martedì 31 maggio 2016

V

V è fan sfegatato della Juve. Per quanto io non sopporti il calcio, questo è il minimo che possa fare dedicandogli questo post.

 Ieri il mio caro amico V ha compiuto 40 anni.
V assieme ad M sono stati i primi e pochi amici che, ancora ad oggi, ho qui a Tristolicoro.
V ha fatto le cose in grande.
Ha prenotato una sala tutta per noi, ha invitato circa una 50ina di persone, c'era l'animazione musicale, la moglie gli ha persino "regalato" la presenza di una ballerina brasiliana.
V è stato eccezionale. Passava per i tavoli a salutare, si è goduto la festa, ha fatto un discorso di saluto e di ringraziamento molto bello e toccante.
V è senza entrambi i genitori da diversi anni, ha una moglie ed ha adottato, anni fa, una splendida bambina che ha qualche problema di deambulazione.
Ma V è forte, V è un uomo e sta affrontando la cosa a testa alta e con tanta speranza. In vita mia ho visto V piangere e disperarsi solo una volta, e per una buona ragione.
Io ho solo da imparare da V.
Se campo e arriverò ad essere 1/3 di quello che è lui potrei riteneremi fortunato.
Lui è un ragazzo maturo, un uomo all'occorrenza, un marito, un padre, un collega rispettato, un amico sincero.
Io, se arriverò ai miei 40 anni, probabilmente non farò nulla di tutto ciò.
E non perchè non ne abbia magari il desiderio, ma perchè ho il sentore che nessuno o quasi parteciperebbe.
Tolti i miei parenti, V e qualche altro, non penso verrebbero in tanti.
Chi accamperà scuse di ritardi, di malanni improvvisi, di concomitanze di altri compleanni. Scuse, forse vere.
Ma avrebbero ed hanno ragione.
La colpa, come sempre, è mia.
Non condivido. Non parlo. Non mi faccio conoscere. Non ho nulla o quasi da raccontare. Chi verrebbe a festeggiare i miei 40 anni? I 40 anni di una mummia...
Al tavolo, ieri sera, benchè fossi seduto con degli altri conoscenti con cui, invero, mi trovo bene a stare ed a parlare, avrò spiccicato 15 parole in tutto.
Per il resto è stato mangiare, bere, giochicchiare al cellulare ed osservare V e pensare a tante cose e ad atre persone che ovviamente non pensavano a me.
Oggi non è un bel giorno per me. Sono andato ieri sera a letto con questi pensieri che ora a getto scrivo qui'. E sono pensieri che non andranno via. Non basterà scriverli ed esternarli per esorcizzarli. Purtroppo rimarranno. Lo fanno perchè ci sono sempre. So sempre di non essere quello che vorrei, di non avere quello ciò che desidero.
V è migliore di me anche in questo. Non fa paragoni e se li fa sa che può contare su quello che è che ha fatto e che molti, io per primo, al suo cospetto possiamo solo allacciargli le scarpe.
Buon compleanno amico mio V.
Sei e resti un esempio per me. Un ritratto di quello che, forse, potevo essere se non fossi come sono.
Ti voglio bene.

