crescere con la mia età mentale ai livelli standard.

Ecco...qualcuno potrà pensare che io sia innamorato di Genoveffa. L'ho pensato pure io, ma non è assolutamente così.
L'amore, quando lo sento in me, so riconoscerlo. Per amore ho fatto tante cose, molte al livello di cazzate (utili e meno utili), ma con Genoveffa nessuna cazzata. Solo un tentativo, peraltro mal riuscito, di offrirle un caffè secoli orsono. Invito che fu, ovviamente, cortesemente declinato.
Solo qualche pensiero, una specie di desiderio.
Sì, ecco, un desiderio. Simile al desiderio, unito all'incredulità, che si potrebbe avere nell'incontrare e poter parlare con un'attrice tipo, chessò, Julia Roberts, di poter guidare una Ferrari, di poter giocare a calcetto con Maradona.
Ma, probabilmente, se il famigerato genio della lampada mi desse a disposizione anche solo un desiderio, Genoveffa non verrebbe scelta.
E' meglio che rimanga appunto in quei sogni irrealizzabili, o in quei sogni che alla lunga è giusto che muoiano o che vengano chiusi in cassetti remoti, dove possa continuare a farmi stupidamente regredire all'età adolescenziale.
Perchè, purtroppo, ho smesso di credere da troppo tempo ai sogni, perchè la realtà non mi piace, non la sopporto, non la vivo, mi ci faccio trascinare abbastanza passivamente.
E allora, per quel poco che sia, mi concedo questo svago, quei 5 minuti di fantasia. Poi ci pensarà il vino acetello a riportami alla realtà ^_^


martedì 26 gennaio 2010

Pizza margherita

E' un classico, la pizza forse per antonomasia, quella che, cambiano le mode ed i tempi, e rimane più o meno simile a se stessa.
E così ieri, per festeggiare il compleanno di uno dei miei nipoti, si è andati in pizzeria. Ma come al solito non s'è fatta la classica cena della "sacra famiglia riunita".
Infatti, passa il tempo, e i nipoti crescono, e non hanno più la voglia di passare certe serate in compagnia di genitori, zii e nonni vari. Preferiscono, giustamente, passare il compleanno con i propri amici in pizzeria, e così è stato.
In quanto zio "giovane" sono stato comunque onorato, assieme a pochi altri adulti, di presenziare alla serata.
E insomma...vedere quella tavolata di più di 20 urlati, petulanti, odiosi, viziati ragazzetti di 11 anni...m'ha fatto...inc...sbott...best..NO! M'ha fatto...sorridere!?!?!
Sì...forse assurdo, o forse perchè, rivedendoli, non ho notato poi tante differenze di quando avevo la loro età, di quando festeggiavo o partecipavo ai compleanni dei miei compagni di classe.
Possono cambiare gli abiti, può esserci che tutti erano muniti di inutili quanto costosi cellulari, possono essere cambiate le acconciature...ma, nei modi di fare, in certi clichè (se si scrive così non so e non m'importa), erano come "noi" di qualche decennio fa.
E quindi c'era il più alto della classe, che si faceva spesso valere con il vocione e anche con un pò di mani. C'era lo smilzo, simpatichello, che pareva fatto di gomma tanto era flessuoso nel suo andamento dinoccolante.
C'erano le coppie di amici e amiche inseparabili dove lui/lei era cicciottello/a e l'altr/a magrolino/a (e viceversa).
C'era quello con la puzza sotto al naso, e quella che parlava sempre all'orecchio dei vicini . C'era la biondina con gli occhiali e la treccia e c'era quello con le guance alla Arnold che raccontava le barzellette.
C'era anche quella un pò vamp, che già aveva il viso un pò truccato e c'era, di contro, quella sportivissima in tuta e scarpe da ginnastica.
C'era quello taciturno, e quella timida ma che quando rideva si sentiva eccome.
C'era davvero di tutto...
E c'è stato chi ha rotto un bicchiere...
E c'è stato chi ha pianto...
E c'è stato quello che è stato chiamato in bagno perchè gli dovevano dire che piaceva a qualcuna...
E c'è stato chi s'è bisticciato...
E c'è stato chi s'è rincorso...
E c'è stato chi ha giocato al gioco della bottiglia...
E c'è stato il taglio della torta con tutti a dire "ciiiiis"...
E c'ero pure io, con qualche ruga in più e qualche capello in meno, ma decisamente divertito.

domenica 24 gennaio 2010

E' più forte Hulk o La Cosa?

