lunedì 29 novembre 2010

4 (ever) in my head


4.
Il 4 è un numero pari e già solo per questo mi sta un po' sulle balle.
Un po' la cosa si equilibra pensando ai Fantastici 4, ma giusto un po'.
Ma è una cosa assolutamente temporanea perchè, ahime, l'invasione è avvenuta.
Presto, come un virus, i 4 diverranno molti di più.
Vinceranno, stracceranno i diretti avversari i quali, già da un po' di tempo, da un bel po' di tempo, hanno deciso di fare harakiri.
Due per lato, per non fare disparità, per par condicio o come si scrive lei.
Due lato destro, due lato sinistro. Più o meno alla stessa altezza, quasi speculari.
Si nascondono nell'oscurità, ma un'attenta analisi già li rende individuabili come mosche bianche...
Essì che, proprio di bianco parlo...dei miei primi, ma non utlimi, 4 capelli bianchi!


giovedì 25 novembre 2010

E' facile esser belli



Lo credo fermamente. Essere belli è facile.
E' facile avere avuto Madre Natura dalla propria parte. E' facile far sì che il destino (o se vogliamo essere vagamente Darwiniani), o la sopravvivenza della specie, abbiano collaborato per far incontrare papà a mamma belli.
Non è una legge scritta ma ci sono numeri importanti al riguardo. Difficile immaginare che i figli (quelli naturali) di Brad e Angelina da grandi siano dei cessi.
Facile, invece, è per me immaginare che per i belli è facile tutto o quasi. E' facile farsi piacere, è facile farsi accettare, è facile essere cercati, perdonati, sopravvalutati.
E' facile fare una buona impressione se hai un bel musetto, in tutto, anche se fai la spesa al supermercato (perchè puoi passare avanti nella fila, e nessuno ti dirà nulla). 
Io parlo, ovviamente, da non bello. Parlo da "tipo" (invenzione simpatica per camuffare il termine brutto), parlo da quello che non si sente del tutto a suo agio con il suo aspetto fisico.
E non credo a boiate come "l'aspetto fisico non conta" perchè, ahimè, conta eccome. Se fossi bello, anche caruccio, diciamo piacente, penso avrei vissuto e vivrei una vita sociale decisamente più movimentata.
I belli, i gradevoli, i piacenti (maschi e femmine) hanno sempre le amicizie giuste, hanno sempre il posto della macchina sotto casa e non hanno mai un capello fuori posto, e se non  hanno capelli, fanno moda e sono belli uguali.
Se bello vuoi apparire un po' devi soffrire...e se la sofferenza consta di qualche ora in palestra o a fare attività sportiva, non ci vedo proprio una cippa di sofferente. E se anche lo fosse, beh, ne varrebbe alla fin fine la pena.
E anche considerazioni come "la bellezza col tempo sparisce", le reputo inutili. La bellezza serve e viene sfruttata proprio nei momenti cardine della vita di  una persona che, non me ne vorrete, si concentrano nei primi 25/30 anni di vita. 
Nell'infanzia per essere l'amichetto o amichetta del cuore. Nell'adolescenza per fare le prime esperienze amorose e sessuali (se sei un cesso, a voja a pregare che qualcuna te la dia...) e via via crescendo, passando per i esami universitari (dai, non dite che i prof o le prof non guardano chi hanno davanti, capello fluente, labbra carnose, fanno le loro porche figure) e colloqui lavorativi (sempre più selezionatori vogliono i CV con foto allegata, ergo, se sei non gradevole, puoi essere anche un cervellone, ma t'attacchi).
In conclusione, per me i belli e le belle, mi stanno antipatici di default.
A loro dimostrarmi, con moooolta fatica, che sanno essere qualcosa in più di un bel viso o un bel paio di tette.
In genere non s'affaticano, hanno da andare in palestra.

