Palestra 3 giorni a settimana.
Lampada
Sfoltimento sopraccigilia
"Ape" d'obbligo alla 19.30
Frequentazione di sola "bella gente"
Fumare
CD di M2o a palla in macchina
I-pad, I-pod, I-touch, I-voglia.
Flirtare con ogni donna, specialmente se sconosciuta e/o già impegnata.
Votare PdL
Lucine e led accesi in casa tutto il giorno
La gatta mangia da sola
Non più di due libri l'anno (valgono anche i topolino)
Profumi super costosi
Lavaggio dell'auto 1 volta a settimana
Suffisso Dott. ad ogni presentazione
Costo minimo dei capi indossati (cadauno) € 250,00
Sì...è un pesce d'aprile...
quando non si sa cosa ben dire anche se hai bene in mente cosa vorresti dire, quando vedi che va tutto storto e vorresti andasse dritto, quando rimani allibito davanti a qualcosa o qualcuno che proprio non sai capire o giustificare...allora non rimane altro che inspirare ed uscirsene con un bel "bof..."
venerdì 1 aprile 2011
mercoledì 23 marzo 2011
Esimia testa di...
Quiz? No! Anzi, mi sembra decisamente scemo!
Ponte? Manco quello sullo stretto di Messina!
Legno? Sbagliato! L'unico era Pinocchio.
Cazzo? Ecco, proprio quello!
E allora, tu, esimia testa di (opzione 4), che ti reputi professionista.
Tu, esimia testa di (opzione 4), che ti reputi gentile e rispettoso.
Tu, esimia testa di (opzione 4), che ti fai tanto per i "giovani" (cit. avessi avuto io, all'inizio, una persona gentile come me a darmi una mano!).
Tu, esimia testa di (opzione 4) che mi dai la tua parola (di uomo, o presunto tale) e poi, con il sorriso in faccia (e l'occhio vagamente strabico) te la rimangi!
Tu, esimia testa di (opzione 4) che solo grazie alla mia eccessiva educazione non ti sei ritrovato uno sputacchio tipo Lama dritto tra gli occhi.
Tu, esimia testa di (opzione 4) Spero ti caschino le palle! (chissà da dove data la tua mitologica conformazione metà essere umano-meta organo riproduttivo maschile)
mercoledì 16 marzo 2011
Coraggio: fatti ammazzare!
Coraggio. Questa parola me la sto' autoripetendo come una litania da settimane, forse mesi.
Come una specie di mantra, di rito sabbatico che ormai sembra giunto quasi ad una sterile masturbazione.
Coraggio non solo nel cambiare; coraggio anche nel provare a camminare con le mie sole gambe e nelle mie sole scarpe.
Il coraggio è però anche un'illusione. Vorrei non dipendere da nessuno. Che sia parente, amico, datore di lavoro, cliente, perfino amore.
Penso che non sia umanamente possibile. Si è sempre dipendenti da qualcosa o qualcuno. Ci vuole coraggio anche ad ammetterlo, forse.
L'anno passato, verso maggio, ci fu qui da me la ridicola festa patronale. Sì, quelle solite feste di paese, piene di chioschi che vendono panini e patatine fritte che stenderebbero anche Godzilla. Sì, quelle solite feste infestate di bancarelle di stranieri: polacchi, marocchini, cinesi.
In una di queste bancarelle c'era un tipo più pittoresco del solito. Uno di quelli che si pensa di essere uno degli ultimi Incas rimasti in vita. Bardato con una ridicola armatura durata e con un pennacchio rosso in testa.
Codesto figuro mitologico, a suo modo, vendeva dei braccialetti. Sì, quei bracciali di tessuto intrecciati alle peggio. "3 x 2 euri". I bracciali erano di vari colori e ognuno rappresentava qualcosa: amore, salute, soldi, erezioni a comando, ec...
Io ne presi uno. Presi quello del "Coraggio". Lo indosso ancora, sta resistendo più del dovuto. E' sfilacciato, rischio di perderlo da un giorno all'altro. Ma ancora resiste.
Forse...forse...forse...il bracciale, a suo modo, mi sta insegnando il coraggio.
Il coraggio di non mollare, il coraggio di credere in me nonostante le avversità. Il coraggio di accettare ciò che succede a testa alta. Il coraggio di ingoiare il solito immancabile ed immarcescibile rospo.
Allora coraggio! Avanti il prossimo rospo, dunque! E magari prima lo lecco un po'. Dicono che alcune specie "aprano la mente".
lunedì 7 marzo 2011
NO!
Non so cosa scriverò in questo post!
Un misto di non sense ed incazzamento vario...? Non saprei.
Probabilmente, anzi sicuramente, è uno sfogo!
