lunedì 29 agosto 2011

Non c'è trucco non c'è inganno...

 
Ed invece c'è!
Eccome. Provate a vedere una donna, anche una ragazza, un attimo struccata, ovvero senza addosso in faccia quel mezzo kg di trucca tra phard, rimmel, fondotinta, e poi ditemi.
Capisco il farsi belle, capisco darsi un po' di colore e brio...ma quegli incroci mitologici tra panda e uno dei componenti dei Kiss, proprio non mi piacciono.
Donna acqua e sapone?
Non sarebbe male, se qualcuna poi il sapone lo usasse per davvero...


venerdì 26 agosto 2011

People from Ibiza



Sandy Marton...un genio incompreso...
Ibiza. C'ho la macchina che si chiama così. Non sono andato in vacanza sull'isola in questione.
Però, sì, sono andato in vacanza e sono rimasto qui' nella "mia" bella, arretrata e selvaggia Basilicata.
Da anni ho scoperto che il turismo tutto "discoteca/bellagente" non fa proprio per me.
Mi piace girare per i borghi antichi di paesini arroccati e anche un po' tristi. Mi piace essere a contatto con la natura. Mi piace scoprire le culture ed i sapori dei posti che visito. Questo è il genere di vacanza che si avvicina al mio ideale.
E tutto ciò, seppure in piccolo ed in poco tempo, sono riuscito a condensarlo ed un centinaio di km da dove vivo. Mi è bastato spostarmi in una zona un po' più interna e meno battuta ed il gioco, stranamente, è stato fatto.
Ho trascorso quindi alcuni giorni nella zona antistante il Parco Nazionale del Pollino. Un luogo che, essendo ovviamente in Basilicata, è ovviamente sconosciuto ai più; me compreso.
E così è stato tutto uno scoprire di posti incontaminati, di gente accogliente, di usanze tipiche. 
Ho avuto l'occasione di fare delle stupende escursioni lungo le vallate ed i monti del Parco. Ho messo a dura prova le mie forze con camminate e arrampicate che, sinceramente, non pensavo avrei superato.
Dalla "terra" sono poi passato all'acqua con una divertentissima discesa in rafting lungo il fiume Lao. Il tutto condito da visite a borghi di semplice bellezza e antichità e da tanta buona cucina.



Io non sono lucano. Abito in questa zona, a volte un po' forzatamente, molto spesso criticamente, ma mi rendo conto che è una regione che naturalisticamente parlando ha davvero pochi rivali. Storia, mare, monti, verde...tutto concentrato in pochi km quadrati.
Ho sfidato me stesso...non ho vinto, non ho perso. Forse ho pareggiato.
Le mie paure rimangono, i miei pensieri permangono, il pessimismo è solo temporaneamente congelato.
Ho scoperto che la natura non mi fa paura, la rispetto.
Ho scoperto che non è l'altezza a farmi paura, è lo spazio vuoto a farlo.
Ho scoperto che esistono delle melanzane rosse...


venerdì 19 agosto 2011

Contare fino a zen

 
C'è una canicola che anche il pensare risulta difficile, immaginate lo sforzo a scrivere.
Alla canicola poi ci sarebbero da aggiungere le solite annose questioni di tutti i giorni.
Il lavoro (sì, perchè pur essendo 19 agosto ed essendo andato io in "ferie" dal 13, ho clienti, gente, persone poco sensibili, che mi stressano), la salute, la mamma, la gatta, l'enel, la telecom, il condominio, i papa boys, le stronze.
Nel 99% dei casi avrei già sbiellato. Ma, in questo miserrimo rimanente 1%, sto cercando di fare grossi respiri, e contare, contare, contare.
Così, se tutto va bene, tra poco meno di 48 ore spero di starmene al fresco. Non in galera, per carità, ma in montagna. Via, me ne vado; destinazione luoghi spero poco affollati, pieni di verde, di tranquillità dove fare lunghe passeggiate e respirare aria salubre.
Lontano dalla canicola, dall'abbronzatura a tutti i costi, dalle serate alcoliche (vabbè, quelle credo ci saranno anche in montagna...), dalla gara a chi si veste più in tiro per bersi una cedrata, dalle cover band di dubbia bravura.
Che crolli la borsa, che il governo cada, che gli alieni ci invadano. Io non sono raggiungibile.


mercoledì 17 agosto 2011

Uhm...