martedì 23 novembre 2010

Basilicata coast to coast



Da buon ultimo, ieri, ho visto il film Basilicata coast to coast.
Il film in questione, se non erro, è uscito verso aprile di quest'anno. Io, come in prefazione, l'ho visto molto in ritardo rispetto al 99% dei lucani.
Io, come qualcuno sa, non sono lucano di nascita, bensì di forzata adozione. Per questo, forse, ho visto il film con occhio meno sentimentale dei miei conterranei.
Questi ultimi, i lucani, sono stati in media felici e orgogliosi di essersi visti tributati, una volta tanto, qualcosa che li raccontasse così come sono.
Io, da non lucano, sono altrettanto orgoglioso del risultato prodotto.
Prima della visione del film non ero, sinceramente, molto convinto del risultato finale. Lo credevo uno spot vagamente retrò di una terra altrattanto retrò.
Retrò, inteso, nel senso più dispreggiativo del termine. Una terra arretrata, vecchia, bruciata.
Lo è, per inteso, la Basilicata è arretrata, è vecchia, è bruciata...ma è anche ancestrale, è anche veracea, originale, unica.
Piena di difetti e con pochi pregi. Pregi però che la rendono, anche per un non lucano come me, una terra da cui è difficile stancarsi ed allontanarsi.
E' una terra sconosciuta ai più (nel prologo del film si fa menzione al fatto che la stragrande maggioranza degli italiani non sa neanche dove sia...), è una terra sconosciuta anche a chi la abita. Così rurale, così ristretta, talvolta, che certi abitanti di alcuni suoi paesi non hanno mai varcato i limiti delle loro province, talvolta dei loro stessi comuni.
Non è capibile, non è spiegabile in poche parole. Lo è, solo in parte, dimostrabile o forse meglio, ipotizzabile, con la visione di questo film.
Visione, appunto, visione non solo come mera vista degli occhi ma come vera e propria visione di un modo di vivere, di uno spaccato di cultura che Carlo Levi, nel suo celeberrimo Cristo si è fermato ad Eboli, ha ben descritto.
Eppure, anche lui, nel suo raccontare, vivere e celebrare i costumi e gli usi lucani, ha intaccato, scheggiato, ma non penetrato l'armatura che protegge ed isola, al contempo, questa terra ed i suoi abitanti.
Non mi dilungherò oltre, non vi consiglierò di vedere questo film. Se lo farete, penso sinceramente, ne rimarreste incantati o scossi.
Vi domanderete se quelle immagini sono vere, se quei luoghi esistono sul serio, se la gente ragiona, vive, è proprio così.
Ebbene, da non lucano in terra lucana, vi dico che non è così. E' ancora più diverso, ancora più incantevole e scuotente.
Ma se vorrete visionare qualcosa di diverso, allora prendetevi un'ora e mezza scarsa di una vostra anonima e noiosa serata, non credo ve la peggiorerà ulteriormente.


venerdì 19 novembre 2010

Buffo, no?


 Tra le varie, innumerevoli, immarescibili cose che detesto c'è l'essere preso in giro.
Sono un tipo ironico, dannatamente ironico, acidamente ironico. So riconoscere l'ironia. So che può essere un modo per stemperare situazioni troppo roventi o serie. Ma, facendone io ampio uso, so che come la maggioparte delle cose, ha una doppia faccia.
Anche l'ironia ha la faccia della saccenza e dell'arroganza. Di chi si ritiene inattaccabile o superiore. Di chi, con la scusa di un sorriso tirato, ti tira una rasoiata.
Io meno rasoiate, già detto, già assodato, e per questo le so riconoscere. Ma le mie, se permettete, sono di una lega migliore...
E quindì, sulla bolletta dell'ENI: Ardifuoco!

