martedì 16 febbraio 2010

Rilfessioni abruzzesi

All'indomani del terremoto che ha raso al suolo L'Aquila, un pò come tutti credo, di primo istinto avrei voluto prendere armi e bagagli ed andar lì a dare man forte.
Dopo, la ragione (leggi: ma che ci vado a fare? che aiuto posso portare?) mi ridimensionò non poco.
Conosco pochi abruzzesi, conosco pochissimo l'intera regione, a L'Aquila non ci sono mai neanche passato per errore. Ma questo non conta, non ha mai contato, e forse non conterà.
Perchè, all'epoca, mi ripromisi di andarci prima o poi. Andarci ma con uno scopo. Che non fosse andare a fare il "turista".
Volevo e vorrei andare lì, in quella città, magari per viverci per un periodo indefinito.
Ma mi scontro sempre con la domanda di cui sopra: che ci vado a fare? Non sono un muratore, un idraulico, un geometra, un architetto, un medico o un infermiere.
Lì, ora come all'epoca, servivano e servono queste professionalità. Non serve un ragioniere.
I ragionieri, ahimè (o per fortuna), non tirano su le case, non spostano le macerie, non danno assistenza sociale o sanitaria a chi ne ha bisogno.
Vivono tra le scartoffie, creano carte...e lì, a quanto pare, di carte e burocrazia ce n'è fin troppa.
Questo allora cosa vuol dire? E' l'ennesimo sogno che mi pongo?
No, questa volta vorrei che non fosse un sogno, bensì un'aspirazione. L'aspirazione di poter, chissà, in un domani spero non troppo lontano immaginarmi a L'Aquila o lì nella zona. Con un mio studietto di 4 metri quadrati a fare il mio lavoro di "imbrattacarte" alleviando così dai problemi burocratici chi, per forza di cose, è ben impegnato in altro.
Partecipare ed aiutare, umilmente, alla costruzione...a quella costruzione che fino ad ora non c'è stata ma che, spero vivamente, ci sarà.
E se, con molta probabilità, non potrò farlo per 101 motivi validi e logici, l'aspirazione di aiutare e crescere, al contempo professionalmente e umanamente, rimarrà sempre legata a quella città che non ho mai visto o visitato.

domenica 14 febbraio 2010

Chiacchiere

Complice il raffreddore, la giornata uggiosa e la pochissima voglia di studiare, oggi ho fatto le chiacchiere.
La foto non è malaccio, il gusto, invece, è decisamente buono. E' probabile che come nella foto non c'aggiunga lo zucchero a velo perchè al mio palato sono già così ben dolci.


giovedì 11 febbraio 2010

Vittima del gap generazionale?

In principio delle femmine avevo un concetto abbastanza distorto.

Salvo poche e rare eccezioni non amavano i cartoni animati di robot, non giocavano con i soldatini, i transformers e con i masters. Poi tutte quelle moine, già all'epoca, per farle venire a casa...non ne parliamo! E poi, mia madre, santa donna, che in quelle rare occasioni rassettava casa manco stesse per arrivare la principessa Sissi.
Insomma, in sostanza, erano alla mia vista inutili, petulanti, eccessivamente profumate e, soprattutto, non accettavano la sconfitta, anche quando era schiacciante!

Poi, si sa, con il tempo si cresce, ed He-Man ed il castello di Grey Skull d'improvviso non interessano più, le repliche del Daitarn 3 davano via via poca soddisfazione. E d'improvviso, iniziai a notare che forse, in fondo in fondo, le femmine non erano poi tanto inutili e anche il loro profumo era gradevole (petulanti e poco propense alla sconfitta, quello no, continuavano e continuano ad esserlo).
Così, all'incirca, lo sguardo vagava in ricerca del loro. Speravo in un loro sorriso, in un ciao. Poi, conquista superiore perfino alla distruzione dell'intera armata dei carrarmatini neri al Risiko, era un loro bacio sulla guancia!

