domenica 20 ottobre 2013

La premessa

 
 
La premessa è ciò che viene prima.
Una buona premessa, spesso, chiarisce il tutto e salva da fraintendimenti.
Tante altre volte però la premessa è qualcosa che viene prima di qualcosa non bello.
E' come la zolletta di zucchero data prima di prendere le gocce di novalgina (da piccolo mio padre me le fece prendere così qualche volta).
Mi sono sentito dire, almeno un 2 0 3 volte, la premessa "Tu sei una persona speciale, la migiliore che abbia mai conosciuto", o sue varianti.
E' stata sempre la premessa zuccherina che poi ha anticipato di poco il "ma..." portatore di dolorose parole e conseguenze.
Pare che la vita sia fatta di attimi e che anche i sentimenti siano fatti di attimi.
E' un attimo dire a qualcuno che gli vuoi bene ed è altrettanto un attimo il sentire il bene per una persona.
Allo stesso modo l'attimo funziona al negativo. Un attimo per prepararti (alla speranza), un attimo per affossarti (nel dispiacere).
Chi mi ha detto premesse dolci mi ha sempre servito di seguito piatti amari, talvolta nauseabondi.
E' un'ottima tecnica per chi la sa gestire. E' un'ottima scusa per chi la sa applicare. E' un pessimo salasso per chi la deve subire.
E' come puntare con una torcia elettrica il tuo cuore al buio, un attimo prima di affondartici dentro una bella e profonda lama di pugnale.
 
 

giovedì 10 ottobre 2013

Pierpaolo san



Tra le tante cose che mi "mancano", ultimamente ho realizzato che mi è stata quasi sempre assente una figura guida.
Una sorta di guru, di maestro, di padre (quello l'ho perso da quando avevo 17 anni).
Qualcuno che mi potesse insegnare a togliere e mettere la cera come il maestro Miyagi, che mi potesse insegnare un po' come va affrontata questa vita bislacca.
Che mi dicesse come comportarmi in amore, negli affetti, nel lavoro...in tutto.
Qualcuno che mi sgridasse sonoramente, che mi prendesse a schiaffi se necessario, ma che sapesse anche ricompensarmi per i miei risultati, per le mie vittorie.
Invece da tanto tempo, troppo tempo, sono un individuo che gioca per se...e che vince e perde da solo.
Nessuna condivisione, nessuna riconoscenza, nessuna lacrima.
Facendo tutto (o quasi) da solo, non so cosa sia giusto o sbagliato ed automaticamente, per il mio carattere non particolarmente egocentrico, penso di essere continuamente un errore; di essere io un errore di base.
Mi approcio a tutto e a tutti con umiltà direi eccessiva, come se l'altro fosse sempre migliore di me, superiore a me, più furbo, fortunato o sensibile del sottoscritto.
Non è facile essere me...non è facile costruirsi da solo senza rendersi conto di come stai venendo su...e magari scoprire che sei più simile ad una Torre di Pisa che altro (ovvero storta...).
Ci sono momenti della mia vita dove davvero non so cosa fare, cosa rispondere, cosa talvolta pensare. E' come avere una lavagna vuota davanti a me e neanche un gessetto con cui imbrattarla.
E allora penso che se l'artefice di me stesso fosse stato in parte qualcun altro...almeno un pezzettino...avrei fatto meno cazzate, avrei fatto meno errori o, viceversa, avrei ottenuto più risultati...se solo mi fosse stato concesso di pensare, prima di fare qualcosa a "Come avrebbe fatto il mio "maestro""?
E invece sono, a torto o a ragione, il maestro di me stesso...un maestro che non sarà mai superato dal suo allievo (ovvero io)...che non proverà mai questo orgoglio e questo piacere...
In continuo allenamento ed apprendimento...per poi sbagliare di continuo.


sabato 28 settembre 2013

Vecchi difetti



 
...il ricordare quasi tutto, come un evento capitato giusto un anno fa...
...il pensare ancora, non dandomi pace, non perdonandomi, sempre colpa mia...
...il mantenere le stesse attenzioni, come se nulla fosse accaduto...
...scaricare puntate di un serial che odio solo per far piacere ad un'altra persona che mai apprezzerà, che sempre mi temerà...