No, non è proprio buffo. Fa letteralmente pena.

mercoledì 17 novembre 2010

Quelle di Arale

Che giornata di cacca!
E no, non proprio come quelle cacchine che si vedevano nel cartone di Arale, che erano simpatiche ed allegre come questa dell'immagine.
Questa che stò passando è davvero una giornata pessima.
Qualcuno penserà: "Bof...è quasi finita dai!"
Ed io replicherò "Bof...so già che domani sarà pure peggio..."

martedì 16 novembre 2010

Ma non mi piace nulla?

Cito: "Ma c'è qualcosa che ti piace?"
La domanda, che suonò più come una esclamazione (per di giunta stizzita), mi fu posta durante una serata, di almeno un paio di mesi fa, in pizzeria con alcuni amici.
Alcuni, appunto, perchè un paio, di sesso femminile, invece erano a me sconosciute.
Fu una delle due, appunto, a pormi la domanda di cui sopra.
A quanto pare, non conoscere nè ascoltare tale Piergiorgio Carone (?!?!??), non aver mai visto, se non in preda a febbre delirante, le trasmissioni della De Filippo o De Filippi o, tagliamo la testa al toro, della moglie di Costanzo Show, è un grosso difetto.
Lo è anche non apprezzare, quasi per nulla, la musica italiana degli ultimi 20/25 anni. Lo è anche non aver visto determinati film (meglio se fiction) con Gabriel Garko e non professarsi amante del calcio e della Ferrari.
Tutto questo, e tanto altro ancora, mi rendono agli occhi delle persone, un alieno.
Ma, peggio ancora, mi rendono uno "dai gusti difficili".
Il classico sapientone con la puzza sotto al naso (ed, invero, di puzza ne sento parecchia visto il mio profilo non propriamente alla francese), buono solo a criticare perchè, ormai è acclarato, è invidioso.
E se lo notano dei perfetti sconosciuti, pensa in famiglia, in casa mia.
Mia madre più volte me lo fa notare, che non mi va mai bene nulla. I miei fratelli sono, invece, un po' meno espliciti, ma i loro sguardi e le loro discussioni tagliate un po' d'improvviso, la dicono lunga.
Oltre ad avere un naso lungo, ho anche occhi grandi (tipo il lupo di Cappuccetto Rosso...e quello, si sa, la triste fine che fece).
E' un problema, lo è davvero. Perchè, almeno io, non mi sento proprio tutto questo snob. Non mi sento proprio il tipo che non s'adatta, che non inghiotte bocconi più o meno amari. Ed il boffare, tutto sommato, è abbastanza innocuo e pure poco rumoroso; è anche ecologico!
Quindi il problema c'è, ed il problema non mi circonda perchè, il problema, sono io. Non faccio parte, non sono, invece, la soluzione.
Perchè, probabilmente, non ho ancora quella mente del tutto sgombra da certi preconcetti. Preconcetti che mi fanno dubitare, seriamente, dell'intelligenza di chi vede e segue assennatamente reality e talent show o di chi non si perde un'occasione per non andare, il sabato e la domenica, vestiti fashion a prendere uno stantio aperitivo pubblicizzato da un primate.
Trovo futilità in queste manifestazioni di vita sociale.
Dovrei, come si diceva in un piccolo aneddoto zen, svuotare la mia tazza, il mio sapere, i miei concetti, per aprirmi ed assimilare il sapere ed il concetto altrui.
Dovrei imparare a disimparare, come diceva uno dei 3 professori che, durante la mia vita da studente, mi ha insegnato qualcosa in più di una fredda materia; mi ha insegnato a ragionare.
Forse, ahimè, pure troppo. Perchè mi hanno insegnato ad essere un individuo, uno solo, non molteplici. Ad essere un io ragionante e senziente. Che dubita, alla San Tommaso, delle decisioni prese dalla massa, dei gusti imposti, degli stili.
Stili che partono dalle passioni umane, ma che poi, in genere, tendono a dividere gli uomini anzichè unirli e aggregarli.