Uno dei tanti, l'ennesimo che scrivo su questo cappero di blog. L'ennesimo inascoltato, che se anche letto, condiviso, con attestazioni varie e pacche sulle spalle, non risolleverà di un'emerita cippa il mio morale.
Sono dannatamente stufo di tutto ciò che mi circonda. Delle persone che mi circondano (per lo più false ed iporcite, per lo meno anche ignoranti e presuntuose).
Sono stufo di gente incapace che mi supera professionalmente. Di gente tamarra e ignorante che mi supera negli affetti. Sono stufo di tutta una marea indescrivibile di teste di cazzo che a vario titolo pare si diverta a mettersi sulla mia strada e a legarsi come una schifosa zavorra.
Gente che si compra cavalli, macchine, case e non apprezza e conosce la gavetta. Che schiavizza l'altrui ed all'occhio dei più è visto come un santo o un benefattore mentre in realtà è sterco!
Sono stufo di combattere, di incazzarmi, di abbattermi, risollevarmi e reincazzarmi di nuovo. Di dover marcare di continuo il mio territorio, di dover ringhiare per ottenere uno strafottuto osso che, sia ben inteso, non solo mi E' dovuto per diritto, ma fa anche particolarmente schifo.
Sono stanco di dover piegare la schiena perchè la mangiatoia è bassa e tanto tanto altro ancora.
Potrei e, cazzo, DOVREI scrivere ancora di più, tirare fuori tutto quello che ho, coglioni fumanti compresi, e chissà che non mi calmerei.
Ma è proprio quello da evitare: il calmarmi. Il diventare riflessivo, il diventare pacato, il tipo dai toni mai sopra le righie, il razionale del mio paio di bolas!
L'esatto tipo di individuo, in pratica, che a patto di non aver un carisma di tutto rispetto, si fa fesso in tre secondi scarsi.
Cominicia a contare...chissà che nei tre secondi non riesca, io per primo, a mandarti sonoramente affanculo!!!
lunedì 28 febbraio 2011
Fuori mercato
Ieri, facendo una passeggiata sul lungomare, incontro casualmente un conoscente.
Ha la mia stessa età, abbiamo gusti, tutto sommato, simili; decidiamo di fare quattro passi assieme e, conseguentemente, di fare un po' di sana chiacchiera.
Parliamo del più, del meno, del per e del diviso.
Di tutto, una sua frase mi coglie impreparato: "Più leggo, più apprendo, più incremento in qualche maniera la mia cultura e più mi distacco da questo posto..."
Lo osservo sbigottito, il mio cervello registra l'informazione e la cosa migliore che riesco a fare è quella di annuire malinconicamente.
E' vero! Nella realtà in cui vivo, in cui le poche menti pensanti (e/o furbe) scappano appena possono, io e questo mio conoscente siamo una razza decisamente in via d'estinzione; un articolo ormai fuori produzione, fuori mercato.
Non penso di essere nulla di eccezionale e neanche di essere uno che si sente il migliore sulla faccia della Terra o che fa la cacca dorata e profumata. Eppure avverto la diffidenza che creo nelle persone che per lo più mi circondano.
Una cultura che ha le sue fondamenta sull'apparire e sul possedere. Una cultura che valuta una persona per la cilindrata ed il modello di macchina o per quanto riesci a "pompare" in palestra, non penso sia definibile neanche cultura.
Un posto dove la massima aspirazione delle ragazze è fare, quando va bene, l'estetista o la commessa (mestieri rispettabilissimi, per carità) se non fare le casalinghe/mamme dell'uomo macchinato e pompato di cui sopra.
Un posto dove se ti approci ad una ragazza con un biglietto "romantico" anzichè con un'occhiata intensa ed un "ohanmèh, ci sì bbona!" sei preso per un pirla.
Un posto dove non c'è cultura, non c'è un cinema, un teatro, una associazione culturale o una struttura sportiva polivalente (che non proponga solo calcio o calcetto, per intenderci).
Tutto questo fa parte del "mercato" che mi circonda. Mercato fisico, mentale, quotidiano. Un mercato in cui non mi ritrovo proprio e dove, mio malgrado, sono costretto a vivere.
Ha la mia stessa età, abbiamo gusti, tutto sommato, simili; decidiamo di fare quattro passi assieme e, conseguentemente, di fare un po' di sana chiacchiera.
Parliamo del più, del meno, del per e del diviso.
Di tutto, una sua frase mi coglie impreparato: "Più leggo, più apprendo, più incremento in qualche maniera la mia cultura e più mi distacco da questo posto..."
Lo osservo sbigottito, il mio cervello registra l'informazione e la cosa migliore che riesco a fare è quella di annuire malinconicamente.
E' vero! Nella realtà in cui vivo, in cui le poche menti pensanti (e/o furbe) scappano appena possono, io e questo mio conoscente siamo una razza decisamente in via d'estinzione; un articolo ormai fuori produzione, fuori mercato.
