lunedì 18 gennaio 2010

Che stia diventando un fichetto???

E insomma...che "alla vecchiaia" stia diventando un pò troppo attento a certe cose?
Mi dico spesso, se il mio io di 10 anni fa (anche 15 và) andasse avanti nel tempo e mi vedesse ora, cosa penserebbe? Cosa mi direbbe?
Probabilmente, anzi, sicuramente rimarrebbe scosso nel vedermi vestito come oggi.
Scarpe non da ginnastica, jeans classici, camicia e maglione felpato che pare essere uscito dalla sartoria di Oxford.
Io, il mio io, che in età adolescenziale indossava solo scarpe da ginnastica, solo felpe scrause, e per il quale camicia era solo camiciona in flanella a quadrettoni stile "grunge".
Diciamocelo, l'igiene, per carità, esisteva...ma all'epoca erano cosa sconosciuta i profumi...e a stento erano ammessi deodoranti (neutri, senza alcun profumo particolare).
Ed oggi, invece? Passo dalle vetrine e...OSSERVO...cosa che in passato avveniva solo in prossimità di fumetterie, negozi di giocattoli e negozi d'articoli sportivi. Ma, soprattutto, COMPRO, SPENDO!!!
La settimana scorsa ho comprato (sì, proprio io, non un parente, non un clone!) un profumo...marò!
E questo fine settimana a Pisa mi sono comprato anche una maglia molto "trendy", molto "cool" molto da fichetto per l'appunto.
Gosh, Batman!
Non nascondo che questo cambiamento, questa specie di evoluzione, un pò mi fa riflettere.
Crescendo davvero quindi si perde un pò di "libertà" mentale e anche di libertà nei modi di fare, di pensare, di parlare, di vestirsi e di tante altre cose più o meno dirette o riconoscibili.
Ma la cosa che mi stranisce è che, per quanto assurdo, non penso che riuscirei ora come ora a tornare indietro.
Sono forse, ormai, incastrato in questo status mentale e d'immagine. Alla fin fine, anche io, che tanto addito i qualunquisti, la massa, sono diventato come loro.
Anche io, ormai, esco per l'aperitivo, anche io ormai ho la sciarpetta fica, anche io indosso giacca e cravatta per vezzo e non per reale necessità.
Sono quindi diventato ciò che non volevo...ciò che detestavo...ciò che mai e poi mai avrei immaginato di diventare.
Come al solito, probabilmente, stò ingigantendo un pò la faccenda. Probabilmente la vita attraversa varie fasi dove, come un camaleonte, ci si trasforma ed adatta all'ambiente circostante.
La cosa probabilmente migliore da fare è vivere queste fasi per non rischiare di perdersele perchè, in genere, è difficile che ritornino.

