sabato 19 novembre 2011

Sabato...

Oggi è sabato. Per molti questo giorno della settimana è quello dedicato allo svago.
Si fanno passeggiate, si esce con gli amici, si vedono le vetrine, si pratica un po' di sport, si socializza o, viceversa, ci si dedica a se stessi.
Probabilmente do molte cose per scontato. Io, ad esempio, mi son oconcesso una passeggiata, forse mi vedrò con un paio di amici, ho visto delle vetrine, non ho praticato sport, ho mediamente socializzato, a me stesso non ho dedicato nulla.
Ebbene, ora che scrivo mi rendo conto che l'originario motivo del post sta evolvendo o regredendo a qualcosa che proprio non era previsto.
Volevo scrivere qualcosa a proposito delle abitudini ed invece, ora, mi rendo conto che il fattore "me stesso" delle prime righe è totalmente carente.
Insomma, in quanto sabato dovrei essere impegnato a fare qualcosa che mi piace, ed invece...?
Sono qui' seduto davanti un monitor perchè sono asociale...?! O, meno semplicemente, perchè non ho alternative?
Nella passeggiata di cui sopra, pur essendo un sabato, penso di aver incrociato 10 macchine e 10 persone; un po' poche...
Colpa forse dell'orario? Le 17.00 circa non mi paiono così drammaticamente "presto", e non fa neanche freddo fuori.
Allora...sono circondato da asociali? O, meglio, da persone che purtroppo non hanno alternative?
E quindi, il confine tra le due cose, asocialità e mancanza di alternative, mi pare abbastanza sottile.
Perchè se, l'alternativa, è passare il pomeriggio rinchiuso in qualche sala slot, a giocare a carte, a chattare su FB...c'è qualcosa che a mio parere non va.
Oggi, in giornate come questa, dovrebbe esserci gente in giro, per quanto possibile all'aria aperta. Sono utopistico fino a tal punto?
E, se il confine tra asocialità e mancanza di alternative è labile, quanto lo è quello tra proposizione e rassegnazione?
Me lo domando quasi sempre: perchè lamentarmi, perchè lottare, perchè drammatizzare ogni cosa, quando basterebbe lasciare spazio alla rassegnazione?
La rassegnazione forse, per uno strano gioco di parole, mi rasserenerebbe. Come una sorta di lobotomia, mi farebbe vivere con una certa mancanza di slancio e stimoli e, vivadio, mi farebbe apprezzare un po' di più quel poco che ho.
Mi farebbe apprezzare le solite facce, la solita birra, la solita pizza, i soliti no, le solite mancanze, tutto.
E' questa dunque la soluzione! La cura di tutto il mio male? Una medicina o un placebo?
Un amico, tempo fa, mi dedicò una canzone di Nicolò Fabi intitolata "Dentro", che in una sua strofa dice:
hai dentro la tua malattia, hai dentro la tua cura
Che sia la rassegnazione...?



martedì 1 novembre 2011

The calling



Olè!
Alla fine ci sono riuscito. Mischiare in maniera quasi compatta realtà e fantasia.
E così stanotte ho fatto uno di quei sogni che, sincermanente, mi mancavano.
Non so quanti dei miei lettori conosca Lovercraft ed il suo rinomato "Ciclo di Cthulhu".
Ebbene, stanotte ho sognato qualcosa di simile a ciò che veniva narrato in uno dei racconti di cui sopra.
Ma con qualche aggiunta manga.
In pratica ero io (con un po' più capelli, benefici dei sogni!) che avevo la simpatica abilità di trasformarmi in un fichissimo gargoyle alla D&D.


A quanto pare ero l'unico in grado di contrastare il poco simpatico e bello Cthulhu, ovvero un bel mostrone a stento riusciva ad essere coperto da un'enorme montagna.
Il Cthulhu però non era neanche solo. Infatti comandava un numero imprecisato di serpentoni alati e volanti che bazzicavano e distruggevano un po' tutto, così per sport.
Come in ogni bel sogno, però, mi sono risvegliato nel punto focale. Ovvero poco prima di arrivarmi in volo al cospetto di Cthulhu ed iniziare a fare un po' a cazzotti.
Dubito però che avrei vinto...
In conclusione posso affermare quasi con convinzione che:
  • Lovercraft scriveva solo la sacrosanta realtà;
  • a modo mio, ho festeggiato Halloween;
  • stò diventando totalmente pazzo.