mercoledì 27 gennaio 2016

Check my brain

 
 
Sulla lista del mio schifezzometro delle pessime giornate della mia vita, quella appena trascorsa raggiunge un punteggio non trascurabile.
Non tra i più alti in assoluto, ma comunque ben oltre la media.
Penso scriverò di seguito cose a caso, una sequela di lamentele, improperi e asserzioni che Trapattoni e Giurato a mio confronto sarebbero Dante e Petrarca.
Dunque, la gente sta male.
E per mal comune e mezzo gaudio, vuole far star male anche gli altri. In questo caso vuole far star male me.
La gente non capisce. Ed io non ho più molta pazienza per riuscire a spiegare, capire a mia volta cosa vuole da me e cosa, infine rispondere.
Comincio ad esaurire le preghiere alla Madonna per non prendere e sbattere il telefono in faccia a richieste assurde, di tutti i tipi. Sia lavorativi che personali. Da tutte le persone, che siano amiche, clienti, conoscenti o dipendenti dei call center.
Il livello di sopportazione è ai minimi. Mi da fastidio davvero anche la mia ombra. Non è un momento passeggero e neanche una fase. E' proprio che mi gira un po' tutto, non solo i noti zebedei.
Mentre scrivo sento in sottofondo, dalla cucina, la TV accesa. Mia madre che ancora trova interessante una trasmissione infognante come Striscia la Notizia.
Mi da fastidio anche sto cazzo di notebook da cui sto scrivendo che ogni tanto mi sposta il cursore per la scrittura senza che io lo voglia.
Oggi non è una giornata no. E' un no di giornata. E' ben diverso. E' ben peggiore.
Il mondo va a puttane e mi pare di essere uno dei pochi fessi che ancora cerca di tenere dritta la barra, o la barra dritta.
Davvero, dovrei cominciare a fregarmene di più. Di tutto e di tutti.
Mandare più candidamente a quel paese ed iniziare a sentirmi meno importante e fondamentale di quello che penso.
Mi carico di troppe responsabilità che la gente (che, ripeto, sta male) non sempre mi da. Anche se poi, al momento giusto (loro) e sbagliato (per me), ci mette qualche frazione di secondo per appiopparmi.
Mi sento sfruttato, usato come un fazzolettino.
Alcune volte gettato.
Altre tenuto appallottolato in tasca in attesa del prossimo starnuto.
E ci stanno molte persone che hanno allergie varie.
Allergie soprattutto legate alla mancanza di intelligenza, di tatto, di affetto.
Dovrei leggere. Anzi, vorrei leggere.
Ma sono stanco, troppo stanco anche per leggere un romanzo leggero o un fumetto.
Non ho neanche voglia di vedere qualcosa in TV.
Magari un DVD.
Una partitella alla xbox.
Zero, tabula rasa (elettrificata).
Non mi va di fare una mazza. Solo di lamentarmi ma solo a parole (scritte).
(E pure ste cazzo di sottigliezze e parentesi mi stanno sulle balle!)
Scenderei dal piedistallo se non fossi seduto scomposto su delle scomode sedie di questo assurdo e barocco salone che ho in casa.
Salone di cui mia madre va orgogliosa.
Stantio, oscuro e vecchio.
Basterebbe un cerino ed essendo di vero legno, sai che falò...
Capisco i pazzi.
O, alla peggio, li giustifico.
Basta poco per sbiellare oggi come oggi.
Forse lo è sempre stato.
Il difficile è mantenere la barra. O cazzare la randa. Quello, sì.
Oggi mollo. Oggi mollerei tutto. Forse ho già mollato e sto andando avanti per inerzia.
Non pervenuto. Per incoerenza. O per coerenza incoerente.
Ecco. Sta sopraggiungendo un mal di testa.
Forse stopperà il pensiero. 
Ancora un po' di pazienza e tutto si arresterà.
Fino a domani, fino alla prossima giornata che, ancora non è iniziata, e già la sento messa di traverso.
So che riprenderà tutto uguale. Rogne, delusioni, riposte, domande, sorrisi veri e finti, speranze, respiri, sospiri.
Ogni giorno una selva di nuove ostilità.