"Non vedi che è facile
Non vedi che è inutile
Scordarsi di credere ai vecchi difetti" - Vecchi difetti - Marta sui tubi

venerdì 13 settembre 2013

The special need



Ieri sera, tarda serata, verso mezzanotte, su Rai 3 è andato in onda un documentario (non so come meglio definirlo) che mi ha colpito molto.
Raccontava di un ragazzo disabile di nome Enea e del suo approccio al mondo femminile.
La storia, pur breve (raccontata in circa un'ora), era incentrata nell'amore che Enea provava per tutte le donne.
Un amore che io ho inteso pulito, immacolato, fanciullesco. Un amore che partiva dai profumi, dai colori e che giungeva, solo alla fine, all'esteriorità.
Un amore che però, per forza di cose, ad un certo punto iniziava a scontrarsi con la necessità di fisicità; con il sesso.
La storia quindi metteva avanti Enea (e gli spettatori con lui) ad una difficoltà: trovare una donna.
Non tacciatemi di materialismo nell'usare il termine "trovare". La particolarità del mio post, ispirato dal documentario, è proprio questa.
Come si rapporta una persona "disabile" con l'altro sesso nel momento in cui, forse fisiologicamente, scattano certi meccanismi?
Moralità a parte, quante donne (o quanti uomini) si concederebbero sessualmente ad una persona con disabilità di varia natura (alcune fisiche, alcune mentali...in questo caso la seconda)?
E quindi...come giustificare gli amici di Enea che, in prima istanza, cercano di trovare questa donna tra delle prostitute?
Come degli stronzi? Come degli insensibili? Come dei faciloni?
[Pensiero da uomo/maschio: sarebbe stata la prima opzione anche per me].
E se le varie associazioni/ONLUS che aiutano, sostengono in qualche modo ragazzi e ragazze come Enea, non possono certo funzionare da agenzie matrimoniali o d'incontri erotici...e la prostituzione è illegale...cosa rimane da fare?
Rimane solo andare all'estero...dove esistono bordelli o case di piacere legalizzate.
Enea ci va, in compagnia dei suoi amici (che sono, alla fin fine, amici veri...seppur sembra che talvolta forzino Enea a raggiungere il risultato...a fare sesso insomma, senza tanti problemi, senza tanti moralismi), va al bordello...ma non conclude nulla.
Entra, conosce, parla...ma un meccanismo di autodifesa...di paura (la paura che, diciamocelo, prende a chiunque anche solo pensi di andare con una prostituta...), lo fa desistere. Lo fa uscire.
Il sesso, la voglia di farlo, pare essere stato sconfitto.
Troppo squallido per un ragazzo che ha idealizzato l'amore...e che potrebbe rischiare di innamorarsi della persona con cui si unirebbe.
Punto di partenza. La voglia di sesso, di conoscere cosa si prova unendosi ad una donna, permane. Enea è in ballo, è in questa avventura coi suoi migliori amici. Forse per non sfigurare (difetto di tutti i maschi, abili o disabili che siano), forse perché spinto...forse tornerebbe al bordello.
Ma arriva l'alternativa (vera o filmica, non so...): in Germania pare esista un luogo dove ragazzi e ragazze disabili provano la sensorialità del sesso e...addirittura, alla fine del percorso possono farlo.
In pratica esistono uomini e donne che, come fossero una terapia, si concedono a questi pazienti.
Enea arriva in questo posto (che, ripeto, non so esiste per davvero) ed inizia questo percorso. La sua terapista è una bella donna, snella, tonica, bionda con occhi azzurri.
Ma Enea ha in mente solo una donna: Caterina...così chiamata da lui che altro non è che una fotomodella ritagliata da un qualche settimanale.
Caterina non esiste...è un avatar...è l'avatar del suo amore, qualcuno di irraggiungibile.
Enea si scontrerà con questa verità...rimanendoci molto male. Piange quando gli dicono che Caterina, la sua Caterina, è irraggiungibile.
Toccante la scena di lui tra le braccia della sua terapista, fragile, indifeso.
E altrettanto toccante ma anche divertente...quando Enea, alla fine della terapia (quella completa, con l'eventuale atto sessuale incluso), confiderà in macchina ai suoi due amici di non aver "infilato il suo grillo nella farfallina" perchè la terapista mica è la sua fidanzata.
Ed Enea cerca l'amore...quello dove il sesso è un completamento, non un'alternativa.

Che conclusioni fare quindi?
Che l'amore, quello vero, è forse quello sentito ma non "consumato"?
Che un ragazzo disabile è molto più sincero, leale di tanti "abili"?
Che per i disabili il sesso, l'amore...sono forse le assenze principali?
Dove è la linea (se c'è) e quanto è sottile tra il procurare un piacere primario a pagamento o tramite delle strutture più o meno atte e legalizzate a farlo?
Esiste un diritto di riconoscimento al sesso?

Ad ognuno lascio le risposte che, credo, per quanto diverse potranno suonare e sembrare tutte o dannatamente giuste o dannatamente sbagliate.