martedì 12 gennaio 2010

Conoscere

Ma vaff! Avevo scritto un mezzo papiro e mi sono perso tutto!!!
Bof...riscrivo...
Dunque, mi domandavo, quando si può dire di conoscere davvero una persona?
Ci si deve prendere almeno una volta a settimana un aperitivo? Ci si devono mangiare tot pizze all'anno? Prendere l'ombrellone assieme? Ubriacarcisi assieme (questa è interessante)? Gusti permettendo, farci l'amore? Una botta e via? Farci pipì assieme al tramonto davanti un bel panorama (e anche questa è interessante)?
Non so...
Quante volte ho usato o mi sono sentito dire "tu manco mi conosci". Quante volte ho metaforicamente ricevuto un macigno in testa e quante volte l'ho scagliato io in testa al mio interlocutore...
Cosa serve quindi per conoscere una persona? Non c'è una ricetta, non penso proprio che Suor Germana l'abbia inserita nel suo libro nella pagina tra gli gnocchi ai 4 formaggi e gli spaghetti alla puttanesca (e già la vedo dura che una suora scriva una ricetta con la frase puttanesca...).
Ci vuole forse cortesia?
No, magari ci vuole distacco.
Forse anche un pizzico di malizia? I doppi sensi a volte aiutano...
Bof...no...non ci siamo...non mi convinco...
E allora? Ufff....mi stò scocciando. Forse...non c'è.
Devo davvero credere a ipotesi tantriche o filosofiche tipo: "conosci te stesse e poi conosci gli altri".
O devo credere a Paolo Fox e conoscere, nel 2010, solo nati del cancro, del capricorno, del sagittario e...forse, se la luna è in trigono con marte mentre passa la corazzata spaziale Yamato, anche con i nati della bilancia?
Che casotto! Bof...io ci provo comunque a dare un senso a questo post...
Non si conosce nessuno per davvero. Ci si illude di conoscere e di essere conosciuti. L'uomo è un animale (bestia, rettifico per gli animali che potrebbero sentirsi offesi), quindi, l'uomo è una bestia sociale. Ama parlare (pure troppo) e questo crede che serva per conoscere il suo simile.
Impone a se stesso di parlare la stessa lingua, di mangiare lo stesso hamburger di cartone, di indossare la stessa marca di scarpe. Appiattisce le differenze per sapere con chi ha a che fare.
E' barbaro, sono barbaro, siamo barbari.
Non mi interessa più conoscere nessuno per davvero. E nessuno ha intenzione di conoscere davvero me. E' così...e forse è giusto anche che sia così.
Perchè se conoscermi equivale a diventare uguare all'altro, preferisco la mia individualità, la mia solitudine.
E chi, d'ora in poi, mi pianterà la grana che non lo conosco, non mi conosce da almeno 2 cazzo di generazioni, beh, fattacci suoi.
Si limita...e, se lo conoscessi davvero, forse limiterebbe anche me.
Per cui...rimaniamo nella nostra ignoranza ed evitiamo stè frasi a cippa di cane.

lunedì 11 gennaio 2010

Come un salice piangente

Che giornata malinconica oggi. Una di quelle giornate dove non c'è il sole, dove il cielo e le nuvole sono grigie e con loro il mio animo.
Un giorno di quelli dove parlo sottovoce, con un sussurro, io che ho la voce stridula e con la "zeppola" alla prima Jovanotti maniera, non ho quasi voglia di parlare.
E' uno di quei giorni dove penso che sarebbe stato meglio rimanersene a casa, sotto le coperte, è uno di quei giorni dove qualsiasi argomento mi pare vuoto, inutile, triste. E' uno di quei giorni dove spero che tutto passi presto, dove controllo sempre l'orario, dove non ho voglia di far nulla, neanche di pensare a volte.
E se penso...penso solo a quello che non ho, quello che non avrò, quello che sogno e non raggiungo e non raggiungerò.
E' uno di quei giorni dove sento freddo, anche se indosso strati di maglie di lana manco fossi un montone. E' uno di quei giorni dove sento gli occhi umidi, dove basterebbe neanche tanto per farmi piangere come un bambino (e chissà che non ne abbia davvero bisogno).
E' uno di quei giorni dove mi sento solo, dove mi sento il Calimero di turno, dove nessuno mi comprende, dove nessuno capisce o intuisce chi sono in realtà, cosa voglio semplicemente.
E' uno di quei giorni che tutto va male, dove realizzo che sono un eterno incompiuto, dove mi sento pesante, dove sento il peso delle responsabilità, dove sento il fardello della vita come un sacrificio, come una perdita di tempo.
E' uno di quei giorni in cui non vivo...ma sopravvivo.

domenica 10 gennaio 2010

Ricordando i promemoria

L'avevo scritto e, almeno nelle premesse, lo metto in atto.


