venerdì 17 dicembre 2010

Caro Babbo Natale



Caro Babbo Natale,
quest'anno, dopo tanto taaaanto tempo, ho deciso di scriverti una letterina.
Come saprai di già, non sono stato propriamente bravo in quest'anno che si accinge a finire.
Ma, mi concederai, non sono stato neanche tanto cattivo.
Diciamo che mi sono difeso, quando è stato necessario, ed ho anche attaccato, ma mai con l'intento di fare del male con premeditazione.
Non so se questa premessa basterà ad addolcirti un pochino nei miei confronti, in ogni caso ti elenco quì di seguito, in ordine sparso, alcuni dei regali che vorrei per questo Natale:

  1. una ricrescita di capelli;
  2. un cambio di cervello per almeno il 55% degli Italiani;
  3. un modellino della serie soul of chogokin;
  4. un nuovo lavoro o, in alternativa, un miglioramento di quello attuale;
  5. che i film di de sica e boldi non incassino neanche 100 euro (questa la vedo dura...);
  6. tronisti e troniste, concorrenti del GF, dell'isola, di x-factor, di amici, ed escrementume simile, tutti a zappare;
  7. la pace nel mondo (questa fa molto miss italia...);
  8. che se scoppia una guerra termonucleare globale, appaia kenshiro e mi insegni l'hokuto (va bene anche rei per insegnarmi il nanto);
  9. un po' di concerti seri organizzati a non più di 100 km di distanza da casa;
  10. un carattere un po' meno incazzoso;
  11. un trenino;
  12. "donne, soldi ed un uccello insaziabile" (citazione da uno dei film di pierino);
  13. l'inter in serie b;
  14. la chiusura del TG4;
  15. una motocicletta di quelle tamarre.
Beh, direi, caro Babbo Natale, di averti dato un discreto ventaglio di scelte.


mercoledì 15 dicembre 2010

Integralisti




Ne avevo il sospetto, anzi, ne avevo la certezza. Eppure, nonostante ciò, ora che l'ho provato quasi sulla mia pelle, ne rimango comunque basito.
Immaginare che persone reali, fatte di carne ed ossa, possano arrivare a schierarsi e, per questo, ad opporsi, a minacciare a deridere le persone non schierate, non minacciose e non deridenti, non "omologate" mi fa davvero riflettere...
Non parlo di politica, non parlo di contrapposizioni pro-life o eutanasia, non parlo di argomenti, ideologie o pensieri seri per i quali, qualcuno in passato, ha donato la vita.
Parlo, in maniera tremendamente avvilente, di X-Factor!
Parlo di come ieri, in una discussione nata sulla pagina di un mio contatto di facebook, sia stato deriso e vagamente minacciato da una persona, per di giunta una donna, perchè ho avuto l'ardire di criticare ironicamente una delle concorrenti del suddetto programma!
Cose che, a leggerle e rileggerle, mi hanno fatto prima ridere, poi boffare ed infine, non lo nascondo, spaventare.
Perchè se per un programma televisivo, se per una cantante, se per una battuta, certe persone sono disposte a dire determinate cose, allora signore e signori, io ho paura.
Paura che si sia persa per davvero la misura, che si sia persa la ragione, che si sia perso il buon senso. Che non ci si renda più conto di cosa è il reale e di cosa sia il virtuale.
Vi meraviglierete e mi meraviglio io stesso, però, di non aver risposto pan per focaccia alla persona in questione.
Volete che era una donna, volete che era la sorella di una mia conoscente, volete che, sinceramente, ad abbassarmi a certi livelli mi viene innaturale nonostante tutto.
Ma rimango basito, rimango dubbioso e senza speranza, perchè se gente reale, se gente che posso incontrare al supermercato, gente che va a votare, gente che va a lavorare e che cresce famiglie, ragiona in questi termini, questi termini così integralisti ed estremisti, per questioni tanto mediocri e puerili, siamo davvero nella merda fino al collo!


lunedì 13 dicembre 2010

Placarmi (o anche, metallari questi bravi ragazzi, parte 2°)



Un po' come un coccodrillo piangente, dico, faccio, e poi mi lamento.
Ma sono, a volte, o almeno in questo caso, false lamentele.
Mi dico: "Pierpà, questo è l'ultimo viaggio per quest'anno!" e sistematicamente non lo è.
Mi dico anche "Pierpà, basta concerti per quest'anno!" e ne è uscito un'altro.
In soldoni (meno del solito e anche quì mi dico spesso "Pierpà, vedi di risparmiare!"), settimana scorsa, sono partito per l'ennesimo viaggio e per l'ennesimo concerto.
Visto che era da un po' che non c'andavo, sono tornato nella bella Toscana, Firenze per la precisione.
Mentre percorrevo il tratto dello scomodo viaggio d'andata (scomodo perchè il bus era stranamente pieno e perchè ero affiancato da due cazzari, di lato, e una mamma con bimbo che ogni ora si svegliava per piangere, davanti), ho fatto un paio di calcoli.
Penso di avere fatto circa una 20ina di viaggi buoni nell'ultimo anno solare, con un totale di km percorsi che si aggira tra i 29.000 e 30.000 km.
Se Wikileaks sapesse di me tutto ciò, avrebbe ben donde sul dubitare delle mie capacità di attenzione e resistenza...ma non lo sa, non sono un presidente del consiglio, e va bene così....
Il concerto, degna nota, è stato quello gasante ed esaltante dei Monster Magnet. Come in premessa di precedenti post, non sono proprio un metallaro doc e, sinceramente, i MM mi erano sconosciuti al 99%.
Ricordavo solo una loro canzone, e pure male. Ma ciò tolto, ho fatto lo zainetto, organizzato il viaggio, e partito con qualche dubbio.
Il concerto è stato bellissimo. Non a livello di quello degli Alice in Chains ma decisamente megliore di quello dei Blind Guardian (ometto l'HJF solo perchè quello era un festival e non one-shot come i 3 in premessa), vuoi per tanti piccoli motivi, prima tra tutti la location in quel di Firenze che, davvero raccolta, mi ha permesso di godere di una visuale e di una acustica eccezionale.
Inoltre il repertorio musicale dei MM mi è piaciuto da morire e quanto prima dovrò riempire le mie voragini d'ignoranza al riguardo.
Rimangono anche le considerazioni di cui in passato, sul fatto che il pubblico dei metallari/rockettari è assolutamente tra i più educati.
Infine, alcune (le mie solite) dissertazioni sparse:
- le fiorentine (come carne e come donne) sono assai appetibili;
- la ribollita è da rimangiare;
- le donne (fiorentine e no) vestite un po' dark un po' metal mi fanno sangue;
- i commercialisti di firenze fanno le stesse cose che faccio io (chissà perchè credevo che facessero cose assai diverse e migliori);
- l'asciugamano dell'albergo sapeva, questa volta, di arancini;
- una frase ascoltata in una libreria che rimmarrà scoltpita indelebile nella mia mente "scusa, ma mi hai cancellato dai tuoi contatti di facebook o per errore ti ho cancellata io?".

giovedì 2 dicembre 2010

Ma ti sei mai letto???


Ultimamente le persone mi sembrano un po' troppo impiccione.
E' pur vero che fare domande è sintomo di una certa intelligenza, di una certa curiosità, cose, insomma, che non è malvagio avere in buona dose.
E' altrettanto verò, però, che facendo una domanda si rimane ignoranti per 5 minuti, non facendola affatto si rimane ignoranti per sempre.
Allo stesso tempo, aggiungo, che talvolta non sono tanto le domande ad essere inappropriate, quanto più le risposte stesse.
Non credo di essere un vecchio saggio nè un guru e nemmeno un sapientone.
Eppure le domande me le fanno, spesso personali, spesso di quelle che ci vorrebbe una certa tempistica di ragionamento alla spalle per essere esaudite.
E quindi, mi hanno domandato, se mai mi leggo. Se mai mi rendo conto di quello che dico, che pare che tutti i problemi della terra ce li abbia io e solo io.
La risposta, ovviamente, è sì. 
Sì, mi leggo.
Sì, mi rendo conto di quello che dico.
No, non credo di essere l'unico ad avere problemi.
Aggiungo, però, che sono estremamente egoista nel considerare i miei problemi superioari agli altri. Ma sono, al contempo, estremamente altruista nel cercare di postporli a quelli degli altri.
Solo che, il barile, ha comunque un fondo. E prima o poi, i miei problemi, riaffiorano e non possono rimanere per sempre seppelliti dagli altri o dai problemi degli altri. Nel fermentare aumentano di volume. E da cose forse sciocche, forse risolvibili, poi divengono qualcosa di più.
Perchè credo di aver fin troppa pazienza nel giustificare ed aiutare gli altri, nel far finta che certe persone non siano complessate e limitate oltre ogni limite accettabile. Magari non per colpa loro, ma tant'è.
E' forse facile, nel fantomatico regno di cristallo, che i problemi si risolvano anche perchè sono altri a risolverli. O che vengano lasciati lì a fare da ornamento perchè, nel regno di cristallo, anche le cose scomode sono gradevoli, almeno a vedersi.
Nel mio di regno, nella mia botte, non funziona purtroppo così.
E quindi, alla fine della fiera, i miei problemi non saranno insormontabili per definizione, ma di certo sono di gran lunga superiori e più impegnativi dell'abitante del regno di cristallo.


lunedì 29 novembre 2010

4 (ever) in my head


4.
Il 4 è un numero pari e già solo per questo mi sta un po' sulle balle.
Un po' la cosa si equilibra pensando ai Fantastici 4, ma giusto un po'.
Ma è una cosa assolutamente temporanea perchè, ahime, l'invasione è avvenuta.
Presto, come un virus, i 4 diverranno molti di più.
Vinceranno, stracceranno i diretti avversari i quali, già da un po' di tempo, da un bel po' di tempo, hanno deciso di fare harakiri.
Due per lato, per non fare disparità, per par condicio o come si scrive lei.
Due lato destro, due lato sinistro. Più o meno alla stessa altezza, quasi speculari.
Si nascondono nell'oscurità, ma un'attenta analisi già li rende individuabili come mosche bianche...
Essì che, proprio di bianco parlo...dei miei primi, ma non utlimi, 4 capelli bianchi!


