sabato 31 dicembre 2011

capo-danno



La solita lista di buoni propositi per il nuovo anno?
Ne ho fatte tante e spesso non le ho rispettate, talvolta le ho deliberatamente ignorate.
Per questo imminente inizio d'anno ho un solo proposito: stare bene.
Stare bene con me stesso sfruttando le occasioni che mi piacciono e che non mi vengono imposte. Facendo le cose che mi piacciono e non perchè le devo fare. Frequentare solo persone che mi rispettano, che mi apprezzano come uomo, come amico, come professionista ignorando, invece, chi ha per troppo tempo, oggi compreso, tirato troppo la corda.
Per me sarà un buon capodanno, lo sento. Per chi è uscito dal mio rispetto e dalla mia vita, e dovesse riprovare a farsi vivo in qualche maniera, sarà un capo-danno.



venerdì 9 dicembre 2011

Caro blog

 
Ciao blog,
da quanto tempo, vero?
Mi spiace di averti un po' abbandonato, eppure non è che non abbia più nulla da raccontarti. 
Le cose, ovviamente, continuano ad accadermi. Sempre più brutte che belle e anche il tempo, tutto sommato, è quello avuto sempre a disposizione per scriverti ciò che mi passava per la mente.
E' quindi probabile che sia cambiato io o, in alternativa, che sia in atto un cambiamento in me che ancora non è giunto al suo termine.
Il fatto è che scrivo a te, caro blog, ed è come parlare con me stesso allo specchio. Quello, il parlarmi da solo, lo sto facendo sempre meno. Non so quanto indice di pazzia o di sanità il contrario, ma il fatto è che comincio a non trovare nulla di interessante neanche in me.
Almeno, prima, avevo un certo orgoglio per come ragionavo e agivo ma, ultimamente, mi sto particolarmente appiattendo.
Troppi compromessi ti fanno perdere di vista le priorità, gli ideali. E quando arrivi alla fine del mese, della giornata, non ho progetti particolari se non quelli di tirare a campare, giorno per giorno, alla spera in dio.
E in dio, tra le altre cose, ho smesso di sperare da anni...
Capirai da te, mio caro blog, che qualcosa non va. E non ho neanche più quella sana voglia di sfogarmi, di arrabbiarmi e, con ironia, rasoiare come un tempo sapevo fare.
Ora, da settimane, anche boffare è diventata una fatica, quasi come respirare.
Alla prossima mio caro blog, non so quando, ma spero ci sarà.


sabato 19 novembre 2011

Sabato...

Oggi è sabato. Per molti questo giorno della settimana è quello dedicato allo svago.
Si fanno passeggiate, si esce con gli amici, si vedono le vetrine, si pratica un po' di sport, si socializza o, viceversa, ci si dedica a se stessi.
Probabilmente do molte cose per scontato. Io, ad esempio, mi son oconcesso una passeggiata, forse mi vedrò con un paio di amici, ho visto delle vetrine, non ho praticato sport, ho mediamente socializzato, a me stesso non ho dedicato nulla.
Ebbene, ora che scrivo mi rendo conto che l'originario motivo del post sta evolvendo o regredendo a qualcosa che proprio non era previsto.
Volevo scrivere qualcosa a proposito delle abitudini ed invece, ora, mi rendo conto che il fattore "me stesso" delle prime righe è totalmente carente.
Insomma, in quanto sabato dovrei essere impegnato a fare qualcosa che mi piace, ed invece...?
Sono qui' seduto davanti un monitor perchè sono asociale...?! O, meno semplicemente, perchè non ho alternative?
Nella passeggiata di cui sopra, pur essendo un sabato, penso di aver incrociato 10 macchine e 10 persone; un po' poche...
Colpa forse dell'orario? Le 17.00 circa non mi paiono così drammaticamente "presto", e non fa neanche freddo fuori.
Allora...sono circondato da asociali? O, meglio, da persone che purtroppo non hanno alternative?
E quindi, il confine tra le due cose, asocialità e mancanza di alternative, mi pare abbastanza sottile.
Perchè se, l'alternativa, è passare il pomeriggio rinchiuso in qualche sala slot, a giocare a carte, a chattare su FB...c'è qualcosa che a mio parere non va.
Oggi, in giornate come questa, dovrebbe esserci gente in giro, per quanto possibile all'aria aperta. Sono utopistico fino a tal punto?
E, se il confine tra asocialità e mancanza di alternative è labile, quanto lo è quello tra proposizione e rassegnazione?
Me lo domando quasi sempre: perchè lamentarmi, perchè lottare, perchè drammatizzare ogni cosa, quando basterebbe lasciare spazio alla rassegnazione?
La rassegnazione forse, per uno strano gioco di parole, mi rasserenerebbe. Come una sorta di lobotomia, mi farebbe vivere con una certa mancanza di slancio e stimoli e, vivadio, mi farebbe apprezzare un po' di più quel poco che ho.
Mi farebbe apprezzare le solite facce, la solita birra, la solita pizza, i soliti no, le solite mancanze, tutto.
E' questa dunque la soluzione! La cura di tutto il mio male? Una medicina o un placebo?
Un amico, tempo fa, mi dedicò una canzone di Nicolò Fabi intitolata "Dentro", che in una sua strofa dice:
hai dentro la tua malattia, hai dentro la tua cura
Che sia la rassegnazione...?



martedì 1 novembre 2011

The calling



Olè!
Alla fine ci sono riuscito. Mischiare in maniera quasi compatta realtà e fantasia.
E così stanotte ho fatto uno di quei sogni che, sincermanente, mi mancavano.
Non so quanti dei miei lettori conosca Lovercraft ed il suo rinomato "Ciclo di Cthulhu".
Ebbene, stanotte ho sognato qualcosa di simile a ciò che veniva narrato in uno dei racconti di cui sopra.
Ma con qualche aggiunta manga.
In pratica ero io (con un po' più capelli, benefici dei sogni!) che avevo la simpatica abilità di trasformarmi in un fichissimo gargoyle alla D&D.


A quanto pare ero l'unico in grado di contrastare il poco simpatico e bello Cthulhu, ovvero un bel mostrone a stento riusciva ad essere coperto da un'enorme montagna.
Il Cthulhu però non era neanche solo. Infatti comandava un numero imprecisato di serpentoni alati e volanti che bazzicavano e distruggevano un po' tutto, così per sport.
Come in ogni bel sogno, però, mi sono risvegliato nel punto focale. Ovvero poco prima di arrivarmi in volo al cospetto di Cthulhu ed iniziare a fare un po' a cazzotti.
Dubito però che avrei vinto...
In conclusione posso affermare quasi con convinzione che:
  • Lovercraft scriveva solo la sacrosanta realtà;
  • a modo mio, ho festeggiato Halloween;
  • stò diventando totalmente pazzo.



    domenica 30 ottobre 2011

    Mercanti di sensibilità



    Insomma...
    ho sinceramente aspettato un po' prima di scrivere questo post. Ho voluto non farmi trascinare dall'emozione, farmi raffreddare un po' l'animo.
    Per questo credo che il presente post sarà alquanto razionale, non edulcorato.
    Una settimana fa, ora più ora meno, il mondo dei motori veniva scosso dalla morte di un noto e giovane motociclista. Non ne riporto il nome. Non per mancanza di rispetto o per disinteresse ma perchè, di contro, il nome di questa persona è stato oltremodo abusato.
    Media in genere e social network hanno fatto a triste e nauseabonda gara su chi dovesse dedicare il servizio più strappalacrime, potesse riportare o intercettare il ricordo più sublime. A decine di migliaia di persone su facebook hanno cambiato d'improvviso la propria foto del profilo inserendo quella dello scomparso.
    Tutti, insomma, si sono riscoperti amanti del mondo dei motori? Anche chi non sa neanche come si chiamasse (alcuni lo hanno chiamato Simone...)? Anche quelli che non sapevano neanche che fosse un pilota?
    Non è per caso che c'è tanta di quella idiozia ormai in giro che, solo per farsi bello e sensibile agli occhi di tutti, ci si improvvisa in ogni salsa?
    O davvero ci cantiamo la favola che il ragazzo scomparso rappresentava "la sfida dell'uomo verso i propri limiti" e per questo si è trasformato nell'eroe nazionale, quasi in un milite ignoto, che incarna la gioventù davvero bruciata per inseguire un sogno o una passione?
    Allora siamo tutti così romantici...?
    E, di grazia, il romanticismo perchè nasce solo in alcuni casi? Non sono eroi i muratori a nero che lavorano e rischiano la vita ogni giorno per neanche mille euro al mese? Eppure quando muore, purtroppo, qualcuno di loro la notizia passa in sordina. 30 secondi di commento, la solita sfilza di frasi ed espressioni contrite di sindacalisti, politici, imprenditori e nulla più.
    Per il pilota di cui sopra, invece, funerali in diretta, pellegrinaggi di massa anche di chi non sa un emerito cazzo di chi fosse e cosa facesse fino a 3 secondi prima della sua morte!
    Un atteggiamento "bislacco"...come quello di chi fa visita in luoghi come Avetrana e Garlasco...
    Mi sento davvero triste. Per la morte del ragazzo, ovviamente, ma in non secondo livello anche per come sia stata mercificata la sua scomparsa e di come sia stata mercanteggiata, abusata e stuprata la sua immagine da persone che di sensibile non hanno neanche l'unghia del mignolo.