...che delusione....








sabato 13 agosto 2011

Fiches



Bislacca vita quella delle fiches...

Quelle che fanno le profonde...come una pozzanghera d'acqua.
Che "scrivono" cose alquanto scontate alla Fabio Volo, per intenderci.
Che fanno le semplici, ed invece sono inutilmente sofisticate.
Che tirano fuori le unghie con chi cerca di trattarle in maniera decente.
Che fanno le simpatiche e arrendevoli con chi le tratta falsamente.
Che sono false, perchè fiches.
Che rappresentano qualcosa che non è. Fumo senza arrosto.
Che criticano le altre fiches perchè troppo "osè" salvo loro mettersi in tiro da paura per mangiarsi un panino con la salsiccia (no doppio senso).
Avrebbero bisogno di un bagno di umilità (che non è la marca di un bagnoschiuma). 
Di assaporare il salato del sudore del lavoro.
Di fare scelte, sbagliando se è il caso, e di pagarne le conseguenze.
Di non avere Mamy & Papy a coprir le spalle, a pagar vestiti firmati, la casa in centro, la smart, la reflex, l'i-pod magenta.

All in..

mercoledì 10 agosto 2011

Università


Ho sempre un ricordo contrastante dell'università, del periodo in cui la frequentai.
Non sono passati poi molti anni. Il primo "step" si è concluso nel 2002. Il secondo, in occasione del master, è decisamente più fresco.
Le cose, dal 2002 al 2010 mi sembrarono già enormemente cambiate. Più "tecnologia", professori che producono dispense multimediali, segreterie unviersitarie che ti contattano via mail, diffusione condivisa grazie ad internet, cose che nel 2002 erano appena agli albori insomma.
Mi sono formato, in questo senso, ancora con la carta. Con risme di fotocopie e di dispense varie, di statini per la richiesta di esami e di moduli a non finire.
Il cambio dei tempi, però, non ha solo riguardato questo naturale passaggio tecnologico. Noto molta, moltissima differenza anche nello spirito in cui si affronta l'università.
Non mi importa apparire come quei vecchietti che iniziano prosopopee assurde con "ai miei tempi..." ed infatti, affermo con una certa convinzione che ai miei tempi l'università era cosa difficile.
Non parlo tanto dell'aspetto didattico (spero, credo, che oggi non sia più facile studiare rispetto a 10 anni fa, non dico quindi che oggi laurearsi sia più facile di prima, benchè abbia sentito più di qualcuno far notare la cosa). 
Non so perfettamente neanche spiegarmi, ma credo che oggi, per molti (ma non per tutti) la vita universitaria sia un po' più leggera.
Provo a spiegarmi.
Mi sembra più facile vivere l'università quando hai, standard, una stanza singola (cosa che io ho avuto solo negli ultimi 2 anni sui quasi 5 trascorsi fuori sede).
Mi sembra più facile vivere l'università quando hai casa sui navigli a Milano (anzichè nella viuzza sperduta, stretta e pure zozza della periferia di Bari).
Mi sembra più facile vivere l'università quando hai mamy & papy che ti tolgono tutti i vizzi (quando il massimo della mia movida era il cinema scontato per studenti il mercoledì).
Lo so, sono qualunquista. Lo direi io di me stesso leggendomi non sapendo niente di me stesso (questa l'ho capita solo io...).
Ecco, sarà che l'università io la vedo e l'ho vissuta come una prova di maturità. Dove devi autogestirti, dove devi faticare, prenderti responsabilità, fare sacrifici e, forse, raggiungere un risultato (che è poi solo un'altra partenza).
Oggi vedo, in molti amici/conoscenti che vanno all'università, una eccessiva presenza di agevolazioni e facilitazioni che io (e molti miei amici/conoscenti di studi dell'epoca), manco potevo sognare.
It's evolution baby...?