giovedì 25 novembre 2010

E' facile esser belli



Lo credo fermamente. Essere belli è facile.
E' facile avere avuto Madre Natura dalla propria parte. E' facile far sì che il destino (o se vogliamo essere vagamente Darwiniani), o la sopravvivenza della specie, abbiano collaborato per far incontrare papà a mamma belli.
Non è una legge scritta ma ci sono numeri importanti al riguardo. Difficile immaginare che i figli (quelli naturali) di Brad e Angelina da grandi siano dei cessi.
Facile, invece, è per me immaginare che per i belli è facile tutto o quasi. E' facile farsi piacere, è facile farsi accettare, è facile essere cercati, perdonati, sopravvalutati.
E' facile fare una buona impressione se hai un bel musetto, in tutto, anche se fai la spesa al supermercato (perchè puoi passare avanti nella fila, e nessuno ti dirà nulla). 
Io parlo, ovviamente, da non bello. Parlo da "tipo" (invenzione simpatica per camuffare il termine brutto), parlo da quello che non si sente del tutto a suo agio con il suo aspetto fisico.
E non credo a boiate come "l'aspetto fisico non conta" perchè, ahimè, conta eccome. Se fossi bello, anche caruccio, diciamo piacente, penso avrei vissuto e vivrei una vita sociale decisamente più movimentata.
I belli, i gradevoli, i piacenti (maschi e femmine) hanno sempre le amicizie giuste, hanno sempre il posto della macchina sotto casa e non hanno mai un capello fuori posto, e se non  hanno capelli, fanno moda e sono belli uguali.
Se bello vuoi apparire un po' devi soffrire...e se la sofferenza consta di qualche ora in palestra o a fare attività sportiva, non ci vedo proprio una cippa di sofferente. E se anche lo fosse, beh, ne varrebbe alla fin fine la pena.
E anche considerazioni come "la bellezza col tempo sparisce", le reputo inutili. La bellezza serve e viene sfruttata proprio nei momenti cardine della vita di  una persona che, non me ne vorrete, si concentrano nei primi 25/30 anni di vita. 
Nell'infanzia per essere l'amichetto o amichetta del cuore. Nell'adolescenza per fare le prime esperienze amorose e sessuali (se sei un cesso, a voja a pregare che qualcuna te la dia...) e via via crescendo, passando per i esami universitari (dai, non dite che i prof o le prof non guardano chi hanno davanti, capello fluente, labbra carnose, fanno le loro porche figure) e colloqui lavorativi (sempre più selezionatori vogliono i CV con foto allegata, ergo, se sei non gradevole, puoi essere anche un cervellone, ma t'attacchi).
In conclusione, per me i belli e le belle, mi stanno antipatici di default.
A loro dimostrarmi, con moooolta fatica, che sanno essere qualcosa in più di un bel viso o un bel paio di tette.
In genere non s'affaticano, hanno da andare in palestra.

martedì 23 novembre 2010

Basilicata coast to coast



Da buon ultimo, ieri, ho visto il film Basilicata coast to coast.
Il film in questione, se non erro, è uscito verso aprile di quest'anno. Io, come in prefazione, l'ho visto molto in ritardo rispetto al 99% dei lucani.
Io, come qualcuno sa, non sono lucano di nascita, bensì di forzata adozione. Per questo, forse, ho visto il film con occhio meno sentimentale dei miei conterranei.
Questi ultimi, i lucani, sono stati in media felici e orgogliosi di essersi visti tributati, una volta tanto, qualcosa che li raccontasse così come sono.
Io, da non lucano, sono altrettanto orgoglioso del risultato prodotto.
Prima della visione del film non ero, sinceramente, molto convinto del risultato finale. Lo credevo uno spot vagamente retrò di una terra altrattanto retrò.
Retrò, inteso, nel senso più dispreggiativo del termine. Una terra arretrata, vecchia, bruciata.
Lo è, per inteso, la Basilicata è arretrata, è vecchia, è bruciata...ma è anche ancestrale, è anche veracea, originale, unica.
Piena di difetti e con pochi pregi. Pregi però che la rendono, anche per un non lucano come me, una terra da cui è difficile stancarsi ed allontanarsi.
E' una terra sconosciuta ai più (nel prologo del film si fa menzione al fatto che la stragrande maggioranza degli italiani non sa neanche dove sia...), è una terra sconosciuta anche a chi la abita. Così rurale, così ristretta, talvolta, che certi abitanti di alcuni suoi paesi non hanno mai varcato i limiti delle loro province, talvolta dei loro stessi comuni.
Non è capibile, non è spiegabile in poche parole. Lo è, solo in parte, dimostrabile o forse meglio, ipotizzabile, con la visione di questo film.
Visione, appunto, visione non solo come mera vista degli occhi ma come vera e propria visione di un modo di vivere, di uno spaccato di cultura che Carlo Levi, nel suo celeberrimo Cristo si è fermato ad Eboli, ha ben descritto.
Eppure, anche lui, nel suo raccontare, vivere e celebrare i costumi e gli usi lucani, ha intaccato, scheggiato, ma non penetrato l'armatura che protegge ed isola, al contempo, questa terra ed i suoi abitanti.
Non mi dilungherò oltre, non vi consiglierò di vedere questo film. Se lo farete, penso sinceramente, ne rimarreste incantati o scossi.
Vi domanderete se quelle immagini sono vere, se quei luoghi esistono sul serio, se la gente ragiona, vive, è proprio così.
Ebbene, da non lucano in terra lucana, vi dico che non è così. E' ancora più diverso, ancora più incantevole e scuotente.
Ma se vorrete visionare qualcosa di diverso, allora prendetevi un'ora e mezza scarsa di una vostra anonima e noiosa serata, non credo ve la peggiorerà ulteriormente.


venerdì 19 novembre 2010

Buffo, no?


 Tra le varie, innumerevoli, immarescibili cose che detesto c'è l'essere preso in giro.
Sono un tipo ironico, dannatamente ironico, acidamente ironico. So riconoscere l'ironia. So che può essere un modo per stemperare situazioni troppo roventi o serie. Ma, facendone io ampio uso, so che come la maggioparte delle cose, ha una doppia faccia.
Anche l'ironia ha la faccia della saccenza e dell'arroganza. Di chi si ritiene inattaccabile o superiore. Di chi, con la scusa di un sorriso tirato, ti tira una rasoiata.
Io meno rasoiate, già detto, già assodato, e per questo le so riconoscere. Ma le mie, se permettete, sono di una lega migliore...
E quindì, sulla bolletta dell'ENI: Ardifuoco!

No, non è proprio buffo. Fa letteralmente pena.

mercoledì 17 novembre 2010

Quelle di Arale

Che giornata di cacca!
E no, non proprio come quelle cacchine che si vedevano nel cartone di Arale, che erano simpatiche ed allegre come questa dell'immagine.
Questa che stò passando è davvero una giornata pessima.
Qualcuno penserà: "Bof...è quasi finita dai!"
Ed io replicherò "Bof...so già che domani sarà pure peggio..."

martedì 16 novembre 2010

Ma non mi piace nulla?

Cito: "Ma c'è qualcosa che ti piace?"
La domanda, che suonò più come una esclamazione (per di giunta stizzita), mi fu posta durante una serata, di almeno un paio di mesi fa, in pizzeria con alcuni amici.
Alcuni, appunto, perchè un paio, di sesso femminile, invece erano a me sconosciute.
Fu una delle due, appunto, a pormi la domanda di cui sopra.
A quanto pare, non conoscere nè ascoltare tale Piergiorgio Carone (?!?!??), non aver mai visto, se non in preda a febbre delirante, le trasmissioni della De Filippo o De Filippi o, tagliamo la testa al toro, della moglie di Costanzo Show, è un grosso difetto.
Lo è anche non apprezzare, quasi per nulla, la musica italiana degli ultimi 20/25 anni. Lo è anche non aver visto determinati film (meglio se fiction) con Gabriel Garko e non professarsi amante del calcio e della Ferrari.
Tutto questo, e tanto altro ancora, mi rendono agli occhi delle persone, un alieno.
Ma, peggio ancora, mi rendono uno "dai gusti difficili".
Il classico sapientone con la puzza sotto al naso (ed, invero, di puzza ne sento parecchia visto il mio profilo non propriamente alla francese), buono solo a criticare perchè, ormai è acclarato, è invidioso.
E se lo notano dei perfetti sconosciuti, pensa in famiglia, in casa mia.
Mia madre più volte me lo fa notare, che non mi va mai bene nulla. I miei fratelli sono, invece, un po' meno espliciti, ma i loro sguardi e le loro discussioni tagliate un po' d'improvviso, la dicono lunga.
Oltre ad avere un naso lungo, ho anche occhi grandi (tipo il lupo di Cappuccetto Rosso...e quello, si sa, la triste fine che fece).
E' un problema, lo è davvero. Perchè, almeno io, non mi sento proprio tutto questo snob. Non mi sento proprio il tipo che non s'adatta, che non inghiotte bocconi più o meno amari. Ed il boffare, tutto sommato, è abbastanza innocuo e pure poco rumoroso; è anche ecologico!
Quindi il problema c'è, ed il problema non mi circonda perchè, il problema, sono io. Non faccio parte, non sono, invece, la soluzione.
Perchè, probabilmente, non ho ancora quella mente del tutto sgombra da certi preconcetti. Preconcetti che mi fanno dubitare, seriamente, dell'intelligenza di chi vede e segue assennatamente reality e talent show o di chi non si perde un'occasione per non andare, il sabato e la domenica, vestiti fashion a prendere uno stantio aperitivo pubblicizzato da un primate.
Trovo futilità in queste manifestazioni di vita sociale.
Dovrei, come si diceva in un piccolo aneddoto zen, svuotare la mia tazza, il mio sapere, i miei concetti, per aprirmi ed assimilare il sapere ed il concetto altrui.
Dovrei imparare a disimparare, come diceva uno dei 3 professori che, durante la mia vita da studente, mi ha insegnato qualcosa in più di una fredda materia; mi ha insegnato a ragionare.
Forse, ahimè, pure troppo. Perchè mi hanno insegnato ad essere un individuo, uno solo, non molteplici. Ad essere un io ragionante e senziente. Che dubita, alla San Tommaso, delle decisioni prese dalla massa, dei gusti imposti, degli stili.
Stili che partono dalle passioni umane, ma che poi, in genere, tendono a dividere gli uomini anzichè unirli e aggregarli.

