Tra gli innumerevoli difetti che ho c'è quello che quando m'incavolo non ce n'è per nessuno.
Non colpisco con le mani (e ci mancherebbe) ma lo faccio con gli occhi e con le parole, che, uno dei pochi luoghi comuni davvero riscontrabili, fanno davvero male.
E' ciclico nella mia vita il periodo del "vaffanculo al mondo", ho resistito per diversi mesi, quasi pensavo di non viverlo per diverso tempo, ma puntualmente s'è presentato.
E così faccio del male con le parole, con le mie incorreggibili rasoiate, e le persone non sono d'acciaio. Vengono colpite e si ritraggono, e a poco valgono poi le mie vacue scuse.
Non so perchè faccio così, forse perchè sono cattivo più di quanto immagini, che mi sorregga sul dolore degli altri (del tipo, se tu hai fatto male a me allora io ne faccio a te e ci godo), o perchè non so vivere le sfumature e vado da un eccesso all'altro; dal bianco al nero.
E ieri sera è stata una serata del genere. Quelle 2/3 persone che hanno la "sfortuna" di essere talvolta tartassate dai miei sms al vetriolo m'hanno, giustamente, mandato a quel paese.
Ma l'ho voluto io, l'ho cercato io, come sempre d'altronde.
Sarà una malattina questo costante stato di insoddisfazione e di disadattamento che mi piomba (o mi faccio piombare) in testa?
Fatto sta che poi attorno a me c'è terra bruciata, e piantare qualcosa diventa sempre più difficile e chi viene ferito non ritorna...
quando non si sa cosa ben dire anche se hai bene in mente cosa vorresti dire, quando vedi che va tutto storto e vorresti andasse dritto, quando rimani allibito davanti a qualcosa o qualcuno che proprio non sai capire o giustificare...allora non rimane altro che inspirare ed uscirsene con un bel "bof..."
lunedì 23 novembre 2009
giovedì 19 novembre 2009
Learning to fly
Se l'uomo fosse stato fatto per volare avrebbe avuto le ali!
Essì, innegabile come logica ed è una frase che ultimamente mi stò dicendo spesso.
Ebbene sì, appartengo a quella nutrita fetta di persone che quando sentono le paroline "volare" e "aereo" cominciano un pò preoccuparsi.
Ho viaggiato già in areo, pochi voli, distanti l'uno dall'altro parecchi anni (l'ultimo risale ad almeno 4 anni fa in ritorno da Monaco di Baviera) e non ho mai avuto particolari problemi.Eppure da un pò mi è salita questa strana fifarella per gli aerei ed è un peccato perchè, oltre ad essere non eccezionalmente giustificabile, è anche terribilmente limitativa in termini di viaggi e spostamenti in genere.
Con l'occasione del master a Pisa però ho colto (o più sinceramente spinto da necessità logistiche) l'occasione per affrontare questo timore e vedere di vincerlo o, alla peggio, di conviverci.
Pertanto domattina decollerò da quel di Bari, circa un'oretta di volo (spero tranquillo...) e atterraggio a Pisa; poi, l'indomani, già il ritorno ma nel primo pomeriggio.
Staremo a vedere...
sabato 14 novembre 2009
Ogni tanto...
...capita anche a me di aprire un pò il cuore a qualcuno.
Abbastanza sistematicamente prendo grosse cantonate; come minimo vengo frainteso o ritenuto troppo frettoloso, come massimo vengo considerato al pari di un mezzo fesso.
Poi, a ruota, segue l'autoanalisi, quella che fa odiare me stesso, che mi fa dare del cretino, dell'ebete e dell'incosciente e che, nonostante tutto, non riesce ancora del tutto a farmi fermare e trasformare in un moderno e fiammante stronzo.
Ma la colpa peggiore è e rimane quella di continuare a sognare: di immaginare che le distanze si accorcino, che i problemi si superino, che le incomprensioni si accettino, sempre che a volerlo non sia solo una persona, ma almeno due.
Lì pecco, lì sono inguaribile, lì non credo che cambierò mai e poi mai. Mi basta un centimetro di sabbia per costruire, immaginare e sorreggere castelli di dimensioni pazzesche.
Sono un fesso, un idiota, un coglione, e tutta una sfilza di altri epiteti. Lo so, mi guardo allo specchio e pare che abbia attaccato in fronte un'insegna luminosa che a lettere cubitali cita "fesso depresso" e poco sotto scritto ancora "basta poco per prenderlo per il q".