E' una delle domande classiche che si fa quando si è neofiti del mondo dei fumetti.
La risposta altrettanto classica è che 99 volte su 100 è Hulk a spuntarla su La Cosa (e per quanto possa essere inopinabile, io invece voterei 100 volte su 100 per La Cosa).
Ma la domanda, per quanto logica ha in se la sterilità portata dall'inutilità. Hulk e La Cosa sono forti, fortissimi entrambi. Ed entrambi hanno fan che ne esaltano le gesta e ne hanno in mente i ricordi pù svariati nati sfogliando le pagine ruvide ed un pò puzzolenti di decine se non centinaia di albi.
Non ha un senso, per me, paragonare i due. Soprattutto non ha un senso logico o lo ha, forse, solo nel mondo dei fumetti dove la logica, per definizione e per giusta convenzione, è cibo per i vermi da quel dì.

Tale logica a quanto pare ha fatto la stessa fine anche nel nuovissimo programma targato Rai 2 intitolato "Il più grande italiano di tutti i tempi".
Intanto la prima plateale illogicità è quella di continuare a pagare con i soldi degli abbonati un tipo come Dj Francesco (e no, non me ne frega una cippa che ora si faccia chiamare per nome e cognome, raccomandato era e raccomandato è rimasto!).
Altra illogicità è affiancarci quella bamboletta della Martina Stella che sarà anche carina ma non sa parlare neanche leggendo un gobbo che le sta davanti a tre passi di distanza e dubito fortemente che sappia chi era Marconi se non un tipo al quale è stata intitolata una qualche via o piazza nella quale comprare bellissime borsette di Chanel...
Ma l'insulsa mancanza di logicità raggiunge la sua apoteosi nell'idea (ed è un'offesa forse anche definirla tale) del programma: far scontrare gli italiani più famosi di tutti i tempi tra di loro.

E quindi, in quei cinque minuti in cui ho provato ad osservare la trasmissione in questione ho visto rivaleggiare, a suon di comparsate degne dei peggiori cosplay, e di eminenti cervelloni che ne cantavano ed enunciavano le inconfutabili virtù, nientemeno che Garibaldi contro Puccini! Ed il vincitore se la sarebbe vista nientemeno che con...Battisti!
Per carità, niente colpi bassi sotto la cinta, guantoni ben allacciati e forse anche il casco protettivo...

Ma, DAVVERO, si può escogitare un programma del genere? Davvero si può ridicolizzare a questa maniera persone reali, vissute in tempi passati diversi e talvolta difficili, a questo modo? Decidendo di far primeggiare l'uno sull'altro a colpi di televoti reali o farlocchi che siano???
Santi e demoni...stiamo parlando di gente che, a modo loro, hanno segnato la loro epoca, hanno fatto cose importanti, interessanti, che ancora oggi hanno un impatto eccezionale nella nostra vita, nei nostri ricordi, nel nostro essere.
E come me li trattate? Me li divizzate? Li fate apparire come dei partecipanti all'ennesimo squallido reality? Tra un pò dovrò aspettarmi qundi di scoprire che Battisti ha una tresca con Totò che in realtà ha fuori dallo studio 3 figli illegittimi che urlano e piangono come delle comare ad un funerale???

Che schifo! Che pena! E, quanto pare, una volta tanto non il solo ad averlo pensato!...non a caso, pare il programma abbia avuto nella sua prima puntata un'accoglienza "frigida" da parte del pubblico.
Rischia la chiusura, è stato un mezzo flop...

Eccazzo! Cioè questa gente, queste menti pensanti o dementi depensanti, avevano forse l'idea che un programma così squallido, inutile, ridicolo potesse avere un minimo successo?