sabato 13 novembre 2010

Il tempo passa come una ruspa, sul mondo e sulla mia testa


Il tempo è tiranno.
E penso, automaticamente, ai T-Rex che, porelli, si sono estinti. Ma il tempo, no, non credo si estinguerà.
Se non quando, anche il tempo, avrà fatto il suo tempo. E tutto, o nulla, cesserà semplicemente di esistere.
Ok...prefazioni pseudo filosofiche da appanzata di polpette a parte, mi rendo conto di essere una frana totale nella razionalizzazione del mio tempo.
Infatti, nella mia testa, avrei diversi progetti da iniziare. Diversio obbiettivi da perseguire. Parlo del comune e del consueto, dell'utile e del futile. Come può essere il ritagliarmi il tempo per le mie passioni o per i miei obblighi.
Purtroppo, mio limite, nei giorni lavorativi riesco a stento a concedermi un po' di rilassante lettura serale.
Avrei da studiare, avrei da preparare una tesi, avrei da continuare a cercare un nuovo lavoro, ma proprio non ce la faccio a stare dietro a tutto.
Allora, come di consueto, scarico tutto sul tanto amato week-end, come se in queste 48 ore scarse di "libertà" potessi fare di tutto e di più.
Ed invece non è per nulla così. Mi ritrovo a recuperare un minimo le energie spese nella settimana, a volte non riesco a fare neanche quello ed all'inizio del bistrattato lunedì, sono più scarico di una batteria usata.
La verità, triste e atroce, è che non ho più le forze di una volta, non ho più la determinazione e abnegazione che proviene dalla rampante gioventù.
Quello che faccio, a torto o a ragione, mi pare già più che sufficiente. Eppure vedo, leggo, sento, di super uomini e super donne, che hanno, almeno a parole, vita più intensa della mia.
E mi domando, lecitamente, come ce la fanno?
Sono io un "mandrone"? Un mezzo sfaticato che si stanca troppo facilmente? Uno che impiega il proprio tempo libero per scrivere cazzate sul proprio blog anzichè scrivere la tesi per il master?
Penso, sbagliando, di avere sempre il tempo per recuperare, per fare, per dire.
Pecco di presunzione. Pecco di concentrazione. Pecco di autostima. Perdo tempo nel peccare...

giovedì 11 novembre 2010

Pardon?

Una volta, tempo fa, ero molto più educato di ora.
Alla domanda, ad una qualsiasi domanda postami anche dal più sconosciuto degli sconosciuti, sfoderavo uno sguardo misto tra l'interessato ed il prodigo e domandavo "Scusi?" o "Scusa?" a seconda del grado di confidenza che c'era o mi prendevo.
Lo "Scusi" o "Scusa" di rito era, diciamocelo, fatto per resettare un attimo il cervello per trovare al meglio la risposta al quesito appena posto.
Però, l'educazione, era appunto nell'usare un termine elegante che precedesse il reset.
Oggi, invece, più vecchio e meno educato, raramente uso il prefisso "Scusi" se non in rari casi.
In genere l'ho sostituito con un generico "Come?" ma, mi rendo conto, che nella stragrande maggioranza dei casi me ne esco con un poco gentile "Eh?" e la contaminazione romanesca che ho in me mi farebbe pure aggiungere "Chevvoi?".
Il bof, invece, in senso interrogativo non funzionerebbe...

domenica 7 novembre 2010

Cara Belen

Cara Belen,
spero non ti crei dispiacere se ti do del tu. In molti, a torto o ragione, ti trattano come una di famiglia. Una persona conosciuta da tempo, di cui si sa un po' tutto, forse, converrai anche troppo. Per questo motivo, mi permetto questa unghia di confidenza nei tuoi confronti.
Probabilmente non leggerai m ai questa mia, ma la scrivo ugualmente.
Sei molto bella Belen, c'è poco da dire. Oggettivamente hai un bel corpo, un bel sorriso, begli occhi.
Non sei italiana e, per noi italiani un po' troppo esterofili per vocazione, ciò ti rende ancora più ben voluta e desiderata.
Sì, desiderata. E' di questo che vorrei parlarti Belen. Viviamo in un mondo di uomini, di maschi, dove il testosterone gira a mille. Dove tutto, e più di tutto, vale la legge del sesso. Il sesso, per il maschio, è qualcosa in più di un desiderio primordiale. E' volontà di dominio, di sottomissione e di conseguente appagamento personale.
Visto che i maschi conoscono i loro simili, sanno che per far fare qualsiasi cosa ad un maschio, basta far vedere, intrvedere o anche solo immaginare, qualcosa legato al sesso.
Tu, Belen, sei quella che in gergo alcuni chiamerebbero una "bomba sexy". Un tuo sorriso, un tuo ammiccamento, un tuo scuotimento anche impercettibile dei fianchi, e tutti con la bava alla bocca, e non solo...
Per questo, immagino, tu ora sia "sfruttata" come una gallina dalle uova d'oro. In TV, negli stacchi pubblicitari, sei presentissima. E, non a caso, presente per quei servizi ritenuti ormai irrinunciabili per l'uomo, quali sport (calcio, automobilismo, motociclismo), telefonia (cellulari con annessi e connessi) e qualcosa che, strano a dirsi, ora mi sfugge.
Sei entrata nelle nostre case tramite un famoso reality. Ancora prima, seppur in tono molto minore, eri conosciuta per essere la fidanzata di un calciatore (un luogo comune assai frequente nelle coppie da gossip dei nostri giorni). Poi hai lasciato il calciatore, ti sei messa con un...con un...con un altro uomo (?!), e nel frattempo hai mostrato il tuo corpo da dea in trasmissioni per la famiglia (un tale Scherzi a parte dove, rammento, ad un certo punto della trasmissione, guardacaso, finivi sempre e sistematicamente in slip e reggiseno).
Per carità, hai solcato anche il famigerato palco del Teatro Ariston in quel di Sanremo, ed hai dimostrato di avere una voce calda, sensuale ed intonata, più del Cutugno che ti affiancava (forse, in questo caso, non ci voleva poi molto ad essergli migliore e preferibile).
Insomma, Belen, io credo tu abbia le potenzialità per rimanere, ancora per anni, nelle menti un po' contorte di noi maschi.
Ma, se posso darti un consiglio, cerca di variare. Cerca di non mercificare oltremodo il tuo corpo. Cerca di non accaparrare ogni pubblicità e di non far si che il produttore o regista (maschio che conosce gli altri maschi) della stessa, ti costringa ad ammiccare a mò di pornodiva anche se si trattasse di una reclame di una crema per le emorroidi.
Tira fuori...non solo quello che hai già abbondantemente mostrato, ma anche ciò che hai dentro.
Hai una bella voce, hai, immagino, un certo cervello. Hai la capacità di far fare, di far credere, di far sentire, anche e soprattutto al pubblico maschile, molto.
Lo puoi sensibilizzare sull'abbandono degli animali, sul rispetto dell'ambiente, sulla fame del mondo.
Sfrutta, se possibile, la tua bellezza ed il tuo fascino per unire le donne in cause serie, promuovendone l'intelligenza emotiva, che solo voi avete in abbondanza e che tanto servirebbe a tutto il genere umano.
Cara Belen, in sostanza, fai conoscere al maschio, al maschio italiano, quanto ci sia dentro una donna. Quale universo strano e contorto, ma infinito ed affascinante, vi sia in voi.
Fai, facci, notare, anche con un tuo atteggiamento un po' più cerebrale, che la donna non è solo un oggetto sessuale o un brand per una campagna pubblicitaria.
Te ne saranno grati in molti, uomini e donne.

Cordialmente,
Pierpaolo.

