sabato 24 settembre 2011

File not found


  • Armonia: not found.
  • Serenità: not found.
  • Amore: not found.
  • Rispetto: not found.
  • Sicurezza: not found.
  • Felicità: not found.
  • Lavoro: not found.
  • Soldi: not found.
  • ...: not found.


    giovedì 15 settembre 2011

    Organizzare-Accantonare


    Organizzare: predisporre, ordinare le proprie cose in vista di un risultato o solo per dare ad esse un assetto più funzionale.

    Accantonare: lasciar da parte, rinviare, mettere da parte come riserva.

    Insomma, direi che i due termini hanno qualcosa in comune.
    Ieri mi è stato detto: "Dovresti...proprio un organizzare diversamente i pensieri...".
    E quindi prendo il pensiero "lavoro" e lo sposto un po' più in giù rispetto a quello "salute". Magari cerco di spostare il pensiero "affetti" in modo tale che formi un unico blocco assieme a "ridere di più", "far finta di nulla" e "se non mi apprezza sono cazzi suoi".
    Ottimo consiglio, sembra quasi provenga da Marchionne...
    Ma, nell'organizzare, mi insegna il "Marchionne" della questione, non ha forse tenuto conto che alcuni pensieri vengono poi messi da parte, lasciati andare, accantonati per l'appunto.
    Per "Marchionne" è facile consigliare. Per "Marchionne" è bastato un colpo di spugna per organizzare i pensieri e accantonare quelli non più utili e necessari. E poco importa se i pensieri ora accantonati fino a qualche tempo fa erano messi in cima alla fantomatica piramide dei pensieri.
    Anche accantonare è, quindi, un modo di organizzare. Di allontanare certi pensieri ma non del tutto. Accantonare è anche sinonimo di mettere da parte come riserva. In periodi di vacche magre, infatti, si va nei granai e si raccoglie ciò che c'è, anche se ammuffito o non perfettamente buono. Il pensiero accantonato, in quei momenti, ritorna d'impatto primario tra i gradini della piramide.
    Ed è proprio lo scopo dell'organizzare, quello di ordinare pensieri, cose, persone, sentimenti, in raggiungimento di un dato fine.
    Poi, raggiunto il fine, soddisfatto l'ego, risolto il problema, si riorganizza tutto. Quello che prima era importante ora non lo è più. Quello che prima era sciocco ora diventa fondamentale, perchè è cambiato l'obiettivo, perchè è cambiato il fine, perchè è cambiato il pensiero organizzativo.
    Ma, il pensiero accantonato, cacciato nell'angolo, tornerà utile prima o poi. Lo ha già fatto qualche tempo fa e finito il suo scopo è stato di nuovo stipato nel granaio.
    Attenzione però, che qualche volta il granaio sarà vuoto, il pensiero accantonato potrebbe non farsi trovare.


    domenica 11 settembre 2011

    Dirk the Daring



    In pochi sapranno chi è costui. Io per primo ho dovuto ravanare un po' nei miei ricordi per individuarlo con sicura certezza.
    E' una lunga storia, o forse no. Certo è che sono passati almeno 25 anni (forse anche 26). E visto che è domenica, visto che il blog è mio e visto che ho mal di denti, la scrivo.
    Posso affermare con una certa sicurezza che a quest'ora, di 25/26 anni fa, ero seduto ai piedi del mio letto della mia stanza da letto in quel di Gonzaga (MN).
    Ero sicuramente spensierato, probabilmente felice, non incazzato, ma di certo determinato. Da poche ore avevo ricevuto come regalo per il mio compleanno il mitico Commodore 64 (marchingegno elettronico a metà strada da un rudimentale pc ed una rudimentale console di gioco) con annesse periferiche che erano, nell'ordine: 
    '- un joystick (che nelle mie mani da zappatore durava, in media, un paio di mesi);
    '- un mangianastri (dove andavano inserite le "cassette" dei videogames).
    Invero esisteva già la versione "upgrade" con un superingombrante e costoso lettore di dischetti (e non parlo dei dischetti da 3,5 pollici, ma di quelli neri, brutti come al debito, ben più grandi e delicati).
    Tra i primi manuali della "Jacksons & Jacksons" (mi pare si chiamasse così la casa editrice) che avrebbero dovuto rendermi un programmatore in basic coi controzebedei, e le prime cassette di videogiochi spiccava, per importanza, la cassetta contentente il gioco di Dragon's Lair.
    Ok, difficile spiegare cosa sia Dragon's Lair per chi non l'ha visto e giocato a tempo debito. Parlarne ora è parlare di archeologia pura. Ma vi assicuro che all'epoca, soprattutto se visto e giocato in sala giochi, era uno spettacolo per gli occhi, per il cuore, per la mente, per i sogni.
    Vedere questo cavaliere animato (con immagini e movimenti proprio da cartone animato) scaturì in me tutto un processo che, in parte, mi ha portato ad essere ciò che sono ora parlando, almeno, per ciò che concerne gusti, hobbies e, non in infima parte, carattere.
    Ricordo ancora indelebile i due schermi sovrapposti con cui, in salagiochi, si vedevano le immagini delle partite.
    Salvare la procace e bionda principessa dalle grinfie di un cattivissimo drago non era cosa semplice. Trabocchetti, mostri, non morti, erano all'ordine del giorno e poi, signori, i riflessi. Se ne dovevano avere di buoni. Un attimo prima o un attimo dopo e cadevi in una pozza di magma o venivi schiacciato da qualche enorme sasso.
    Era un sistema di gioco del tutto innovativo per l'epoca.
    Un'epoca innovativa anche per me, per tanti motivi.
    Nel Commodore 64 Dragon's Lair, ovviamente, non aveva lo stesso impatto visivo e ludico della salagiochi, ma tanto bastava per perderci le ore davanti (senza peraltro cavarci tanti ragni dal buco, era un gioco a me decisamente ostile).
    Questo post, quindi, a che pro? Me lo sto domandando anche io. Non so perchè tra i mille ricordi che ho della mia infanzia stamane, svegliandomi, mi si sia presentato proprio questo.
    E' un ricordo bello, positivo, perchè riguarda la mia infanzia, il periodo di certo più bello della mia vita.
    E, come per farmi un auto-regalo di compleanno (avvenuto ieri), oggi scrivo queste righe cercando di assaporare con la mente i momenti di anni e anni fa.
    La mia vecchia stanza coi mobili rossi, i giocattoli sulle mensole, i miei vecchi amici e compagni di scuola con cui uscivo e giocavo ogni pomeriggio, mia madre in cucina a preparare qualcosa di buono e a mandarmi qualche urlo per non farmi stare troppo davanti la TV, mio padre a casa oppure al lavoro giù in caserma.
    Nessuna paura, nessun timore, nessun pensiero negativo. Solo una questione di riflessi, raggiungere la principessa, sconfiggere il drago e vivere felice e contento.