sabato 13 novembre 2010

Il tempo passa come una ruspa, sul mondo e sulla mia testa


Il tempo è tiranno.
E penso, automaticamente, ai T-Rex che, porelli, si sono estinti. Ma il tempo, no, non credo si estinguerà.
Se non quando, anche il tempo, avrà fatto il suo tempo. E tutto, o nulla, cesserà semplicemente di esistere.
Ok...prefazioni pseudo filosofiche da appanzata di polpette a parte, mi rendo conto di essere una frana totale nella razionalizzazione del mio tempo.
Infatti, nella mia testa, avrei diversi progetti da iniziare. Diversio obbiettivi da perseguire. Parlo del comune e del consueto, dell'utile e del futile. Come può essere il ritagliarmi il tempo per le mie passioni o per i miei obblighi.
Purtroppo, mio limite, nei giorni lavorativi riesco a stento a concedermi un po' di rilassante lettura serale.
Avrei da studiare, avrei da preparare una tesi, avrei da continuare a cercare un nuovo lavoro, ma proprio non ce la faccio a stare dietro a tutto.
Allora, come di consueto, scarico tutto sul tanto amato week-end, come se in queste 48 ore scarse di "libertà" potessi fare di tutto e di più.
Ed invece non è per nulla così. Mi ritrovo a recuperare un minimo le energie spese nella settimana, a volte non riesco a fare neanche quello ed all'inizio del bistrattato lunedì, sono più scarico di una batteria usata.
La verità, triste e atroce, è che non ho più le forze di una volta, non ho più la determinazione e abnegazione che proviene dalla rampante gioventù.
Quello che faccio, a torto o a ragione, mi pare già più che sufficiente. Eppure vedo, leggo, sento, di super uomini e super donne, che hanno, almeno a parole, vita più intensa della mia.
E mi domando, lecitamente, come ce la fanno?
Sono io un "mandrone"? Un mezzo sfaticato che si stanca troppo facilmente? Uno che impiega il proprio tempo libero per scrivere cazzate sul proprio blog anzichè scrivere la tesi per il master?
Penso, sbagliando, di avere sempre il tempo per recuperare, per fare, per dire.
Pecco di presunzione. Pecco di concentrazione. Pecco di autostima. Perdo tempo nel peccare...

giovedì 11 novembre 2010

Pardon?

Una volta, tempo fa, ero molto più educato di ora.
Alla domanda, ad una qualsiasi domanda postami anche dal più sconosciuto degli sconosciuti, sfoderavo uno sguardo misto tra l'interessato ed il prodigo e domandavo "Scusi?" o "Scusa?" a seconda del grado di confidenza che c'era o mi prendevo.
Lo "Scusi" o "Scusa" di rito era, diciamocelo, fatto per resettare un attimo il cervello per trovare al meglio la risposta al quesito appena posto.
Però, l'educazione, era appunto nell'usare un termine elegante che precedesse il reset.
Oggi, invece, più vecchio e meno educato, raramente uso il prefisso "Scusi" se non in rari casi.
In genere l'ho sostituito con un generico "Come?" ma, mi rendo conto, che nella stragrande maggioranza dei casi me ne esco con un poco gentile "Eh?" e la contaminazione romanesca che ho in me mi farebbe pure aggiungere "Chevvoi?".
Il bof, invece, in senso interrogativo non funzionerebbe...