lunedì 1 novembre 2010

Avendoli


Dopo settimane, ma che dico, mesi, di rotture di zebedei, il solito gruppo di aficionados della schedina, ha vinto il megagalattico montepremi del Superenalotto.
Penso sappiate già come la penso al riguardo e non duplicherò il pensiero.
E solo la presenza di notizie su omicidi, zoccolette e alluvioni, ci sta risparmiando la rottura mediatica di coglioni su chi siano o non siano i vincitori.
Però...se fossi stato tra quei 70 e spicci aficionados, e ora avessi due milioni e rotti di euro in più in tasca, che ci farei?
E' vero, sono quelle cose che, solo al pensiero, destabilizzano parecchio.
Tanti soldi, penso, diano un po' alla testa. Fanno diventare snob, fichetti, arricchiscono, solo nelle tasche, ma non nello spirito e nella mente.
So che le mie potranno sembrare le parole di un "rosicone" e se lo sembrano, forse, ne hanno anche la sostanza oltre che l'apparenza.
E per questo, in pieno "politically correct" credo che, i soldi in questione, me li terrei. Non darei nulla in beneficienza, non darei nulla alla Chiesa (?????!!) e neanche alla ricerca.
Magari mi ricorderei, oltre che degli immancabili parenti (mi immagino già telefonate di ancestrali zii di cugini o cugini di zii, che inizieranno facendomi i complimenti, continuerebbero con ricordi di quando mi "tenevano sulle ginocchia", e terminerebbero con un elenco di sfighe e rate di mutuo da pagare alle quali, ovviamente, contribuire immediatamente), anche di qualche amico fedele e sincero.
Potrei avere anche, guardacaso, un incremento di fica...e quella porta via parecchi soldi!
Quindi, credo, che rimanendo su una somma "scarsa" dei due milioni di euro di partenza, un buon 40% se ne volerebbe in questa maniera.
E la restante parte?
Una macchina nuova? Una casa più grande? Una villetta magari in qualche cittadina un attimino più viva e carina di quella dove vivo ora?
Anche una limata del naso da un buon chirurgo plastico?
Bof...tutte buone idee. Costose, ma ora che ho più di un milione di euro in tasca, posso permettermi qualche sfizio!
Eppure, al giorno d'oggi, pare che anche con un milione di euro si sia degli pseudo poveracci.
E' capace che dovrei pure continuare a lavorare! Teniamoceli stretti stì manco mille euro, eh?!
In questi casi, più che in altri, mi rendo conto dell'eccessiva materialità delle nostre vite.
L'eccessivo peso del denaro che porta, in genere, al potere. E il potere, logora. Chi ce l'ha e chi non ce l'ha.
E mi rendo conto che, ahime, non avrò mai soldi se non quelli che mi servono e serviranno, spero, per mantenere una vita dignitosa.
Per andare a mangiare una pizza a settimana, pagare un aperitivo ai miei amici, comprami un jeans nuovo ogni tanto e, magari, pagare a rate la macchina o i mobili dell'IKEA.
I soldi non sono fatti per me. La notorietà non è fatta per me. Non è fatto per me il potere e l'uso, o abuso, dello stesso.
Rimarrò sempre un numero, uno dispari ovviamente, almeno, fin quando, non proverò ad uscire da questo gioco dalle regole un po' a cippa.
E, no, non ci vedrei proprio nulla di male se, un giorno, vendessi tutto, mandassi tutto a fare in culo, e mi trasferissi in qualche paese esotico a vendere granite.
O, in alternativa, c'è sempre la famigerata fumetteria...
E, ultima entrata, un bel pezzo di campagna con una casetta rustica. Con un bel caminetto, 4 galline, 5 conigli, qualche maiale, un asinello, uno struzzo, tanti cani e gatti. Vivendo di quello che produco con le mie mani, con il mio sudore.
Se fortuna deve essere, che fortuna sia e che agisca sulla mia testa facendomi prendere decisioni sagge e giuste. Che agisca nelle mie tasche, non mi serve, proprio no.

giovedì 28 ottobre 2010

Non seguirmi, non ti leggo.



Me lo domando ogni volta che accedo al mio blog: ma davvero ho 52 contatti? 52 persone in carne ed ossa che mi seguono? Che leggono le mie cazzate?
Cioè, superare la soglia psicologica dei 50 contatti è un po' come superare quella soglia psicologica dei 50 anni.
Mi manca ancora un po' per arrivare al mezzo secolo, e chissà pure se c'arrivo...

Accantonata la sorpresa, ne giunge un'altra che, credo, questa volta sorprenderà voi.
Quanti di voi mi vedono commentare i vostri blog?
Quanti di voi mi vedono prodighi nello scrivervi "Uau, che bel post" "Sei proprio simpatico/a!".
Credo, sinceramente, nessuno. Eppure, tra voi boffatori, ho un paio di parenti e amici di lunga data.
E nessuno si lamenta?
Nessuno che mi scrive: "Oh Pierpà, ma io ad ogni post che scrivi lascio un commento e tu non mi cachi manco di striscio?!"
Diamine, avreste ragione da vendere! E non la ragione dei fessi, la ragione ragione, quella con la R maiuscola!

Io, per quanto possibile, provo a dare una mia spiegazione che parte da un presupposto: sono stronzo.
Solo uno stronzo, infatti, vuole avere l'ultima parola. Quì, nel mio blog, la parola è mia e meglio di così, penso, c'è solo Claudia Schiffer che mi fa la corte. Nei blog altrui, nei post altrui, non credo avrei questo immane potere.
Sono assolutamente egocentrico anche nella lettura degli altri blog. Pochi, pochissimi per davvero e, talvolta, mi basta leggere un post che non mi piace per etichettare quel blog non più degno della mia attenzione. Faccio pure lo snob con la puzza sotto al naso.
E' pur vero che ho poco tempo e molta poca pazienza. Spesso mi annoia e mi stanca leggere su internet, fosse anche una cosa interessantissima, condivisibilissima, di quelle che ti fa riflettere, ridere, immaginare, incazzare o boffare.
Sono "anziano" per questo genere di cose. Purtroppo, anche a causa mia, gli alberi in Amazzonia continueranno ad essere abbattuti perchè devo avere della sporca carta tra le mani da leggere.
Lo faccio anche al lavoro.
Circolari on-line, video aggiornamenti, banche dati consultabili. Per me sono immondizia! Io individuo quello che mi serve, lo stampo e poi ci cogito sopra.
I miei appunti, i miei fogli di lavoro o di semplice lettura non a caso, sono peggio dei quadri dei cubisti o astrattisti o qualcostattisti! Pieni di sottolineature e asterischi.
Ma, questo, penso spieghi poco o nulla il mio disinteresse. E' il solito mio giro di parole per non dire nulla o per dire qualcosa che avrei potuto dire in 3 parole, anzi 5, perchè le tre fanno pensare a sole, cuore e amore.
Che poi, se proprio fosse, non è disinteresse. Non è neanche discrezione, ma è proprio solo, semplice, come già in premessa, stronzaggine.
Grazie Claudia, ma stasera devo vedermi la replica di un Medico in famiglia.
Sarà per un'altra volta.

sabato 23 ottobre 2010

Te vò fà fà nà foto


Che dire...che scrivere, anzi...
Penso di essere un po' come una specie di zulù; penso che le fotografie rubino un pezzo d'anima a chi ci viene immortalato.
Per questo, e per il fatto di risultarci orrido nel 97% dei casi, evito quanto la morte di farmi fotografare.
L'antipatia con la foto non è univoca. Infatti, quando ho io in mano una macchina fotografica, sono pessimo. Riesco a rendere sfocate anche le nature morte.

Per questo, un po' ammiro e un po' invidio, chi sa fare le foto e chi, nelle foto, ci viene bene.
Essendo anche io (purtroppo) iscritto su facebook, sono invaso da foto anche di persone di cui, sinceramente, potrebbe calarmi poco.
E per quanto poi dica che non me ne frega una cippa, poi, ogni tanto uno sguardo ce lo do pure io.
E quì arrivo ad un'altra considerazione: c'è gente che fa delle foto che per me sono assolutamente assurde!
E' vero, ognuno fa di se e della propria immagine quello che vuole, ma io proprio non riuscirei a farmi fotografare in ogni sacrosanto momento della mia vita.
Capisco viaggi, lauree, matrimoni, compleanni, ricorrenze varie...
Ma che utilità avrebbe il farmi fotografare mentre sono in pizzeria? Ok, una volta ci stà. Ma farmi fotografare ad ogni sacrosanta pizzata con gli amici?!
Farmi fotografare mentre mando baci (????!!!???!!!??!?!?!?) o mentre faccio sguardi da v.m. 18 anni che cosa mi porterebbe?
Acuirebbe, forse, il mio ego un po' appiattito? Mi farebbe risultare più simpatico o meno bacchettone?
E il famigerato meccanismo del "tag", dove dovrei metterlo?
Ci sono persone che, a quel che ho inteso, vivono per essere taggate. Vivono per far sapere agli altri qualsiasi cosa fanno. Dove vanno, cosa mangiano, cosa indossano.
Foto fashion, foto simpatiche, foto colorate o in bianco e nero, dove ridiamo, facciamo le linguacce o mostriamo i fondoschiena.
Foto che, nella stragrande maggioranza dei casi, potremmo anche evitarci.
Io, la mia anima, la tengo ben stretta.

martedì 19 ottobre 2010

Fischia il vento



Di tutti i fenomeni atmosferici esistenti e non, quello che meno sopporto è il vento.
Non so spiegarmelo, ma proprio non ci vado d'accordo.
Quando c'è il vento sono più incazzoso del solito. Eppure, visto il mio naso, dovrei essere felice del vento; credo di avere un CX, coefficiente di penetrazione dell'aria, simile a quello di una macchina sportiva.
Non ho neanche il problema che i capelli mi vadano negli occhi o in bocca per colpa del vent.

E invece...mi ritrovo impacciato nei movimenti. Causa forse del fatto che tutto si muove e si sposta; alberi le cui fronde si agitano, foglie che cadono, panni che si staccano dallo stendino e finiscono, guarda caso, sempre nella pozza di zozzeria che sta in terra e mai, per fortuna, nel balcone del vicino che sta di sotto.
Mi sembra di essere un po' Neo di Matrix, quando si muove a rallentatore mentre gli sparano addosso. Sì, intento ad evitare tutto quello che può essere evitato. Lui, Neo, però evita davvero tutto, diventa il salvatore del mondo e trova pure l'amore. Io, ovviamente, no.
E quindi, poco prima di venire in ufficio, esco sul balcone per dare da mangiare alla mio psicotica micia.

In quel preciso istante, manco a dirlo, c'era vento.

E quindi, nell'ordine, ho:
- evitato un piatto di carta che mi volava, ad altezza menisco, a mò di lama rotante di Goldrake;
- evitato di schiacciare la micia che, per fortuna non volava, ma ha pensato bene di piazzarsi quasi sotto il mio piedino da fata;
- evitato che le ante del balcone sbattessero contro la cristalliera che (intellijentemente) mia madre ha piazzato vicino al sunnominato balcone.

Nel mentre, però, non ho:
- evitato che mi si svuotasse in terra metà della scatola dei croccantini della micia;
- evitato il conseguente cazziatone di mia madre.

Al che ho dovuto:
- prendere la scopa (che, preciso, era già fuori sul balcone, e, badate, bagnata, perchè pioveva anche);
- continuare a sentire il cazziatone di mia madre che si lamentava, ora, del fatto che stessi spazzando con la scopa (bagnata) i croccantini caduti sul balcone (perchè, a suo dire, si sarebbe bagnata la scopa! e...ovviamente, come scritto sopra la scopa era già bagnata, perchè, appunto, fuori pioveva. e la scopa, di grazia, era GIA' bagnata, come anche metà del balcone...e, allora, chette cazzii??!);
- riprendere un nuovo piatto di carta e rimetterci dentro i croccantini perchè la micia, con scarso spirito collaborativo, ha continuato a miagolare e a farmi sgambetti per tutto il tempo.