sabato 23 gennaio 2016

Fuckoff note

Stanotte, in preda a qualche pensiero che mi portava a non prendere sonno (perchè i cani mordono e mordono gli errori), stavo quasi per naufragare nel solito mare dei rimpiati, dei se, dei ma, dei "la colpa è mia".
Una volta tanto però, deciso a non farmi complessare come di consueto, ho pensato di mandare candidamente a farsi fottere tutti questi pensieri negativi e le relative persone/istituzioni/entità ad esse collegate.
Tenente Colonnello Frank Slade
D'immediato mi è piombato in mente una frase del film Scent of woman, dove un impareggiabile Robert De Niro, Al Pacino nei panni dell'ex militare non vedente incazzato col mondo, si rivolge verso tre coglioncelli con un plateale "Andate a fare in culo!" 

Al che ho iniziato mentalmente ad elencare una nutrita lista di fanculabili.
In maniera non del tutto inaspettata, la lista ha iniziato a farsi lunga. 
Molto più lunga di quella di Arya Stark del Trono di Spade con il suo Valar Morghulis! 
La mia, a questo punto, la potrei battezzare Valar Fanghulis...

Saramma Meccabulbo, Luvisa Itocco, Leodra Donny, Ikary Mandrappatta, solo alcuni dei nomi (volutamente camuffati) della mia Valar Fanghulis

Chi mi conosce (bene) sa che non sono un tipo vendicativo. Rancoroso sì, non dimentico. Ma cattivo no.
Light Yagami, Ryuk ed il Death Note
Per cui la mia lista non sarebbe altro che un candido augurio, con buona pace dei destinatari. Niente di drammatico in sostanza. Non auspico che uno Shinighami alla alla Ryuk mi appaia di fronte regalandomi un death note per fare una strage.
No, mi accontenterei appunto di un semplice ma pur sempre efficace fuckoff note. Un libricino dove appuntare i nomi di chi vorrei mandare male specificando, con non poca soddisfazione e maliziosa ironia, le modalità dello stesso.
Che diverimento proverei nell'appuntare "nome cognome, vada a farsi fottere con  un cactus!".
Ma siamo nel campo della fantasia più sfrenata, per fortuna non esistente e non depositata nelle mie mani...
Fatto sta che tutto questo pensare ed elencare ha funzionato: ho preso sonno abbastanza velocemente. 
C'è chi per addormentarsi conta le pecore...




domenica 17 gennaio 2016

JoJopose


Premessa: Le bizzarre avventure di JoJo è un manga (e se non sapete cosa sia un manga, beh, aggiornatevi un attimo, comunque manga è genericamente un fumetto giapponese) che imperversa nella mia vita e nelle edicole italiane (e non solo) dal lontano novembre 1993.
Non mi è possibile raccontarvi in poche righe 22 anni e passa di trama. Diciamo che ad oggi il suo bizzarro creatore, all'anagrafe giapponese tale Hiroiko Araki, ha sfornato ben otto serie generazionali di questo manga. Dove per generazionali intendo che le varie serie sono sempre e comunque collegate con quelle precedenti e raccontano, appunto, le avventure della famiglia Joestar nelle sue varie incarnazioni e/o fusioni.
Troppo generico, lo so. Se volete saperne di più "Accatvill!", diceva qualcuna anni fa in una pubblicità o, in alternavita, visto che oggi mi sento buono, ecco un link abbastanza esplicativo: https://it.wikipedia.org/wiki/Le_bizzarre_avventure_di_JoJo