    martedì 25 ottobre 2011

    Pallottole a salve

    E insomma...
    mi reco al mio Comune, al cospetto del Sindaco.
    Ho la pessima abitudine di essere puntuale. Altri hanno l'abitudine di fregarsene alla grande di appuntamenti, precedenze e tempi tecnici.
    Faccio la mia bell'ora di anticamera. Nel frattempo osservo la costellazione di stelle (cadenti) che animano il piano.
    Come formiche improduttive c'è chi vaga da una stanza all'altra, percorrendo quel benedetto corridoio almeno 10 volte portando un foglio per volta.
    C'è chi ciondola come un ubriacone da anta della porta ad anta della porta. Saluta "ehilà, illustrissimo!" è la parola che si scambiano coloro che, di illustre, non mi pare abbiano granchè.
    Poi c'è chi arriva alle 11.45, apre la propria stanza, deposita la borsa, chiude la stanza e se ne va. Incoraggiante la targa sulla sua porta: "si riceve dalle 10.30 alle 11.30" quando, già alle 11.00, due persone erano in attesa, invano, proprio davanti quella porta.
    Dall'anticamera vengo chiamato ad una stanza vicina a quella del sindaco; in quella del segretario.
    Tra chiacchiere sterili perdo un altri venti minuti buoni a vedere colui che mi ospita che apre buste di corrispondenza e fa telefonate a numeri sempre occupati.
    Finalmente accedo alla stanza del Primo Cittadino (non prima di aver aspettato altri 10 minuti per far passare avanti uno dei ciondolanti di cui a qualche capoverso fa).
    Le poltrone in pelle umana, alla Fantozzi, si sprecano. Il Mac ultimissima generazione campa sulla scrivania. Sfilze di cellulari.

    "Benvenuto!"

    5 minuti di conversazione. Io che non sono lì per chiedere aiuto ma per proporre e propormi con un progetto. Qualcosa di semplice, qualcosa di intuibile.
    So che ho poco tempo a disposizione, cerco di essere incisivo.
    Strappo un "Sembra una cosa interessante..." che suona come promessa da marinaio.
    Nel frattempo alla porta bussano altri mendicanti, altri ciondolanti, altri...

    Il mio tempo è scaduto, la mia pallottola a salve non ha fatto neanche rumore.
    Ennesima delusione in saccoccia. I tentativi di farmi piacere questa vita stanno ormai finendo.


    giovedì 13 ottobre 2011

    No flesh no fish

     
    Da diverso tempo non mi sento nè carne nè pesce.
    Per indole credo di essere una persona con diverse sfaccettature caratteriali. Sono assai umorale e lunatico e passo, nel giro di una giornata, dalla placida tranquillità di una pozzanghera alla fragorosa dinamicità di un'onda.
    Eppure non ho stimoli, non riesco a pormi obiettivi che superino l'arco delle 24 ore prossime.
    Sono divenuto assai fatalista, in me si radica, di giorno in giorno, la pessimistica convinzione che nonostante gli sbattimenti, i sacrifici, le speranze, il sudore, non arriverò da nessuna parte.
    Sarò destinato ad un "viaggio" interminabile senza un porto definitivo dove buttare l'ancora. Se non, ancora peggio, e mantenendo la metafora marittima, rimanere immobile, in bonaccia perenne, agitato solo dalle onde, trascinato da correnti che si incrociano e, di fatto, ti fanno rimanere in mare aperto senza terra in vista; così, per tutta la vita.
    Il mio presente ed il mio passato, mi stanno rendendo il futuro quantomeno asettico. Privo di spirito, privo di forze, come uno zombie cammino in cerca di cervelli.
    Ma i cervelli sono in fuga...
    E questo, di fatto, fa capire che io, che (a torto) vengo reputato una persona intelligente, se avessi un cervello vero, se avessi un cuore vero, se avessi un coraggio vero, già da tempo sarei dovuto fuggire.
    Scappare da questo posto troppo piccolo, da questa cultura troppo limitata; e, man mano che vado avanti, che i giorni passano, che i TG raccontano, mi rendo conto che avrei dovuto scappare da questa nazione, forse anche da questo continente.
    Ormai sono morto. Il sangue circola in me, per carità. Il corpo è caldo ed ho ancora la forza di pensare, ragionare e scrivere.
    Ho, per fortuna ma a scadenza, una discreta salute che, probabilmente, mi sta aiutando a sopportare al meglio tutta questa bruttura che mi circonda.
    Incontro persone, parlo con loro, ed ogni volta è un pugno nello stomaco. Vedo che ci rassomigliamo tutti e che tutti, anche i più alternativi, alla fin fine si piegano alla atroce realtà.
    Una piattezza colossale ci ammorba. Una mancanza di speranza ci sta modificando il DNA rendendoci sempre più idioti.
    Non vedo speranza, non vedo coraggio, non...
    Indignados, no-tav, anarchici, figli dei fiori...tutto è fermo, quasi futile.
    Non è un canto del cigno, il mio. Non vuole essere una preghiera o un inno alla speranza. E' solo uno degli ultimi razionali ed oggettivi pensieri che credo dedicherò a me stesso con questa profondità.
    Perchè a scavare, ormai, ho raggiunto il fondo.


    sabato 1 ottobre 2011

    SMS



    Ho da sempre un rapporto abbastanza contraddittorio con il cellulare in se.
    Ancor più contraddittorio è il rapporto con gli SMS. Io che proprio non ho il dono della sintesi spesso mi ritrovo a tagliare drasticamente il contenuto dei miei messaggi con il rischio, ancor più una certezza, di venire spesso frainteso.
    Passo dal freddo, quando mi limito a quattro parole in croce, al cinico passando per vari stadi di simpatico, gentile, tagliente, scostumato, e via dicendo.
    Ma non me ne curo.
    Gli SMS sono un utilissimo strumento, economico, diretto. Ma la sostanza è che se qualcuno, io per primo, vuole o deve parlare seriamente deve farlo a voce.
    Per questo, in situazioni abbastanza delicate, non leggo gli SMS che mi arrivano. E' inutile tempestarmi di parole quando, come sopra, basterebbe avere un attimo di coraggio per dirmi a voce il tutto.
    Ma c'è gente che, oramai, il coraggio se l'è venduto per un piatto di fagioli, un cane, un gatto e un corso di yoga.
    E così, a distanza di qualche settimana (forse un mese intero) per errore ho letto uno dei messaggi ricevuti e mai visionati fino a questo momento.
    L'effetto? Nullo. Un mezzo sorriso ironico. Nessuna volontà di replicare e, soprattutto, una totale assenza di memoria alle mie risposte.
    Perchè, strano che vi sembri, ho una strana abilità nel rispondere ad SMS senza bisogno di leggerli.
    Non sono un indovino o un veggente, semplicemente, conoscendo certi soggetti, riesco in molti casi ad immaginare cosa mi rispondono, cosa mi domandano, di cosa mi accusano e di conseguenza rispondo.
    Certi soggetti sono come dei format televisivi. Si assomigliano tutti. Basta un minimo di attenzione e sai cosa succederà almeno dieci minuti prima.
    Baila...



    sabato 24 settembre 2011

    File not found


    • Armonia: not found.
    • Serenità: not found.
    • Amore: not found.
    • Rispetto: not found.
    • Sicurezza: not found.
    • Felicità: not found.
    • Lavoro: not found.
    • Soldi: not found.
    • ...: not found.


      giovedì 15 settembre 2011

      Organizzare-Accantonare


      Organizzare: predisporre, ordinare le proprie cose in vista di un risultato o solo per dare ad esse un assetto più funzionale.

      Accantonare: lasciar da parte, rinviare, mettere da parte come riserva.

