All'indomani del terremoto che ha raso al suolo L'Aquila, un pò come tutti credo, di primo istinto avrei voluto prendere armi e bagagli ed andar lì a dare man forte.
Dopo, la ragione (leggi: ma che ci vado a fare? che aiuto posso portare?) mi ridimensionò non poco.
Conosco pochi abruzzesi, conosco pochissimo l'intera regione, a L'Aquila non ci sono mai neanche passato per errore. Ma questo non conta, non ha mai contato, e forse non conterà.
Perchè, all'epoca, mi ripromisi di andarci prima o poi. Andarci ma con uno scopo. Che non fosse andare a fare il "turista".
Volevo e vorrei andare lì, in quella città, magari per viverci per un periodo indefinito.
Ma mi scontro sempre con la domanda di cui sopra: che ci vado a fare? Non sono un muratore, un idraulico, un geometra, un architetto, un medico o un infermiere.
Lì, ora come all'epoca, servivano e servono queste professionalità. Non serve un ragioniere.
I ragionieri, ahimè (o per fortuna), non tirano su le case, non spostano le macerie, non danno assistenza sociale o sanitaria a chi ne ha bisogno.
Vivono tra le scartoffie, creano carte...e lì, a quanto pare, di carte e burocrazia ce n'è fin troppa.
Questo allora cosa vuol dire? E' l'ennesimo sogno che mi pongo?
No, questa volta vorrei che non fosse un sogno, bensì un'aspirazione. L'aspirazione di poter, chissà, in un domani spero non troppo lontano immaginarmi a L'Aquila o lì nella zona. Con un mio studietto di 4 metri quadrati a fare il mio lavoro di "imbrattacarte" alleviando così dai problemi burocratici chi, per forza di cose, è ben impegnato in altro.
Partecipare ed aiutare, umilmente, alla costruzione...a quella costruzione che fino ad ora non c'è stata ma che, spero vivamente, ci sarà.
E se, con molta probabilità, non potrò farlo per 101 motivi validi e logici, l'aspirazione di aiutare e crescere, al contempo professionalmente e umanamente, rimarrà sempre legata a quella città che non ho mai visto o visitato.