Tutta questa perifrasi (che non so cosa sia di preciso, ma inserisco la frase per fare il saccente) per dire che, alla fin fine, quando arrivai alla indissolubile convinzione che valesse la pena fare figure di merda per farsi belli ai loro occhi o avere farfalle, anzi no, pterodattili, nello stomaco a volteggiare per eventuali "si", "no", "forse", "mi piace Fausto", ero già decisamente fuori tempo massimo.

E quindi...sin dai tempi delle medie ho notato che le ragazze in genere erano attratte da ragazzi più (stronzi) grandi. Così ha funzionato sia durante il periodo delle superiori per poi trovare il suo sfogo più totale ai tempi dell'università.
Ed era immane il rosicamento per questo loro comportamento! Ma, in silenzio, meditavo vendetta ripensandomi sgargiante 30enne attorniato da flotte di adolescenti o ventenni innamorate perse di me! (ok, stò esagerando...)
Ed ora invece? Ora che sarei forse abbastanza "maturo" per essere finalmente oggetto d'interesse di qualche gentil donzella cosa va a succedere?
Ovvio, va a succedere che ora le donne cercano uomini più giovani di loro! Tutto capovolto! Di nuovo!
Quindi addio alla panzetta che fa maturità, al peletto grigio che da di saggezza, alla macchina a 5 porte che fa di famiglia e a tante altre cosette che ho conquistato con sacrificio! Ormai sono fuori moda, lo sono sempre stato.
Dannato gap generazionale!

lunedì 8 febbraio 2010

Che barbaaaa

Dare Avere
Costi Ricavi
Attivo Passivo
Deviazioni assolutamente professionali. Come segno dovevo forse nascere della bilancia anzichè della vergine (segno che non mi è mai del tutto piaciuto e che solo il Cavaliere d'oro del cartone dei Cavalieri dello Zodiaco mi ha fatto rivalutare).
E inZomma, da quando mi sono fatto crescere la barba (un pò per volontà, un pò per noia ed inimicizia con schiuma e lamette) ho notato alcune cose.
Le Positive:
- maggior protezione dalle intemperie e dal freddo;
- incremento di complimenti (da parenti, amici e anche...udite udite...donne!!! ok, erano tutte over 60 e/o già sposate, ma non guardiamo il capello, anzi, il pelo!);
- riduzione, ovvia, della frequenza delle rasature (circa una volta a settimana per non più di 2 minuti d'orologio);
- nessuno mi ferma per chiedere informazioni;
- non mi fermano i vu cumprà perchè, evidentemente, sembro uno di loro.
Le Negative:
- prude!;
- vedo le stelle quando a volte mi si incastra alla zip del giubbone a collo alto;
- ci si appicciccano a volte peletti et varie provenienti dai maglioni;
- spesso mi fermano le forze dell'ordine scambiandomi per un talebano;
- spesso mi fermano chiedondomi se ho da accendere (ed io non ho mai fumato in vita mia!);
- che ora se la stanno facendo crescere un pò tutti perchè va di "moda" (e questo mi scoccia un mondo)
Ergo? Dunque? Non lo so, non devo per forza crearmi una risposta ad ogni domanda assurda che mi pongo.
Probabilmente, fino all'estate, penso che la porterò, poi, chissà, con l'arrivo del caldo si vedrà.
Per intanto, messaggio DECISAMENTE poco subliminale e MOLTO plateale, mia madre continua a comprarmi a settimane alterne, senza chiesto, lamette e schiuma da barba.
bof..?

mercoledì 3 febbraio 2010

No title

Non c'è un titolo a questo post. Almeno al momento non mi sovviene. Forse potrei intestarlo "sono stufo" ma penso di avere già scritto qualcosa del genere.
Allora forse qualcosa tipo "basta" o "chi me l'ha fatto fare" o "che delusione". Magari tutti e tre messi assieme, magari nessuno dei tre e via a cercarne ancora.
Comunque credo che il senso sia abbastanza chiaro...