domenica 7 novembre 2010

Cara Belen

Cara Belen,
spero non ti crei dispiacere se ti do del tu. In molti, a torto o ragione, ti trattano come una di famiglia. Una persona conosciuta da tempo, di cui si sa un po' tutto, forse, converrai anche troppo. Per questo motivo, mi permetto questa unghia di confidenza nei tuoi confronti.
Probabilmente non leggerai m ai questa mia, ma la scrivo ugualmente.
Sei molto bella Belen, c'è poco da dire. Oggettivamente hai un bel corpo, un bel sorriso, begli occhi.
Non sei italiana e, per noi italiani un po' troppo esterofili per vocazione, ciò ti rende ancora più ben voluta e desiderata.
Sì, desiderata. E' di questo che vorrei parlarti Belen. Viviamo in un mondo di uomini, di maschi, dove il testosterone gira a mille. Dove tutto, e più di tutto, vale la legge del sesso. Il sesso, per il maschio, è qualcosa in più di un desiderio primordiale. E' volontà di dominio, di sottomissione e di conseguente appagamento personale.
Visto che i maschi conoscono i loro simili, sanno che per far fare qualsiasi cosa ad un maschio, basta far vedere, intrvedere o anche solo immaginare, qualcosa legato al sesso.
Tu, Belen, sei quella che in gergo alcuni chiamerebbero una "bomba sexy". Un tuo sorriso, un tuo ammiccamento, un tuo scuotimento anche impercettibile dei fianchi, e tutti con la bava alla bocca, e non solo...
Per questo, immagino, tu ora sia "sfruttata" come una gallina dalle uova d'oro. In TV, negli stacchi pubblicitari, sei presentissima. E, non a caso, presente per quei servizi ritenuti ormai irrinunciabili per l'uomo, quali sport (calcio, automobilismo, motociclismo), telefonia (cellulari con annessi e connessi) e qualcosa che, strano a dirsi, ora mi sfugge.
Sei entrata nelle nostre case tramite un famoso reality. Ancora prima, seppur in tono molto minore, eri conosciuta per essere la fidanzata di un calciatore (un luogo comune assai frequente nelle coppie da gossip dei nostri giorni). Poi hai lasciato il calciatore, ti sei messa con un...con un...con un altro uomo (?!), e nel frattempo hai mostrato il tuo corpo da dea in trasmissioni per la famiglia (un tale Scherzi a parte dove, rammento, ad un certo punto della trasmissione, guardacaso, finivi sempre e sistematicamente in slip e reggiseno).
Per carità, hai solcato anche il famigerato palco del Teatro Ariston in quel di Sanremo, ed hai dimostrato di avere una voce calda, sensuale ed intonata, più del Cutugno che ti affiancava (forse, in questo caso, non ci voleva poi molto ad essergli migliore e preferibile).
Insomma, Belen, io credo tu abbia le potenzialità per rimanere, ancora per anni, nelle menti un po' contorte di noi maschi.
Ma, se posso darti un consiglio, cerca di variare. Cerca di non mercificare oltremodo il tuo corpo. Cerca di non accaparrare ogni pubblicità e di non far si che il produttore o regista (maschio che conosce gli altri maschi) della stessa, ti costringa ad ammiccare a mò di pornodiva anche se si trattasse di una reclame di una crema per le emorroidi.
Tira fuori...non solo quello che hai già abbondantemente mostrato, ma anche ciò che hai dentro.
Hai una bella voce, hai, immagino, un certo cervello. Hai la capacità di far fare, di far credere, di far sentire, anche e soprattutto al pubblico maschile, molto.
Lo puoi sensibilizzare sull'abbandono degli animali, sul rispetto dell'ambiente, sulla fame del mondo.
Sfrutta, se possibile, la tua bellezza ed il tuo fascino per unire le donne in cause serie, promuovendone l'intelligenza emotiva, che solo voi avete in abbondanza e che tanto servirebbe a tutto il genere umano.
Cara Belen, in sostanza, fai conoscere al maschio, al maschio italiano, quanto ci sia dentro una donna. Quale universo strano e contorto, ma infinito ed affascinante, vi sia in voi.
Fai, facci, notare, anche con un tuo atteggiamento un po' più cerebrale, che la donna non è solo un oggetto sessuale o un brand per una campagna pubblicitaria.
Te ne saranno grati in molti, uomini e donne.