martedì 24 maggio 2016

Starcon 2016: pseudo reportage


Fino a poche ore fa ero in quel di Bellaria (RN) alla Starcon 2016, evento che raccoglie in se amanti ed appassionati di fantascienza da Star Trek a Star Wars passando per il Dr Who, Stargate e via dicendo.
Questo per me è stata la terza partecipazione, pertanto ho deciso di scrivere qualcosina al riguardo.
Per approfondimenti e dettagli vi rimando poi a questo blog dove, certamente, ci sarà un racconto molto migliore e dettagliato del presente: http://kccmt.blogspot.it/
Il mio, come al solito, è uno scrivere a getto, senza congiunzioni grammatacio/spazio temporali.
In primis partiamo dal viaggio. Sia all'andata che al ritorno ho dovuto trattenermi seriamente dal prendere un calendario e lanciare epiteti poco fini nei confronti dei vari santi in esso presenti.
Questo perchè, grazie alla tempistica fortunosa dei lavoranti di Trenitalia, su una parte della tratta che dovevo percorrere, il giorno della mia partenza, erano previsti non meglio specificati lavori di potenziamento della linea.
Da premettere che tale fondamentale notizia mi viene annunciata, quasi per caso, da una mail sospetta (spam) che mi giunge alle 16.15 del giorno appena prima della partenza.
Questo evento ha fatto si che, nella parte finale del viaggio, la più breve e banale, quella tra Rimini e Bellaria (n.b. circa 15 km di distanza) abbia impiegato ben un'ora e mezza. Questo grazie alla somma coordinazione tra bus sostitutivi che prima non c'erano, poi c'erano ad un'orario sbagliato uniti ad apparizioni di autisti senza bus e omini con gilet catarifrangenti che, nella teoria, avrebbero dovuto dare preziose notizie in merito agli spostamenti sostitutivi ma che, ovviamente, ne sapevano meno di me in fatto di abbinamenti tra calze e cravatta.
Ma va bene così. Giungo infine a Bellaria dove mi aspetta già il mio mitico cugino (lui era arrivato un paio di giorni prima) e, dopo una veloce sosta in albergo per darmi una sistemata ed indossare la mia consueta t-shirt da nerd, faccio il mio campale ingresso alla convention badgiando un subitaneo ingresso/uscita che Flash levati dalle scatole che sei lento.
Il tempo di ambientarmi e salutare qualche conoscente abitudinario della convention e comincio il mio solito pellegrinaggio tra i vari stand espositivi. Questa volta, unito all'evento, c'era anche una piccola fiera in ambito fumettistico dove, anche lì, becco un fumettaro zona Bari (o comunque Puglia) da cui in passato ho spesso comprato qualcosa.
Durante il primo tour di stand vengo anche intercettato da una attrice della serie classica di Star Trek, tale BarBara Luna, che voleva a forza vendermi una delle sue foto autografate con lei in compagnia del compianto Leonard Nimoy (ovvero il signor Spock). Io glisso con il mio pessimo inglese e ben supportato da mio cugino che mi aiuta a togliermi da tale situazione imbarazzante.
Ore dopo scoprirò che la Luna, nonostante l'età non rosea, ha come fidanzato un tipo di circa 30 anni più giovane. Eventuali congetture su milf/cougar le lascio a voi...
Il pezzo forte del pomeriggio poi è rappresentato, invece, da un altro attore della serie classica (che per fortuna non mi ha fermato per il centro congressi proponendomi foto...anche perchè mi sarebbero costate un occhio e un lobo d'orecchio); sto parlando dell'immarcescibile capitano Kirk.
Ecco, come si vede dalla foto, il buon Willy sta in salute.
E' stato simpatico ascoltarlo, istrionico nel modo di parlare e raccontare, in vaghi tratti anche un po' megalomane. Ma è pur vero che alcune domande fattegli dal pubblico erano di dubbia qualità e lui doveva pur rispondere in qualche maniera. Un po' troppo prolisso magari, ma vederlo a distanza ravvicinata ed associarlo al suo alter ego fantascientifico mi ha fatto comunque piacere.
Di cene/pranzi/cene, non ho grandi cose da raccontare. Servizio a buffet, ti prendevi ciò che volevi e dovevi fare un po' la dea Kalì per portare più piatti contemporaneamente al tavolo o, come ho fatto io, fare un mix di gusti indescrivibili ed incastrare i cibi tipo tetris in un unico piatto.
Qualità medio/bassa, abbastanza ripetitiva.
La sera del primo giorno ho optato anche per la visione semicompleta della sfilata di costumi a tema fantascientifico o simile. Tolti un paio di picchi di genialità e di lavoro certosino, ho visto delle fetecchie colossali non tanto dal punto di vista visivo, quanto interpretativo.
Ho resistito fino alla fine, o quasi. Cioè, non sono rimasto per la premiazione e così mi sono anche perso una proposta di matrimonio fatta sul palco della sfilata da un tipo alla sua lei. Guidato da qualche divinità  quintessenziana, come ad assimilare sostituzione della mielosità dell'evento ante matrimoniale, al ritorno verso l'albergo, io e mio cugino abbiamo fatto una sosta in una pasticceria dove ho mangiato un grosso biscottone alla marmellata di albicocche...credo...
In albergo, il tempo di mettermi il pigiama, dire buonanotte a mio cugino, e sono crollato.
L'indomani mattina, doccia, colazione decente in albergo e di nuovo al centro congressi. 
Solito giro, questa volta quasi in solitaria visto che mio cugino verrà trattenuto dai suoi obblighi come facente parte dello staff della convention.
Scambio di chiacchiere estemporaneo con altri partecipanti e, di nuovo nel pomeriggio, altra breve apparizione di Kirk in sala conferenze.
Lo ascolto ma meno attentamente. Le domande sono, tranne un paio di casi, ancora maggiormente pessime di quelle del giorno prima.
Ed il tempo passa più o meno placidamente, con alcune considerazioni maturate e qui di seguito riportate:
- la sfiga.
Sfiga nel viaggio di andata, sfiga nel non poter giocare ai vari giochi di comitato, sfiga nel partecipare, per la prima volta, alla cena finale della convention dove, negli anni passati, pareva ci fossero frizzi (non fabrizio per fortuna), lazzi, foto, attori simpatici e socievoli, e che invece quest'anno a me ha fatto quasi venire sonno.
Ah, la sfiga la ho avuta anche durante il viaggio di ritorno quando, proprio una manciata di ore prima, sulla tratta che andava questa volta da Bellaria a Rimini, un tipo ha pensato bene di farsi investire dal treno. E nulla...
Comunque ci sono stati anche degli aspetti positivi, ovvero:
- vedere mio cugino che è sempre un piacere;
- vedere il mio amico Marcello che erano anni che non vedevo (circa 2);
- rivedere dopo circa una decina d'anni (fate uscire la Carrà...) Alessandro, un ragazzo che conobbi in quel di San Marino accompagnato da suo marito. Si, ho scritto marito. Che in Italia siamo ancora dei buzzurri, grezzi e arretrati. E lui, il marito, se lo è dovuto sposare in Irlanda, paese che oltre a produrre la ottima birra Giunness, è decisamente più civile e meno bigotto del nostro.
Ecco, in fin dei conti "faccio più km per Star Trek che per una donna" (citazione altrui) forse proprio per questo. Per rivedere, anche solo per manciate di minuti, amici cari, conoscenti, milf attempate, attori istrionici e, non da ultimo fare un po' di compere nerd per me, per i miei amici e per le ragazze che mi ignorano.



