venerdì 30 ottobre 2015

Pioggia



Piove.
Sai che novità.
Piove tanto.
Sai che novità.
Forse ci allaghiamo.
Quella sarebbe una mezza novità.
La pioggia è democratica, forse comunista.
Cade su tutti, non fa differenze.
Puoi essere solo più furbo, previdente o fortunato a ripararti sotto qualcosa.
Ma altrimenti lei cade su tutti, indistintamente.
La pioggia porta spesso tristezza.
Se piovesse col sole forse sarebbe meno triste.
Ma non sarebbe pioggia allora.
"Quando piove e c'è il sole le donne vecchie fanno l'amore".
E' un detto che ho letto da qualche parte.
La pioggia è pure vita.
Cade acqua dal cielo in fin dei conti, e se non avessimo più acqua sai che casino.
Non è sempre un disastro.
La pioggia fa pensare.
Fa anche maledire.
"Stà cazzo di pioggia!".
La pioggia è l'ombrello, il cappuccio, gli stivali.
E' il tergicristallo perennemente consumato ed ingottito che striscia sul parabrezza.
La pioggia è ascoltarla.
Il ticchiettio contro le grondaie, le persiane e le finestre.
Stare sotto le coperte, nel tepore del letto.
E' fare l'amore...o sognare di farlo.




martedì 27 ottobre 2015

Change (Getter Two)!



Non credo di essere il solo a pensare con chirurgica ricorrenza: "Mollo tutto e me ne vado!".
Quante volte si sogna ad occhi aperti. Si sognano cambiamenti drastici. Estirpazioni di radici più o meno profonde, che spesso hanno più l'aspetto ed il peso di ingombranti fondamenta di cemento.
Il desiderio è sempre lì, sopito ma mai domo.
Come anche la paura di assecondarlo.
C'è sempre una battaglia interna. Tra l'agiatezza dell'abitudine e l'incertezza del nuovo.
In me, inutile dirlo, vince a mani basse la seconda, la paura.
Non ho le "palle", per dirla in gergo francese.
Visiono svariati siti su ipotetici cambi di lavoro. In città lontane, in città che ho spesso solo visto scritte sulla cartina geografica.
E se non mi spaventano le distanze, mi affossano le esperienze richieste, con tutti quei termini anglofoni che fanno figura e spavento che non riesco a capire.
E mi dico: "Io? Aspirante esimio professionista operante nel paesetto sperduto della Basilicata, vado a fare il CFO (?!) a Novara? A Pierpà! Sei pesce d'acqua dolce e lì è un oceano salato! Tre giorni e torni piangendo!".
Allora altra evasione mentale diventa il viaggio.
Vado dove?
In Brasile? A fare che? Il turista per sempre?: "A Pierpà, non c'hai li soldi!"
Il Jamaica? Mi apro un barettino sulla spiaggia?: "A Pierpà, sai aprire a stento una lattina di cocacola! E non fumi...".
Europa del Nord? Svezia? Finlandia? Mi accontento anche di un lavoro modesto. Meno responsabilità ho e meglio vivo: "A Pierpà, primo fa freddo, secondo c'è il sole a mezzanotte per non so quanti mesi, terzo la lingua; il tuo attuale livello di inglese è pari a quello di Biscardi, figurati imparare una lingua ostica come lo svedese o il norvegese o l'islandese! Ed a servire ai tavoli ci vuole pazienza ed un sorriso perenne in faccia. Ti sgamano dopo tre giorni!".
USA?: "A Pierpà, a fare che? Investi quelle quattro lire che hai e ti compri un buco? O vivi nei motel dei telefilm dove vanno solo le coppie per fare sesso, i serial killer o quelli inseguiti dai serial killer?" E dopo tre mesi ti scade il visto e o ritorni a casa o fai il clandestino?".
Quindi...?
Quindi nulla. Ciccia. Servito.
Che per fare certi cambiamenti, in effetti, ci vuole coraggio, ci vuole determinazione, ci vuole avventatezza e ci vuole, magari, anche una persona che ti accompagni e che abbia lo stesso coraggio, se non più, la stessa determinazione, se non più, la stessa avventatezza, se non più, lo stesso affetto (se non più...o meno...).
Che ancora ho questo difetto di voler sognare i sogni altrui e non i miei.
Che ancora penso di voler fare le cose perchè vorrei stare vicino a chi sento di voler bene.
E chissene del lavoro, della casa, dei clienti.