Quì incollo, per chi volesse approfondire la cosa, il link alla pagina del documentario/progetto che tratta proprio di Enea, si chiama The special need.
http://www.thespecialneed.com/it







lunedì 9 settembre 2013

"Tu..."




Quando si iniziano le frasi con "tu", molto spesso il tono è accusatorio. Altre volte è di confronto (in genere denigratorio), raramente è invece elogiativo e portatore di un complimento.
"Tu... - rimarrai solo"
"Tu... - sei un pazzo"
"Tu... - sei uno stronzo"
Quanti di questi "Tu..." ho sentito o letto (talvolta anche negli sguardi altrui) rivolti a me.
Ed in effetti molti si sono avverati. Tutti quelli negativi per me, ovviamente.
"Tu... - sei speciale" ad esempio me l'hanno detto, ma non era vero, la solita presa per il culo.
Ed a furia di sentire questi "Tu..." ho iniziato a farli miei e a dirmi "Io...", così evito agli altri di consumare neuroni.

E quindi sono il maggior accusatore e denigratore di me stesso.
Ed oggi, a poche ore dal mio 37° compleanno, gli "Io..." negativi si sprecano.
 
Bella schifezza...



venerdì 6 settembre 2013

Resistence is futile



Resistere spesso non porta a nulla.
Cose da film, cartoni, romanzi di un certo tipo, dove la pazienza, la perseveranza, la forza, il coraggio, dopo tanto portano a qualcosa.
Per resistere bisogna però credere in qualcosa. E' necessario avere uno scopo, una speranza, forse anche una testa bella dura.
Io sento di averle perse, qualora ne avessi avuto qualcuna delle sopraelencate.
Sinceramente non ho scopi, non ho speranze e la testa è diventata assai morbida, quasi come quella di un neonato.
Certo salva parecchio la mia apparenza. Il "vivere" sociale impone un minimo di forzato decoro. Ma salva una parte della facciata, l'involucro interno è vuoto.
A che serve andare in palestra? A che serve leggere? A che serve tenersi documentato, aggiornato? A che serve essere gentile, disponibile?
Dovrebbero servire a me in prima battuta? Se la risposta è sì, da tempo immemore dico e mi dico che non mi basto. Non mi frego. Non mi ritengo forse degno di questa grande attenzione.
Dovrebbe servire agli altri? E dove sono quando ne ho bisogno io? Cosa mi danno in cambio? Sono stufo di fare la ONLUS, di dare dare dare e non ricevere.
Sono stufo, strano a dirsi, di combattere da solo contro il mondo.
Il mondo ha vinto, prenditi il mio scalpo.
Ogni resistenza è futile.


domenica 1 settembre 2013

Settembre

 
E' iniziato settembre.
Già prevedo profusioni di "l'estate sta finendo" e "impressioni di settembre" sui vari social network.
Periodo di bilanci (divenuti quasi odiosi per me), sull'estate trascorsa e quasi terminata.
"Ho fatto un tatuaggio", "ho rimorchiato quella", "l'ho baciato perchè ero ubriaca", "sono andato a quella pizzeria nuova", "mi ha pizzicato una medusa", ecc...
E quindi stop alle condivisioni di foto in costume (alcune davvero evitabili...), alle serate a fare tardi con gli amici (chi li ha) o davanti al pc (ormai fedele amante di molte persone).
E' l'ideale inizio per le fantomatiche diete, per le iscrizioni in palestra, per riallacciare i contatti con le persone che non si sono cacate per circa 3 mesi perchè ritenute, in qualche maniera, monotone ("si, una di queste sere d'estate usciamo. teniamoci aggiornati, mi raccomando eh?").
Si riprende a parlare di tasse, di lavoro che non c'è, scoppiano tutte le guerre, ritorna l'aviaria, la mucca pazza ed il vino al metanolo, tutti contemporaneamente.
D'improvviso ci si ricorda di tutte le cose lasciate in sospeso e si crea una specie d'ansia nel cercare di capirle come (e se) terminarle.
E si pensa che tra "poco" sarà Natale, a quando sarà di nuovo periodo di vacanza. Periodo per fare nuove foto (con cappellino, sciarpa e guanti in tinta), alle serate a far tardi con gli amici (il pc è fedele per tutto l'anno invece...).
Si farà il bilancio di un anno intero in previsione dell'arrivo del nuovo anno.
Un altro anno trascorso di cui, tra qualche tempo, nonostante possa essere stato un anno di merda, ne sentiremo stranamente la mancanza...