Caro Dj Francesco, cara Martina Stella, cari ideatori di Rai 2...andate un pò a ciapà i ràt che l'è mejl!


venerdì 22 gennaio 2010

Gli Anelli delle Signore

Mi permetto di parafrasare malamente l'opera di Tolkien giusto per esprimere un mio personale punto di vista.
Sui giornali, in TV, per radio e, soprattutto, nella vita reale, ormai se ne sentono di cotte e di crude in termini di tresche e tradimenti vari.
Pare che, più che in passato, sia di moda avere almeno un'amante. Ed è altrettando di moda spifferarlo ai 4 venti perchè, diciamocelo, a tenerlo segreto che ci si guadagna?
In principio erano i maschi a gozzovigliare tra i loro simili delle numerose conquiste fuori dal letto nuziale.
Ora, anche il gentil (???) sesso, fa maliziosamente capolino a questa (triste) consuetudine prima esclusiva dei pene-dotati (o, magari, lo faceva anche prima ma non con la platealità maschile...)
Non farò il bigotto (perchè non lo sono), non farò il moralizzatore (non sono manco quello) e non giudicherò e additerò chi per ics motivi, magari talvolta seri, giusti, sacrosanti, lo fa.
Però...mi domando allora, sono ancora uno dei pochi uomini che, per quanto possano trovare attraente e desiderabile una donna, prima anche solo di farci un minimo pensiero su (che non sia, ben inteso, l'occhiatina maliziosa seguita dalla classica pensata alla francese "aaahhh...come me la farei quella!") vedono se indossa, all'anulare sinistro, un qualsivolgia anello?
Che sia di latta, di oro bianco o giallo, che sia fatto con lo spago, perchè, io (e non so in quanti ancora) se vedo un tale anello è come se vedessi la kryptonite per Superman e, quindi, perdessi ogni foga e desiderio?
Troppo rispettoso? Troppo fesso? Troppo bravo ragazzo?
In un film dicevano che i bravi ragazzi non scopano mai...e mi pare alquanto corretta come affermazione...

lunedì 18 gennaio 2010

Che stia diventando un fichetto???

E insomma...che "alla vecchiaia" stia diventando un pò troppo attento a certe cose?
Mi dico spesso, se il mio io di 10 anni fa (anche 15 và) andasse avanti nel tempo e mi vedesse ora, cosa penserebbe? Cosa mi direbbe?
Probabilmente, anzi, sicuramente rimarrebbe scosso nel vedermi vestito come oggi.
Scarpe non da ginnastica, jeans classici, camicia e maglione felpato che pare essere uscito dalla sartoria di Oxford.
Io, il mio io, che in età adolescenziale indossava solo scarpe da ginnastica, solo felpe scrause, e per il quale camicia era solo camiciona in flanella a quadrettoni stile "grunge".
Diciamocelo, l'igiene, per carità, esisteva...ma all'epoca erano cosa sconosciuta i profumi...e a stento erano ammessi deodoranti (neutri, senza alcun profumo particolare).
Ed oggi, invece? Passo dalle vetrine e...OSSERVO...cosa che in passato avveniva solo in prossimità di fumetterie, negozi di giocattoli e negozi d'articoli sportivi. Ma, soprattutto, COMPRO, SPENDO!!!
La settimana scorsa ho comprato (sì, proprio io, non un parente, non un clone!) un profumo...marò!
E questo fine settimana a Pisa mi sono comprato anche una maglia molto "trendy", molto "cool" molto da fichetto per l'appunto.
Gosh, Batman!
Non nascondo che questo cambiamento, questa specie di evoluzione, un pò mi fa riflettere.
Crescendo davvero quindi si perde un pò di "libertà" mentale e anche di libertà nei modi di fare, di pensare, di parlare, di vestirsi e di tante altre cose più o meno dirette o riconoscibili.
Ma la cosa che mi stranisce è che, per quanto assurdo, non penso che riuscirei ora come ora a tornare indietro.
Sono forse, ormai, incastrato in questo status mentale e d'immagine. Alla fin fine, anche io, che tanto addito i qualunquisti, la massa, sono diventato come loro.
Anche io, ormai, esco per l'aperitivo, anche io ormai ho la sciarpetta fica, anche io indosso giacca e cravatta per vezzo e non per reale necessità.
Sono quindi diventato ciò che non volevo...ciò che detestavo...ciò che mai e poi mai avrei immaginato di diventare.
Come al solito, probabilmente, stò ingigantendo un pò la faccenda. Probabilmente la vita attraversa varie fasi dove, come un camaleonte, ci si trasforma ed adatta all'ambiente circostante.
La cosa probabilmente migliore da fare è vivere queste fasi per non rischiare di perdersele perchè, in genere, è difficile che ritornino.