Cordialmente,
Pierpaolo.

lunedì 1 novembre 2010

Avendoli


Dopo settimane, ma che dico, mesi, di rotture di zebedei, il solito gruppo di aficionados della schedina, ha vinto il megagalattico montepremi del Superenalotto.
Penso sappiate già come la penso al riguardo e non duplicherò il pensiero.
E solo la presenza di notizie su omicidi, zoccolette e alluvioni, ci sta risparmiando la rottura mediatica di coglioni su chi siano o non siano i vincitori.
Però...se fossi stato tra quei 70 e spicci aficionados, e ora avessi due milioni e rotti di euro in più in tasca, che ci farei?
E' vero, sono quelle cose che, solo al pensiero, destabilizzano parecchio.
Tanti soldi, penso, diano un po' alla testa. Fanno diventare snob, fichetti, arricchiscono, solo nelle tasche, ma non nello spirito e nella mente.
So che le mie potranno sembrare le parole di un "rosicone" e se lo sembrano, forse, ne hanno anche la sostanza oltre che l'apparenza.
E per questo, in pieno "politically correct" credo che, i soldi in questione, me li terrei. Non darei nulla in beneficienza, non darei nulla alla Chiesa (?????!!) e neanche alla ricerca.
Magari mi ricorderei, oltre che degli immancabili parenti (mi immagino già telefonate di ancestrali zii di cugini o cugini di zii, che inizieranno facendomi i complimenti, continuerebbero con ricordi di quando mi "tenevano sulle ginocchia", e terminerebbero con un elenco di sfighe e rate di mutuo da pagare alle quali, ovviamente, contribuire immediatamente), anche di qualche amico fedele e sincero.
Potrei avere anche, guardacaso, un incremento di fica...e quella porta via parecchi soldi!
Quindi, credo, che rimanendo su una somma "scarsa" dei due milioni di euro di partenza, un buon 40% se ne volerebbe in questa maniera.
E la restante parte?
Una macchina nuova? Una casa più grande? Una villetta magari in qualche cittadina un attimino più viva e carina di quella dove vivo ora?
Anche una limata del naso da un buon chirurgo plastico?
Bof...tutte buone idee. Costose, ma ora che ho più di un milione di euro in tasca, posso permettermi qualche sfizio!
Eppure, al giorno d'oggi, pare che anche con un milione di euro si sia degli pseudo poveracci.
E' capace che dovrei pure continuare a lavorare! Teniamoceli stretti stì manco mille euro, eh?!
In questi casi, più che in altri, mi rendo conto dell'eccessiva materialità delle nostre vite.
L'eccessivo peso del denaro che porta, in genere, al potere. E il potere, logora. Chi ce l'ha e chi non ce l'ha.
E mi rendo conto che, ahime, non avrò mai soldi se non quelli che mi servono e serviranno, spero, per mantenere una vita dignitosa.
Per andare a mangiare una pizza a settimana, pagare un aperitivo ai miei amici, comprami un jeans nuovo ogni tanto e, magari, pagare a rate la macchina o i mobili dell'IKEA.
I soldi non sono fatti per me. La notorietà non è fatta per me. Non è fatto per me il potere e l'uso, o abuso, dello stesso.
Rimarrò sempre un numero, uno dispari ovviamente, almeno, fin quando, non proverò ad uscire da questo gioco dalle regole un po' a cippa.
E, no, non ci vedrei proprio nulla di male se, un giorno, vendessi tutto, mandassi tutto a fare in culo, e mi trasferissi in qualche paese esotico a vendere granite.
O, in alternativa, c'è sempre la famigerata fumetteria...
E, ultima entrata, un bel pezzo di campagna con una casetta rustica. Con un bel caminetto, 4 galline, 5 conigli, qualche maiale, un asinello, uno struzzo, tanti cani e gatti. Vivendo di quello che produco con le mie mani, con il mio sudore.
Se fortuna deve essere, che fortuna sia e che agisca sulla mia testa facendomi prendere decisioni sagge e giuste. Che agisca nelle mie tasche, non mi serve, proprio no.