Cito: "Ma c'è qualcosa che ti piace?"
La domanda, che suonò più come una esclamazione (per di giunta stizzita), mi fu posta durante una serata, di almeno un paio di mesi fa, in pizzeria con alcuni amici.
Alcuni, appunto, perchè un paio, di sesso femminile, invece erano a me sconosciute.
Fu una delle due, appunto, a pormi la domanda di cui sopra.
A quanto pare, non conoscere nè ascoltare tale Piergiorgio Carone (?!?!??), non aver mai visto, se non in preda a febbre delirante, le trasmissioni della De Filippo o De Filippi o, tagliamo la testa al toro, della moglie di Costanzo Show, è un grosso difetto.
Lo è anche non apprezzare, quasi per nulla, la musica italiana degli ultimi 20/25 anni. Lo è anche non aver visto determinati film (meglio se fiction) con Gabriel Garko e non professarsi amante del calcio e della Ferrari.
Tutto questo, e tanto altro ancora, mi rendono agli occhi delle persone, un alieno.
Ma, peggio ancora, mi rendono uno "dai gusti difficili".
Il classico sapientone con la puzza sotto al naso (ed, invero, di puzza ne sento parecchia visto il mio profilo non propriamente alla francese), buono solo a criticare perchè, ormai è acclarato, è invidioso.
E se lo notano dei perfetti sconosciuti, pensa in famiglia, in casa mia.
Mia madre più volte me lo fa notare, che non mi va mai bene nulla. I miei fratelli sono, invece, un po' meno espliciti, ma i loro sguardi e le loro discussioni tagliate un po' d'improvviso, la dicono lunga.
Oltre ad avere un naso lungo, ho anche occhi grandi (tipo il lupo di Cappuccetto Rosso...e quello, si sa, la triste fine che fece).
E' un problema, lo è davvero. Perchè, almeno io, non mi sento proprio tutto questo snob. Non mi sento proprio il tipo che non s'adatta, che non inghiotte bocconi più o meno amari. Ed il boffare, tutto sommato, è abbastanza innocuo e pure poco rumoroso; è anche ecologico!
Quindi il problema c'è, ed il problema non mi circonda perchè, il problema, sono io. Non faccio parte, non sono, invece, la soluzione.
Perchè, probabilmente, non ho ancora quella mente del tutto sgombra da certi preconcetti. Preconcetti che mi fanno dubitare, seriamente, dell'intelligenza di chi vede e segue assennatamente reality e talent show o di chi non si perde un'occasione per non andare, il sabato e la domenica, vestiti fashion a prendere uno stantio aperitivo pubblicizzato da un primate.
Trovo futilità in queste manifestazioni di vita sociale.
Dovrei, come si diceva in un piccolo aneddoto zen, svuotare la mia tazza, il mio sapere, i miei concetti, per aprirmi ed assimilare il sapere ed il concetto altrui.
Dovrei imparare a disimparare, come diceva uno dei 3 professori che, durante la mia vita da studente, mi ha insegnato qualcosa in più di una fredda materia; mi ha insegnato a ragionare.
Forse, ahimè, pure troppo. Perchè mi hanno insegnato ad essere un individuo, uno solo, non molteplici. Ad essere un io ragionante e senziente. Che dubita, alla San Tommaso, delle decisioni prese dalla massa, dei gusti imposti, degli stili.
Stili che partono dalle passioni umane, ma che poi, in genere, tendono a dividere gli uomini anzichè unirli e aggregarli.