      Insomma, direi che i due termini hanno qualcosa in comune.
      Ieri mi è stato detto: "Dovresti...proprio un organizzare diversamente i pensieri...".
      E quindi prendo il pensiero "lavoro" e lo sposto un po' più in giù rispetto a quello "salute". Magari cerco di spostare il pensiero "affetti" in modo tale che formi un unico blocco assieme a "ridere di più", "far finta di nulla" e "se non mi apprezza sono cazzi suoi".
      Ottimo consiglio, sembra quasi provenga da Marchionne...
      Ma, nell'organizzare, mi insegna il "Marchionne" della questione, non ha forse tenuto conto che alcuni pensieri vengono poi messi da parte, lasciati andare, accantonati per l'appunto.
      Per "Marchionne" è facile consigliare. Per "Marchionne" è bastato un colpo di spugna per organizzare i pensieri e accantonare quelli non più utili e necessari. E poco importa se i pensieri ora accantonati fino a qualche tempo fa erano messi in cima alla fantomatica piramide dei pensieri.
      Anche accantonare è, quindi, un modo di organizzare. Di allontanare certi pensieri ma non del tutto. Accantonare è anche sinonimo di mettere da parte come riserva. In periodi di vacche magre, infatti, si va nei granai e si raccoglie ciò che c'è, anche se ammuffito o non perfettamente buono. Il pensiero accantonato, in quei momenti, ritorna d'impatto primario tra i gradini della piramide.
      Ed è proprio lo scopo dell'organizzare, quello di ordinare pensieri, cose, persone, sentimenti, in raggiungimento di un dato fine.
      Poi, raggiunto il fine, soddisfatto l'ego, risolto il problema, si riorganizza tutto. Quello che prima era importante ora non lo è più. Quello che prima era sciocco ora diventa fondamentale, perchè è cambiato l'obiettivo, perchè è cambiato il fine, perchè è cambiato il pensiero organizzativo.
      Ma, il pensiero accantonato, cacciato nell'angolo, tornerà utile prima o poi. Lo ha già fatto qualche tempo fa e finito il suo scopo è stato di nuovo stipato nel granaio.
      Attenzione però, che qualche volta il granaio sarà vuoto, il pensiero accantonato potrebbe non farsi trovare.


      domenica 11 settembre 2011

      Dirk the Daring



      In pochi sapranno chi è costui. Io per primo ho dovuto ravanare un po' nei miei ricordi per individuarlo con sicura certezza.
      E' una lunga storia, o forse no. Certo è che sono passati almeno 25 anni (forse anche 26). E visto che è domenica, visto che il blog è mio e visto che ho mal di denti, la scrivo.
      Posso affermare con una certa sicurezza che a quest'ora, di 25/26 anni fa, ero seduto ai piedi del mio letto della mia stanza da letto in quel di Gonzaga (MN).
      Ero sicuramente spensierato, probabilmente felice, non incazzato, ma di certo determinato. Da poche ore avevo ricevuto come regalo per il mio compleanno il mitico Commodore 64 (marchingegno elettronico a metà strada da un rudimentale pc ed una rudimentale console di gioco) con annesse periferiche che erano, nell'ordine: 
      '- un joystick (che nelle mie mani da zappatore durava, in media, un paio di mesi);
      '- un mangianastri (dove andavano inserite le "cassette" dei videogames).
      Invero esisteva già la versione "upgrade" con un superingombrante e costoso lettore di dischetti (e non parlo dei dischetti da 3,5 pollici, ma di quelli neri, brutti come al debito, ben più grandi e delicati).
      Tra i primi manuali della "Jacksons & Jacksons" (mi pare si chiamasse così la casa editrice) che avrebbero dovuto rendermi un programmatore in basic coi controzebedei, e le prime cassette di videogiochi spiccava, per importanza, la cassetta contentente il gioco di Dragon's Lair.
      Ok, difficile spiegare cosa sia Dragon's Lair per chi non l'ha visto e giocato a tempo debito. Parlarne ora è parlare di archeologia pura. Ma vi assicuro che all'epoca, soprattutto se visto e giocato in sala giochi, era uno spettacolo per gli occhi, per il cuore, per la mente, per i sogni.
      Vedere questo cavaliere animato (con immagini e movimenti proprio da cartone animato) scaturì in me tutto un processo che, in parte, mi ha portato ad essere ciò che sono ora parlando, almeno, per ciò che concerne gusti, hobbies e, non in infima parte, carattere.
      Ricordo ancora indelebile i due schermi sovrapposti con cui, in salagiochi, si vedevano le immagini delle partite.
      Salvare la procace e bionda principessa dalle grinfie di un cattivissimo drago non era cosa semplice. Trabocchetti, mostri, non morti, erano all'ordine del giorno e poi, signori, i riflessi. Se ne dovevano avere di buoni. Un attimo prima o un attimo dopo e cadevi in una pozza di magma o venivi schiacciato da qualche enorme sasso.
      Era un sistema di gioco del tutto innovativo per l'epoca.
      Un'epoca innovativa anche per me, per tanti motivi.
      Nel Commodore 64 Dragon's Lair, ovviamente, non aveva lo stesso impatto visivo e ludico della salagiochi, ma tanto bastava per perderci le ore davanti (senza peraltro cavarci tanti ragni dal buco, era un gioco a me decisamente ostile).
      Questo post, quindi, a che pro? Me lo sto domandando anche io. Non so perchè tra i mille ricordi che ho della mia infanzia stamane, svegliandomi, mi si sia presentato proprio questo.
      E' un ricordo bello, positivo, perchè riguarda la mia infanzia, il periodo di certo più bello della mia vita.
      E, come per farmi un auto-regalo di compleanno (avvenuto ieri), oggi scrivo queste righe cercando di assaporare con la mente i momenti di anni e anni fa.
      La mia vecchia stanza coi mobili rossi, i giocattoli sulle mensole, i miei vecchi amici e compagni di scuola con cui uscivo e giocavo ogni pomeriggio, mia madre in cucina a preparare qualcosa di buono e a mandarmi qualche urlo per non farmi stare troppo davanti la TV, mio padre a casa oppure al lavoro giù in caserma.
      Nessuna paura, nessun timore, nessun pensiero negativo. Solo una questione di riflessi, raggiungere la principessa, sconfiggere il drago e vivere felice e contento.


      mercoledì 7 settembre 2011

      Regalami un regalo



      Ho la pessima abitudine di fare regali alle persone.
      Pessima perchè, non tanto di rado, mi rendo conto di averlo fatto per persone non del tutto meritevoli.
      Spesso non regalo cose materiali e se lo sono, ammetto per primo, che sono cose da poco, il classico "pensiero".
      Cerco di regalare qualcosa in sintonia con i gusti, le passioni, talvolta in linea con le sensazioni che la persona in questione mi trasmette.
      Cerco di fare regali "intimi". Sarò forse un mezzo romantico, non eccessivamente attaccato alla materialità.
      Se ricevo un regalo non sono il tipo che lo sbandiera ai quattro venti. E' una questione di carattare probabilmente.
      Io sono introverso e, di conseguenza, anche i miei regali lo sono. Non credo di essere del tutto snaturato in questa maniera.
      Se ci rifletto sopra mi trovo a pensare che talvolta certi regali vengano fatti proprio per essere visti, mostrati, ostentati direi. E' il caso di quei regali che sono fatti proprio per essere "condivisi".
      Questi regali, forse, appartengono e vengono concessi a e da persone un pizzico più esibizioniste di me. Di quelle che vogliono sentirsi dire "che bello!" e che muoiono dalla voglia di dire "è un regalo di...".
      Si inorgogliscono ed, al contempo, danno esplicito riconoscimento al regalatore.
      Io, invece, non amo questo genere di condivisione. A me interessa che il regalo sia piacevole per chi lo ha ottenuto. E vorrei che se intimo sia il regalo intimo sia anche il comportamento di colui che lo riceve.
      E' evidente che io sia strano, ma la cosa mi da fastidio. Mi mette in una sorta di imbarazzo. Quella sorta di imbarazzo che poi può anche trasformarsi in qualcosa del tipo "io a te regali non ne faccio più...".
      Risparmio non tanto in soldi, quanto in premura. La premura che può essere mostrata da una persona cara, non da un discepolo.

      venerdì 2 settembre 2011

      Sono morto ma faccio finta di no


      E figurarsi se proprio ora che avevo iniziato la libera professione questa, di punto in bianco, sembra abbia le ore contate...
      Ed è vero, dannatamente vero!
      Perchè? Non ne esiste uno solo, ma tanti. Alcuni di vecchia data, quasi antecedenti alla mia nascita. 
      Certo è che ad oggi ci vorrebbe una netta innovazione nella professione perchè, parliamoci chiaro, il registrare fatture, liquidare l'IVA e cose del genere, non contano quasi più nulla.
      Il cliente, il fantomatico "imprenditore" se va bene non le considera cose fondamentali. Se va male non sa manco cosa sono.
      Tra i bisogni dell'imprenditore attuale conta maggiormente vendere, rimanere sul mercato, espandere il proprio mercato, economizzare o, meglio, migliorare i suoi processi produttivi o commerciali, controllare la liquidità; l'IVA, forse, arriva al 7° od 8° posto nella graduatoria degli interessi dell'imprenditore.
      E quindi sono già con un piede nella fossa. Perchè sono in quella via di mezzo tra l'innovazione futura (che in questo sud arretrato che mi ha adottato è vista come una strega da mandare al rogo) e la stantia ripetitivà di consulenze che non portano a nulla, non portano soldi, non portano soddisfazione e che portano solo rogne e responsabilità.
      Perchè, cazzo, trovo avvilente andare dal gommista, dal panettiere, all'autolavaggio e via dicendo, proponendosi come una sorta di azzecca garbugli che ti registra le fatture a 30 euro al mese. E, bene a sapersi, sentirsi anche dire "ci penso su". Essì, perchè il di cui sopra imprenditore ti ritiene una specie di furbo ruba-soldi che ti chiama per dire solo che devi pagare qualche cosa allo Stato!
      E le nuove consulenze? Ieri mi parlavo di ristrutturazione dei debiti, di web marketing, di cruscotti di controllo in BSC. Tutte belle cose, ottime consulenze, performanti, appagantim su qualcosa del genere c'ho smenato qualche migliaio di euro per un master che m'è servito come quegli occhiali a Raggi X che pubblicizzavano nei giornaletti zozzi di qualche decennio fa.
      Ma l'imprenditore, quello con cui ho a che fare io almeno, queste cose non sa neanche cosa siano. E se gliele proponi sgolandoti a voce, preparando slide e pagine e pagine di commenti, ti risponde come sopra "ci penso su".
      Sono stufo, sono morto e lo so.



      lunedì 29 agosto 2011

      Non c'è trucco non c'è inganno...