venerdì 13 maggio 2016

bof smash!

Che io sia crescito, tra gli altri, a fieste, spremute d'arancia e fumetti lo sanno anche le pietre.
Ed il gaudio per l'utilizzo sensato dei progressi tecnologici degli ultimi anni, che ha reso possibile la trasposizione filmica dei vari comics, in me è grande.
In questi periodi, come in altri anni addietro, le pellicole dedicate ai comics americani proliferano.
Ed il vederli, per me, ha un non so che di inebriante ed al contempo rilassante. Come il ritrovarsi con dei vecchi amici che conosci da tempo e passarci del tempo assieme.
E' un ripercorrere avventure sempre e solo viste bidimensionalmente, un "tastare" con nuovi occhi qualcosa che avevo sempre e solo immaginato nella mia mente.
Certo, anche i film sono frutto di fantasia, sono didimensionali pure loro (tralasciando le tecnologie 3D) ma vedo i miei eroi impersonati da persone vere, fatte di carne ed ossa.
E' tranquillizzante.
E' come dirsi: "visto? esistono davvero!"
Talvolta è anche un po' deludente. Certi attori incarnano ben poco l'eroe che sono chiamati ad interpretare (i miei occhi piangono ancora lacrime napoletane per Ben Affleck/Daredevil, o Nicholas Cage/Ghost Rider).
Ma il lungo preambolo è solo per esprimere, dopo anni ed anni di letture assennate ed approfondite, chi sia il mio supereroe preferito.
Altro piccolo flashback: il primo comics americano sfogliato nei meandri di una piccola e polverosa edicola era un numero dei Fantastici Quattro della Editoriale Corno. Già li intravidi la Cosa che, almeno per senso estetico, mi avrebbe poi portato alla decisione di cui sotto.
Poi, lo status di lettore incallito lo ebbi iniziando a collezionare l'Uomo Ragno (che non chiamerò Spiderman come ora tutti pare lo riconoscano...) della Star Comics, che mi aprì pienamente all'universo supereroistico della Marvel.
Ecco, di certo ho sempre preferito la Marvel alla DC, quest'ultima casa editrice di vari e memorabili Superman, Batman, Lanterna Verde, Justice League ecc...
Ma proprio sulle collane della Star Comics iniziai ad intravedere lui; come ogni passione, non scoccò da principio. Le sue storie erano meno divertenti di quelle dell'Uomo Ragno, meno dinamiche di quelle degli X-Men, meno fantasiose di quelle dei Fantastici Quattro.
Era, e sembrava, un po' tocco. Decisamente scemo. Si esprimeva, e lo fa ancora oggi a fasi alterne, solo tramite grugniti e urlacci.
Ma poi, qualcuno, finalmente cominciò a dare a quel personaggio la giusta luce, la giusta chiave di lettura e di interpretazione della sua mente.
I grugniti iniziarono ad avere un senso, la sua rabbia ad essere se non condivisa, almeno giustificata.
Qualcuno, infine, decise di donargli voce e raziocinio umano, e lui stesso ci spiegò e ci fece capire che cosa voleva dire essere lui: Hulk.
Non so perchè la mia scelta sia ricaduta, infine, su di lui.
Ho letto invero molto meno su di lui che di altri suoi illustri colleghi.
Forse il fatto che sia verde?
O che sia notoriamente un bestione.
Ho notato che dei vari supereroi ho avuto sempre una predilezione per quelli più massicci. Hulk, la Cosa, Wendigo, Sasquatch, il Fenomeno, Colosso (anche se decisamente più mingherlino di altri)...