Risultato:
- balcone spazzato dai croccantini (che se rimanevano, per carità, attiravano le formiche. da intendersi che le formiche, che dimostrano molta più intelligenza dell'intero genere umano, quando c'è vento se ne stanno sottoterra e se ne fottono dei miei croccantini!);
- micia infame che ha mangiato 3 croccantini di numero e se n'è andata;
- fancubazione reciproca tra me e mia madre;
- primi sintomi di mal di gola.

domenica 17 ottobre 2010

Sono invidioso


Sono invidioso.
Invidio, invidio, invidio...

Invidio chi ha una bella macchina.
Invidio chi va a piedi.
Invidio chi ha una bella fidanzata.
Invidio chi non fa della bellezza un valore.
Invidio chi è sicuro di se.
Invidio chi chiede il massimo consenso.
Invidio chi vive giorno per giorno.
Invidio chi fa progetti a lungo termine.
Invidio chi ha tanti amici.
Invidio chi riesce a contare solo sulle sue forze.
Invidio chi si è fatto da se.
Invidio chi ha avuto i "calci in culo".
Invidio chi ammette i suoi errori.
Invidio chi non chiede mai scusa.
Invidio chi è intelligente.
Invidio chi è furbo.
Invidio chi è stronzo.
Invidio chi è altruista.
Invidio chi è stupido.
Invidio chi è appagato.
Invidio chi è rampante.
Invidio chi fa all'amore.
Invidio chi scopa.
Invidio chi è felice.
Invidio chi fa finta di essere felice.
Invidio chi invidia.
Invidio chi non invidia.
Invidio me stesso.
Invidio ciò che non potrò mai essere.

giovedì 14 ottobre 2010

Non so scrivere!



No...cioè...andiamo per ordine.
Da qualche settimana, più di una persona, mi stà dicendo "Pierpaolo, ma sai che sei proprio bravo a scrivere?"
Al che io guardo (la persona o, in alternativa, il monitor del PC) e rispondo: "Ma parli di me?".

Non vorrei deludere i miei fans, ma...come dirvelo...io non so scrivere proprio manco per errore!
Per scrivere, almeno per come intendo io lo "scrivere", una persona dovrebbe conoscere bene i tempi, i modi, la punteggiatura, avverbi, pronomi e tutte quelle strane regolette delle doppie, degli accenti, degli accapo e così via discorrendo.

Io, proprio io, queste cose non le so. A scuola, anche durante il periodo delle elementari, non dico che riscaldavo il banco, ma quasi. Ero lì giusto per divertirmi e perchè, da che facevo il tempo pieno, c'era il pranzo in mensa con tutti i miei compagni di classe e poi c'era l'ora di ricreazione dove giocavamo tutti assieme: sì, ero molto sociale e simpatico all'epoca (oggi è giornata di tremende rivelazioni per i miei suddetti fans).

Le lezioni di grammatica, gli odiosi esercizi di analisi logica e grammaticale, un po' li scopiazzavo, un po' me li faceva quel sant'uomo di mio padre, un po', ma giusto il 10%, lo facevo io.
Io ero solo bravo a ricordarmi le filastrocche degli articoli (il, lo la...) e delle preposizioni, ma solo di quelle articolate (di, a, da, in...). Il massimo lo davo negli aggettivi qualificativi. Ma poi, stop!

E, se penso alle mie maestre dell'epoca, non credo che leggendomi ora cambierebbero idea su di me. Pensate che, all'epoca dei fatti, anche per via della mia orrida grafia, molto spesso si rifiutavano di correggermi i compiti!

Quindi, miei fans, forse il blog mi si svuoterà di contatti, forse non mi offrirete più neanche un'acqua minerale se mai dovessimo incontrarci, ma io sono proprio così. Un grande ignorantone della lingua italiana.
Parlo italiano (per modo di dire) solo perchè sono nato in Italia e la gente che mi circonda, almeno in tenerà età, parlava un italiano corretto.
Tutto il resto è molta aria fritta, molta fuffa. Il classico fumo dell'arrosto. E' noia.

mercoledì 13 ottobre 2010

Metallari: bravi ragazzi!


Nonostante mi fossi ripromesso di non partecipare a nessun altro concerto-manifestazione sportiva-partita di canasta per la rimanente parte del 2010, ho invece assistito, proprio ieri, al concerto dei Blind Guardian.

Non vi tedierò con descrizioni e musicofrafie su chi siano i Blind Guardian. Dico solo che sono degli ottimi rappresentanti del genere musicale metal (uno dei vari e numerosi sottogeneri che però, io di certo, non mi metterò quì ad elencare).

Uno dei vari luoghi comuni in cui spesso si casca è quello di identificare i metallari come "gente tosta".
Gente tosta che si veste prevalentemente in nero. Che ha i capelli lunghi, l'aspetto un po' trasandato e indossa anfibi (anche d'estate), magliette con teschi, draghi, vampiri, zombie e capi in pelle con innumerevoli borchie.
Gente tosta che beve birra a tutto spiano, che rutta peggio di un tricheco, che se incontri per strada è meglio cambiare senso di marcia.

Ebbene, ieri al concerto era pieno, almeno all'apparenza, di gente tosta. Ma, appunto, solo all'apparenza.
Perchè poi, posso garantire, io che proprio tosto non sono, che i metallari sono proprio delle brave persone.
Insomma, tutte le scene di pogate, di scazzottate, spintoni, bestemmie, di accoppiamenti per le scale, ecc..., lasciatele per le Iene perchè proprio non ne ho viste.
Io, che proprio metallaro non sono (nè nell'aspetto nè nel midollo musicale) mi sono, anzi, rilassato e divertito, e non solo per la musica.
Tutto molto ordinario, molto "tranquillo". Persone normalissime che, nonostante fossero esaltate dalla musica, non hanno fatto gesti inconsueti o inconsulti.
Il massimo dell'anticonformismo, per dirla tutta, sono stati un paio di cori contro Vasco Rossi e Gigi D'Alessio (personalmente supercondivisibili!!!).
E anche loro, i Blind Guardian, di una tranquillità assoluta. Placidi, amichevoli. La voce dura l'avevano solo nel cantare, poi, senza offesa per nessuno, sembravano tanto soci del circolo bocciofilo. Il concerto l'hanno chiuso poco dopo le 22.00. Forse quello di Gianni Morandi è durato di più...?

Comunque tutto perfetto, tutto ripetibile il prima possibile, con quell'aria un po' così, per l'appunto. Easy, direbbero gli anglofoni.
Alcune considerazioni-informazioni di rito:
- dopo anni di conoscenza virtuale, ho incontrato di persona, la cara Federica;
- il luogo del concerto, tale Altantico (ex Palacisalfa) in pratica è ubicato alle spalle della mia scuola ai tempi (andati) delle superiori;
- l'acustica dell'Altantico non era male. E' un luogo piccolo, raccolto, intimo oserei dire. Però, ad un certo punto, si scoppiava dal caldo;
- prima di morire voglio anche io, alla fine di un concerto, togliermi la maglietta e strizzarla dal sudore e voglio poi urlare METALLOOOOO dal finestrino della mia macchina mentre me ne torno a casa;
- il B&B dove ho soggiornato la notte del concerto era bellino, pulito, silenzioso e davvero vicinissimo alla stazione Termini e li asciugamani, incredibile a dirsi, non sapevano di frittura del Mc!

sabato 9 ottobre 2010

Orcozzio

Mi viene da ridere, tristemente. E poi, subito dopo, mando amabilmente a fare in culo.
Lo faccio con chi, in questi giorni di gogna mediatica, avendo professato fino al giorno prima pace & amore, spirito & santo, dolce & gabbana, imprecano con frasi inneggianti alla pena di morte, alle torture alla lapidazione, all'evirazione, ecc...
Magari sono le stesse persone che si sono sbucciate le mani e hanno sbucciato i coglioni in TV-radio-corriere dei piccoli, per Sakineh.

L'umana razza (penosa e non pensosa), è facile all'ira. E' facile agli eccessi in genere. E' facile anche alla dimenticanza.
Tra una settimana, causa impegni della Nazionale, liti in Parlamento e zoccolette come vallette a Sanremo, i puristi dell'amore-dispensatori della morte, si saranno già scordati della ragazza (angelo) e dello zio (orco).

Io, che ho la grande fortuna di essere zio, dimenticherò per primo.
Non sono esente dal difetto, sono umano anche io.
Però...ho una nipote poco più grande di Sara. E' ugualmente bionda, è ugualmente piena di vita, è ugualmente destinata a diventare una bellissima donna.
Già ora, per le vie del paese, quando passeggia in molti si girano e la osservano. Perchè è di una bellezza esotica, differente da quella che stanzia in zona.
Pelle chiara e occhi azzurri, da qualche parte del mondo, sono barattate con dozzine di cammelli.
Quì, se ci fossero i cammelli, qualcuno proporrebbe lo scambio.

Ed io, zio, la sto vedendo crescere. E la immagino già tra anni.
E mai, mai, mai, mai, mai...le farò del male. La proteggerò perchè è donna.
La proteggerò perchè è dolce e sensibile. La aiuterò quando me lo chiederà e anche quando non lo chiederà, ma sarà giusto e necessario farlo.
Lei, per carità, come agli altri miei nipoti. Maschietti, dritti e già, in parte, smaliziati ma non meno esposti ai pericoli di tutti i giorni.

mercoledì 6 ottobre 2010

Sogni erotici

Ebbene sì, anche io sono fatto di carne. Io, che tanto disdegno l'umana razza, sono uomo (e maschio) e come tale fallace, fallibile e debole.
Per questo, da qualche giorno, verso l'ora di pranzo faccio pensieri sconci nei confronti di una donna: Benedetta Parodi!
Non chiedetemi perchè, non chiedetemi com'è, so solo che, bof... sarà quella sua aria un pò sbarazzina, quella sua voce dolce e delicata, il sorrisone, il bel musetto e la frangetta alla yorkshire...
Insomma, mi fa sangue!
L'apoteosi, poi, quando dice "Cotto e mangiato" e quel dito che si succhia...