       
      Ed invece c'è!
      Eccome. Provate a vedere una donna, anche una ragazza, un attimo struccata, ovvero senza addosso in faccia quel mezzo kg di trucca tra phard, rimmel, fondotinta, e poi ditemi.
      Capisco il farsi belle, capisco darsi un po' di colore e brio...ma quegli incroci mitologici tra panda e uno dei componenti dei Kiss, proprio non mi piacciono.
      Donna acqua e sapone?
      Non sarebbe male, se qualcuna poi il sapone lo usasse per davvero...


      venerdì 26 agosto 2011

      People from Ibiza



      Sandy Marton...un genio incompreso...
      Ibiza. C'ho la macchina che si chiama così. Non sono andato in vacanza sull'isola in questione.
      Però, sì, sono andato in vacanza e sono rimasto qui' nella "mia" bella, arretrata e selvaggia Basilicata.
      Da anni ho scoperto che il turismo tutto "discoteca/bellagente" non fa proprio per me.
      Mi piace girare per i borghi antichi di paesini arroccati e anche un po' tristi. Mi piace essere a contatto con la natura. Mi piace scoprire le culture ed i sapori dei posti che visito. Questo è il genere di vacanza che si avvicina al mio ideale.
      E tutto ciò, seppure in piccolo ed in poco tempo, sono riuscito a condensarlo ed un centinaio di km da dove vivo. Mi è bastato spostarmi in una zona un po' più interna e meno battuta ed il gioco, stranamente, è stato fatto.
      Ho trascorso quindi alcuni giorni nella zona antistante il Parco Nazionale del Pollino. Un luogo che, essendo ovviamente in Basilicata, è ovviamente sconosciuto ai più; me compreso.
      E così è stato tutto uno scoprire di posti incontaminati, di gente accogliente, di usanze tipiche. 
      Ho avuto l'occasione di fare delle stupende escursioni lungo le vallate ed i monti del Parco. Ho messo a dura prova le mie forze con camminate e arrampicate che, sinceramente, non pensavo avrei superato.
      Dalla "terra" sono poi passato all'acqua con una divertentissima discesa in rafting lungo il fiume Lao. Il tutto condito da visite a borghi di semplice bellezza e antichità e da tanta buona cucina.



      Io non sono lucano. Abito in questa zona, a volte un po' forzatamente, molto spesso criticamente, ma mi rendo conto che è una regione che naturalisticamente parlando ha davvero pochi rivali. Storia, mare, monti, verde...tutto concentrato in pochi km quadrati.
      Ho sfidato me stesso...non ho vinto, non ho perso. Forse ho pareggiato.
      Le mie paure rimangono, i miei pensieri permangono, il pessimismo è solo temporaneamente congelato.
      Ho scoperto che la natura non mi fa paura, la rispetto.
      Ho scoperto che non è l'altezza a farmi paura, è lo spazio vuoto a farlo.
      Ho scoperto che esistono delle melanzane rosse...


      venerdì 19 agosto 2011

      Contare fino a zen

       
      C'è una canicola che anche il pensare risulta difficile, immaginate lo sforzo a scrivere.
      Alla canicola poi ci sarebbero da aggiungere le solite annose questioni di tutti i giorni.
      Il lavoro (sì, perchè pur essendo 19 agosto ed essendo andato io in "ferie" dal 13, ho clienti, gente, persone poco sensibili, che mi stressano), la salute, la mamma, la gatta, l'enel, la telecom, il condominio, i papa boys, le stronze.
      Nel 99% dei casi avrei già sbiellato. Ma, in questo miserrimo rimanente 1%, sto cercando di fare grossi respiri, e contare, contare, contare.
      Così, se tutto va bene, tra poco meno di 48 ore spero di starmene al fresco. Non in galera, per carità, ma in montagna. Via, me ne vado; destinazione luoghi spero poco affollati, pieni di verde, di tranquillità dove fare lunghe passeggiate e respirare aria salubre.
      Lontano dalla canicola, dall'abbronzatura a tutti i costi, dalle serate alcoliche (vabbè, quelle credo ci saranno anche in montagna...), dalla gara a chi si veste più in tiro per bersi una cedrata, dalle cover band di dubbia bravura.
      Che crolli la borsa, che il governo cada, che gli alieni ci invadano. Io non sono raggiungibile.


      mercoledì 17 agosto 2011

      Uhm...

      ...che delusione....








      sabato 13 agosto 2011

      Fiches



      Bislacca vita quella delle fiches...

      Quelle che fanno le profonde...come una pozzanghera d'acqua.
      Che "scrivono" cose alquanto scontate alla Fabio Volo, per intenderci.
      Che fanno le semplici, ed invece sono inutilmente sofisticate.
      Che tirano fuori le unghie con chi cerca di trattarle in maniera decente.
      Che fanno le simpatiche e arrendevoli con chi le tratta falsamente.
      Che sono false, perchè fiches.
      Che rappresentano qualcosa che non è. Fumo senza arrosto.
      Che criticano le altre fiches perchè troppo "osè" salvo loro mettersi in tiro da paura per mangiarsi un panino con la salsiccia (no doppio senso).
      Avrebbero bisogno di un bagno di umilità (che non è la marca di un bagnoschiuma). 
      Di assaporare il salato del sudore del lavoro.
      Di fare scelte, sbagliando se è il caso, e di pagarne le conseguenze.
      Di non avere Mamy & Papy a coprir le spalle, a pagar vestiti firmati, la casa in centro, la smart, la reflex, l'i-pod magenta.

      All in..

      mercoledì 10 agosto 2011

      Università


      Ho sempre un ricordo contrastante dell'università, del periodo in cui la frequentai.
      Non sono passati poi molti anni. Il primo "step" si è concluso nel 2002. Il secondo, in occasione del master, è decisamente più fresco.
      Le cose, dal 2002 al 2010 mi sembrarono già enormemente cambiate. Più "tecnologia", professori che producono dispense multimediali, segreterie unviersitarie che ti contattano via mail, diffusione condivisa grazie ad internet, cose che nel 2002 erano appena agli albori insomma.
      Mi sono formato, in questo senso, ancora con la carta. Con risme di fotocopie e di dispense varie, di statini per la richiesta di esami e di moduli a non finire.
      Il cambio dei tempi, però, non ha solo riguardato questo naturale passaggio tecnologico. Noto molta, moltissima differenza anche nello spirito in cui si affronta l'università.
      Non mi importa apparire come quei vecchietti che iniziano prosopopee assurde con "ai miei tempi..." ed infatti, affermo con una certa convinzione che ai miei tempi l'università era cosa difficile.
      Non parlo tanto dell'aspetto didattico (spero, credo, che oggi non sia più facile studiare rispetto a 10 anni fa, non dico quindi che oggi laurearsi sia più facile di prima, benchè abbia sentito più di qualcuno far notare la cosa). 
      Non so perfettamente neanche spiegarmi, ma credo che oggi, per molti (ma non per tutti) la vita universitaria sia un po' più leggera.
      Provo a spiegarmi.
      Mi sembra più facile vivere l'università quando hai, standard, una stanza singola (cosa che io ho avuto solo negli ultimi 2 anni sui quasi 5 trascorsi fuori sede).
      Mi sembra più facile vivere l'università quando hai casa sui navigli a Milano (anzichè nella viuzza sperduta, stretta e pure zozza della periferia di Bari).
      Mi sembra più facile vivere l'università quando hai mamy & papy che ti tolgono tutti i vizzi (quando il massimo della mia movida era il cinema scontato per studenti il mercoledì).
      Lo so, sono qualunquista. Lo direi io di me stesso leggendomi non sapendo niente di me stesso (questa l'ho capita solo io...).
      Ecco, sarà che l'università io la vedo e l'ho vissuta come una prova di maturità. Dove devi autogestirti, dove devi faticare, prenderti responsabilità, fare sacrifici e, forse, raggiungere un risultato (che è poi solo un'altra partenza).
      Oggi vedo, in molti amici/conoscenti che vanno all'università, una eccessiva presenza di agevolazioni e facilitazioni che io (e molti miei amici/conoscenti di studi dell'epoca), manco potevo sognare.
      It's evolution baby...?