Ma via, è passata anche questa. Qualche altra cicatrice nell'animo e nell'orgoglio non cambieranno purtroppo la mia sostanza di imbecille patentato.
Spero sempre di inaridirmi definitivamente prima o poi, qualcuno pare ci sia riuscito solo volendolo, potrei riuscirci anche io, chissà.
Ma forse anche quello è un sogno, e visto che i miei sogni non si realizzano mai, andiamo proprio alla grande!
Abbastanza sistematicamente prendo grosse cantonate; come minimo vengo frainteso o ritenuto troppo frettoloso, come massimo vengo considerato al pari di un mezzo fesso.
Poi, a ruota, segue l'autoanalisi, quella che fa odiare me stesso, che mi fa dare del cretino, dell'ebete e dell'incosciente e che, nonostante tutto, non riesce ancora del tutto a farmi fermare e trasformare in un moderno e fiammante stronzo.
Ma la colpa peggiore è e rimane quella di continuare a sognare: di immaginare che le distanze si accorcino, che i problemi si superino, che le incomprensioni si accettino, sempre che a volerlo non sia solo una persona, ma almeno due.
Lì pecco, lì sono inguaribile, lì non credo che cambierò mai e poi mai. Mi basta un centimetro di sabbia per costruire, immaginare e sorreggere castelli di dimensioni pazzesche.
Sono un fesso, un idiota, un coglione, e tutta una sfilza di altri epiteti. Lo so, mi guardo allo specchio e pare che abbia attaccato in fronte un'insegna luminosa che a lettere cubitali cita "fesso depresso" e poco sotto scritto ancora "basta poco per prenderlo per il q".
Ma via, è passata anche questa. Qualche altra cicatrice nell'animo e nell'orgoglio non cambieranno purtroppo la mia sostanza di imbecille patentato.
Spero sempre di inaridirmi definitivamente prima o poi, qualcuno pare ci sia riuscito solo volendolo, potrei riuscirci anche io, chissà.
Ma forse anche quello è un sogno, e visto che i miei sogni non si realizzano mai, andiamo proprio alla grande!
venerdì 23 ottobre 2009
Il braccino del tennista
Così si suol dire quando, avendo la possibiltà di vincere, si iniziano ad avere incertezze, piccole e grosse paure, spesso paranoie, che ti bloccano nei movimenti, nei pensieri e ti fregano.
Per questo, talvolta, preferisco inseguire piuttosto che essere inseguito, provo meno tensione, meno incertezza nel risultato.
Ma non è di questo che volevo scrivere, non in questo momento.
C'è crisi, la gente perde il lavoro, si risparmia anche sui centesimi ed io, non so quanto intelligentemente o assennatamente, ho una concreta possibilità di spendere (o forse investire) soldi per qualcosa di non proprio sicura utilità.
Stò parlando di un colloquio che avrò domattina in quel di Pisa per la selezione di un master part-time (una formula ritagliata per i lavoratori che impegna, a settimane alterne, il venerdì ed il sabato in lezioni che si terrano a Pisa più una parte in e-learning quindi da casa propria).
Il master è interessante ed è organizzato dall'Università di Pisa (quindi segno di una certa garanzia), ma non è neanche questo a preoccuparmi.
Amo il mio lavoro attuale, un pò meno amo come vengo trattato e pesato al lavoro. Non è la prima volta che mi lamento in tal senso, ma è forse la prima volta che prendo seriamente in considerazione di fare qualcosa per cambiare la mia situazione attuale, possibilmente per migliorarla.
Il suddetto master "potrebbe" essere utile in questo senso come, alla stregua, tagliarmi le gambe facendomi spendere la maggiorparte dei soldi che affannosamente e con sacrificio ho messo da parte in questi 7 anni di lavoro.
E quindi? Non so darmi risposte, ma cercherò di fare molte domande domani quando sarò a colloquio. Sarò "analizzato" ma anilizzerò anche io. Risponderò ma domanderò, perchè, non per fare il melodrammatico, una scelta sbagliata o non oculata potrebbe davvero azzerare ogni mia spinta propositiva per qualcosa di vagamente migliore e più soddisfacente e non voglio che ciò accada, non adesso che vedo il mondo un pò meno grigio del solito.