"Datemi un centimetro su cui fare leva e terrò il mondo sulle spalle!".
"A Pierpà, c'hai 45 di piede, e pure la cervicale!".








giovedì 22 ottobre 2015

Anguille



Dannate anguille.
Dannate loro e come si divertono a girare spensierate nel mio stomaco.
No. Io non c'ho le farfalle nello stomaco, come molti altri.
Io c'ho stè cose peggiori ed un attimo più schifose.
Si girano, voltano, contorcono e fanno un po' quello che cavolo gli pare.
Odio sentirle. Si presentano sempre nei momenti meno opportuni.
Sembrano sopite, a volte credo che siano proprio sparite definitivamente.
Ed invece eccole lì, che riappaiono forti e se possibile più numerose di prima.
Ma non è su di loro che devo agire.
Non è con tisane o fermenti lattici che le posso placare.
Come per ogni problema, devi risalire o ridiscendere fino alla radice del problema stesso.
Il mio cervello!
E' lui a fare tutto. E' lui a fare anche quello che non gli richiedo di fare.
E' lui che mi fa svegliare nel cuore della notte e pensare a cose assurde. O che mi fa d'improvviso ridimensionare, con pensieri sconvenienti, nei momenti nei quali dovrei essere felice, sereno e spensierato.
Allora dannato cervello, che attiva le dannate anguille!
Ma soprattutto, dannato me.



martedì 13 ottobre 2015

Ce la faccio, ce la faccio (non ce la faccio, non ce la faccio)


Avete presente quella sensazione alla Calimero?
Dove tutto vi pare nero, sconosciuto e difficile?
Ebbene, a me capita spesso di sentirmela addosso, permeata negli organi interni,
Nonostante tutto è così labile il mio stato umorale. Che passa da picchi di serenità a baratri di pessimismo.
E mi ritrovo a pensare che i motivi sono poi abbastanza ricorrenti.
Affetti.
Lavoro.
Salute.
Più o meno in questo ordine. Poi, quando ho qualche acciacco, la salute risale al top ed è lì che penso: "è proprio vero che la salute è la cosa più importante!".
Ma in periodi di normalità, l'hit parade è questa.
Rispetto al passato, forse, sono solo un po' meno drastico e drammatico. Cerco di sorriderci sopra un po' di più, di immaginare magari scenari apocalittici dove, comunque, alla fine sopravvivo e sembro divertirmi.
Ricostruire può essere più interessante che costruire, più stimolante forse.
Comunque sia.
Non so gestire pienamente i miei sentimenti. Può sembrare un paradosso, un ossimoro. Invidio sinceramente chi, oltre che esternamente, anche internamente sa fare fronte e controllare il proprio stato d'animo. Quelle persone che riescono a mantenere sempre la trincea inviolata. Che non permettono all'esterno ed alle persone di intaccare il proprio modo di pensare, fare, agire e vivere.
Vorrei tanto imparare a gestirmi in questa maniera.
Mantenere il sorriso e la speranza nonostante tutto e tutti.
E pensare di farcela.


martedì 6 ottobre 2015

Bisogna abituarsi



A tutto ci si deve abituare.
Anche alla felicità.
Io non sono abituato ad essere felice, a vedere come le cose, stranamente, paiono mettersi tutte al posto che speravo prendessero.
Sono di default pessimista perchè in passato ho perso tanto, troppo.
Ho fame di felicità, ma ho paura di non mangiarla, bensì di divorarla.
Ho paura di perderla ora che l'avverto attorno a me e dentro di me.
Di perdere questo stato di "grazia", dove riesco a sorridere nonostante tutto.
Dove riesco ad essere positivo, dove progetto, programmo, sogno.
Non mi capitava da anni. Forse non mi è mai capitato o forse non mi ricordo neanche cosa si prova.
Però c'è. Non posso possederla, non posso segregarla come fosse solo mia; sarebbe un errore imperdonabile. Forse posso solo assecondarla e non spaventarla.
Non cacciarla via.
Non averne paura.
Abituarmi ad essere felice.
Perchè me lo merito.