Forse ho fatto il passo più lungo della gamba. Forse ho troppe preoccupazioni per la mente e la testa mi si affolla di pensieri anche per quelle che probabilmente verranno.
Stanno succedendo troppe cose impreviste...impreviste negative ovviamente. Fossero state impreviste positive sarebbe altra pasta.

Fino ad ora un unico barlume di sicurezza era rappresentato dalla mia famiglia. Ora anche lì cominciano ad esserci problemi. Di salute e di lavoro. Mancano un pò entrambi e se il secondo forse si può anche reggere, il primo deprime parecchio.
Non si può pretendere certo che vada sempre tutto per il meglio. Non si può immaginare di vivere in un mondo di cristallo in eterno, lo so. Sarei un illuso a pensarlo, e probabilmente lo sono stato, come forse lo siamo tutti quando tutto va bene o pensiamo che vada bene.
Ma quando oggettivamente ti scontri con muri di gomma, allora tutto cambia.

E non posso, non riesco a trovare il famigerato lato positivo anche in questo. Proprio ora che avevo bisogno di una certa "solidità" alle mie spalle per prendere qualche decisione forse drastica della mia vita, quel centimetro sul quale posavo tutto il mio mondo si sta indebolendo.
Forse faccio un discorso egocentrico, forse penso solo a me stesso, ma in passato, nella mia vita, quante volte ho fatto qualcosa solo per me? Davvero poche volte...poche poche...

Ma per ora continuo, vado avanti anche perchè non ho altre scelte. Faccio finta di essere sereno, sbandiero la mia libertà, la mia presunta vitalità. Scrivo su questo blog, su FB, mi sono improvvisato anche "scrittore fantasy". Mi domando se sono fichetto, sogno di ragazze che manco sanno che faccia ho, o di chi sa che faccia ho, dove abito, cosa faccio, ma continua ad infischiarsene e a far la propria vita come nulla fosse. Ho iniziato questo master a Pisa. Si sta rivelando tanto interessante quanto impegnativo in termini di studio (che stò difficilmente e lentamente recuperando visto che il programma è già quasi a metà) per non dire dispendioso in termini economici. Tra costi del master, viaggi, pernottamenti...stò lapidando la maggiorparte dei miei già esegui risparmi.
E per cosa poi? Mi servirà o sarà l'ennesima pergamena da appendere al muro?
Quando ho iniziato questa avventura avevo idee e progetti ben diversi. Ora si stanno ridimensionando, stanno lentamente affievolendosi. Mi pesa...mi spiace...

E questo è solo un esempio delle incertezze che mi stanno assalendo. La vita, il quotidiano, è troppo ripetitivo eppure, quando c'è un elemento di novità, perchè scappo? Perchè boffo e faccio l'orso?
Possibile che a 33 anni ancora debba capire cosa voglio in realtà?
Forse hanno ragione Padoa Schioppa e Brunetta con la storia dei bamboccioni...

E perchè quando rimango solo con me stesso, quando mi stendo sul letto, sento queste dannate farfalle nello stomaco? Perchè sento come se qualcuno mi stesse, scusate il francesismo, tenendo per le palle? Perchè ho questa dannata paura di sbagliare anche quando faccio tutto in modo corretto?
E allora scatta l'insicurezza che è generata dall'eccessiva volontà di controllare, di avere tutto pronto al caso, di avere una soluzione ad ogni imprevisto.
Perchè un sistema più è strutturato per affrontare il rischio e più appare attirarli i rischi!

Vedo gente, persone, amici, che se ne fregano di tutto e tutti. Che vivono giorno per giorno, che vivono queste stracazzo (altro francesismo) di sfumature con naturalezza!
Possibile che non abbiamo pensieri? Problemi? Non credo proprio, è impossibile! E allora, come diamine fanno?????
Ci vorrebbe forse un master anche per insegnarmi questo!

