sabato 18 luglio 2015

Repetita

 
Come ogni anno, di questi periodi, mi scatta un'ulteriore ansia: quella da vacanza.
Dopo un anno a tirare carro e buoi, avrei decisamente bisogno di un periodo di relax e svago.
Quelle due settimane scarse che permettono a chiunque di ricaricare un attimo le batterie, far raffreddare il cervello, dimenticare codici, password e bollette da pagare.
La mia ansia deriva dal fatto di non sapere precisamente cosa fare. O, quanto meno, cosa fare di diverso dalle altre estati, magari anche dove andare.
Dopo tanti sacrifici potrei permettermi un vacanza in effetti. Ma la cosa che mi blocca dal farlo è la solitudine.
Il fatto di doverla non solo organizzare singolarmente, ma anche partire singolarmente.
I miei più cari amici sono accoppiati, io permango singolo, figurarsi se organizzano e/o partono con un portatore di moccolo ufficiale.
Amici nelle mie stesse condizioni? Ne conosco pochissimi e quelli che conosco, non per colpa loro, magari ti propongono il fine settimana nell'abusato Salento, o posti che di per se non mi attraggono.
Vorrei partire e conoscere o rivedere luoghi diversi.
Vai all'estero? Ho paura di volare.
Sì, sono una chiavica da più punti.
Solo, musone, piccioso, pauoroso.
Per cui, anche per questa estate 2015, mi attende il pietroso lungomare del mio sempre meno ridente paesotto, dove il 90% delle serate le passi vagando per locali visti e rivisti.
Invasioni sonore di cover di musica commerciale ed odiosa di Rossi, Ligabue, Negramaro e pessima compagnia cantando.
Proiezioni estive di film di dubbia qualità (quelli, cioè, che nel periodo primaverile nessuno al cinema si è cacato, per motivi più che ovvi...).
Qualche sagra di cibarie per mettere su quel paio di kg di rilassatezza (o amarezza).
La settimana scorsa ho fatto scorta di videogiochi, libri e fumetti e pulito i filtri del climatizzatore.
Questi, con molta probabilità, saranno il mio svago e la mia (parvenza) di gioia.
Che anche quest'anno la solitudine e la paura (mia, ma non solo mia...) mi porterà a ripetere le stesse cose che faccio dal 1994.
Coniare uno slogan pubblicitario, tipo quelli delle imprese che vogliono far vedere che sono in circolazione da anni: "Pierpaolo, stessa estate dal 1994."

sabato 11 luglio 2015

Ei-si-di-si

 
 
Ad una certa età dovrei davvero limitarmi in certi atteggiamenti alla forever young.
Non da ultimo, l'ennesima assurda sfacchinata per salire su ad Imola per ascoltare gli immarcescibili AC/DC.
Avevo comprato il biglietto per questo concerto il primo (ed unico) giorno di prevendite online. Quando tipo in 15 minuti sono evaporati circa 90.000 biglietti.
Ma ne è valsa la pena.
E' valsa la pena fare 20 ore, tra andata e ritorno, in pullman, più 3 ore in macchina.
E' valsa la pena stare 11 ore sotto il sole cocente, accampato su un resistente, ma ormai vecchio ed abbandonato, asciugamano da battaglia.
E' valsa la pena pagare 2 euro per una bottiglietti di mezzo litro d'acqua, cibarmi di carote, una banana e mezzo panino al cotto e sottiletta (sciolta e resa filante dal caldo torrido).
E' valsa la pena non riuscire a muovere le ginocchia per 8 ore, avere i piedi gonfi ed un odore, addosso, tipo muflone.
E' stata una di quelle esperienze di cui ti rendi conto dell'epicità solo quando è finita. Li per li non lo senti. Avverti solo la fatica, ti domandi "ma chi me lo sta facendo fare", quasi non vedi l'ora che finisca. Ma è tutto un bluff della mente che segnala a corpo qualcosa di sbagliato o, quantomeno, di incompleto.
Perchè poi, in quel momento che si spengono le luci tutt'attorno e si accendono quelle del palco e senti i decibel che iniziano a trapassarti carne ed ossa, il cervello da i segnali che servono.
L'adrenalina scorre di nuovo, le ginocchia tornano a muoversi, i piedi sembrano quelli della Fracci, ed inizi a saltare, urlare, spingere, ridere, commuoverti.
E fanculo tutto e tutti. Sei li, sei vivo, ti senti unico ed immortale. O, anzi, pensi che se morissi in quel momento, tutto sommato, la tua vita avrebbe avuto un senso.
E' così. E' stato così ed è quasi sempre così, almeno per me.
Il resto è inspiegabile per chi non c'era. Dalle foto sparse nella rete e dai video pubblicati, si avverte solo un 10% del tutto.
Certe cose o si vivono direttamente o sono dei surrogati, c'è poco da fare.
Si fanno delle scelte. Non possiamo fare ed avere tutto. Non posso girare mezza Italia (e forse mezza Europa) per seguire tutti i concerti che mi piacciono.
Ma posso sceglierne 3-4 all'anno. E cerco di sceglierli al meglio. Mi danno la carica, l'energia, la speranza.
Ho visto gente umana.
Emeriti sconosciuti socializzare, scambiarsi cibi e vivande. Darsi pacche sulle spalle, ridere, scherzare.
La musica unisce e fa dimenticare le differenze e le sofferenze.
Ed il pubblico della musica rock, continuo a pensarlo, ha una marcia in più. Più vivo, più sincero, più corretto.
Potrete vederlo pieno di tatuaggi e capelli lunghi. Anfibi, birra e sigarette (e canne). Ma sarà sempre onesto e mai pericoloso.
Certo, qualche difetto lo si riscontra sempre. Non tuti erano angeli. Non tutti amichevoli. Ma la stragrande maggioranza si. Ed un po' di speranza, in un pessimista come me, si riaccende sempre in queste occasioni.
Mi sono divertito. Me ne rendo conto ora più di quando ho vissuto il concerto.
Ora, a mente fredda a bocce ferme. La routine che ritorna con i suoi pensieri, le sue scadenze.
Ero vivo. Ora sono tornato a sopravvivere in attesa di risorgere, come sempre. 
 
Alcuni riferimenti sparsi, senza senso se non per me:
  • se dopo due birre vomiti l'anima, evita. evita, soprattutto, di vomitare vicino al mio asciugamano (che a malincuore ho dovuto abbandonare lì);
  • ho provato la mia prima esperienza nel PIT. Pensavo, a torto, che era un qualcosa di assurdo e spaventevole, una sorta di bolgia. Invece era tutto fichissimo, organizzato, ed alzare il polso per fare vedere il braccialetto del PIT, passando indisturbato tra le transenne della security, mi stampava in viso un sorriso di soddisfazione come poche volte;
  • a quanto pare, dopo una sniffata di cocaina, l'argomento principale diventano i cavalieri dello zodiaco (e visto che in mezzo alla discussione c'era anche un tipo, penso, inglese, i knigths zodiac) n.b.: alla discussione ho solo assistito, non partecipato;
  • ho visto dei tatuaggi incredibili: discutibili, bellissimi, bruttissimi, coraggiosi. il più assurdo di tutti recava i dati di un'osteria, con tanto di numero di telefono, indirizzo e giorno di chiusura (il martedì);
  • ho acquisito, almeno visivamente, le conoscenze necessarie per spostare una macchina quando questa ti intralcia la via;
  • ho appreso la tecnica per stappare le bottiglie di vetro con l'uso di una bottiglia di plastica (solo vedendolo potreste capire...).
    "Back in black, i hit the sack, i've been too long i'm glad to be back"