    mercoledì 7 settembre 2011

    Regalami un regalo



    Ho la pessima abitudine di fare regali alle persone.
    Pessima perchè, non tanto di rado, mi rendo conto di averlo fatto per persone non del tutto meritevoli.
    Spesso non regalo cose materiali e se lo sono, ammetto per primo, che sono cose da poco, il classico "pensiero".
    Cerco di regalare qualcosa in sintonia con i gusti, le passioni, talvolta in linea con le sensazioni che la persona in questione mi trasmette.
    Cerco di fare regali "intimi". Sarò forse un mezzo romantico, non eccessivamente attaccato alla materialità.
    Se ricevo un regalo non sono il tipo che lo sbandiera ai quattro venti. E' una questione di carattare probabilmente.
    Io sono introverso e, di conseguenza, anche i miei regali lo sono. Non credo di essere del tutto snaturato in questa maniera.
    Se ci rifletto sopra mi trovo a pensare che talvolta certi regali vengano fatti proprio per essere visti, mostrati, ostentati direi. E' il caso di quei regali che sono fatti proprio per essere "condivisi".
    Questi regali, forse, appartengono e vengono concessi a e da persone un pizzico più esibizioniste di me. Di quelle che vogliono sentirsi dire "che bello!" e che muoiono dalla voglia di dire "è un regalo di...".
    Si inorgogliscono ed, al contempo, danno esplicito riconoscimento al regalatore.
    Io, invece, non amo questo genere di condivisione. A me interessa che il regalo sia piacevole per chi lo ha ottenuto. E vorrei che se intimo sia il regalo intimo sia anche il comportamento di colui che lo riceve.
    E' evidente che io sia strano, ma la cosa mi da fastidio. Mi mette in una sorta di imbarazzo. Quella sorta di imbarazzo che poi può anche trasformarsi in qualcosa del tipo "io a te regali non ne faccio più...".
    Risparmio non tanto in soldi, quanto in premura. La premura che può essere mostrata da una persona cara, non da un discepolo.

    venerdì 2 settembre 2011

    Sono morto ma faccio finta di no


    E figurarsi se proprio ora che avevo iniziato la libera professione questa, di punto in bianco, sembra abbia le ore contate...
    Ed è vero, dannatamente vero!
    Perchè? Non ne esiste uno solo, ma tanti. Alcuni di vecchia data, quasi antecedenti alla mia nascita. 
    Certo è che ad oggi ci vorrebbe una netta innovazione nella professione perchè, parliamoci chiaro, il registrare fatture, liquidare l'IVA e cose del genere, non contano quasi più nulla.
    Il cliente, il fantomatico "imprenditore" se va bene non le considera cose fondamentali. Se va male non sa manco cosa sono.
    Tra i bisogni dell'imprenditore attuale conta maggiormente vendere, rimanere sul mercato, espandere il proprio mercato, economizzare o, meglio, migliorare i suoi processi produttivi o commerciali, controllare la liquidità; l'IVA, forse, arriva al 7° od 8° posto nella graduatoria degli interessi dell'imprenditore.
    E quindi sono già con un piede nella fossa. Perchè sono in quella via di mezzo tra l'innovazione futura (che in questo sud arretrato che mi ha adottato è vista come una strega da mandare al rogo) e la stantia ripetitivà di consulenze che non portano a nulla, non portano soldi, non portano soddisfazione e che portano solo rogne e responsabilità.
    Perchè, cazzo, trovo avvilente andare dal gommista, dal panettiere, all'autolavaggio e via dicendo, proponendosi come una sorta di azzecca garbugli che ti registra le fatture a 30 euro al mese. E, bene a sapersi, sentirsi anche dire "ci penso su". Essì, perchè il di cui sopra imprenditore ti ritiene una specie di furbo ruba-soldi che ti chiama per dire solo che devi pagare qualche cosa allo Stato!
    E le nuove consulenze? Ieri mi parlavo di ristrutturazione dei debiti, di web marketing, di cruscotti di controllo in BSC. Tutte belle cose, ottime consulenze, performanti, appagantim su qualcosa del genere c'ho smenato qualche migliaio di euro per un master che m'è servito come quegli occhiali a Raggi X che pubblicizzavano nei giornaletti zozzi di qualche decennio fa.
    Ma l'imprenditore, quello con cui ho a che fare io almeno, queste cose non sa neanche cosa siano. E se gliele proponi sgolandoti a voce, preparando slide e pagine e pagine di commenti, ti risponde come sopra "ci penso su".
    Sono stufo, sono morto e lo so.