venerdì 30 agosto 2013

No spice


Ciao boffare...
da tanto tempo non scrivo qui'. Ho, tra gli altri, il difetto di dimenticarmi di tante cose, belle e brutte, condivise, create, sudate.
Do un po' tutto per scontato, tanto le vittorie quanto le sconfitte. Ho perso molto in smalto, in ironia, in speranza. Tutto mi pare alquanto futile.
Eppure da qualche giorno ti pensavo, mio blog. Pensavo a quando scrivevo decine di post, fiumi di righe, accozzaglie di pensieri.
L'immediatezza ed il facile riconoscimento dei "like" del bistrattato facebook, danno quella sensazione simile a quella delle endorfine. Ma poi, alla sostanza, rimane poco. Qui' potrei scrivere molto, dare sfogo maggiormente alle mie elucubrazioni...ma...
Mi mancavi boffare, e sono venuto qui' a scrivere. Ultimamente, non scherzo, ho perso il senso dei miei desideri, peggio, dei miei bisogni; anche di quelli più banali e quotidiani.
Sono come "sospeso", vagante in un limbo la cui asticella mi sembra così bassa.
Se dovessi scrivere cosa mi è accaduto in questi mesi...lo riassumerei in un "nulla": Eppure, oggettivamente, di cose me ne sono accadute.
Ma non so più parlarne...e neanche scriverne. Torno alla premessa; tutto mi pare scontato. Che sia la soddisfazione lavorativa o il sentimento per una persona o la condivisione di una qualche opinione o passione.
Tutto senza sapore, senza spezie.
Forse questo è un inizio, o forse è l'ennesimo tentativo di riprendere gusto nelle piccole cose che un tempo mi davano piacere, o forse un fuoco di paglia.
Ciao boffare, spero a presto.


martedì 1 gennaio 2013

Il nostro disco che suona


"Coppia"...questa unione mistica e sconosciuta di cui si tenta la descrizione senza mai riuscirci.
Una specie di figura mitologica composta da due unità, da due individui, che si fondono, si uniscono...o che, quantomeno, hanno l'aride di provarci e di crederci.
Alchimia, chimica o solo fottuto sputo o fato...si cerca di cementare la coppia, perchè non si dissolva, non si disgreghi, non si separi.
E tra le tante...la musica è assai importante.
Non è da film o serial americani il sentir parlare della famigerata "nostra canzone".
Sì, della canzone della coppia, quella canzone a cui è legato un ricordo importante. Il ricordo che, anche se la coppia scoppierà, rimarrà nella mente delle due unità ora divise (forse per sempre).
La canzone che strapperà sempre un sospiro, un sorriso o forse una lacrima. La canzone che unirà più forte nell'abbraccio o che unirà da distanze siderali.
Ecco...io non ho mai avuto una "nostra canzone". Non ho mai legato un ricordo delle mie compagne ad un brano musicale in particolare. Nè tantomeno a gruppi musicali se non addirittura ad interi generi.
E quindi? Sono arido? O sono, come sospetto, sempre un po' troppo snob?
Perchè, insomma, difficile unire un ricordo di due persone quando proprio i gusti musicali dei due non s'incastrano un po'.
Mi suona, è il caso di dirlo, davvero strano legare un pensiero d'affetto ad una canzone di Ligabue...!
Mi si accappona la pelle (con ossa al seguito) se immagino qualcosa di bello e forse unico collegato al pessimo Vasco!
Quanti gironi dell'inferno devo visitare per evitare che i Negramaro minino un mio eventuale rapporto di coppia...?
Ma, dei e demoni, pare che di tali soggetti siano le canzoni più gettonate tra cui scegliere la "nostra canzone"!
E quindi mi spiego perchè non abbia mai avuto una canzone di coppia...!
Perchè se io non cedo...non vedo perchè l'altra famosa metà debba farlo. E debba quindi ricercarsi un qualcosa di vagamente accettabile nel repertorio musicale di mio gusto.
La vedo dura trovare qualcosa di "romantico" nel metal! E anche nel grunge, benchè ci siano numerosissime ballad, la ricerca può non valere l'impresa.
Unire una coppia con la canzone della banda dei rospi (quella di Demetan e Ranatan) potrebbe anche funzionare...a patto di avere 5 o 6 anni...!
Da tutto ciò rimango, come sempre, fuori dagli schemi.
E se qualcuno può trovarlo anche divertente o romantico, io comincio un po' a starci stretto.
Così, all'ennesima "nostra canzone" menzionata da chicchessia...io non potrò fare altro che abbassare lo sguardo, fare spallucce e maledire, ancora una volta, il mio complicato modo d'essere...