sabato 28 settembre 2013

Vecchi difetti



 
...il ricordare quasi tutto, come un evento capitato giusto un anno fa...
...il pensare ancora, non dandomi pace, non perdonandomi, sempre colpa mia...
...il mantenere le stesse attenzioni, come se nulla fosse accaduto...
...scaricare puntate di un serial che odio solo per far piacere ad un'altra persona che mai apprezzerà, che sempre mi temerà...


"Non vedi che è facile
Non vedi che è inutile
Scordarsi di credere ai vecchi difetti" - Vecchi difetti - Marta sui tubi

venerdì 13 settembre 2013

The special need



Ieri sera, tarda serata, verso mezzanotte, su Rai 3 è andato in onda un documentario (non so come meglio definirlo) che mi ha colpito molto.
Raccontava di un ragazzo disabile di nome Enea e del suo approccio al mondo femminile.
La storia, pur breve (raccontata in circa un'ora), era incentrata nell'amore che Enea provava per tutte le donne.
Un amore che io ho inteso pulito, immacolato, fanciullesco. Un amore che partiva dai profumi, dai colori e che giungeva, solo alla fine, all'esteriorità.
Un amore che però, per forza di cose, ad un certo punto iniziava a scontrarsi con la necessità di fisicità; con il sesso.
La storia quindi metteva avanti Enea (e gli spettatori con lui) ad una difficoltà: trovare una donna.
Non tacciatemi di materialismo nell'usare il termine "trovare". La particolarità del mio post, ispirato dal documentario, è proprio questa.
Come si rapporta una persona "disabile" con l'altro sesso nel momento in cui, forse fisiologicamente, scattano certi meccanismi?
Moralità a parte, quante donne (o quanti uomini) si concederebbero sessualmente ad una persona con disabilità di varia natura (alcune fisiche, alcune mentali...in questo caso la seconda)?
E quindi...come giustificare gli amici di Enea che, in prima istanza, cercano di trovare questa donna tra delle prostitute?
Come degli stronzi? Come degli insensibili? Come dei faciloni?
[Pensiero da uomo/maschio: sarebbe stata la prima opzione anche per me].
E se le varie associazioni/ONLUS che aiutano, sostengono in qualche modo ragazzi e ragazze come Enea, non possono certo funzionare da agenzie matrimoniali o d'incontri erotici...e la prostituzione è illegale...cosa rimane da fare?
Rimane solo andare all'estero...dove esistono bordelli o case di piacere legalizzate.
Enea ci va, in compagnia dei suoi amici (che sono, alla fin fine, amici veri...seppur sembra che talvolta forzino Enea a raggiungere il risultato...a fare sesso insomma, senza tanti problemi, senza tanti moralismi), va al bordello...ma non conclude nulla.
Entra, conosce, parla...ma un meccanismo di autodifesa...di paura (la paura che, diciamocelo, prende a chiunque anche solo pensi di andare con una prostituta...), lo fa desistere. Lo fa uscire.
Il sesso, la voglia di farlo, pare essere stato sconfitto.
Troppo squallido per un ragazzo che ha idealizzato l'amore...e che potrebbe rischiare di innamorarsi della persona con cui si unirebbe.
Punto di partenza. La voglia di sesso, di conoscere cosa si prova unendosi ad una donna, permane. Enea è in ballo, è in questa avventura coi suoi migliori amici. Forse per non sfigurare (difetto di tutti i maschi, abili o disabili che siano), forse perché spinto...forse tornerebbe al bordello.
Ma arriva l'alternativa (vera o filmica, non so...): in Germania pare esista un luogo dove ragazzi e ragazze disabili provano la sensorialità del sesso e...addirittura, alla fine del percorso possono farlo.
In pratica esistono uomini e donne che, come fossero una terapia, si concedono a questi pazienti.
Enea arriva in questo posto (che, ripeto, non so esiste per davvero) ed inizia questo percorso. La sua terapista è una bella donna, snella, tonica, bionda con occhi azzurri.
Ma Enea ha in mente solo una donna: Caterina...così chiamata da lui che altro non è che una fotomodella ritagliata da un qualche settimanale.
Caterina non esiste...è un avatar...è l'avatar del suo amore, qualcuno di irraggiungibile.
Enea si scontrerà con questa verità...rimanendoci molto male. Piange quando gli dicono che Caterina, la sua Caterina, è irraggiungibile.
Toccante la scena di lui tra le braccia della sua terapista, fragile, indifeso.
E altrettanto toccante ma anche divertente...quando Enea, alla fine della terapia (quella completa, con l'eventuale atto sessuale incluso), confiderà in macchina ai suoi due amici di non aver "infilato il suo grillo nella farfallina" perchè la terapista mica è la sua fidanzata.
Ed Enea cerca l'amore...quello dove il sesso è un completamento, non un'alternativa.