      sabato 6 agosto 2011

      No Vasco


      io proprio non ci casco.
      Jovanotti (uno che non mi pare sprizzi arguzia dai pori) t'aveva forse inquadrato ai suoi tempi prendendoti un po' in giro.
      Io, sinceramente, non t'ho mai sopportato.
      Ti ritengo oltremodo sopravvalutato. Scrivi dei testi che, nella stragrande maggioranza dei casi, non mi sanno di nulla. Musicalmente, ecco, non saresti poi malaccio. Ma inserire un paio di distorsioni o schitarrate un po' più potenti non ti fa rientrare nel novero delle "rock star".
      Ecco, questa cosa della rock star, poi, la vedo decisamente esagerata per te. Non mi dichiaro intenditore del rock, però, pur essendo nato nella fine degli anni 70, qualcosa di significativo, in termini di rock, l'ho ascoltato e ci sono anche cresciuto.
      Non voglio fare paragoni perchè, nel tuo caso, mi sembrerebbero decisamente scomodi, e non mi riferisco solamente a te.
      Il riempire stadi, il vendere dischi come caramelle, l'avere fans sfegatati (e, come direbbe un amico mio, tagliati con l'accetta perchè un po' tutti uguali) non mi ti fanno percepire come rock star.
      E la componente rock che ti manca e che, credo, ti mancherà sempre. Il tuo, caro Vasco, non è rock. E' qualcosa di orecchiabile, qualcosa di anche decente in alcune sue sfumature, ma, ripeto, non è rock.
      La colpa, forse, non è neanche tua. Io ti immagino intento a scrivere senza etichettarti, senza, spero, l'affanno di dover creare il pezzo "giusto" per fare solo soldi.
      La colpa è un po' nostra. Di un paese con una cultura musicale che da una 30ina d'anni a questa parte non produce nulla o quasi di decente.
      I buoni gruppi, i buoni cantautori, per carità, esistono anche oggi. Ma sono stretti in una nicchia asfissiante in cui vengono stipati da radio e case discografiche che trasmettono e propongono al pubblico solo soggetti come te.
      Non sei certo il solo, sei in buona compagnia. Come te, ad esempio, c'è l'altro finto rocker Ligabue al quale, forse, dedicherò in futuro qualche parola.
      Vedi, Vasco, solo in Italia uno come te poteva raggiungere certe vette. Non a caso, appena superi i confini nazionali nessuno sa chi sei. Il nostro problema, di noi italiani, è di secolare anzianità. Siamo un paese da sempre in crisi. Forse perchè dannati dallo spettro di cosa eravamo millenni fa (pensa all'Impero Romano), forse perchè la nostra cultura da troppo tempo premia i furbi, gli arrivisti, quelli che appaiono e così via dicendo.
      Tu, appunto, appari come un rocker, ma non lo sei. Sei un bluff, musicalmente parlando. Sei però una star. Sai presentarti, sai far spettacolo, sai fare "moda". Nell'epoca della poca sostanza tu sei un mito. E qualcosa, a quanto pare, dentro di te l'hai capita, l'hai maturata.
      Ti senti triste, ti senti sfruttato. Sei una macchina da soldi e quando non servirai più a nessuno non so cosa accadrà. Non penso arriverai come quell'altro soggetto di Califano al quale, mi sembra, viene passato un sussidio perchè povero in canna (della serie: mi sparo tutto in alcol e zoccole e poi chiedo allo Stato di mantenermi perchè ho fatto una mezza canzone che qualcuno ancora oggi canta!).
      Ora ti vuoi ritirare. Vuoi fare un passo indietro. Oggi, al TG, mentre il mondo va un po' a rotoli, ho dovuto sorbirmi la triste ma fondamentale notizia che assumi psicofarmaci per tirare a campare.
      Umanamente mi spiace per te.

      N.B: Sono anche io figlio di una cultura che basa tutto sull'apparire. Appaio contrito, ma sinceramente non me ne frega una vanga di te, delle tue squallide canzoni e dei tuoi problemi di salute.



      martedì 26 luglio 2011

      Giudizioso



      Mamma non m'ha fatto bello, ma giudizioso. 4 denti del giudizio (a qualche fortunato, pare, ne possa spuntare qualcuno in meno) lo testimoniano.
      Se poi ci mettiamo la mia personale restiità ad assumere farmaci, l'equazione dente del giudizio, gengive infimmate portano come unica soluzione l'ascesso.
      E così, da un paio di giorni, sto provando anche questa nuova frontiera del dolore fisico. Qualche giorno ne avevo testato un altro: inforcare degli occhiali resi roventi dal sole.
      Esperienza scottante, invero, quanto però breve.
      Questa dell'ascesso invece, come dire, ma la sto gustando approfonditamente. E poco conta se il gustare, causa la quasi impossibilità non solo di masticare ma anche solo di aprire la bocca per più di 2,5 cm, comprende brodino (obbligatoriamente vegetale con quel tocco esotico di un dado prestatoci dalla vicina di casa dalla marca sconosciuta e dal retrogusto pollaceo) e frullati di frutta.
      Annebbiato dal dolore, con scarse energie fisiche, cerco comunque qualche lato positivo alla cosa:
      • il lato destro del viso è un po' gonfio. posso spacciare la cosa come una scazzottata con qualche bullo/truzzo (e questo genere di cose da macho, si sa, attirano il rispetto dei maschi e le attenzioni delle femmine);
      • avrò buttato giù quel mezzo kg che avevo preso ultimamente con possibilità di esibire intatto al mare (quando e se c'andrò vista la salute e la bislacca variabilità climatica) il mio fisico da lanciatore di susine;
      • sto mangiando una quantità di ghiaccioli al limone da far invidia a mastro lindo;
      • forse ho rimediato ad una mia mancanza con una persona. cosa che, non fossi rimasto a casa, avrei stupidamente rimandato per chissà quanto altro tempo.

      domenica 24 luglio 2011

      Priorità



      E' prioritario dare la notizia della morte di Amy Winehouse rispetto agli aggiornamenti provenienti da Oslo.
      E' prioritario prendersela con gli islamici (come Libero comanda) anzichè aspettare e capire che il nemico era dentro.
      E' prioritario parlare della frattura alle costole del "Komandante" Blasco rispetto alla frattura tra Lega e PdL.
      E' prioritario farsi foto ad ogni occasione, ritoccarle con photoshop e farle vedere a mezzo mondo, rispetto al vedersi, veramente, ogni giorno allo specchio e capire cosa si è.
      E' prioritario andare in vacanza e abbandonare cani e gatti per strada.
      Che priorità del cazzo!

       

      venerdì 22 luglio 2011

      "Come stai?"


      E' la domanda più comune che ci si può sentire porre. Stranamente è anche tra le più complicate a cui rispondere.
      Chi più chi meno abbiamo i nostri problemi, le nostre lune storte. Abbiamo anche, vivadio, delle cose positive ma quelle, a livello statistico, accadono molto di meno.
      Pertanto, alla domanda di cui sopra, c'è tutta una serie di intercalari, di risposte a pappagallo o di default che si utilizzano tipo (in ordine più o meno decrescente):

      "Benissimo"
      "Tutto bene"
      "Va bene"
      "Benino"
      "Insomma"
      "Potrebbe andar meglio"
      "Al solito"
      "Come vuoi che vada?"
      "Male"
      "Malissimo"
      "Medito il suicidio"

      C'è poi la risposta/non risposta. Quella che, a volte, preferisco. Quella che non si da a voce ma con gli occhi. 
      Ed è in genere eloquente a chi ce la richiede. Soprattutto se il motivo dello stare bene o meno bene dipende proprio dall'atteggiamento delle persona che ce lo domanda.
      E quindi "tu" che ogni tanto mi domandi "come stò, come và, cosa fò", la risposta la sai perchè in parte, una larga parte, dipende proprio da te...
      Non evitarla, per carità, il chiedere è già un vago atteggiamento di interesse. Vago...


      domenica 17 luglio 2011

      Il sesso sopravvalutato


      In periodi di crisi, di inflazione galoppante, si sopravvaluta tutto, anche il sesso.
      Ok, già mi figuro pensieri di eventuali lettori del tipo "ma questo c'ha problemi". In effetti, di problemi, ne ho, come tutti credo.
      Il mio, in questo caso, è di natura concettuale.
      Non mi domando se sia giusto o sbagliato fare sesso...quanto se lo sia farlo quasi "obbligatoriamente".
      A quanto pare non si può frequentare una persona, per più di una settimana di seguito, per non domandarsi, o sentirsi domandare più o meno esplicitamente: "l'hai già fatto?" o "quando lo facciamo?"
      Ecco, per la convinzione che, più delle domande, sono le risposte ad essere pericolose, io a questa rischierei di rispondere abbastanza acidamente.
      Sono così anomalo, ormai, da non dover fare certe cose a comando, anche quando è la "natura" che lo ordina a modo suo?
      Il mio essere bastian contrario è ormai così radicato, a quanto pare.
      Non mi importa, sinceramente. Forse ne sono anche orgoglioso. 
      Orgoglioso di non pesare tutto nell'ottica della dimensione dei seni o dei tempi di durata degli amplessi. Di non fregiarmi di performances amatorie da porno attore. Di compatire, sì il termine è quello, chi basa tutto sul sesso.
      Di essere, penso, tra i pochi che in condizioni oniriche ed ipotetiche, preferirebbe trascorrere del tempo con una ragazza, in relax, all'ombra di un paio d'alberi, su un'amaca, sorseggiando una birra ghiacciata e leggendo Paperinik.


      giovedì 7 luglio 2011

      Non è una vita...



