sabato 31 gennaio 2015

Professional...


"La verità è che sei troppo professionale!"
Così pare.
Che io ci tenga al mio lavoro ed al modo in cui, penso, si debba svolgere non è per me una novità.
Eppure mi sono sempre visto, dall'interno (cosa concettualmente un po' astrusa...), molto disponibile, pronto all'ironia, alla battuta per sdrammatizzare o, viceversa, affermare un dato concetto, informale ed accomodante.
Ma a quanto pare non è così ed è anzi il contrario. E un po' mi spiace.
Sì, perchè ho come l'impressione che questa presunta (o palese) mia rigidità mi impedisca un contatto magari un attimo più profondo con le persone con cui interagisco.
Che poi a dirmelo non è stata una persona di una certà (cosa che forse mi avrebbe fatto percepire l'esclamazione più come un complimento che non una sorta di difetto), bensì una persona più giovane di me.
E quindi?
Le barriere che mi sono creato e/o che la vita e le persone mi hanno obbligato ad erigere, sono più alte e spesse di quanto pensassi.
Anche quando, come nel caso in questione, non le tenevo affatto innalzate.
Non so se essere contento o meno di questo. Una parte di me, lo ammetto, lo è; ne percepisco uno strano orgoglio.
Invece un'altra parte non lo è, ed è quella che mi sta facendo scrivere e riflettere sulla cosa.
Perchè, me lo domando, se ho queste barriere innalzate anche non volontariamente...so o saprei abbassarle all'occorrenza?
Credevo di averne il controllo...ed invece così non è.
Avevo un'idea di armatura, da togliere e mettere all'occorrenza. Qui, invece, pare che l'armatura non si stacchi neanche quando penso e credo di averla slacciata!
E penso, ripeto, che sia un peccato...
Perchè so che posso perdermi tanto...magari un gesto d'affetto, uno slancio, una battuta, una pacca sulla spalla.
Cose di cui avrei bisogno più di quanto osi ammettere.
E, non da ultimo, anche le persone che mi sono accanto credo, vanagloriosamente a parte, che si perdano tanto anche di me. Della mia parte magari più indifesa ma anche più divertente.
Di quella con cui uscire per una birra, andare ad un cinema, fare un discorso qualsiasi, dal più serio al più faceto.
Bof...
 

sabato 24 gennaio 2015

Una vita fa...


 Questo post è nato così, 3 minuti fa mentre mi vestivo per andare al lavoro.
E' una specie di dedica, visto che è nato pensando ad una persona cara. Persona cara che, probabilmente, non leggerà mai questo post anche perchè certo non le andrò a dire: "ehi, ho scritto un post pensato su di te."
A pensarci bene è un post che calza a pennello anche su di me. Per questo, forse, ne riesco a tirare fuori qualcosa.
Diciamo che come incipit o premessa non so cosa scrivere. Forse la parola che può fare da apristrada è questa: paura.
Anche inadeguatezza potrebbe essere utilizzata. A ben vedere anche ansia.
Non sono belle parole, diciamocelo, però sono quelle che più avvicinano al concetto.
Pare che dopo ogni raffreddore si perda un po' di olfatto. Per analogia penso che si perda un po' di fiducia in se stessi ad ogni errore che si fa ed ad ogni colpo (non solo certamente fisico) che si subisce.
Non tutti hanno questo grande ardore e coraggio di proseguire intatti. E anche chi lo fa, io penso, dentro di se ha comunque traccia e segno di tante cicatrici subite prima.
Per cui...il nostro io, quello prima della ferita, quello prima dell'errore o della batosta, ci pare un'altra persona.
Ci pare di essere sdoppiato (se va bene) o anche frammentato in tanti "me stesso", ricordandoci a stento di come eravamo, di cosa facevamo, di cosa dicevamo.
A volte questi nostri io pregressi riaffiorano, magari sottoforma di vacuo e nebbioso ricordo, e non senza un tono di rammarico nella nostra voce (o nell'eco della nostra mente). A volte ci strappano un sorriso, non sempre amaro; altre volte ci rendono orgogliosi, come a pensare che una volta abbiamo fatto qualcosa di pazzesco ed impossibile per quello che è il nostro io attuale invece sì tanto timoroso ed incerto.
Eppure se siamo stati qualcosa o qualcuno a volte di così diverso da ritere quasi impossibile che eravamo noi...perchè non riusciamo quasi mai a ritornare indietro?
Me lo chiedo...e lo chiedo...ma in pochi sanno rispondere.
Ed è un peccato. Perchè a volte in noi resta sigillata, quasi in punizione, una parte fondamentale di noi stessi; probabilmente quella più genuina e libera.