Finito lo spazio Quark/Ulisse, tra le varie che contraddistungue fin dall'inizio i vari personaggi di JoJo è lo stile di disegno di Araki. Stile decisamente particolare che trova forma e sostanza nelle pose, alcune decisamente assurde, in cui rappresenta i nostri eroi.
Ecco, nei momenti di mia pazzia non nascondo che, nella rara solitudine di casa mia (quando insomma non c'è o gira per casa mia madre), ho tentato di mimare alcune di queste pose jojoesche davanti lo specchio del corridoio.
Non sono il solo ad avere questi picchi di demenza, come da alcune foto di persone che stanno "male" peggio di me che si possono reperire facilmente in rete. 
I risultati, manco a dirlo, sono stati decisamente pessimi e ridicoli al contempo.
Un buon modo (se ce ne fosse ulteriormente bisogno) per prendermi in giro.
Alcuni pazzi che imitano le pose dei personaggi di JoJo
Fatto sta che se io mi ci metto un minimo d'impegno, altri (che non credo conoscano assolutamente JoJo) ci provano e ci riescono alla grande.

Come anticipato in qualche passato post, da circa un mese e mezzo mi sono iscritto in palestra.
Non l'ho fatto per scolpire il corpo, nè tantomeno per fare il guappo con eventuali donzelle/ragazzette/milf.
L'ho fatto per tre fattori collegati:
1) eliminare i dolori alla schiena che ultimamente mi si presentavano troppo spesso (e ci sono riuscito);
2) sgombrare la mente e pensare di default solo a movimenti noiosi e meccanici per qualche ora a settimana;
3) ascoltare un po' di musica mentre faccio gli esercizi. Si perchè la musica "liquida" di oggi ti permette potenzialmente di avere giga e giga di musica a disposizione ma sempre meno tempo per ascoltarla. E ripeto: ascoltarla. Non sentirla così, vagamente e distrattamente.
Bene, luogo comune vuole che in palestra ci siano persone un po' gasate.
Vero, sottoscrivo.
Strike a pose
Ci sono anche quelle normali, tipo me, ma altri ci vanno proprio per soddisfare qualche sintomo megalomane comunque innocuo...
In tutto questo la parte da leoni, manco a dirlo, la facciamo noi maschietti.
Non posso non sorridere quando mi vedo affiancato da miei pari sesso che nel sollevare pesi, fare piegamenti o anche solo corricchiare sul tapis roulant, sparano urletti e sboffi di fatica erculea associandovi spesso pose e posture da farmi inevitabilmente pensare proprio al mio caro JoJo.
Se poi, in un'area di 5 metri di raggio, si trova qualche donna non ne parliamo!
Le pose jojoesche si moltiplicano!
Proprio la settimana scorsa in palestra si sono iscritte due ragazzotte biondine, carucce, magroline, abbastana snob per i miei gusti.
Cioè, della serie che sanno di essere carucce e di essere guardate, e la cosa a loro piace.
Per questo a me non piacciono.
Però, appunto, le suddette hanno scatenato un piccolo vespaio, o fucaio (da fuco, maschio di ape), che ha creato diversi commenti machili più o meno da film di Pierino.
E chi non ha parlato o guardato, ha unito o collegato, appunto, l'apparenza.
Come galli cedroni ho visto miei pari iniziare a prendere pesi pesanti il doppio di quelli usati appena la settimana prima, a correre il doppio di quanto correvano prima (o almeno tentarci), sparare pose plastiche davanti agli immancabili specchi.
Insomma, cose da maschi.
Sirio il Dragone, più volte nominato. Eccovelo.
Cose ridicole da maschi, io aggiungo.
Ed io?
Sono sempre la mosca bianca?
No.
Ho gli occhi anche io e le biondine (e non solo), se mi passano accanto, non è che mi volto dall'altra parte o faccio per cecarmi l'occhi tipo Sirio il Dragone. 

Però, per fortuna, ci sono modi e modi di voler apprezzare o farsi apprezzare (e notare) da una donna.

