giovedì 30 giugno 2016

Ciao Bud


E anche tu, caro Bud Spencer, ci hai lasciato in questa valle di lacrime.
Si, è proprio così.
Come per tanti della mia generazione, e anche della generazione successiva alla mia, sei stato un vero e proprio eroe.
Un eroe positivo, buono, coraggioso e disponibile con tutti.
Un eroe che a discapito della sua forza erculea, sapeva essere delicato e divertente.
Un eroe lontano da quelli che paiono andare oggi in voga.
Eroi arroganti, scurrili. Oppure oscuri e drammatici.
A memoria non ricordo uno dei tuoi film dove ci fossero scene di violenza gratuita o di turpiloquio.
Un modo di fare cinema ed intrattenimento che oggi pare lontano anni, si, ma anni luce.
La sera della tua scomparsa, mentre ero a letto, ho pianto lacrime sincere di dolore. E' stato davvero come perdere un caro amico. Ho pianto anche perchè, come sempre più spesso mi capita, mi sentivo solo.
Solo in questo dolore. Solo ed arrabbiato perchè ho immaginato un'altra persona a me cara che, probabilmente, era triste allo stesso modo per la tua scomparsa.
Ma l'orgoglio, la paura e certe autoconvinzioni, allontanano più dei viaggi interstellari della Enterprise.
Ricordo l'entusiasmo che provavo nel vedere i tuoi film. Le enormi risate durante le immancabili scene di scazzottate.
Ti ho sempre apprezzato al tuo compagni cinematografico Terence. Lui era troppo sbruffone per i miei gusti.
Tu resti il ricordo indelebile di quelle tante ore passate a vedere i tuoi film.
Ciao "Mano sinistra del Diavolo".


mercoledì 22 giugno 2016

Pictures of you


Così...
Sono ritornato su fb.
Non so spinto da cosa. Forse da una oncia di coraggio che ogni tanto mi prende.
Anche, in piccola parte, dal fatto che quei pochi che mi conoscono di persona ad ogni 3x2 mi chiedesse "ma che fine hai fatto? dai rientra, mi manchi!".
Inevitabile rivedere un po' che la giostra non è cambiata.
Quella parte della giostra che mi distrae di più è vedere le foto dei profili dei miei contatti.
Non sono un guardone. Ma vedendole un po' qualcosa si conosce e si cerca di capire.
Senza doppi fini.
Fatto sta che poi, poco fa, vedendo alcune foto ho pensato...ma le mie foto, quelle davvero più intime e personali...?
Certo, non credo le pubblicherei su fb.
Ma, il problema, è che non le ho neanche realmente.
Insomma...invero, anche io ho scattato o sono stato scattato in qualche raro evento di gioia e di intimità.
Eppure quelle foto...boh...le ho cancellate.
Non per disaffezione. Non per disinteresse. 
Un paio, veramente, le ho conservate. Sono qui. in una cartellina del desktop.
Sono davvero due..forse tre.
Ricordi.
Fanno un po' sorridere ma anche far male. Per questo la stragrande maggioranza non le ho tenute. Sapevo che avrebbero portato più dolore che gioia.
Non le rivedo da mesi...una forse da un paio d'anni.
Ma mi dico anche che non serve farlo. Le ho ben presenti nella mente e nel cuore.
E se anche dovesse friggermi il portatile...pazienza. Li dove sono catalogate e raccolte non c'è virus o sbalzo di corrente che possano danneggiarle; purtroppo o per fortuna.


martedì 14 giugno 2016

Brillanti idee

Circa 14 anni fa ebbi la brillante idea di laurearmi...
Mi riposai circa una 15ina di giorni, poi qui a nel mio tristerrimo paese dopo 15 giorni a non fare nulla cominci a meditare il suicidio...
Per cui ebbi l'altra brillante idea di cercare da subito lavoro. Che a 25 già mi sentivo vecchio; non sia mai divertirsi un attimo, partire per un viaggio, cercare un poì di gnocca o cose simili: quasi quasi pensavo già alla pensione, quindi meglio muoversi.
Provai cercando qualche azienda esistente sul postso...e mi misi a ridere io per primo, che era più facile trovare l'arca perduta o qualche pokemon leggendario
Unica alternativa era quella propostami di fare il praticante per un commercialista...
Mi dissi: "vabbè, ci provo. alla meglio fa curriculum."
Il curriculum, ovviamente, non lo fece perchè le centinaia di cv spediti ai tempi per tutta Italia sortirono meno effetto delle creme che ti fanno dimagrire dormendo...
Iiniziai quindi questo mestiere così, per scherzo, per noia e per necessità.
Che il lavoro, diciamoci poche cazzate, non te lo puoi sempre scegliere.
Spesso ti sceglie lui e non per le tue doti.
Poi 6 anni fa quasi, altra brillantissima idea; decisi di mettermi in proprio con quel moto d'orgoglio tipo: "se devo giocare a questo gioco applico le mie regole!"
  Einvece anche quelle non le applico io, ma i clienti, l'agenzia delle entrate, l'inps, la camera di commercio, il governo e, prima di me, forse anche king, soldatino e dartagnan.
E' anche una questione di coraggio, per carità.
Il coraggio di dire no, voglio altro, o di dire si fa come dico io.
Io non ce l'ho avuto.
Per non aver avuto coraggio una singola volta ora devo aver coraggio tutti i sacrosanti giorni.
Non è una lamentela, è una constatazione.
Che coi se si combina poco.
Che...se fossi foco arderei.
...se avessi sei ruote sarei Optimus Prime!

mercoledì 8 giugno 2016

Zia Angela


Poche ora fa è morta mia zia.
Si chiamava Angela, era anziana ma non troppo.
Purtroppo da tanti anni, circa 13, era ricoverata in una clinica specializzata per gli ammalati di alzheimer.
Le ultime due settimane di vita, per lei, sono state difficili. Le ha trascorse in coma.
Poi, forse finalmente, stamattina ha avuto la sua liberazione.
Mia zia era una brava donna. Una donna vecchio stampo.
Una gran lavoratrice che ha fatto parte di quella generazione di italiani che per cercare e trovare fortuna o anche un lavoro dignitoso è dovuta migrare.
Ha vissuto e lavorato per anni in Svizzera.
Da piccolo e fin anche da primo adolescente, tante volte con i miei siamo andati in Svizzera a trovarla.
La Svizzera, per quanto ricordo, era un paese ed una naziona particolare. 
E mia zia, e con lei suo marito (venuto a mancare da ormai una 15ina d'anni) ci hanno vissuto.
Ricordo casa loro. Ricordo la moquette sul pavimento, la cioccolata, la tv che trasmetteva in varie lingue (italiano, francese, tedesco ed inglese), i Migros (antesiniani dei centri commerciali che solo dopo anni sono giunti qui da noi in Italia), le raclette, i wurstel.
Tutto vissuto a casa sua.
Poi, per lei e mio zio, finalmente la pensione. Il ritorno in Italia per godersi il frutto dei loro sacrifici; una casa ed un figlio.
Hanno avuto purtroppo poco tempo per godersi l'una e l'altro.
Le malattie li hanno colpiti troppo presto.
La beffa della vita.
Anni ed anni di gavetta in un paese straniero, attenti a rispettare le regole, il vicinato, il fisco...con rispetto e talvolta paura.
La paura che è insita, credo, in coloro che si trovano a vivere da emigrati. Nonostante tutte le integrazioni...non ci si sente mai del tutto come a casa propria, come nella propria nazione. Si ha timore di essere etichettati, allontanati, quasi scacciati e ricacciati indietro.
E poi nulla.
Ciao zia.