domenica 18 gennaio 2015

Di domenica


La domenica è il giorno che meno digerisco.
Sarà che è l'antefatto del lunedì, sarà che è il giorno del "riposo" (ed io quando riposo ho il vizio di pensare troppo), sarà che non sai bene cosa fare...
Se poi ci uniamo anche una giornata uggiosa, la scarsa voglia di leggere o di vedere qualsiasi cosa in TV, la scarsa socialità.
E appunto, questo mix, mi porta come da premessa a pensare.
A pensare a quello che ho e non ho. A quello che vorrei fare e non faccio o a quello che potrei fare e non faccio. Magari anche a quello che ho fatto e che non ha portato a nessun risultato.
E' un giorno dove, pur riposando fisicamente, penso e mi stanco mentalmente. 
E quindi, la ripresa settimanale del lunedì, pare essere decisamente più pesante del normale.
Soluzioni?
Dormire, spegnere il cervello assieme al corpo. Con la sensazione, comunque non gradevole, di avere buttato via comunque una giornata.
E via che si va...
 

venerdì 9 gennaio 2015

Terrore e terrorismo



Sembra che il mondo sia letteralmente impazzito.
Forse è anche il caso di togliere il sembra...e affermare che è impazzito e basta.
Il pretesto è quello che a Parigi pare sia scoppiata una vera e propria guerriglia. Di quelle che si vedono solo nei film e si leggono solo nei romanzi d'azione.
Non dirò altro in merito, se non che non è assolutamente giustificabile (o peggio) encombiabile una cruda e cieca violenza fatta in nome di qualsiasi principio, sia esso politico, filosofico o religioso.
Piango di rabbia per quanto è successo alla redazione di Charlie Hebdo, e non trovo alcuna tranquillità o soddisfazione ore che, a poche ore dalla strage compiuta nel giornale umiristico/satirico, i presunti colpevoli sono stati eliminati.
Come scrivevo questo è il pretesto del post.
Perchè, oltre alla tristezza ed alla rabbia per la strage terroristica di cui sopra, oggi ho riscontrato che alla base della vita di tanti di noi c'è il terrore.
Un terrore, ben oltre la paura o anche solo un sentore di diffidenza, che blocca i rapporti interpersonali (quando va bene) o che addirittura li travisa, li ricaccia indietro e li minaccia (nel caso peggiore).
Sarà che per un effetto moltiplicatore e mediatico al contempo, orami si è convinti che la razza maschile è, oltre che notoriamente maiala, anche manesca e violenta.
Perchè, diciamocelo, basta un video di una ragazza che per 10 ore a giro per New York viene fischiata, avvicinata e provocata da degli uomini, per far intendere alle donne che il nostro sesso è ormai deviato in maniera definitiva.
E basta anche vedere qualche puntata di Chi l'ha visto, o una Notte in procura o, peggio ancora, Amore criminale, e la somma, nelle menti di talune donne, è fatta.
Come se 10, 15, 100 anche 1.000 racconti (per carità: tristi, deprecabili, orridi, e non per nulla condivisibili e giustificabili) di uomini violenti, maneschi o anche concettualmente "pericolosi", siano ormai il campione tipo certo ed indiscutibile per dire che tutti noi maschi siamo delle merde!
E tutti gli altri? Sì, quegli altri 3-4 miliardi di maschi in circolazione? Sono tutti pericolosi? Sono tutti soggetti verso cui prendere o minacciare provvedimenti SERI?
Io  lo sapevo che sarebbe finita così.
Sapevo che qualche donna, alla fine, avrebbe travisato anche il più innocuo dei gesti. Come quello di prendere un caffè assieme, ricevere una cartolina o un pensiero per natale, o un complimento un attimo più articolato.
Che, dovrebbe essere chiaro, spesso sono solo dei ponti lanciati per costruire qualcosa di bello e non certamente di pericoloso o violento!
Ma tant'è...
Ci sono donne ormai spaventate da noi uomini. O meglio, spaventate da quelle 4 merde di amebe che di uomo hanno l'uccello, ma non di più. Che si sia maschi con la testa apposto e con le mani in tasca e l'uccello ben conservato nelle mutande, poco conta.
Siamo tutti potenziali violenti, pericolosi, maneschi assassini.
E allora, care donne (non tutte, per carità e per fortuna la stragrande maggioranza è ancora sana di mente), se i vostri budget ve lo permettono, passate magari un paio di visite da uno psicologo per farvi aiutare, quantomeno, a discernere il bene dal male, o un gesto affettuoso da un tentativo di stupro.