Io al momento non sono in caccia. Non ho bisogno o la necessità di fare il gallo nè tantomeno di iniziare, di botto, a sollevare 30 kg di pesi solo per farmi notare.
Io me ne sto per fatti miei, ascolto la mia bella musica e le pose alla JoJo, per ora, le faccio solo nei momenti di divertimento personale!


mercoledì 13 gennaio 2016

"Non fa male"

 
 
Oggi sono stanco.
Più stanco del solito, almeno.
Non è una novità. Qualcuno in passato ci fece su dell'ironia dicendo che nei giorni in cui non lavoro sono solito dormire 13 ore sulle 24 disponibili.
Sono scarso le 19.00 ed ho gli occhi che sembra che mi ci abbia tirato un paio di cazzotti Rocky Balboa; li tengo a stento aperti.
Non sono un matusa, ma non sono neanche un ragazzino.
Le giornate intense di lavoro mi stancano.
Sinceramente, da un paio di anni a questa parte, sto lavorando bene, ma sto lavorando anche troppo.
Ecco, non voglio ora lamentarmi di come mi vanno le cose. Però mi rendo conto che mantenere certi ritmi, certe scadenze, un certo livello di qualità e professionalità, via via diventa sempre più complicato.
Lavoro da solo, non ho collaboratori, dipendenti o segretarie sexy. Lavoro per altri colleghi come free lance, lavoro per i miei clienti. Ho almeno due piedi in una stessa scarpa e la stessa testa in una pila via via crescente di cappelli.
Non è semplice. Vestire, spogliare e rivestire di volta in volta un ruolo differente, adattarsi alle sempre diverse necessità che mi si presentano quotidianamente.
L'ho scelto io, lo so. Le cose ripetitive poi mi mettono noia.
Siamo tutti diversi ed unici. E per tutti devo trovare una chiave di volta per interagire, devo adattarmi, devo plasmarmi.
Penso spesso che il mio mestiere non sia solo quello di fare di conto, ma sia anche un qualcosa di realmente sociologico.
Non è semplice, davvvero, intuire come comportarsi con i propri assistiti.
Devi essere talvolta l'amico, talvolta il confidente, altre il pignolo, altre l'antipatico.
Ci sono giorni che, come oggi, finisco con un gran mal di testa la mia giornata.
E penso che forse non sia un male che io sia in fin dei conti solo.
Perchè se tornando a casa ora dovessi dare da conto a pensieri e problemi di mogli, figli, fidanzate...penso scazzerei in tre soecondi netti.
O forse no. Non penso lo saprò mai.
Per questo e per altri motivi, nonostante non mi possa lamentare, un lato pensiero che prima o poi scoppierò come una vecchia camera d'aria è presente in me.
E non credo ci sarà nessuno pronto a rigonfiarmi o a rattopparmi.

lunedì 11 gennaio 2016

Vecchio saggio dice...

 
 