Per questo, talvolta, preferisco inseguire piuttosto che essere inseguito, provo meno tensione, meno incertezza nel risultato.
Ma non è di questo che volevo scrivere, non in questo momento.
C'è crisi, la gente perde il lavoro, si risparmia anche sui centesimi ed io, non so quanto intelligentemente o assennatamente, ho una concreta possibilità di spendere (o forse investire) soldi per qualcosa di non proprio sicura utilità.
Stò parlando di un colloquio che avrò domattina in quel di Pisa per la selezione di un master part-time (una formula ritagliata per i lavoratori che impegna, a settimane alterne, il venerdì ed il sabato in lezioni che si terrano a Pisa più una parte in e-learning quindi da casa propria).
Il master è interessante ed è organizzato dall'Università di Pisa (quindi segno di una certa garanzia), ma non è neanche questo a preoccuparmi.
Amo il mio lavoro attuale, un pò meno amo come vengo trattato e pesato al lavoro. Non è la prima volta che mi lamento in tal senso, ma è forse la prima volta che prendo seriamente in considerazione di fare qualcosa per cambiare la mia situazione attuale, possibilmente per migliorarla.
Il suddetto master "potrebbe" essere utile in questo senso come, alla stregua, tagliarmi le gambe facendomi spendere la maggiorparte dei soldi che affannosamente e con sacrificio ho messo da parte in questi 7 anni di lavoro.
E quindi? Non so darmi risposte, ma cercherò di fare molte domande domani quando sarò a colloquio. Sarò "analizzato" ma anilizzerò anche io. Risponderò ma domanderò, perchè, non per fare il melodrammatico, una scelta sbagliata o non oculata potrebbe davvero azzerare ogni mia spinta propositiva per qualcosa di vagamente migliore e più soddisfacente e non voglio che ciò accada, non adesso che vedo il mondo un pò meno grigio del solito.
domenica 18 ottobre 2009
Shoppingi propedeutico
Capisco in parte le donne. Rimangono oggetti sconosciuti, ma almeno riesco vagamente ad intuire cosa provano quando vanno a fare shopping; un misto di soddisfazione e disincanto.
Nei giorni passati ho avuto una piccola delusione, ma l'ho stranamente superata con ironia, slancio ed una buona dose di egoismo (per la serie: peggio per lei!)
E così, in questa giornata fredda e piovosa, armato di ombrello e mamma al seguito, sono andato a fare un pò di spese primo perchè mi servivano davvero alcune cose, secondo perchè mi ero stancato di stare una settimana intera rintanato in casa, terzo perchè mi andava e bona.
Al mio ritorno posso quindi contare: 4 camicie, un vestito (inteso come giacca + pantalone) e due felpe.
Ho speso in pratica metà del mio stipendio (quello che era avanzato dalla benedetta assicurazione della macchina), per cui per questo mese sono già al verde, ma va bene così :)
Nei giorni passati ho avuto una piccola delusione, ma l'ho stranamente superata con ironia, slancio ed una buona dose di egoismo (per la serie: peggio per lei!)
E così, in questa giornata fredda e piovosa, armato di ombrello e mamma al seguito, sono andato a fare un pò di spese primo perchè mi servivano davvero alcune cose, secondo perchè mi ero stancato di stare una settimana intera rintanato in casa, terzo perchè mi andava e bona.
Al mio ritorno posso quindi contare: 4 camicie, un vestito (inteso come giacca + pantalone) e due felpe.
Ho speso in pratica metà del mio stipendio (quello che era avanzato dalla benedetta assicurazione della macchina), per cui per questo mese sono già al verde, ma va bene così :)
mercoledì 7 ottobre 2009
Gentilezza
La gentilezza e, a braccetto, la disponibilità sono merci parecchio rare. E lo dice uno che non è tanto dolce di zucchero e che spesso dà rasoiate quando ha la luna storta.
Ora, come detto recentemente, volevo frequentare un corso di kung fu. Non sono un violento e non mi sento certo un uomo arsenale, fatto sta che m'è preso questo desiderio e, cavolo, una volta tanto voglio assecondarlo.
Voglio e non "volevo", perchè il rischio di parlarne al passato è stato grande quando, presentandomi per chiedere informazione sulla prima imminente lezione del suddetto corso, sono stato praticamente ignorato dagli istruttori (maestri?) che mi hanno fatto praticamente aspettare per più di un'ora rimpallandosi (e rimpallandomi) tra di loro il compito sì annoso di dirmi 4 stracci di parole in croce.