Che razza fessa siamo noi maschi!

lunedì 4 ottobre 2010

Fabbrica Italiana Automobili Torino

Questo è uno sfogo e, come tale, è fatto un pò a caldo.
Essendo uno sfogo sarà probabilmente impreciso, colmo di luoghi comuni e leggende metropolitane. Pertanto me ne scuso, ma continuo a scrivere.
(Quasi) tutti noi abbiamo una macchina o un veicolo a motore in genere (moto, scooter, forse qualcuno anche aereo privato...). Tutti noi siamo consci che per muoversi con il suddetto veicolo a motore usiamo ed impieghiamo benzina. Benzina che deriva dal petrolio. Petrolio che viene estratto dai più disparati angoli della nostra tonda (ma non tonta) Terra.

Prima o poi, ne sono sicuro, la Terra si incazzerà, e credo che quello che vedremo avrà poco a che vedere con quanto ipotizzato nei più svariati disaster movie fino ad ora prodotti.
Ma, su questo pensiero, scriverò quando avrò maggior vena.
Tornando al petrolio questo, lo sanno tutti, inquina. Ci avvelena, semplicemente, inesorabilmente.
Eppure continuiamo ad estrarlo e ad usarlo.

Le nostre dannatissime macchine, queste bare di metallo poste su ruote, che usiamo tutti i benedetti giorni, inquinano, avvelenano, investono, sporcano.
E, oltre al danno, la beffa perchè per fare tutto ciò cacciamo bei soldini.
Sono, almeno io, un emerito coglione.
Vengo e sono stato svuotato nelle mie tasche di tanti bei soldini. Soldini che, ecco il fulcro del mio discorso, sono andati direttamente nelle tasche della FIAT.
Non tifo Juventus, e la R moscia dell'avvocato mi ha fatto sempre abbastanza ribrezzo, per non parlare di Lupo o Lapo sul quale non spenderò parole, pertanto non c'andrò giù dolcemente.
Non parlerò degli operai di Melfi, di Mirafiori o di qualsivoglia altro stabilimento FIAT.
Dico, domando, chiedo, ipotizzo, punto il dito: possibile che, in questo periodo di vaga sensibilità ambientale la FIAT proponga macchine vecchie ed obsolete?
Lasciamo stare il design con il quale, se permettete, mi ci faccio il bidet.
Lasciamo stare che abbiano il cd/dvd, i cerchi in lega, i sedili riscaldabili e una bambola gonfiabile già pronta nel cofano.
Io VOGLIO una macchina che non inquina. VOGLIO una macchina che, quando mi ci metta al volante, non mi faccia avere sulla coscienza la distruzione di alberi, scioglimento di ghiacci e kemio terapie di malati di tumore.
Altre case automobilistiche studiano, investono (o fanno finta di studiare e di investire) in nuove tecnologie. In nuovi motori elettrici, ibridi, a basso impatto ambientale e a basso consumo.
Forse è tardi, forse ancora non del tutto.
Ma almeno, qualcuno, ci sta provando.
E la FIAT no. Non mi pare, non credo. Perchè la FIAT è italiana ed in Italia, ormai, sta andando tutto a puttane.
Ergo...lasciatemi in tasca i miei soldi e fatemi scegliere con quale puttana andare.

mercoledì 29 settembre 2010

E se...?

E se davvero fossi accoppiato, avessi una partner, come sarebbe?
Visto il proliferare di fidanzamenti e matrimoni tra le mie conoscenze (virtuali e reali), mi sento sempre più Ultimo dei Mohicani.
Molti, per primi parenti ed amici più stretti, mi fanno sempre con più insistenza la domanda: "Aò, Pierpà, ma quando ti trovi una ragazza?".

La cosa, lì per lì, mi spiazza sempre alquanto.
Penso, quasi subito dopo, la frase di una canzone dei Bluvertigo che cita: "E' bello l'amore, ma una ragazza può solo aumentare il mio mal di testa".
Penso poi che, con il mal di testa, già ci convivo per altri motivi, e penso anche che con delle pillole il mal di testa si può attenuare.

Quindi, come è facile immaginare, boffo, faccio una delle mie innumerevoli espressioni buffe e pensierose al contempo, e porto l'argomento su altri lidi.
Quando poi mi riportano di forza al lido di partenza, ebbè, ho da fare i conti con la realtà. Realtà che poi si fonde immediatamente con la fantasia, facendomi immaginare il come sarebbe avere una ragazza.
Non ho una ragazza da...uhm...quasi due olimpiadi. Questo è male perchè, al mio contrario, le ragazze si sono evolute. Quelle della mia età hanno affinato le loro unghie, quelle più giovani sono già venute su parecchio toste, pure troppo...
Tralasciando discorsi intimi, ed evitando facili battute da osteria, con una ragazza, che ci dovrei fare?

Per esempio, vale ancora la serata in casa a guardare la TV? E se sì, che programmi guardare? Io aborro letteralmente le fiction, i serial tedeschi, le trasmissioni della Clerici, Buona Domenica, Domenica In, reality vari e pure alcuni TG. Alla fin fine il 90% della spazzatura che mandano in onda non è di mio gradimento!
Può ritenersi quindi romantica e portatrice di coccole una serata passata a vedere, chessò, Super Quark o Voyager?
Non ho alcun tipo di Pay TV, quindi nulla del genere...
Allora? Un DVD? Io vedo solo cartoni di robot, film di mostrini, di fantascienza, dove ci sono parecchie mazzate ed effetti speciali a morire!
Uhm...direi che l'apparecchio televisivo è quindi da bandire nella maggiorparte dei casi.

Quindi? Serata in pizzeria?
Ok, quì forse me la cavo. In genere sono onnivoro, mangio e assaggio di tutto, potrei pure, una volta ogni semestre, andare a mangiare in quei locali dove fanno cucine macrobiotiche, esobitoche, ecocompatibili e menate varie.
Ma, in una settimana, quante volte potrei permettermelo? E non parlo solo dell'impatto sul mio già martoriato portafogli. Alla lunga, credo, annoierebbe. Che sia pizzeria, ristorante cinese, bettola "dar purciaro", dopo un pò cala il latte dalle ginocchia.

Uhmmm...shopping? O meglio, vetrining (ovvero quello che indico io come girare a zonzo osservando le vetrine senza comprare nulla)?
Beh, anche quì sono mediamente attrezzato. Anni di pratica con mia madre sono serviti allo scopo.
Credo di riuscire a sopportare almeno un 3 ore di fila senza colpoferire. Di riuscire a trasportare, al caso, almeno 3 buste per mano. Non chiedetemi di sorridere, per carità, magari qualche sbuffo ogni tanto mi scapperà.

Serate/eventi vari in compagnia di altre coppie?
Oddei...quì credo di essere proprio a zero. Sia come esperienza che come socialità estrinseca all'evento. Tutto dipende, certo, dalla compagnia. Potrei trovarmi a mio agio e passare bene la serata come, invece, potrei avere sulle balle lei/lui/loro e dover quindi fare il classico buon viso a cattivo gioco.

Quindi?
La soluzione è forse una ragazza part-time, che implichi, almeno all'inizio, attenzioni per non oltre 2 giorni a settimana (quello della pizzeria e quello dello shopping/vetrining) e che, negli altri 5, non mi cornifichi
Utopia!

domenica 26 settembre 2010

giovedì 23 settembre 2010

Funeral party


Mi ha sempre incuriosito, tramite i vari serial americani trasmessi in TV, il fatto che dopo i funerali ci si riunisca a casa del defunto e si faccia festa.
Che si beva e mangi al suo ricordo insomma.
La trovo una cosa davvero simpatica, di certo 1.000 volte meglio dello strazio (e forse falso) piagnisteo dei nerovestiti parenti-amici-conoscenti in chiesa e appresso alla procesione.

Allo stato delle cose, visto che per la mia nascita non ho potuto organizzare l'evento, magari per il trapasso sono in tempo per gestire e immaginare la cosa.
Per cui, sì al party in casa. Con varie tartine o assaggi dei piatti che più mi piacciono, anche qualcosa di esotico non sarebbe male.
Un pò di colore in casa, non mi aspetto festoni appesi con su scritto "Pierpaolo ci mancherai" o palloncini colorati con dedica "Sono i migliori che se ne vanno e tu sei rimasto pure troppo", ma non voglio certo tende e drappi neri.
Il nero, per quanto mi piaccia, lo vorrei bandito, almeno come total look negli invitati (a meno che non ci sia nel mezzo qualche metallaro-rocckettaro, e allora lo accetto di buon grado).
Non chiamatemi però maschilista o materialista, ma qualche ragazzotta in abiti succinti che si dispiace, fintamente, per me, non dovrà mancare.

Non c'è funerale, ovviamente, senza cerimonia.
Non potrò esimermi dal classico sermone in chiesa, ma all'uscita dalla stessa, anzichè essere caricato immediatamente sull'auto mortuaria, non mi spicerebbe un passaggio, chessò, sotto due file di tizi vestiti un pò fantasy un pò jedi un pò trekkers che, con sciabole, spade laser e phaser vari, mi riservino l'estremo saluto.

La colonna sonora. Non vorrò nulla di struggente, non voglio alcuna marcia funebre, non vorrei neanche la banda.
Un bel gruppetto rock che suoni però in acustica qualcosa di orecchiabile, sarebbe di molto meglio.
Salvo il gran finale, con qualcosa di tosto e memorabile, con una classica Highway to hell degli AC/DC, o anche qualche pezzo degli amatissimi Pearl Jam o Alice in chains.