Quante idee...quante seghe mentali...e me le faccio tutte, dalla prima all'ultima, e diabolicamente persisto! Non ne vado orgoglioso, ma sono diventate loro, per assurdo, le mie scialuppe di salvataggio; e stò proprio fresco!!!
Ora più che mai che mi trovo ad affrontare questo mare in burrasca, dove non ho un faro da seguire per arrivare sano e salvo al porto più vicino. (e stà frase melodrammatica da disperato alla Masini prima maniera, la dice davvero tutta...)

domenica 31 gennaio 2010

Genoveffa

Ieri sera, in enoteca, discussione tra uomini. Solite chiacchiere a base di lavoro, soldi, donne, sogni, desideri, cazzeggi.
E ad un tratto, tra un sorso di vino un po' acetello ed una scaglia di formaggio leggermente bagnato da del buon miele, entra lei...

Nome in codice, per motivi di privacy, Genoveffa. Bella, alta, mora, ricciola, viso pulito, senza rughe, pelle chiara, vestito fine ma non provocante.
Si toglie il cappello, i ricci esplodono, e per un attimo si volta verso di me e per poco non incrociamo lo sguardo quel tanto per dirci l'unica parola che in genere ci diciamo, ovvero uno scarno ma intenso "ciao". Infatti in linea d'aria, tra di noi, si frappone un virgulto tizio alto come un corazziere intento a parlare con astanti di un tavolo vicino.
Di Genoveffa vedo solo una porzione di viso...e vedo, purtroppo, che è in compagnia maschile.

Beh, così bella, come poteva non esserlo? E annego il pensiero in una sorsata del vino acetello che mi pare sempre più adatto a condire un'insalata.

Da anni ho notato Genoveffa. Da anni so solo come si chiama, niente cognome, niente età, niente di niente.
Sapevo solo questo benedetto nome ancor prima che ci presentassero più o meno ufficialmente, più di un anno fa.
Da allora almeno ho guadagnato il piacere di sentirmi riconosciuto e salutato, ma nulla di più.

E' strano e al contempo ridicolo come, in presenza di Genoveffa, io regredisca mentalmente all'età di 14 anni (cosa peggiorativa visto che in genere la mia età mentale bazzica tra i 18 ed i 20).
E quindi non riesco bene ad articolare frasi degne di nota, cerco al contempo di guardare altrove ma anche di guardare lei senza però farmi accorgere. Ho stressato anche il bicchiere che avevo in mano tanto più che, pochi minuti dopo, mi si è letteralmente frantumato in mano!!!
Anche il mio amico si accorge di questa mia irrequietezza. Mi guarda stranito e mi domanda semplicemente "Pierpà?"

Io incrocio il suo sguardo e dico solamente: "Genoveffa..."

Lui capisce, sa di questa mia strana reazione in sua presenza, e si gira per osservarla dato che fino ad allora non l'aveva neanche mai vista ma solo, appunto, sentita nominare dal sottoscritto.
Lui la osserva poi in mia direzione annuisce, segno d'approvazione tutto maschile.

Genoveffa rimane qualche altro minuto, purtroppo i tavoli sono tutti occupati. Si rimette il cappello, si gira, e se ne va con la sua compagnia. Ed io riprendo, lentamente, a crescere con la mia età mentale ai livelli standard.