Che conclusioni fare quindi?
Che l'amore, quello vero, è forse quello sentito ma non "consumato"?
Che un ragazzo disabile è molto più sincero, leale di tanti "abili"?
Che per i disabili il sesso, l'amore...sono forse le assenze principali?
Dove è la linea (se c'è) e quanto è sottile tra il procurare un piacere primario a pagamento o tramite delle strutture più o meno atte e legalizzate a farlo?
Esiste un diritto di riconoscimento al sesso?

Ad ognuno lascio le risposte che, credo, per quanto diverse potranno suonare e sembrare tutte o dannatamente giuste o dannatamente sbagliate.

Quì incollo, per chi volesse approfondire la cosa, il link alla pagina del documentario/progetto che tratta proprio di Enea, si chiama The special need.
http://www.thespecialneed.com/it







lunedì 9 settembre 2013

"Tu..."




Quando si iniziano le frasi con "tu", molto spesso il tono è accusatorio. Altre volte è di confronto (in genere denigratorio), raramente è invece elogiativo e portatore di un complimento.
"Tu... - rimarrai solo"
"Tu... - sei un pazzo"
"Tu... - sei uno stronzo"
Quanti di questi "Tu..." ho sentito o letto (talvolta anche negli sguardi altrui) rivolti a me.
Ed in effetti molti si sono avverati. Tutti quelli negativi per me, ovviamente.
"Tu... - sei speciale" ad esempio me l'hanno detto, ma non era vero, la solita presa per il culo.
Ed a furia di sentire questi "Tu..." ho iniziato a farli miei e a dirmi "Io...", così evito agli altri di consumare neuroni.

E quindi sono il maggior accusatore e denigratore di me stesso.
Ed oggi, a poche ore dal mio 37° compleanno, gli "Io..." negativi si sprecano.
 
Bella schifezza...



venerdì 6 settembre 2013

Resistence is futile



Resistere spesso non porta a nulla.
Cose da film, cartoni, romanzi di un certo tipo, dove la pazienza, la perseveranza, la forza, il coraggio, dopo tanto portano a qualcosa.
Per resistere bisogna però credere in qualcosa. E' necessario avere uno scopo, una speranza, forse anche una testa bella dura.
Io sento di averle perse, qualora ne avessi avuto qualcuna delle sopraelencate.
Sinceramente non ho scopi, non ho speranze e la testa è diventata assai morbida, quasi come quella di un neonato.
Certo salva parecchio la mia apparenza. Il "vivere" sociale impone un minimo di forzato decoro. Ma salva una parte della facciata, l'involucro interno è vuoto.
A che serve andare in palestra? A che serve leggere? A che serve tenersi documentato, aggiornato? A che serve essere gentile, disponibile?
Dovrebbero servire a me in prima battuta? Se la risposta è sì, da tempo immemore dico e mi dico che non mi basto. Non mi frego. Non mi ritengo forse degno di questa grande attenzione.
Dovrebbe servire agli altri? E dove sono quando ne ho bisogno io? Cosa mi danno in cambio? Sono stufo di fare la ONLUS, di dare dare dare e non ricevere.
Sono stufo, strano a dirsi, di combattere da solo contro il mondo.
Il mondo ha vinto, prenditi il mio scalpo.
Ogni resistenza è futile.


domenica 1 settembre 2013

Settembre

 
E' iniziato settembre.
Già prevedo profusioni di "l'estate sta finendo" e "impressioni di settembre" sui vari social network.
Periodo di bilanci (divenuti quasi odiosi per me), sull'estate trascorsa e quasi terminata.
"Ho fatto un tatuaggio", "ho rimorchiato quella", "l'ho baciato perchè ero ubriaca", "sono andato a quella pizzeria nuova", "mi ha pizzicato una medusa", ecc...
E quindi stop alle condivisioni di foto in costume (alcune davvero evitabili...), alle serate a fare tardi con gli amici (chi li ha) o davanti al pc (ormai fedele amante di molte persone).
E' l'ideale inizio per le fantomatiche diete, per le iscrizioni in palestra, per riallacciare i contatti con le persone che non si sono cacate per circa 3 mesi perchè ritenute, in qualche maniera, monotone ("si, una di queste sere d'estate usciamo. teniamoci aggiornati, mi raccomando eh?").
Si riprende a parlare di tasse, di lavoro che non c'è, scoppiano tutte le guerre, ritorna l'aviaria, la mucca pazza ed il vino al metanolo, tutti contemporaneamente.
D'improvviso ci si ricorda di tutte le cose lasciate in sospeso e si crea una specie d'ansia nel cercare di capirle come (e se) terminarle.
E si pensa che tra "poco" sarà Natale, a quando sarà di nuovo periodo di vacanza. Periodo per fare nuove foto (con cappellino, sciarpa e guanti in tinta), alle serate a far tardi con gli amici (il pc è fedele per tutto l'anno invece...).
Si farà il bilancio di un anno intero in previsione dell'arrivo del nuovo anno.
Un altro anno trascorso di cui, tra qualche tempo, nonostante possa essere stato un anno di merda, ne sentiremo stranamente la mancanza...