E questa scelta la faccio ancora oggi. Se devo crearmi un personaggio in qualche videogioco o gioco di ruolo, vado su qualcosa di massiccio.
Non farò autoanalisi dei miei gusti in tal senso. Non voglio scoprire turbe o gusti sessuali o carenze affettive e genitoriali.
Voglio solo dire che Hulk, per me, è il migliore.
E quando, tornando a bomba sul discorso film, per la prima volta vidi non tanto i suoi recenti film dedicati a lui individualmente, quanto il primo Avengers (che io preferisco, come sopra, chiamare Vendicatori), tra tutti fu lui a farmi emozionare più di tutti.
Quando Cap (Capitan America), nel mezzo della lotta contro i Chitauri, gli dice semplicemente "Hulk, spacca!", credetimi, ho i brividi; e quasi quasi un paio di bruschette all'aglio paiono entrarmi negli occhi, almeno fin quando Hulk non sfodere il suo miglior sorriso e da sfogo alla sua reale potenza.


Senza freni.
Senza frizzi e lazzi.
Senza maschere e perbenismo.
E' libero.




sabato 7 maggio 2016

Stairway to heaven


Ma c'è vita dopo la morte?
O solo dopo il caffè?
Non saprei, soprattutto per la prima domanda. Insomma, credo che un po' a tutti capiti, prima o poi, di fare i conti con il pensiero sulla propria morte.
Non è un post che vuole portale jella, ma mostrare un mio dubbio atavico.
Quando moriamo...e, per la maggiore, si spera di andare in paradiso, come appariamo?
Insomma, saremo luce, energia (gas?), forme a piacere nostro o altrui (?), saremo come moriamo. Cioè, se muoio a 50 anni apparirò come me a 50 anni?
E che gusto ci sarebbe, se fosse così? Chi vorrebbe apparire, potendolo, vecchio o acciaccato. Quindi, penso, che la maggiorparte di noi sceglierebbe la propria controparte giovane; nel pieno delle forze e della bellezza.
E se questo discorso può sembrare effettivamente strampalato, una volta lì, in paradiso, cosa credete che faremo per prima cosa?
Probabilmente cercheremo, se possibile, i nostri amici, i nostri cari, i nostri amori.
Ecco...su questi ultimi ho, come al solito, il dubbio maggiore.
Insomma. Io muoio e spero, nell'aldilà, di incontrare magari l'amore della mia vita (ovviamente perso e non corrisposto). Ma, cavolo, siamo in paradiso. Siamo tutti belli e buoni. Quindi, penso, mi potrebbe accettare. E potrei vivere questo paradiso veramente bene.
Ma se, come credo sia plausibile, l'altra magari cerca e si trova con il suo vero amore...non certo sceglierà me.
Da questa equazione un po' bislacca ne può uscire matematicamente che anche in paradiso, probabilmente, ci sarà qualche ingiustizia.
A meno che non ci sia qualcosa di assultamente imprevedibile, come magari una colossale civiltà evoluzione massima dei figli dei fiori, con amore diffuso, assenza di gelosia.
O, forse peggio, una totale assenza di bisogni carnali e affettivi di vario genere. Solo un'estasi data dal non fare nulla, dal poter fare tutto, dal poter sapere e conoscere tutto, e quindi una pace dei sensi totale.
Vai a vedere che questo paradiso non esiste...o che se esiste è una gran fregatura come e peggio della vita di ogni giorno spesa su sta gigantesca palla di fango chiamata Terra.
 I Litfiba, in effetti, cantavano che "paradiso è un'astuta bugia, tutte le vite, e per primo la mia". E qualcosa mi dice sempre più che c'abbiano ragione.
Vabbè io, alla peggio, quando trapasserò...potendo opterò per:
- reincarnazione in un gatto;
- paradiso della serie "va, ed insegna a boffare agli angeli".