Ecco...qualcuno potrà pensare che io sia innamorato di Genoveffa. L'ho pensato pure io, ma non è assolutamente così.
L'amore, quando lo sento in me, so riconoscerlo. Per amore ho fatto tante cose, molte al livello di cazzate (utili e meno utili), ma con Genoveffa nessuna cazzata. Solo un tentativo, peraltro mal riuscito, di offrirle un caffè secoli orsono. Invito che fu, ovviamente, cortesemente declinato.
Solo qualche pensiero, una specie di desiderio.
Sì, ecco, un desiderio. Simile al desiderio, unito all'incredulità, che si potrebbe avere nell'incontrare e poter parlare con un'attrice tipo, chessò, Julia Roberts, di poter guidare una Ferrari, di poter giocare a calcetto con Maradona.
Ma, probabilmente, se il famigerato genio della lampada mi desse a disposizione anche solo un desiderio, Genoveffa non verrebbe scelta.
E' meglio che rimanga appunto in quei sogni irrealizzabili, o in quei sogni che alla lunga è giusto che muoiano o che vengano chiusi in cassetti remoti, dove possa continuare a farmi stupidamente regredire all'età adolescenziale.
Perchè, purtroppo, ho smesso di credere da troppo tempo ai sogni, perchè la realtà non mi piace, non la sopporto, non la vivo, mi ci faccio trascinare abbastanza passivamente.
E allora, per quel poco che sia, mi concedo questo svago, quei 5 minuti di fantasia. Poi ci pensarà il vino acetello a riportami alla realtà ^_^


martedì 26 gennaio 2010

Pizza margherita

E' un classico, la pizza forse per antonomasia, quella che, cambiano le mode ed i tempi, e rimane più o meno simile a se stessa.
E così ieri, per festeggiare il compleanno di uno dei miei nipoti, si è andati in pizzeria. Ma come al solito non s'è fatta la classica cena della "sacra famiglia riunita".
Infatti, passa il tempo, e i nipoti crescono, e non hanno più la voglia di passare certe serate in compagnia di genitori, zii e nonni vari. Preferiscono, giustamente, passare il compleanno con i propri amici in pizzeria, e così è stato.
In quanto zio "giovane" sono stato comunque onorato, assieme a pochi altri adulti, di presenziare alla serata.
E insomma...vedere quella tavolata di più di 20 urlati, petulanti, odiosi, viziati ragazzetti di 11 anni...m'ha fatto...inc...sbott...best..NO! M'ha fatto...sorridere!?!?!
Sì...forse assurdo, o forse perchè, rivedendoli, non ho notato poi tante differenze di quando avevo la loro età, di quando festeggiavo o partecipavo ai compleanni dei miei compagni di classe.
Possono cambiare gli abiti, può esserci che tutti erano muniti di inutili quanto costosi cellulari, possono essere cambiate le acconciature...ma, nei modi di fare, in certi clichè (se si scrive così non so e non m'importa), erano come "noi" di qualche decennio fa.
E quindi c'era il più alto della classe, che si faceva spesso valere con il vocione e anche con un pò di mani. C'era lo smilzo, simpatichello, che pareva fatto di gomma tanto era flessuoso nel suo andamento dinoccolante.
C'erano le coppie di amici e amiche inseparabili dove lui/lei era cicciottello/a e l'altr/a magrolino/a (e viceversa).
C'era quello con la puzza sotto al naso, e quella che parlava sempre all'orecchio dei vicini . C'era la biondina con gli occhiali e la treccia e c'era quello con le guance alla Arnold che raccontava le barzellette.
C'era anche quella un pò vamp, che già aveva il viso un pò truccato e c'era, di contro, quella sportivissima in tuta e scarpe da ginnastica.
C'era quello taciturno, e quella timida ma che quando rideva si sentiva eccome.
C'era davvero di tutto...
E c'è stato chi ha rotto un bicchiere...
E c'è stato chi ha pianto...
E c'è stato quello che è stato chiamato in bagno perchè gli dovevano dire che piaceva a qualcuna...
E c'è stato chi s'è bisticciato...
E c'è stato chi s'è rincorso...
E c'è stato chi ha giocato al gioco della bottiglia...
E c'è stato il taglio della torta con tutti a dire "ciiiiis"...
E c'ero pure io, con qualche ruga in più e qualche capello in meno, ma decisamente divertito.