      Non è una vita quella dove non c'è la gratificazione del lavoro.
      Dove non c'è il calore di una persona speciale.
      Dove non c'è l'abbraccio del genitore.
      Dove non c'è uno Stato in cui identificarsi.
      Dove non c'è la fiducia nell'altro e in se stessi.
      Dove si fa a gara per le briciole perchè il pane l'hanno già mangiato.
      Dove anche svagare con la mente, ormai, non dona libertà.
      Dove tutti hanno problemi, ed i tuoi, no, non sono superiori agli altri. E se anche lo fossero, non avresti altro che commiserazione.
      Dove devi dimenticare l'ieri, ringraziare per l'oggi, sperare per il domani.
      Dove i compromessi, ormai, non portano più a nulla se non all'umiliazione.
      Dove rimpiangi ogni errore, ogni decisione, presa e non presa.
      Dove non sorridi, se non per circostanza.
      Dove...mi sono rotto i coglioni!

      P.S. l'immagine, infatti, è a cazzo di cane!

      domenica 3 luglio 2011

      I'm no woman in love


      E' estate, e ancor prima è stata primavera. I cuori si aprono (ho scritto cuori!), ormoni vari impazzano, si mostrano bicipiti e pettorali scolpiti in mesi di dura palestra.
      L'estate è il momento nel quale, quasi per moda, ci si deve trovare un'anima gemella. Per alcuni l'anima poi è secondaria, basta solamente il corpo, e che sia gemella...tanto meglio, perchè magari c'è anche la sorella che può dare il cambio...
      Tra i miei conoscenti/contatti virtuali, è quindi un fiorire di cuori (ho scritto cuori!), fiori, messaggi, ringraziamenti vari, accensioni di ceri.
      Capisco l'amore, l'ho provato. Ricordo vagamente cosa ti porta a fare, a dire, a pensare. Sarà che ora non sono innamorato e che si dimentica troppo facilmente il passato (anche non remoto), ma a me tutto questo manifestare/ostentare il proprio amore, un po' mi fa venire le bolle...
      I soliti benpensanti penseranno bene che la mia è invidia. E hanno, in fondo, anche ragione.
      Ma sbandierare il proprio stato sentimentale io non lo capisco. Non lo capivo neanche quando ero ammalato (innamorato) sia ben inteso, e i soliti ben pensanti penseranno bene che 2+2 fa 4.
      L'amore, o l'infatuazione, o il sentimento nascente, o la botta e via, credo debbano essere una cosa assolutamente intima, condivisa con pochi intimi. Non capisco chi le sbandiera. Non capisco chi deve necessariamente "gridare al mondo" che è innamorato.
      Il mondo, credo, ha già un Pappalardo.

      sabato 25 giugno 2011

      Brasil o Brazil


      Mi perplime...
      Mi perplime e un po' mi intristisce rendermi sempre più conto di come bastino un paio di glutei femminili e addominali maschili per far accorrere e sbizzarrire mandrie di persone.
      Persone che, fino a 5 minuti prima, sembrano abbastanza posati, con la testa ben sulle spalle, gente che lavora (o così pare) qualche padre o madre di famiglia.
      E poi, d'un botto, arrivano questi brasiliani...e i locali che li ospitano si trasformano...e queste persone cominciano a fare i maiali e le scrofe...
      Questi finti brasiliani (della serie: non basta essere vagamente abbronzati e avere un cognome che termina con la S) che scimmiottano movimenti di anca e bacino (se trattasi di maschi), che sballottolano prosperosi (e forse finti) seni e glutei vagamente prosciutteschi (se trattasi di brasiliane)...
      Una moda alquanto triste, ripeto, che rappresenta un paese e una nazione che, per quanto poco io conosca, non reputo sia solo calcio, carnevale, trans e ballerini/e.
      E' un po' come, per noi italiani, essere tacciati all'estero per mafiosi, mangia spaghetti, mandolino e monnezza di napoli. Ci incazziamo...giusto?
      E presumo che anche i brasiliani, quelli veri, facciano bene ad incazzarsi se li consideriamo così. E forse fanno anche bene a sbattersene di noi, delle nostre leggi, ed a liberare presunti terroristi infischiandosene delle "minacce" dei nostri politici ridicoli (che si ricordano del brasile solo per i calciatori e per le zoccole).
      Se vuoi rispetto, porta rispetto...


      domenica 19 giugno 2011

      Ambient


      Uno dei più interessanti corsi sostenuti all'epoca universitaria fu "Geografia dello spazio e dell'ambiente".
      Non fu un corso qualunque e per quanto sia mediamente affabulare o abbuffalatore nelle parole, non riuscirei a spiegare al meglio cosa rappresentò per me, e per molti miei colleghi di studio dell'epoca, quell'esperienza.
      Cercando di riassumere il tutto in poche ed incisive parole, direi che fu l'unico esame in cui, alla fine della fiera, fui fiero e soddisfatto di me stesso, delle mie capacità, delle capacità dei miei compagni e del mio professore.

      Alla prima lezione, ci fu posto tale quesito: definire concettualmente le parole "ambiente, territorio e paesaggio".
      Cosa da poco, potrà apparire di primo acchitto. Cosa di non poco conto, vi garantisco, farlo.
      Aprendo la mente su concetti similari, utilizzati erroneamente in maniera alternata e che sotto, invece, nascondono svariate sfumature.

      Non so il perchè di questa premessa, talvolta, come un diesel, ho bisogno di carburare per raggiungere poi il fulcro del mio discorso. Di certo ricordo tutto, o quasi, con (quasi) devozione e pensare che è passata una piena dozzina d'anni, fa riflettere.

      Come fa riflettere il fatto che, parlando di ambiente, di ciò che forse circonda l'individuo e che circonda, alla fine, se stesso, ci si possa infilare di tutto e di più. Senza limiti che siano spaziali o temporali, ma forse solo mentali.
      E di questi limiti mentali, talvolta insuperabili come mura di Gerico, talvolta labili come tonni tagliati da grissini, che mi sono vagamente soffermato osservando un nuovo locale aperto da qualche mese nel mio posticino dimenticato dalle cartine geografiche.
      Insomma, è bastato mettere qualche luce soffusa, chiamare qualche DJ dal nome vagamente etnico (che non si chiami, per l'appunto Antonio, Rocco o Ugo), far pagare cinquanta centesimi in più a bibita, rispetto agli altri locali del circondario, senza motivo apparente e la gente mi si è infichettata d'improvviso, e pure in maniera prepotente!

      Non posso più girare per strada senza vedere tipi sbarbati con capigliature sfidanti diverse leggi di gravità, con occhiali da sole o da vista (o da finta vista) di dimensioni spropositate, eccezionalmente puzzolenti di profumo, che si sparano pose in foto degne di Cosmopolitan e Cioè, ad ogni angolo della strada.
      E stesso dicasi per il falso gentil sesso, che sfoggia d'improvviso minigonne inguinali, tacchi rumorosi, glitter e trucchi alla Tracy Lord, che si spara le suddette foto al pari dei compari maschili e che fuma, sbocca, sclera e fa caciara con applombe britannico.
      Il tutto, da precisare, in 20 metri quadri che, d'estate, si apliano in maniera interessante lungo la strada, tra un parcheggio ed un altro, improvvisando i cofani delle macchine come tavolini.

      La mia "odiosa" ironia credo abbia già fatto intendere come vedo e percepisco questo locale. Ma è appunto l'analisi dell'effetto modificatore che il suo avvento, il suo presentarsi, il suo immettersi nell'ambiente, abbia di fatto modificato gli individui che ne sono entrati in contatto.
      Ero sempre stato un convinto fautore che fossero gli individui, le persone, a creare ed influenzare l'ambiente. Ora, sempre più, mi rendo conto che è l'ambiente a influenzare l'individuo.

      Eppure...mi domando, se avessero inaugurato una libreria come il Signore di qualcuno comanda...chissà se per strada ci sarebbe stata un'orda di secchioni occhialuti...?

      martedì 7 giugno 2011

      Alla bersagliera!

      E insomma...
      Mi sono messo in proprio. Qualche giorno fa ho inaugurato il mio piccolo ufficio. Due stanzette, grandi il giusto. C'è luce, tanta luce. Ho due bei finestroni, di quelli che vorrei anche a casa; sono stato fortunato.
      Ho arredato, a giudicare dai complimenti ricevuti (soprattutto da donne), con un certo gusto.
      Ora, dopo lo stress preparativo legato alle scelte, agli acquisti, ai viaggi, agli appuntamenti fissati, mancati, rimandati, alle sedie dell'ikea che non volevano sapere di montarsi decentemente, alle trapanate sbilenche nei muri, inizia la parte più impegnativa.
      Abituato com'ero a fare almeno 5 cose contemporaneamente, ora, nel silenzio e nella fin troppa calma delle mia 4 mura, mi sento spaesato.
      Al telefono mi chiama solo mia madre e qualcuno che sbaglia numero. Il citofono tace e l'unico che mi passa a trovare sta forse peggio di me.
      Certo, è normale...qualcuno dirà...
      Dai tempo al tempo...dirà qualche altro...