Ieri pomeriggio, mentre ero impegnato in una sessione di gioco alla xbox, mia madre mi parla esordendo con un: "Tu che sei saggio."
In seguito si è agganciata una domanda alla quale, mi sembra, di non aver dato una risposta saggia. Semmai, una risposta sensata.
Fatto sta che a quella prefazione, fatta poi da mia madre che ha recentemente spento le sue 76 candeline, la cosa mi ha fatto riflettere ed accigliare un tantino.
Ho ripercorso quindi mentalmente i miei ultimi 30/35 anni di età, ed ho rilevato che la prima volta che mi diedero del saggio fu all'incirca all'età di 13 anni.
Un amico/compagno di banco dell'epoca, mi disse qualcosa a proposito del fatto che quando parlava con me era come se parlassi con suo nonno...
Specificò che per lui il nonno era il massimo della saggezza e dell'autorità, per cui la presi alla fine come un complimento.
Ma a 13 anni si è già in quello stato mentale dove vorresti già essere grande, maturo, adulto. Ed il complimento, preso come tale, non fa poi tanto testo.
Poi la storia, quella della presunta saggezza, la ho riscontrata varie altre volte. In età via via più recente, passando per il periodo universitario, ed infine oggi (o meglio, ieri).
Il fatto è che, sinceramente, non mi sento affatto saggio. Non lo credo di esserlo mai stato. Penso, in verità, di essere una persona fin troppo razionale, metodica e alquanto prevedibile. Diciamo che da me la risposta che si vuol sentire è, quasi sempre, quella che ci si aspetta e che, quasi automaticamente, si ignora.
Diciamo che sono un emule del grillo parlante di Pinocchio. Ho una coscienza e rispondo ed agisco con coscienza.
Che poi questa mia coscienza sia alquanto banale e scontata, è un altro paio di maniche.
Per cui, no, non sono saggio.
Sono solo prevedibile e noioso.
Sono un po' il secchioncello alla Quattrocchi, bravo a parole, scarso nei fatti.
Non mi riconosco questa particolare qualità, perchè per me essere saggi è essere autorevoli, essere depositari di un certo modo di fare, di tante verità, certezze ed esperienze.
Solo una cosa ho riscontrato in me dell'essere saggi.
Spesso, filmicamente e fantasiosamente parlando, il saggio (vecchio) risiede in posti un po' sperduti, vive in contatto con la natura (e ben poco con le persone...), fa vita quasi monastica ed è (o appare) tremendamente solo.
Come non pensare, a questo punto, al Maestro dei Cinque Picchi dei Cavalieri dello Zodiaco (che, per carità, poi si scopre essere il Cavaliere d'oro della Bilancia).
O anche al Maestro Muten di Dragon Ball (potente ed al contempo mezzo pervertito).
Lo stesso Maestro Miyagi di Karate Kid (con la sua triste storia di moglie e figlio morti).
Anche Yoda di Guerre Stellari decisamente non scherza a livello di dolore e privazioni.
Insomma. Solo questi aspetti, della tristezza, del sacrificio e della sfiga mi sembra possano associarmi minimamente alla concezione di saggezza.
Pare che la saggezza quindi passi per esperienze ed errori spesso fatali.
Forse forse, tra qualche decennio, potrò fregiarmi veramente di questo titolo o di questa qualità.
Ma a quale prezzo...



mercoledì 6 gennaio 2016

Io e Paolo Benvegnù



 Paolo Benvegnù è, a mio modesto parere, il miglior cantautore italiano degli ultimi 10 anni.
In pochi lo conoscono.
Fino a qualche tempo non lo conoscevo neanche io, lo ammetto.
Anni e anni fa però ricordo che per radio (una radio penso romana, del mio periodo di vita trascorsa in quel di Pomezia) ascoltai un tale gruppo conosciuto come Scisma.
Gli Scisma erano, allo stesso modo, eccezionali.
Leader e "mente" degli Scisma era appunto Paolo Benvegnù.
Io sono arrivato a lui ripercorrendo le strade (spezzate) degli Scisma dopo la loro separazione.
Lui era (ed è) l'unico del gruppo che è rimasto nel campo musicale.
Negli ultimi due anni ho avuto la fortuna di ascoltare Paolo per ben due volte. Dei concerti, delle esibizioni decisamente intime.
Pochi intimi, appunto, pochi ascoltatori non guidati dal filone commerciale ma da quello più profondo dell'ascolto attento; i testi di Paolo vanno ascoltati, vanno metabolizzati, quasi succhiati lentamente.
Non è un poeta, non credo che gli piacerebbe neanche essere descritto come tale. Ma è di certo una persona con idee, con estro, fantasia, e dotata anche di tanta simpatia.
Ho avuto modo di scambiarci quattro chiacchiere nelle due occasioni che lo ho ascoltato.
Non è un tipo montato, non è uno "arrivato", è un cantautore che racconta storie ed esperienze attraverso piccoli gioielli musicali.
Testi particolari ma anche tanta bravura musicale nel creare arrangiamenti che ho riscontrato davvero in pochissimi e rari casi.
Non so.
In questa notte, o in questa primissima mattina che dir si voglia, mentre tornavo a casa da una serata passata in compagnia di amici, ho acceso la radio ed il suo CD, come spesso capita, è partito in automatico nella mia radio.
Avevo già in mente di scrivere qualcosa su di lui.
Questa era l'occasione, in questa nottata appena iniziata dove non riesco a non ascoltare un paio di suoi pezzi. Perchè mi pare un modo degno di concludere questo giorno.
Ma più delle mie impressioni, dei miei spesso inutili giri di parole, vi incollo qui di seguito un link.
Se avete 25 minuti di tempo, o anche qualcuno in meno, magari potreste ascoltarlo.
E forse lo apprezzerete.
Lo spero.
Ma a chi parlo?
Questo plurale come se avessi un pubblico che mi segue, cerca, domanda...illudendomi di erogarle la verità agli uomini...