http://bofporquoipas.blogspot.com/

venerdì 8 gennaio 2010

Il giro di Peppe

Da reminiscenze romanesche, dicesi "giro di Peppe" o "giro de Peppe" quel giro (anche di parole) inutile che poi ti porta al punto di partenza.
Ecco, all'incirca è quello che alcuni sedicenti professoroni e dottoroni hanno attuato sulla povera pelle di mia madre.
Da ieri, infatti, è ricoverata per alcune analisi approfondite per dare una spiegazioni ad alcuni fastidi di cui soffre da un paio di mesi abbondanti.
Ebbene, partiti da casa per fare un ben specifico accertamente, all'ospedale d'arrivo (posto pure fuori regione!) il professorone, al turno di visita, ha una illuminazione: scoprire quello che ha mia madre facendo un altro esame (però molto simile a quelli già in precedenza effettuati che, ahimè, non hanno sortito alcun effetto rilevante...)!
Quindi ieri, la poverina, rimane in campana per un intero giorno (dove non le viene fatto nulla se non i soliti prelievi di rito, qualche RX e poi un elettrocardiogramma). Quado infine arriva il suo turno, guarda te, la macchina si inceppa (erano, guardacaso, le 13.00, ora della pausa pranzo in effetti!), l'ambulatorio si blocca e tutto si rimanda all'indomani.
E passi...
Poi stamane, (sempre con moooolta calma, dopo le 12.00 insomma), arriva il turno di mia madre. Nessun guasto, nessuna sala bloccata...SI PUO' FARE! (ovvia citazione).
E...invece una bella cippa! In pratica viene fatto l'accertamento che, come era prevedibile, non sortisce nessun effetto (ed era OVVIO, cazzo, visto che gli altri, simili per non dire identici, avevano fallito!).
Conclusione? Mia madre rimarrà ricoverata fino a domani per non si sa bene quale motivo e il famoso accertamento, quello primigeno, lo farà...bof...? a data da destinarsi...!
E insomma, non posso fare nomi, cognomi o pseudonimi...ma, a chi so io, annatevene un pò affanculo!!!
Giocate a fare l'allegro chirurgo con i vostri cari per dio!

mercoledì 6 gennaio 2010

Cara befana


Tu che ogni festa ti porti via, spero non ti spiaccia se lascio ancora per qualche giorno gli addobbi e l'albero di natale fatto in casa.
Sai, anche un tipo come me, un pò burbero e parecchio brontolo, trova un pò di gioia in quelle strane lucine (che siano ipnotiche?). Ci trovo anche un pò di conforto.
Domani, e per i prossimi giorni, me ne servirà una dose abbastanza massiccia. Devo essere sereno e forte per la persona carissima, anzi, LA persona carissima della mia vita.
Appena finito, poi, metterò tutto nello scatolone che tornerà ad impolverarsi per un anno giù in cantina.
Poi, se davvero lo riterrai necessario, non avrò timori a ricevere tanto carbone l'anno prossimo.

lunedì 4 gennaio 2010

Rabbiometro

Penso che i sentimenti non si possano misurare con matematica certezza. E tra questi, men che meno, penso si possa fare con la delusione, la rabbia, l'incazzatura in generale.
E allora...perchè talvolta pare si faccia una sorta di gara per chi è più nero o indignato?
Si ha forse paura che non essendo abbastanza arrabbiati non si venga presi sul serio? O anche in questo si tende a voler primeggiare? La rabbia deve essere sempre irreversibile, quasi divina (o diabolica) nella sua totalità?
E se anche fosse, perchè se io mi adatto, mi livello, "imito" la rabbia altrui, creo ancora più rabbia?
Ironizzandoci su un pochino, a seguito di uno pseudo-alterco con una pseudo-persona che poteva essere pseudo-importante per me, mi sono venuti questi dubbi ma, soprattutto, un'idea che potrei magari proporre ai "genii" di facebook: perchè non fare un giochino che misuri appunto la rabbia?
Vi immaginate il classico messaggio "Sei il 15° in classifica dell'incazzatura tra i tuoi amici: progredisci!"