lunedì 5 gennaio 2015

Miti



Tutti moriamo (e qui' ci sta una grattata, lo so). Ma la morte, se la vediamo bene, forse tutta questa differenza non la fa.
Mi spiego...
Ultimamente, diciamo da un mesetto a questa parte, sono venuti a mancare alcuni esponenti del mondo musicale nazionale ed internazionale.
Qui' nel mio paesotto è venuto a mancare Pino Mango; un paio di settimane fa ci ha salutato Joe Cocker; oggi si è spento Pino Daniele.
Frequentando, come tanti, il mondo dei social sono ovviamente molteplici le testimonianze di fan (storici ed improvvisati) dei suddetti che hanno inondato con video, brani, citazioni e foto, le loro bacheche su facebook o su twitter o magari ne hanno parlato sui loro blog, nei loro forum, ecc...
Non starò qui' a polemizzare su questo comportamento. Ammettendo però che, in una prima istanza, la cosa mi sorge sempre un po' forzata. Un po' tanto per apparire, per non rimanere fuori dal coro, per dire "anche a me spiace". La cosa mi faceva storcere il nasone soprattutto per il comportamento di chi si improvvisa, giusto alla morte del "mito", suo fan sfegatato (quando, magari, fino a 24 ore prima manco se lo cacava di striscio...).
Comunque...il vero senso di questo post è un altro.
Il fatto che sembra che io non abbia "miti". Perchè, chi più chi meno, tutti noi abbiamo un punto debole. Parlo di quel punto debole legato ad un personaggio, magari in vita, magari no, magari anche frutto di fantasia, per il quale faremo fuoco e fiamme; per il quale piangeremo alla sua mancanza o alla sua rievocazione, per il quale saremmo disposti a fare anche a mazzate se necessario.
In questa categoria, non potendoci rientrare Ulisse od Orlando, oggi giorno ci inseriamo vari personaggi di rilevanza pubblica.
Per la maggiore, inutile girarci attorno, attori, cantanti e sportivi la fanno da padrona.
E quindi? Dove voglio andare a parare?
Paro qui' e ribadisco: io non ho miti.
Non so da quanto ho smesso di averli, forse gli ultimi risalgono a qualche vecchio giocatore del Milan (mia squadra dello stomaco...dal cuore s'è spostata da tempo immemore), ma poi basta.
Chi mi segue e conosce sa che adoro musicalmente i Pearl Jam. Eppure se domani dovesse venire a mancarne il suo leader o uno dei suoi componenti...ecco...non penso che reagirei listandomi a lutto e non parlando più con anima viva per 40 giorni e 40 notti.
Posso avere in mente delle persone valide, delle quali, al vederne la dipartita, sicuramente farebbe male. Ma non penso andrei oltre.
Non so se questa sia una mia forza o una mia debolezza (propendo più per la seconda ipotesi sinceramente). Perchè è sempre lì il mio difetto principe: la mancanza di sapore in quello che faccio.
La sempiterna certezza che tutto "non serve" o che è così fugace da non riuscire a goderne l'attimo in cui ne posso cogliere i frutti.
Vedrò...