 

domenica 3 gennaio 2016

Brutte cose

 
 
Un nuovo unizio.
Più semplicemente una continuazione del prima.
E' una questione di attimi.
O, come cantava qualcuno, è una questione di qualità.
Già, qualità.
Qualifichiamo tutto. Diamo voti, apprezzamenti, consigli.
Tutto per migliorare.
Siamo una razza di insoddisfatti.
Io ne sono il Re.
Ho passato, tutto sommato, delle feste in tranquillità e serenità.
Addirittura a capodanno mi hanno invitato degli amici a casa.
E' stata una bellissima serata, trascorsa tra chiacchiere, buon cibo e risate.
Abbiamo anche giocato ad un gioco di carte decisamente nerd, Munchkin.
Domani si riprende.
Si riprende, appunto.
Il "ri" intende che qualcosa, già da prima, la si faceva.
Non è il riprendere che mi da noia.
E' il farlo con uno spirito non dissimile da prima.
Non posso cambiare il mio essere ed i miei pensieri con una bacchetta magica. Forse, più di una bacchetta, ci vorrebbe in ogni caso una mazza da baseball, di quelle rinforzate.
Ma no.
Posso tentare di programmare e promettere a me stesso novità e propositi.
Ma c'ho già provato e raramente riuscito.
Sono insoddisfatto.
Probabilmente è perchè non mi accontento mai.
Perchè vedo solo i buchi del groviera e quello che ci sta attorno.
Avverto le mancanze e do per scontato le presenze.
Questo sarebbe il primo cambiamento da effettuare.
Ma nulla. Controllo sempre il cellulare in attesa di un messaggio che non arriva.
E comprendo anche che è giusto che non arrivi.
Perchè l'ho voluto io.
Sono stato chiaro. Addio. Io meno le rasoiate. La gente si ferisce e non tutti sono masochisti nel volersi di nuovo avvicinare.
Le mie medicine non sempre tengono a bada le mie malattie.
I modellini, i concerti, i fumetti, i libri.
Sono utili, ma non decisivi.
Come quando uno vuole perdere peso. Deve unire la dieta ad uno stile di vita diverso. Deve magari fare più movimento, iscriversi in palestra (ah, a proposito, mi ci sono iscritto poi!).
Io faccio solo metà dell'opera.
Faccio solo la dieta. Lo stile di vita sano no.
Lo stile sano me lo darebbe forse l'amore. 
Togliamo il forse.
Quello si che cambia, che mi fa cambiare.
Per carità. Rimango il solito pessimista, pauroso, pessimo soggetto. Ma qualcosa in me diventa migliore. Lo avverto, almeno io.
E' egoismo puro.
E' sempre la volontà di migliorarsi, di non vedersi mai abbastanza.
Potrei bastarmi così, ma so che non ci riuscirò.