lunedì 2 maggio 2016

1 maggio vs 1 maggio



Altro titolo non mi veniva proprio in mente.
Secco, sicuro, diretto.
Non entrerò nei dettagli della festività dei lavoratori, di chi ha la fortuna di esserlo, di chi aspira a diventarci il prima possibile.
Ieri c'è stato un confronto tra due correnti di pensiero e due modi, forse, di dire la stessa cosa.
In quel di Roma, il classico concertone con millemila partecipanti, cantanti/gruppi di livello anche internazionale, buonismo e anticonformismo ritagliati su musira da mamma rai (che seppur sia rai 3 a qualcuno deve sempre da dar conto).
In quel di Taranto il c.d. contro-concerto, organizzato da un manipolo di associazioni culturali per la difesa del lavoro, della salute, dell'ambiente. Un concerto senza la ribalta mediatica dedicata al suo cugino più famoso e potente di cui sopra.
Eppure si sono esibiti autori del calibro di Fabi, Silvestri, i Litfiba e degli Afterhours (che hanno anche suonato un loro pezzo inedito che farà parte del loro imminente nuovo album).
Due scuole di pensiero, appunto, due modi di parlare, di esporsi e di dire la verità.
La prima, secondo me, troppo imbrigliata negli spot pubblicitari, nelle politiche di corridoio, nel non dire troppo per non calpestare piedi altrui (piedi dei sindacati, in primis, ed a ruota della politica).
La seconda, sempre secondo me, ancora troppo acerba nel verbo, troppo incattivita (giustamente, direbbe qualcuno), troppo umorale. 
Eppure, non solo per vicinanza kilometrica, la seconda l'ho sentita più vera, più concreta, più emozionante.
Un qualcosa più di stomaco che di testa.
C'erano momenti in cui facevo zapping tra rai3 e canale85 (l'unica emittente che ha dato in diretta il concerto...con buona pace delle tante e mediocri reti locali, soprattutto dell'area pugliese, che hanno fatto finta che nulla stesse accadendo a Taranto), e notavo queste differenze abissali.
Da una parte un Barbarossa che con voce impostata dimostrava come può essere ammansito uno pseudo ex 68ino.
Dall'altra una pletora di comuni sconosciuti che raccontavano di loro stessi, dei loro cari, dei loro figli, morti, ammalati, resi talvolta delle larve.
Non riuscivo a sopportare per più di 30 secondi la piazza di Roma. Troppo conformista, troppo ipocrita.
Quella di Taranto, magari, pure lo era. Anche lì in mezzo a quella folla ci stava gente che, stamane, ha dimenticato e scordato tutto quello che ha udito ieri sera da quel palco.
Il qualunquismo regna ovunque.
La cosa triste, davvero, è il vero e proprio boicottaggio che ha subito la manifestazione di Taranto. Ieri nessun TG ha dedicato anche uno straccio di minuto al concerto. Nessuna radio commerciale ha anche solo menzionato il festival dal mero punto di vista musicale (e, ripeto, gli ospiti musicali c'erano ed erano di livello).
Taranto è l'emblema di questo Sud che, dopo anni di vita forzosa, ho imparato se non ad amare quantomeno a rispettare.
Un Sud abbandonato, reso solo e diviso.
Un Sud di cui si parla sempre poco e sempre male (avete notato di come le notizie di cronaca, ai TG, siano per lo più provenienti dal Sud? Come se da Roma in giù tutta l'Italia non sia capace di sfornare se non pedofili, assassini, uxoricidi, stalker, mafiosi e ndranghetisti...!).
Un Sud che, invero, è culla anche di tanti e tanti esempi di buona politica, di socialità, di accoglienza, di cultura, di rispetto e di valori.
Ma è un Sud, siamo un Sud, dimenticato da chi ha in mano il potere. Quel potere che corrompe e fa dimenticare e volgere lo sguardo altrove, anche a coloro che da quel Sud provengono e poi, come per magia, messo piede a Roma o a Milano, perdono ogni appartenenza e si trasformano in pecore.
Ieri Taranto era sola, e non lo era.
Era circondata da un affetto che è quello che le permette, nonostante tutto, di andare avanti.
Quel tipo di affetto che, se condiviso e reso quotidiano, permetterebbe a questo Sud il riscatto che da troppo tempo aspetta.
E poi vedremo chi è la locomotiva del Paese...