Non penso di essere nulla di eccezionale e neanche di essere uno che si sente il migliore sulla faccia della Terra o che fa la cacca dorata e profumata. Eppure avverto la diffidenza che creo nelle persone che per lo più mi circondano.
Una cultura che ha le sue fondamenta sull'apparire e sul possedere. Una cultura che valuta una persona per la cilindrata ed il modello di macchina o per quanto riesci a "pompare" in palestra, non penso sia definibile neanche cultura.
Un posto dove la massima aspirazione delle ragazze è fare, quando va bene, l'estetista o la commessa (mestieri rispettabilissimi, per carità) se non fare le casalinghe/mamme dell'uomo macchinato e pompato di cui sopra.
Un posto dove se ti approci ad una ragazza con un biglietto "romantico" anzichè con un'occhiata intensa ed un "ohanmèh, ci sì bbona!" sei preso per un pirla.
Un posto dove non c'è cultura, non c'è un cinema, un teatro, una associazione culturale o una struttura sportiva polivalente (che non proponga solo calcio o calcetto, per intenderci).
Tutto questo fa parte del "mercato" che mi circonda. Mercato fisico, mentale, quotidiano. Un mercato in cui non mi ritrovo proprio e dove, mio malgrado, sono costretto a vivere.
Devo, pertanto, smettere di leggere perchè mi apre troppo la mente; devo vedere in TV l'Isola, il GF, Amici, Uomini & Donne, Pomeriggio sul Due, Giletti, Papi e Signorini!
Deve smettere di correre all'aria aperta solo per vedere il panorama e respirare aria pulita, e devo chiudermi in una palestra a farmi il fisico!
Devo smettere di conoscere persone e modi di pensare troppo diversi da quelli del mio mercato, perchè altrimenti mi vengono strane idee in testa; mi confronto e, forse, per un attimo, penso di essere destinato a qualcosa in più!
Devo smettere di cercare una ragazza normale, che veda i miei pochi pregi ed i miei tanti difetti, che sia attratta dal mio carattere e dal mio modo di fare, e non dalla marca di scarpe che indosso o dalla circonferenza del mio bicipite!
Devo essere...ciò che non sono...
venerdì 18 febbraio 2011
A me gli occhi...
Qualche persona falsa soleva dirmi "Che begli occhi hai Pier".
Non c'ho mai creduto, i miei occhi non sono belli, sono sporgenti e di un comunissimo color nocciola.
Nonostante tutto, però, svolgono abbastanza a dovere il loro compito. Non ho una vista alla Occhio di Falco, ma me la cavo abbastanza.
Gli occhi, scoperta dell'acqua fredda, servono per vedere. Per osservare. E' un'azione naturale e poco c'è da commentare.
Diverso è il caso in cui il soggetto osservato è un essere umano, specialmente se donna.
L'osservata, in questo caso, ha diverse reazioni.
Se l'osservata è una tipa schiva, in genere, abbassa lo sguardo e tira avanti.
C'è invece quella che regge lo sguardo, che lo ricambia, analizza, e passa avanti.
C'è poi quella che non è schiva e non ricambia lo sguardo se non per una frazione di secondo. Si tratta, in genere, di quelle che si sentono, a torto o ragione, un po' fiche.
Quelle che ti guardano, neanche, ti squadrano, ti scrutano e non ti ritengono quasi mai degni della loro nota.
Non ho controllo totale dei miei occhi; purtroppo sono ancora attratto dalla bellezza (o quella che ritengo io sia bellezza), ma mi incazzo sempre quando queste presunte "belle" fanno le snob e pensano, con evidente convinzione, di avercela solo loro! (la bellezza...)
Per questo...dovrei procurarmi un paraocchi.
domenica 13 febbraio 2011
Al lupo all'uopo
E' consuetudine mia, di me stesso medesimo, considerarmi un bonaccione.
E' consuetudine, degli altri, medesimi di loro stessi, riconoscere questa mia bonaccioneria, intenderla come mia presunta (talvota acclarata) fessacchioneria ed approfittaresene.
Mi considero scarso in pazienza, e se è vero che ogni limite ha una pazienza, in un determinato caso specificifo il limite è stato superato, abbondantemente.
In virtù di questo, la soglia di bonaccioneria s'è abbassata considerevolmente, almeno in questo caso. Pertanto, non riconosco più il vero dal presunto e non apprezzo o giustifico più tante motivazioni (o scuse) a me snocciolate con troppa abbondanza.
Pertanto, male o non male, non ascolto più certi richiami.
A gridare troppe volte al lupo al lupo, si sa, il cacciatore poi si stanca ad accorrere.
In bocca al lupo, letteralmente.
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