E anche la tumulazione. Niente cappella. Se fosse possibile la cremazione con conseguente dispersione delle mie ceneri da un'altura, al di sopra di una qualche vallata o, in alternativa, la sepoltura, ma nella viva terra. Niente loculi.

E, se tomba dovrà essere, qualcosa di economico, chissà se all'IKEA, nel frattempo, venderanno anche delle casse da morto facilmente montabili.


lunedì 20 settembre 2010

Tre volte all'IKEA per me, posson bastare


Una l'ho fatta perchè ero fidanzato provetto.
La mia ex mi ci portò con l'inganno (occhi dolci, moine, coccole varie). Il risultato fu che comprammo una cassettiere piccola e comoda da vedersi montata; assurdamente pesante da portarsi dietro nel suo "comodo" scatolone.
Sprovvisto di macchina, sprovvisto, già all'epoca, di muscoli, provvisto solo di pazienza e aMMMore, mi trasportai il tremebondo scatolone. E solo un carrello della spesa, abbandonato casualmente nei pressi della fermata del bus, mi evitò l'uscita di una mezza dozzina di ernie!

Una l'ho fatta per curiosità. Purtroppo il difetto non ce l'hanno sole le femmine o i gatti.
Ma sopravvissi alquanto indenne. C'andai con mia madre che, invero, non aveva mai visto assieme cotanta proliferazione di mobili e ninnoli vari.
Rimase scossa, ricordo ancora, e l'effetto novità in lei fece da freno. Non comprò nulla, cosine semplici, piccole, leggere. Entrarono tutte in una busta di carta che portai, con il sorriso in bocca, per tutto il tempo. Mai fardello fu puì gioioso da trasportare.

Una (spero l'ultima, ma non ci credo assoltuamente) l'ho fatta ieri.
La mamma è cresciuta, ha nuovi e potenti anticorpi contro l'effetto novità dell'IKEA.
E' mamma, e come tale, con uno sguardo, un sospiro e qualche parola di circostanza - "Ehhh, non mi porti mai da nessuna parte..." - mi ingabbia.
Non l'ha fermata la ressa, non l'ha fermata il caldo, non l'ha fermata neanche la contigua presenza del mio nipotino (con annessi padre, madre e passeggino della grandezza di un SUV!).
6, SEI, SIX, 5+1, ore passate a girare per l'IKEA.

All'ora di pranzo, per prendere possesso di un tavolo ho dovuto richiamare alla mente tutte le tecniche di Hokuto, Nanto e Cento!
Il tutto per una buona insalata mista (non sono e non voglio fare il modello, ma se su sei cene, cinque le impieghi mangiando fritture, anche il mio fegato decide di andare in Jamaica), un panzerotto semicongelato, e uno spicchio di torta dall'aspetto invitante ma del cui gusto non vi posso dire da che, madre, fratello e cognata, se la papparono in un barbatrucco...
Per girare nell'immenso spazio stipato quasi all'inverosimile, care mi sono stati gli insegnamenti di Ambrogio Fogar e Mc Giver! Credo di essere passato almeno una 15ina di volte dal VIA senza ritirare le 20.000 Lire.
Scioccamente seguivo le indicazioni ===> Casse/Uscita.
Era, ovviamente, un modo per farti girare in tondo per reparti e scaffali assolutamente assurdi.
Proprio vero: il modo più veloce per collegare due punti è la retta.
In Svezia, a quanto pare, il modo più veloce è qualcosa dal nome assurdo, che in italiano suonerebbe "Gioco dell'oca".

Spese fatte:
- una lampada per la mia stanza;
- una mensola per i tanti libri che non so più dove mettere;
- un mobile per la cucina (che letto così pare una cazzata, ma smontato e inscatolato pesa(va) quanto Platinette.

N.B. I miei zebedei, per fortuna, non si sono staccati. Ma se fosse successo, con le dovute istruzioni, avrei potuto rimontarli.


giovedì 16 settembre 2010

S.S.S.

Salute
Soldi
Sesso


Della prima, sinceramente, non posso lamentarmi. Si dice, quando non si ha, che la salute è importante, fondamento per ogni cosa.
Per vivere al meglio o per sopportare, sempre al meglio, le sventure e le difficoltà.
Sinceramente la trovo un'affermazione vera. Nel paradigma delle 3 S è forse la più S importante. Quella, la cui mancanza, non permette di godersi le altre due S.
Della seconda ho poco.
Quello per vivere dignitosamente? Neanche. Se non avessi alle spalle ancora "mammà" starei con le pezze al culo. Se mio padre, con il suo sudore, prima di andarsene, non ci avesse lasciato una casa sarebbe anche peggio.
Con laurea, master, una discreta intelligenza, una certa propensione al sacrificio, non mi smuovo di un millimetro dalla mia attuale situazione economica.
A 4 lire stavo, a 4 lire rimango.
Gioco ad un tavolo dove non posso vincere, dove le regole le conosco ma non le capisco e non le applico.
Sono destinato a perdere. O cambio gioco o cambio tavolo. Cambiare le regole? Una emerita cazzata! E' più probabile che mi caschi in testa un pianoforte.
Della terza, non ho nulla.
Premetto. Sesso è inteso in senso lato. Non solo sesso carnale, fisico (che manca uguale), ma sesso inteso come "rapporto con l'altro sesso".
Qualcuno lo chiama ancora Amore. A volte lo chiamo così anche io. Sono un povero romantico, un maschio anomalo. Sguardo truce, accigliato, ma occhi troppo buoni. Forse la mancanza della figura di mio padre mi ha fatto mancare anche quello sguardo più "truce" nei confronti delle donne.
Troppo accondiscendente, troppo galante, troppo gentile, troppo rispettoso. Anche quì, il tavolo a cui gioco ha regole a me sconosciute. Ma non ho intenzione di alzarmi. Rimango, gioco le mie carte e, almeno per adesso, perdo.
D'altronde ho perso anni dietro a chimere...che poi si sono dimostrate arpie. Dietro a persone che non meritavano minimamente la mia attenzione, minimamente il mio affetto, minimamente le mie rabbie.
Un trepiede è già improbabile che si mantenga su due piedi, figuarsi solo su uno.
Infatti non regge.
Non reggo io, non regge la mia autostima, non regge la mia calma.
Passo, giustamente, per essere quello a cui scattano spesso i cinque minuti. Quello che è bravo fare terra bruciata, che punta i piedi quando le cose non vanno bene.
E, di grazia, domando, quali cose mi andrebbero bene?
Alzarmi la mattina e avere la forza di tirare avanti...per vivere giornate sempre equivale a sprecare la mia Salute.
Andare a lavorare, ricevere continue delusioni, vedere ingrassare chi è già grasso, equivale a non guadagnare Soldi.
Donare attenzioni, corteggiare, desiderare persone sbagliate, persone inutili, non equivale ad avere Sesso.

mercoledì 15 settembre 2010

Se cancellando


Se cancellando numeri di telefono, indirizzi di posta elettronica, profili di facebook, riuscissi anche a cancellare i pensieri, i ricordi, le sensazioni, le promesse e le illusioni, sarei di certo un uomo più sereno, più deciso.
Basterebbe essere solo un pò più distratto, un pò più menefreghista, un pò più superficiale.

Purtroppo ho una buona memoria...

lunedì 13 settembre 2010

Dal barbiere


Sabato, all'indomani del mio 34° compleanno, ho deciso di "regalarmi" una seduta dal barbiere.
Avevo già in mente, da un pò di tempo, di cambiare taglio. O meglio, di cambiare la famigerata sfumatura da che, a livello di numero, i miei capelli sono sempre meno.
Per cui, in poco meno di mezzora, mi sono fatto tosare in maniera molto corta; il risultato, non consigliabile a palati fini, non lo renderò pubblico.
Il fatto però non è questo.
Infatti quello che mi ha colpito (e mi colpisce ogni volta) dal barbiere, da qualunque barbiere (almeno del centro-sud Italia), è la stessa identica fauna che gravita all'interno del salone (per i più new-wave) o bottega (per i più old-school).
Nelle 3 ore e passa di attesa ne ho viste e sentite delle più disparate.

C'era il c.d. caciarone, quello che non sa stare zitto per 3 secondi di fila, neanche per riprendere fiato, che parla, parla, parla di tutto, di tutti e, soprattutto, urla; urla anche se sta a mezzo metro dall'interlocutore, urla tanto da coprire il sottofondo musicale, urla tanto da far venire il mal di testa e, quando finalmente se ne va (dopo almeno un paio di finte degne del miglior Maradona), fa ricordare di accendere un cero il prima possibile.

C'era poi lo sportmaniaco, sottospecie del calciofilo, quello che non spiccica parola se non quando si parla di sport o, nella sottospecie, di calcio. Quello che sa a memoria tutti i giocatori di tutte le squadre dall'anno calcistico 1970 ad oggi. Quello che commenta sugli schemi, sulle rose, sulle panchine, sugli ingaggi. Il classico tipo che alla domanda: "Ciao, come stai?" risponde "Peggio di Ibraimovic!".

C'era poi il lascivo, quello un pò zozzo che ha anche l'aria da zozzo, che è un continuo proliferare di doppi sensi e battutacce varie e che osserva le tristi riviste a disposizione solo per inquadrare tette e culi delle modelle o starlette varie, quello che al passaggio di ogni femmina in carne ed ossa al di là della vetrata, annuisce e sentenzia mimando prese per seni: "Come me la farei quella!".

C'era anche ò professore, quello un pò snob, con gli occhialetti, intento a leggere per il 99% dell'attesa ma visibilmente costernato dalla qualità delle letture messe a sua disposizione: Oggi, OK, Chi, Quattroruote (numero di settembre...ma 2009), acerrimo nemico del lascivo.

C'era poi il mobile, all'inglese, ovvero quello che riceve ed invia almeno 200 sms, che riceve telefonate, che fa telefonate, che forse finge anche di telefonare e parlare. Quello che, durante il passaggio del rasoio, rischia forte di farsi tranciare un orecchio di netto perchè c'ha la vibrazione inserita.