      Forse ho fatto il passo più lungo della gamba...?
      Ho voluto la bicicletta...vuoi che l'abbia presa senza sellino...?

      "In sella, alla bersagliera!"


      martedì 24 maggio 2011

      Ma...trimonio?

       
      E' una cambiale!
      Sì, al bando i sentimentalismi e il politicamente corretto. 
      Il matrimonio è una cambiale con scadenza a sorpresa, per di giunta, la quale però prima o poi la si deve pagare.
      E' una cambiale anche per coloro che, nonostante numerose grattate alle parti intime, si rivedono di tanto in tanto, presentarsi all'uscio di casa proprio, con sorriso ebete misto tra rivenditori del folletto e testimoni di geova, qualche parente, amico, conoscente, ex-amante che li invita al loro matrimonio.
      Il sorriso (ebete) che questa volta proviene dal malcapitato invitato è in genere tutto un programma che, in rapida successione prevede una serie di pensieri tipo: "Poverto te" "T'ha incastrato" "Quanto mi costerà" "Ma mi vuoi davvero male".

      Inutile cercare scappatoie, augurarsi improvvisi mal di denti, diaree o fusioni improvvise di motore, quando tocca tocca!
      E, qualche giorno fa, è toccato al sottoscritto.
      Impossibile sfuggire, ho dovuto agghingerarmi con giacca, cravatta e scarpe decisamente scomode. Ho dovuto far lavare la macchina (che, in verità, non vedeva il sapone da almeno un semestre), ho dovuto percorrere un buon 250 km, tra andata e ritorno, per le manie di grandezza dei novelli sposi, ho dovuto sborsare quello che, almeno attualmente, equivale alla quasi metà dei miei introiti lavorativi mensili.

      Ovviamente ho reincontrato parentame alla lontana che non vededo (senza particolari rimpianti nè miei nè loro) da una decina d'anni buoni e raccontare, ovviamente, vita morte e miracoli di quanto accaduto nel frattempo.
      Ho evitato, agilmente ma con fatica, trenini, macarene, amici di charlie brown, lanci di fiori e di giarrettiere.
      Ho dovuto, ahime, sorbirmi "musici" dalla dubbia capacità musicale e dal pessimo repertorio, sparati per di più a palla dall'alto parlante che mi distava pochi metri dal tavolo.

      Ripromettendomi di non partecipare più a nessun altro matrimonio (compreso il mio eventuale) ho cogitato che:
      1. se proprio devo sposarmi, la cerimonia la farò in spiaggia, con obbligo, per gli invitati, di non indossare giacche, tailleur, scarpe con tacchi e via dicendo;
      2. si mangia tipo buffet. niente camerieri pomposi, maitre psicotici e proprietari di sala egocentrici;
      3. la bomboniera sarà una cosa utile, niente delfini di cristallo di svaroschi, cornici d'argento, piattini da caffè dorati e minchiate simili;
      4. niente musicanti! magari un qualche amico, di quelli mezzi alternativi che hanno tutti, che strimpella una chitarra e canticchia, ma nulla di più coinvolgente;
      5. nessun steven spielberg dè noartri per il filmino dell'evento. giusto qualche foto ricordo ed un filmato modesto, semplice, senza effetti speciali, riprese alla fast & furious. 
      Tutti buoni propositi...che qualcuno penserà, giustamente, crolleranno davanti alle richieste della mia futura lei.
      La famigerata Lei per la quale si fa di tutto, si accetta, di tutto, per far si che quel giorno sia, soprattutto, il suo giorno.
      Quella Lei, che nel mio caso, è già sposata...


      domenica 22 maggio 2011

      Meditare...

      Se c'è una cosa in cui sono bravo è pensare.
      Pensare, ri-pensare, farmi continue seghe mentali che mi frenano, che mi inibiscono, che mi fanno razionalizzare un buon 90% delle mie azioni e delle azioni altrui.
      Forse, vedendola da un'altra prospettiva, il pensare troppo, per quanto possa far male, crea un attimo una sorta di empatia nei confronti dell'ambiente circostante.
      Di certo, come ho affermato poche ore fa strappando un mezzo sorriso ironico ed un mezzo sorriso di compassione, tendo ad immaginarmi con la sfera di cristallo. Come una sorta di mago o di indovino che cerca, nella riflessione e meditazione continua, una base per il futuro prossimo venturo; dovrei quindi iniziare a leggere carte, divinare ossa e scrutare specchi d'acqua...

      Ma...come sempre, c'è un fattore che mi frega, che non mi fa essere "mago" in tutto e per tutto: la pazienza.
      Medito, sì, ma un po' a cazzo, diciamocelo. Il fattore pazienza mi è spesso estraneo, salto subito e spesso a conclusioni errate, fuorvianti perchè, per quanto cerchi di razionalizzare, c'è sempre la componente istintiva che proprio di neutralizzarsi non ne vuole sapere.

      Dico e scrivo, spesso, di voler diventare stronzo. Non tanto nel senso cattivo del termine, quanto in quello mentale. 
      Lo stronzo, in primis, appare assai distaccato. Cinico, freddo e oltremodo razionale nel suo modo e, forse, nel suo mondo.
      Ecco, io quel modo e quel mondo lo vorrei tanto padroneggiare.
      E, non da poco, ho notato che molti stronzi (ma soprattutto stronze) hanno acquisito questo status grazie ad una profonda meditazione. Tanto profonda che non ha annullato l'istinto, ma lo ha fuso, sapientemente, con la calma, con la pazienza, con quel dannato distacco dalla realtà e da un certo tipo di materialità che io, ancora, non riesco ad operare.
      Ho notato che in codesti stronzi (e codeste stronze) fattore scatentante è stato sempre uno: lo yoga!

      Sarà la respirazione, sarà l'apertura dei vari chakra, sarà che tutto gira intorno al sesso, ma chi conosco e so che fa yoga, in qualche modo, è notevolmente stronzo...

      domenica 8 maggio 2011

      Aria fritta



      uhmmm...
      diciamo...
      eggià...
      mah...
      bof...
      veramente io...
      sarà...
      qualche dubbio ce l'ho...
      capisco...
      saluti

      sabato 30 aprile 2011

      Fora dai ball!

       
      Sì, mi sono scoperto pure razzista.
      Sono settimane che con gommoni e barconi mediatici provenienti oltre manica, sedicenti giornalisti ci hanno intasato le gonadi con il "matrimonio del secolo".
      Parlo, ovviamente, del parossistico matrimonio dei principini, duchini del qualcosa-shire che ieri, finalmente, hanno convolato a giuste (e costose) nozze.
      Pensavo che solo in Italia ci fosse un livello tale di demenza senile nell'idolatrare figure di cartone come politici, calciatori e veline.
      In Inghilterra c'è una discreta fetta di gente che ci batte, e anche di brutto. E questo se da una parte fa ben sperare e mi porta un attimo a rivalutare noi italiani, da un'altra mi porta ad affossare una nazione che, sinceramente, ho sempre ritenuto vagamente sopportabile.
      God save (us from) the queen!


      lunedì 25 aprile 2011

      Colorado



      Ho sempre immaginato che la jella non esistesse.
      Certo, come tutti ho vissuto momenti particolarmente sfortunati. Quei momenti dove pensi e poi esclami con convinzione: "che sfiga!".
      Vivo a non tanti chilometri da un paesello abbarbicato che prende il nome di Colobraro. (in foto) Ecco il solo nominarlo (figurarsi quindi a scriverlo lasciandolo quasi indelebile sul mio blog) pare porti jella.
      Per questo ne si altera il nome. Colorado, per l'appunto. Ma già i più timorati non lo nominano affatto definendolo semplicemente "quel paese lì".
      Come in premessa non credo nella sfiga. Non mi ritengo sfigato nel senso di "persona a cui capitano eventi sgradevoli con un tasso di probabilità abbastanza alto", eppure devo cominciare forse a ricredermi.
      Perchè...per quanto la mia razionalità cerchi di renderlo appunto un mero accanirsi delle probabilità. non riesco proprio a spiegarmi come mai, al solo incrociare una data persona sistematicamente mi accada qualcosa di sgradevole.
      E ieri ne ho avuto l'ennesima conferma da che, pochi istanti dopo averla incrociata, mi si è forata la ruota della bici. Risultato: circa 5 km di strada fatta a piedi per ritornare mestamente a casetta!
      E ieri, appunto, è stato solo l'ultimo degli eventi. Altri, sempre accaduti quasi immediatamente dopo aver incrociato questa data persona (parlo sempre e solo d'incrociare visto che con la persona in questione non ci salutiamo per motivi troppo lunghi da raccontare...), sono stati smagnetizzazioni del bancomat, fracassamento degli occhiali da sole, un'altra foratura di ruote (l'estate passata), inzaccherata d'acqua di pozzanghera e caduta di panino con salsiccia.
      E come disse Lino Banfi:

      Con il peperoncino el'insaleta, mi protegge la madonna dell'incoroneta. Con l'olio, il sale e l'aceto mi protegge la madonna dello sterpeto!

      domenica 17 aprile 2011

      Unreal tournament


      C'è qualcosa in me che non quadra proprio. Qualcosa di cui provo a cercare qualche traccia che non sia solo un sentore. La traccia, anzi le tracce, le trovo cercando poi bene. Le trovo in me, nei miei atteggiamenti e nei miei pensieri, e le trovo anche negli altri, in quelle persone che vuoi per un motivo o per un altro si trovano ad interagire in qualche maniera con me.
      Ho scoperto di essere un tipo decisamente fantasioso. Di essere una persona dotata di una discreta elasticità mentale.
      Il fatto che mi piacciano storie irreali e fantasiose, di draghi, elfi, mostri, astronavi. Quello è stato uno dei primi indizzi.
      Fin da piccolo, giocando, ho sviluppato un modo alquanto complesso di distorcere la realtà a mio piacere. Le battaglie tra robot non erano solo "pum! crash! raggio laser!", ma erano condite da situazioni di volta in volta diverse: qualche volta era stato catturato qualcuno dei buoni, e lo si doveva andare a liberare; altre volte i cattivi scoprivano qualche arma super potente e la si doveva distruggere prima che venisse completata.
      All'epoca volsi a mio favore il fatto di avere una pronuncia tutta mia, alla jovanotti maniera, e mi riusciva anche facile e divertente fare i "rumorini" della battaglie (tanto che, memorabile, una volta mia madre mi rimproverò di abbassare il volume della televisione. peccato che la tv fosse spenta ed i rumori della battaglia, con tanto di canzoncine d'azione, fosse tutta saliva della mia bocca).
      Ma appunto, il modificare, l'adattare, il distorcere la realtà. Bello: qualcuno penserà. Poco utile: penserà qualche altro.
      C'è, manco a dirlo, il fatidico rovescio della medaglia. Una eccessiva fantasia, una eccessiva elasticità, portano, MI portano, ad immaginare forse troppo, ad idealizzare qualcosa che non esiste se non nelle mie aspettative.
      Trovo naturale pensare, ma il mio pensare è talvolta eccessivo. Scavo, ravano, immagino, congetturo, costruisco e poi demolisco. Il tutto con sorprendente velocità.
      Mentalmente faccio discorsi che, probabilmente, mai farò. Perchè, è lì il problema, nella mia testa comando io. Ho io l'ultima parola, la parola più bella, quella che mi fa vincere.
      Peccato poi, che nella realtà, queste parole non escano se non in casi tanto particolari che quando ciò accade mi sento quasi svuotato. Tremante talvolta, con la gola secca e le mani sudate.
      Sono spesso schiacciato dall'evidenza della realtà, delle cose che impone e delle cose che estirpa senza alcuna eccezione.
      E la virtualità data oggi da internet, da questo blog, da facebook, dalle chat...
      Riesco a spostare un po' di questa mia attitudine all'irreale in un luogo che è differente dalla realtà quotidiana. Eppure non mi piace del tutto, non riesco a trovarmici del tutto a mio agio. Uso il mezzo, ma con la mia consueta diversità.

      "E' tutto bello perchè non è reale...perchè se lo fosse, ora non staremmo neanche parlando..."
      E riesco ad essere antipatico anche li.


      domenica 10 aprile 2011

      Sottosonico



      Un passo alla volta, con lenta saggezza, mi rendo conto che qualcosa riesco a costruirla.
      Fragili architetture fatte di sabbia e di carta, scarne a vedersi.
      Dopo anni di sciocchi timori, di paura di rapportarmi, di misurarmi con l'esterno, penso di essere tutto sommato cambiato.
      Come una sorta di lista dei desideri (o più una lista della spesa), mi stò togliendo qualche sfizio.
      Da un anno abbondante lo sfizio numero è rappresentato dalla musica. Non più (solo) quella ascoltata per radio, ma quella gustata e vissuta dal vivo.
      Chi segue questo blog ogni tanto avrà letto delle mie scorribande musicali. Beh, questa volta, ieri per la precisione, è toccato ai Subsonica.
      Al contrario del passato, non ho dovuto sottopormi a nessun viaggio massacrante (visto che Bari mi è discretamente vicino) e forse per questo ero più attivo del solito tanto che per un buon 3/4 del concerto ho sgambettato come un 18enne (e qualche 18enne vero l'ho pure battuto visto che dopo un po' ne ho visti parecchi abbandonare il campo).
      L'ultimo quarto, ahime, è stato più soft, all'insegna del "respiri lunghi e profondi" perchè le gambe si erano legnificate, su negli spalti in totale tranquillità ma, purtroppo, con non eccellente acustica.

      In conclusione, i consueti promemoria/appunti/dubbi:
      1) perchè mentre ballavo mi venivano addosso sempre e solo maschi? [mentre ad un mio amico, sue testuali parole: "quella mi è venuta addosso ed in pratica mi ha messo il suo culo sul mio uccello!"];
      2) la bicromia arancione/grigio mi crea allucinazioni visive (della serie, ho rischiato almeno un paio di volte di capitombolare scendendo le scale del Palaflorio saltando gradini a piè pari);
      3) se non sei capace, non fare il fico con le amiche cercando di scendere le scale "scivolando" lungo il passamano (impresa non mia, tengo a precisarlo).

      giovedì 7 aprile 2011

      Levantecon

      Domenica scorsa in quel di Bari, in una location decisamente formale ma funzionale, si è tenuta la Levantecon.
      Era la terza edizione dell'evento ma per me era la prima partecipazione.
      La manifestazione accoglieva in varie cose annesse e connesse alla scienza e alla fantascienza (c'era, ad esempio, una sala dove proiettavano immagini tipo planetario), ma c'era anche lo zampino evidente di fan e appassionati di Star Trek che vestiti con le loro bellissime divise spaziali (delle quali, prima o poi, me ne comprerò una!) hanno contribuito non poco all'roganizzazione dell'intero evento.
      Alla Levantecon c'era anche una sparuta rappresentanza di fumettari (per lo più un paio di bancarelle dove erano in vendita più gadget e mostrini vari che non fumetti veri e propri) ed invece una copiosa, allegra e caciarosa presenza di cosplayer.
      Insomma: mi sono divertito come non mi accadeva da parecchio!
      Per questo, forse, non ho notato alcun difetto nel tutto. Spero, per i prossimi anni, che il reparto fumetti sia decisamente più corposo, ma tolto questo nulla da riferire.
      Ho passato una bella giornata in compagnia di mio cugino Carmelo ed ho avuto la possibilità di conoscere e condividere le mie passioni con altri appassionati (alcuni decinaia e decinaia di volte più appassionati del sottoscritto) senza sentirmi, come spesso mi capita, un pesce fuor d'acqua.
      Ho discusso, a pranzo, amabilmente di fantascienza, di Star Trek, Star Gate, Spazio 1999 e via dicendo scoprendo (quasi non fossi sicuro della loro reale esistenza) di persone che conoscevano a menadito titoli delle varie puntate con relativa trama.
      Ho visto un paio di puntate del caro vecchio Mazinga Z e del più recente (e ipertrofico) Mazinkaiser.
      Soprattutto, cosa che non mi capitava da ANNI, ho rigiocato di ruolo! Sì, al caro vecchio indimenticato AD&D (per dirla tutta, l'ultima volta che ci giocai io si chiamava solo D&D).
      La scelta random della scheda personaggio mi ha assegnato una secca paladina (che ho interpretato malissimo, soprattutto nelle preghiere/esclamazioni di scacciamento dei soliti fastidiosi non morti) e alla quale ho fatto fare una brutta fine (ma anche no visto che la partita s'è conclusa con lei morente e agonizzante...magari s'è salvata?!).
      Infine, non da poco per uno come ho, ho fatto diverse foto. Soprattutto con i cosplayer che più mi attiravano (e/o con quelli con i quali mi sentivo meno in imbarazzo. diciamocela tutta, volevo farmi una bella foto anche con le guerriere sailor, ma avrei assunto un carattarestico color pomodoro se mi ci fossi accostato!).
      Gira nel web, causa mia, anche una imbarazzante foto di me che toglie ogni dubbio sulla mia somiglianza con l'ineffabile Mr. Spock! (anche se lui non credo abbia mai indossato una cravatta con l'uomo ragno...)

      Ricordo nr.1 della giornata: una splendida tazza da latte di Jeeg Robot! (che mi sono accattato solo alla fine della serata rischiando, non poco, di vedermela venduta da che era, tipo highlander, l'ultima/unica disponibile).
      Ricordo nr.2 della giornata: il tribolo che una simpatica ragazza seduta a prazo quasi dirimpetto a me, si portava dietro amabilmente (di cui poteve vederne, a profusione, in foto).
      Ricordo nr.3 della giornata: più un proposito che altro: prima o poi mi cosplarizzo anche io!