In fondo per prendere per il qu le persone basta poco, qualche frasetta, qualche sorrisino, una stretta di mano e ora ne starei probabilmente parlando in termini positivi.
Ma non è stato così, e mi rendo conto come certe persone farebbero di certo meglio a cambiar mestiere, a non spacciarsi per maestri di un'arte marziale che, nella teoria, dovrebbe anche riconoscere il rispetto per l'altrui persona.
Così, incazzato nero, ho abbandonato la palestra fanquilizzando mentalmente (e per poco non anche a parole) i summenzionati maestri e, con un pizzico di rammarico (ma anche con una vena vendicativa non trascurabile), sono andato immediatamente alla ricerca di un altro corso analogo.
Purtroppo non sarà più kung fu, ma sarà, anzi E' (dal che ieri sera ho frequentato la prima lezione) karate.
Certo sono una frana, vedendomi nello specchio a fare le varie mosse dai nomi per me ancora astrusi e dimenticabilissimi parevo sinceramente una specie di giraffone con problemi di artrite!
Ma fa nulla, forse migliorerò, forse no. Non mi importa ^_^
Ora, come detto recentemente, volevo frequentare un corso di kung fu. Non sono un violento e non mi sento certo un uomo arsenale, fatto sta che m'è preso questo desiderio e, cavolo, una volta tanto voglio assecondarlo.
Voglio e non "volevo", perchè il rischio di parlarne al passato è stato grande quando, presentandomi per chiedere informazione sulla prima imminente lezione del suddetto corso, sono stato praticamente ignorato dagli istruttori (maestri?) che mi hanno fatto praticamente aspettare per più di un'ora rimpallandosi (e rimpallandomi) tra di loro il compito sì annoso di dirmi 4 stracci di parole in croce.
In fondo per prendere per il qu le persone basta poco, qualche frasetta, qualche sorrisino, una stretta di mano e ora ne starei probabilmente parlando in termini positivi.
Ma non è stato così, e mi rendo conto come certe persone farebbero di certo meglio a cambiar mestiere, a non spacciarsi per maestri di un'arte marziale che, nella teoria, dovrebbe anche riconoscere il rispetto per l'altrui persona.
Così, incazzato nero, ho abbandonato la palestra fanquilizzando mentalmente (e per poco non anche a parole) i summenzionati maestri e, con un pizzico di rammarico (ma anche con una vena vendicativa non trascurabile), sono andato immediatamente alla ricerca di un altro corso analogo.
Purtroppo non sarà più kung fu, ma sarà, anzi E' (dal che ieri sera ho frequentato la prima lezione) karate.
Certo sono una frana, vedendomi nello specchio a fare le varie mosse dai nomi per me ancora astrusi e dimenticabilissimi parevo sinceramente una specie di giraffone con problemi di artrite!
Ma fa nulla, forse migliorerò, forse no. Non mi importa ^_^
domenica 4 ottobre 2009
Musicorrendo
Tempo fa, non mi ricordo quale luminario dell'ultima ora, aveva notato che l'ascoltare musica mentre si correva faceva andare più veloci.
Direi che miglior scoperta (dell'acqua fredda) non poteva essere fatta, tanto più che, almeno personalmente, avevo già notato gli effetti benefici della musica, e non solo nell'ambito sportivo.
Io, personalmente, fin dai 12 anni facevo i compiti con la radio accesa ed ancora oggi, in ufficio, tengo sempre un pò di musica di sottofondo che mi aiuta principalmente a mantenere il relax (e non sono poche le volte che suono la mia scrivania tipo batteria mentre canticchio qualche brano).
Certo, tornando alla corsa, gli effetti in me non si vedono sempre in quanto spesso, preso dalla frenesia musicale, comincio a fare assoli di chitarra e batteria "air" che rallentano non poco ^___^
Io, personalmente, fin dai 12 anni facevo i compiti con la radio accesa ed ancora oggi, in ufficio, tengo sempre un pò di musica di sottofondo che mi aiuta principalmente a mantenere il relax (e non sono poche le volte che suono la mia scrivania tipo batteria mentre canticchio qualche brano).
Certo, tornando alla corsa, gli effetti in me non si vedono sempre in quanto spesso, preso dalla frenesia musicale, comincio a fare assoli di chitarra e batteria "air" che rallentano non poco ^___^
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