domenica 4 gennaio 2015

Rare Exports - Un racconto di post natale con mal di gola


 A volte avere un po' di mal di gola può avere i suoi vantaggi.
Sarà, ma stanotte, verso le 3.00 mi sono svegliato ed alzato per spruzzarmi in gola un fantomatico spray alla propoli. Ne è conseguito un non immediato ritorno al sonno (non tanto per l'essermi svegliato, quanto per il pizzicore alla gola) che mi ha portato ad accendere la TV.
Vista l'ora tarda non nutrivo particolari speranze di trovare qualcosa di decente; tant'è vero che la mia necessità principale era proprio quella di trovare qualcosa di così noioso da farmi addormentare di botto.
Così non è stato: infatti, dopo neanche tanti tentativi di zapping, mi sono soffermato su un film appena iniziato (di cui avevo perso anche i titoli d'inizio con tanto di titolo compreso) su rai4.
Le premesse erano quelle che un po' mi piacciono; il solito gruppo di indefessi (e fessi) scavatori che lavorano per la solita "compagnia" dagli scopi un attimino torbidi. E scava scava, tra km di ghiaccio e permafrost, vai che ti vanno a scoprire con un semplice carotaggio, del sughero.
Ecco...così ci fa del sughero sotto le nevi quasi perenni della Finlandia?
A quel punto, capirete, il mio sonno era andato a farsi una passeggiata mentre, il mal di gola, era stordito dalla propoli.
Quindi proseguo nella visione del film.
E che film! Cioè, non aspettatevi un qualcosa di ecclatante. Non scordatevi nulla di particolarmente carico di effetti speciali o altro.
I protagonisti, diciamocelo, hanno avuto lavoro facile visto la ristrettezza di molti dialoghi e dell'altrattanta scarsa presenza visiva (in pratica hanno dovuto lavorare su 3 o 4 espressioni varianti dallo spaventato, all'incazzato).
Ma cosa mi ha colpito? Niente effetti speciali, niente attori degni di nota, nessun personaggio interessante...
Stop! Eccolo! La forza era nei personaggi, soprattutto in quello dei cattivi.
Perchè, facile a dirlo, il cattivo una volta tanto era il beneamato Babbo Natale.
Si, proprio lui!
Un babbo natale che, benchè non appaia mai durante il film (se non in qualche disegno e successivamente in formato spinacio findus surgelato), altri non è che un tremendo e cattivo demone!
Un demone che era solito cibarsi dei bambini e che, vuoi vedere, il popoli finalndese ha combattuto eoni fa e poi seppellito sotto il ghiaccio.
La "compagnia" di cui sopra proprio questo scopre. Per cui scava e ne estrae il corpo gigantesco (alto una 10 di metri).
Ma qualcosa, ovviamente, non va come deve andare.
E quindi, alla "rinascita" seppure congelata, del babbone natale, cominciano a spuntare fuori i suoi "elfi". Ovviamente, come il loro capo, sono tutt'altro che carini, simpatici e con le orecchie a punta.
Sono infatti dei vecchiardi secchetti con barba lunga e bianca (e questi, sì, ricordano il caro babbo natale, seppur in una versione decisamente emaciata e cattiva), che come unico compito hanno in mente quello di liberare il loro capo.
E cosa fareste voi per riattivare qualcuno in evidente ipotermia? Lo riscaldereste e gli procurereste anche del cibo.
E questo fanno gli elfi; e quindi rubano dalle varie abitazioni in zona stufe e riscaldamenti, ammazzano un po' di renne per ricavarne le pellicce, e rapiscono i vari bambini (tranne uno, ovvero il protagonista del film).
I pochi che capiscono cosa sta succedendo realmente, oltre al bambino di cui sopra, sono 3 adulti che cercano (e riescono) a sventare i piani degli elfi ed a distruggere babbo natale prima che questi si svegli completamente.
Ora, tralasciando alcune parti del film che non svelo solo per non togliere a qualcuno il gusto, magari, di vederselo (cosa che consiglio vivamente), affermo che questo film avrebbe meritato certamente un'attenzione ed una messa in onda decisamente più felice.
Capisco il buonismo che permea le nostre emittenti televisive, e capisco anche l'effetto natalizio, ma piazzare un film del genere anche in un 3° serata (attorno alla mezzanotte) a parer mio avrebbe reso giustizia a questo piccolo gioiello cinematografico che brilla, certamente, per originalità e per il finale che definisco geniale.


venerdì 2 gennaio 2015

Ehi, ma io ho un blog?!



Essì che ce l’ho! E lo sto trascurando a morire, e mi spiace.
Ma con il dispiacere e le lacrime di coccodrillo si combina poco, per cui cercherò (più che in passato) di ripassare e scrivere da queste parti più spesso, sperando non sia una promessa da marinaio.
Ad inizio anno (fresco fresco, nuovo nuovo) sarebbe d’obbligo fare una valutazione di quanto appena trascorso nel 2014 e predisporre i nuovi immancabili propositi per questo 2015.
Non so se elencare il tutto, fare una sorta di lista della spesa.
Elencare i luoghi visitati, e quelli mancati? Le persone conosciute e quelle perdute? I libri letti e quelli lasciati sugli scaffali? Mi sembra più uno di quei tristi e ripetitivi servizi dei TG trasmessi appunto alla fine dell'anno.
Una cosa però la penso: che questo 2015 parte davvero svantaggiato.
Parte con un'enorme aspettativa da parte di tantissime persone: chi per avere un lavoro, chi per avere salute, chi per trovare l'amore, e via dicendo con tutti i nostri desideri e le nostre speranze (anche le mie). E quando si caricano troppe aspettative su qualcosa, come su qualcuno, la tensione è tanta ed il rischio di sbagliare e far disastri cresce in maniera esponenziale.
Speriamo quindi che questo 2015 abbia ossa e muscoli forti, che abbia tenacia e sia pronto al sacrificio, che sia speranzoso e convinto delle proprie capacità e possibilità.

Ed io, come il 2015, speriamo che me la cavo.