E poi c'era l'indeciso, quello che entra convinto di cambiar taglio, che chiede consiglio al barbiere sul come starebbe coi capelli in quella maniera piuttosto che in quell'altra. Che prova addirittura a visionare dei nuovi tagli su qualche depliant o, addirittura, su qualche foto intravista nei giornali di cui sopra (arrecando ulteriore sdegno ne ò professore) ma che poi, alla fine, inesorabilmente opta per una "riga a destra".

E via discorrendo, c'era il furbo, quello che prova a passarti avanti anche se è palesemente arrivato dopo di te, c'è il peluria, quello che, parente del furbo, vuole passarti avanti solo perchè deve farsi rasare solo la peluria dietro il collo, e c'ero infine io, il che è tutto dire.

mercoledì 8 settembre 2010

Fisso


Promozione
Nuovo lavoro
Matrimonio
Concepimento figlio
Nascita figlio
Fidanzamento
Taglio nuovo di capelli
Acquisto immobile
Prima volta fare l'amore
Vacanza all'estero
Persone "attorno" a me stanno vivendo o hanno vissuto gli eventi sopra riportati.
La sensazione che il mondo giri indipendentemente dai miei scazzi è più palese del normale.
Il mondo gira, troppo veloce per me, ed io mi sento proprio come un chiodo e pure arrugginito.

lunedì 6 settembre 2010

Eri così carino

Il gioco volge al termine
Punta sul nero
Punta sul rosso
Punta di pù
Il gioco è fatto
La posta sei tu
Letteralmente.
Non capisco sinceramente cosa si possa trovare nel giocare e buttar soldi nel poker on-line.
Non c'è banner su internet, non c'è inserzione su giornale, non c'è pubblicità in TV che non faccia continuamente menzione alla cosa.
Sul digitale terrestre, quello in chiaro, ho contato almeno 3 canali tematici sul poker; non so quanti ce ne possano essere sulle piattaforme a pagamento tipo Sky.
Benchè io sia un pessimo giocatore di carte in assoluto, (non conosco neanche i punti della Scopa, mi fermo a Carte a Lungo e Denari, il resto è puro mistero al pari della storia dei Templari), apprezzo il "rischio" del poker.
L'idea che un "punto" possa entrare in mano, idea che sta nel mezzo tra una scienza matematica e statistica e la mera botta di fortuna, ammetto che è affascinante.
Come in molte cose, penso, che le passioni in genere siano positive quando non portate all'eccesso.
Riunirsi per giocare a carte con amici e parenti durante le classiche feste natalizie o di fine anno non fanno specie.
Piazzarsi ogni sacrosanto giorno davanti un pc, giocando soldi e soldi con altri sconosciuti, non la vedo una cosa intelligente.
Non trovo intelligente neanche immaginarsi "pokeristi" di professione. Tempo fa vidi un servizio, stranamente intelligente, su MTv. Faceva vedere come dei perfetti perditempo avessero sbancato il lunario giocando a poker. Prima sui siti di poker online, poi, dal vivo in tornei in giro per mezzo mondo.
Perfetti idioti, capaci di mettere a stento due parole di seguito, che però avevano, parole loro, "il dono" di saper giocare a poker. Guidavano macchinoni, indossavano capi firmati, ma avevano a stento un diploma preso con la scuola Radio Elettra.
Nella mia personale hit-parade degli idioti patentati che fanno soldi a palanche, da quel giorno, i pokeristi se la stanno combattendo quasi ad armi pari con i calciatori.
I pokeristi però, a vedersi, sono molto più ridicoli. Corredati da occhiali da sole, bandane, cappelli, cuffie, cappucci, mantelli, monili e feticci vari porta fortuna.
Ridicoli quando giocano il famigerato "all-in", dove si alzano, siedono, pregano, sbraitano, sorridono, piangono, toccano, grattano e spulciano pure.
Ridicoli perchè pensano di dominare il caso, il caos, il fato e il destino.
Ridicoli perchè si pensano dei geni della statistica.
Ridicoli perchè si fanno attrarre, come degli allocchi, dalle insegne luminose.
"Gioca con Totti" (che dubito pure, sappia le regole del gioco)
"Fai il torneo con i vip di Italia Uno" (ahhh, annamo bene! [cit. Sora Lella])

venerdì 3 settembre 2010

Il perchè di un post

Cosa porta l'ispirazione di un post?
Ognuno ha i suoi meccanismi, le sue chimiche e fisiche che fanno scattare l'ingranaggio che avvia la vena scrittrice.
Io, per conto mio, scrivo quando mi va, di ciò che mi capita, che mi circonda, che sento, ascolto, annuso, osservo.
A volte però scrivo senza motivazioni apparenti, come ora. Scrivo per la voglia di scrivere, per la voglia di dare sfogo a pensieri vuoti e futili o colmi e utili.
Scrivo per lasciare traccia di me.
Penso che, tra 15 anni, questo blog quasi certamente non esisterà. Forse non esisterò neanche io. Forse c'avranno invaso gli alieni o saranno tornati a dominarci i dinosauri. Sono tutte prospettive con uno stesso indice di probabilità.
O, magari, mi immagino i Piero ed Alberto Angela del futuro che, connettendosi a caso nella versione futurista di Super Quark 2035, nella puntata dedicata al fenomeno "internet" si potranno trovare ad esaminare il mio blog e i vari post scritti su di esso.

Chissà cosa direbbero?
Cercherebbero di analizzare il mio stato d'animo?

"Ed ecco un esempio di arcaica forma di comunicazione in voga nei primi anni del millennio."

Già me li sento ad indicare il logo, il bof... (spiegandone il significato), lo scimmione, la mia faccia accigliata e nerboruta.

Traccia di me.
Non avendo figli, e credendo che ormai non ne avrò più, devo pur fare qualcosa che testimoni il mio passaggio su questa palla di fango rappreso che sta sospesa nel nulla.
E l'essere conosciuto, ai posteri, per quello che boffava...bof...è già qualcosa.

mercoledì 1 settembre 2010

Impressioni di Settembre


E' vero, Settembre è un mese di cambiamento. Quasi come Dicembre.
A Settembre si ha ancora l'eco del passaggio dell'estate, si ha ancora il calore del sole sulla pelle, la luce dei tramonti alle nove di sera, ma è anche un mese di abbandoni e di riprese.
E' un mese un pò uggioso, con le prime pioggie, le prime giornate fresche, è un mese malinconico di Leopardiana natura.
Non a caso è il mese in cui sono nato. E' un mese che mi rispecchia molto sotto questo punto di vista.
Ho passato delle piacevoli giornate nelle settimane passate, complici le presenze degli amici e lo spirito di libertà mentale che mi sono autoimposto; niente pensieri, niente preoccupazioni, niente riflessioni.
C'ho provato, non ci sono sempre riuscito, ma almeno è bastato.
Oggi, però, chiudo tutto metaforicamente alle spalle; è come se chiudessi le ante di un armadio (non dissimile da quello di Narnia) perchè si cambia stagione, si cambia testa.
Ora, più che in passato, ho decisioni da prendere, strategie da seguire e faccende passate da archiviare definitivamente.
Ho necessità di risposte, non ho più voglia di darmene io di mie o, peggio, di non sentirmene dare per nulla.
E' una specie di Aut Aut come mi ha fatto notare qualcuno, ma è necessario.
Settembre è appena iniziato, tra non molti giorni compirò il mio 34esimo compleanno (numero pari, e non mi garba) ma è solo un dato numerico.
Il cambiamento, quando avverrà, non sarà di certo solo anagrafico.
Però stò maturando sempre più una strana, forse insana (almeno dal mio attuale punto di vista) consapevolezza: quando cambierò in pochi saranno degnati della mia attenzione.
I più, probabilmente, si mangeranno le mani per non aver creduto in me, per non avermi aspettato, rispettato e aiutato.

venerdì 27 agosto 2010

L.F.S.


Acronimo di Le Faremo Sapere.
Ma anche no...
Non è il segreto di Pulcinella che stò cercando di cambiare lavoro.
Non è questione di gusti o di piacere, il mio lavoro, quello attualmente svolto, mi piace.
Non mi piace, viceversa, come sono costretto a farlo e a viverlo.
Per questo, e per tanti altri piccoli motivi, ho preso una decisione abbastanza seria in merito.
Durante tutto il periodo vacanziero, ho ritagliato, quasi ogni giorno, almeno un paio d'ore per iscrivermi a svariati siti di ricerca lavoro (Manpower, Stepstone, Monster, e compagnia cantante), ho aggiornato il mio CV, scritto una bella lettera di presentazione e mi sono armato di ottimismo e pazienza.
Le ultime due, come si sa, sono un pò il mio tallone di Achille, e quindi stò già iniziando a perdere colpi, anche perchè, al momento, non c'è stato un solo segnale vagamente incoraggiante e le uniche risposte che ho ricevuto sono state, manco a dirlo, di cortese diniego.
Quindi tutta l'esperienza, i sacrifici, il master, per il momento stanno valendo come il due a bastoni quando la briscola è a denari.
Ok, è un periodo difficile, lo so. Però speravo, credevo, forse sognavo anche. Ed invece devo, ancora una volta, tornare prepotentemente con i piedi per terra, stringere i denti, e tornare a fare un lavoro che mi piace in un posto che non mi piace.
Di nuovo sfruttamenti, di nuovo delusioni, di nuovo false promesse, di nuovo fegato amaro...?
No, stò seriamente pensando di mollare davvero tutto. E' un rischio, lo so. E' un azzardo, alla mia non più giovanissima età. E' una sorta di dichiarazione di guerra al mio stato di vita attuale ed io, a Risiko, perdo facile perchè non sono uno stratega e perchè mi spiace per l'avversario.
Cercherò di stringere almeno per l'intero mese di settembre, mi do un altro mese per vedere come va, se qualcuna delle promesse lanciatemi venisse, casomai, mantenuta, o anche per vedere se qualcuno delle centinaia di CV spediti nell'etere arrivi nelle mani giuste.
Poi vedrò di che morte morire.