sabato 6 agosto 2011

No Vasco


io proprio non ci casco.
Jovanotti (uno che non mi pare sprizzi arguzia dai pori) t'aveva forse inquadrato ai suoi tempi prendendoti un po' in giro.
Io, sinceramente, non t'ho mai sopportato.
Ti ritengo oltremodo sopravvalutato. Scrivi dei testi che, nella stragrande maggioranza dei casi, non mi sanno di nulla. Musicalmente, ecco, non saresti poi malaccio. Ma inserire un paio di distorsioni o schitarrate un po' più potenti non ti fa rientrare nel novero delle "rock star".
Ecco, questa cosa della rock star, poi, la vedo decisamente esagerata per te. Non mi dichiaro intenditore del rock, però, pur essendo nato nella fine degli anni 70, qualcosa di significativo, in termini di rock, l'ho ascoltato e ci sono anche cresciuto.
Non voglio fare paragoni perchè, nel tuo caso, mi sembrerebbero decisamente scomodi, e non mi riferisco solamente a te.
Il riempire stadi, il vendere dischi come caramelle, l'avere fans sfegatati (e, come direbbe un amico mio, tagliati con l'accetta perchè un po' tutti uguali) non mi ti fanno percepire come rock star.
E la componente rock che ti manca e che, credo, ti mancherà sempre. Il tuo, caro Vasco, non è rock. E' qualcosa di orecchiabile, qualcosa di anche decente in alcune sue sfumature, ma, ripeto, non è rock.
La colpa, forse, non è neanche tua. Io ti immagino intento a scrivere senza etichettarti, senza, spero, l'affanno di dover creare il pezzo "giusto" per fare solo soldi.
La colpa è un po' nostra. Di un paese con una cultura musicale che da una 30ina d'anni a questa parte non produce nulla o quasi di decente.
I buoni gruppi, i buoni cantautori, per carità, esistono anche oggi. Ma sono stretti in una nicchia asfissiante in cui vengono stipati da radio e case discografiche che trasmettono e propongono al pubblico solo soggetti come te.
Non sei certo il solo, sei in buona compagnia. Come te, ad esempio, c'è l'altro finto rocker Ligabue al quale, forse, dedicherò in futuro qualche parola.
Vedi, Vasco, solo in Italia uno come te poteva raggiungere certe vette. Non a caso, appena superi i confini nazionali nessuno sa chi sei. Il nostro problema, di noi italiani, è di secolare anzianità. Siamo un paese da sempre in crisi. Forse perchè dannati dallo spettro di cosa eravamo millenni fa (pensa all'Impero Romano), forse perchè la nostra cultura da troppo tempo premia i furbi, gli arrivisti, quelli che appaiono e così via dicendo.
Tu, appunto, appari come un rocker, ma non lo sei. Sei un bluff, musicalmente parlando. Sei però una star. Sai presentarti, sai far spettacolo, sai fare "moda". Nell'epoca della poca sostanza tu sei un mito. E qualcosa, a quanto pare, dentro di te l'hai capita, l'hai maturata.
Ti senti triste, ti senti sfruttato. Sei una macchina da soldi e quando non servirai più a nessuno non so cosa accadrà. Non penso arriverai come quell'altro soggetto di Califano al quale, mi sembra, viene passato un sussidio perchè povero in canna (della serie: mi sparo tutto in alcol e zoccole e poi chiedo allo Stato di mantenermi perchè ho fatto una mezza canzone che qualcuno ancora oggi canta!).
Ora ti vuoi ritirare. Vuoi fare un passo indietro. Oggi, al TG, mentre il mondo va un po' a rotoli, ho dovuto sorbirmi la triste ma fondamentale notizia che assumi psicofarmaci per tirare a campare.
Umanamente mi spiace per te.

N.B: Sono anche io figlio di una cultura che basa tutto sull'apparire. Appaio contrito, ma sinceramente non me ne frega una vanga di te, delle tue squallide canzoni e dei tuoi problemi di salute.