mercoledì 10 agosto 2011

Università


Ho sempre un ricordo contrastante dell'università, del periodo in cui la frequentai.
Non sono passati poi molti anni. Il primo "step" si è concluso nel 2002. Il secondo, in occasione del master, è decisamente più fresco.
Le cose, dal 2002 al 2010 mi sembrarono già enormemente cambiate. Più "tecnologia", professori che producono dispense multimediali, segreterie unviersitarie che ti contattano via mail, diffusione condivisa grazie ad internet, cose che nel 2002 erano appena agli albori insomma.
Mi sono formato, in questo senso, ancora con la carta. Con risme di fotocopie e di dispense varie, di statini per la richiesta di esami e di moduli a non finire.
Il cambio dei tempi, però, non ha solo riguardato questo naturale passaggio tecnologico. Noto molta, moltissima differenza anche nello spirito in cui si affronta l'università.
Non mi importa apparire come quei vecchietti che iniziano prosopopee assurde con "ai miei tempi..." ed infatti, affermo con una certa convinzione che ai miei tempi l'università era cosa difficile.
Non parlo tanto dell'aspetto didattico (spero, credo, che oggi non sia più facile studiare rispetto a 10 anni fa, non dico quindi che oggi laurearsi sia più facile di prima, benchè abbia sentito più di qualcuno far notare la cosa). 
Non so perfettamente neanche spiegarmi, ma credo che oggi, per molti (ma non per tutti) la vita universitaria sia un po' più leggera.
Provo a spiegarmi.
Mi sembra più facile vivere l'università quando hai, standard, una stanza singola (cosa che io ho avuto solo negli ultimi 2 anni sui quasi 5 trascorsi fuori sede).
Mi sembra più facile vivere l'università quando hai casa sui navigli a Milano (anzichè nella viuzza sperduta, stretta e pure zozza della periferia di Bari).
Mi sembra più facile vivere l'università quando hai mamy & papy che ti tolgono tutti i vizzi (quando il massimo della mia movida era il cinema scontato per studenti il mercoledì).
Lo so, sono qualunquista. Lo direi io di me stesso leggendomi non sapendo niente di me stesso (questa l'ho capita solo io...).
Ecco, sarà che l'università io la vedo e l'ho vissuta come una prova di maturità. Dove devi autogestirti, dove devi faticare, prenderti responsabilità, fare sacrifici e, forse, raggiungere un risultato (che è poi solo un'altra partenza).
Oggi vedo, in molti amici/conoscenti che vanno all'università, una eccessiva presenza di agevolazioni e facilitazioni che io (e molti miei amici/conoscenti di studi dell'epoca), manco potevo sognare.
It's evolution baby...?


sabato 6 agosto 2011

No Vasco


io proprio non ci casco.
Jovanotti (uno che non mi pare sprizzi arguzia dai pori) t'aveva forse inquadrato ai suoi tempi prendendoti un po' in giro.
Io, sinceramente, non t'ho mai sopportato.
Ti ritengo oltremodo sopravvalutato. Scrivi dei testi che, nella stragrande maggioranza dei casi, non mi sanno di nulla. Musicalmente, ecco, non saresti poi malaccio. Ma inserire un paio di distorsioni o schitarrate un po' più potenti non ti fa rientrare nel novero delle "rock star".
Ecco, questa cosa della rock star, poi, la vedo decisamente esagerata per te. Non mi dichiaro intenditore del rock, però, pur essendo nato nella fine degli anni 70, qualcosa di significativo, in termini di rock, l'ho ascoltato e ci sono anche cresciuto.
Non voglio fare paragoni perchè, nel tuo caso, mi sembrerebbero decisamente scomodi, e non mi riferisco solamente a te.
Il riempire stadi, il vendere dischi come caramelle, l'avere fans sfegatati (e, come direbbe un amico mio, tagliati con l'accetta perchè un po' tutti uguali) non mi ti fanno percepire come rock star.
E la componente rock che ti manca e che, credo, ti mancherà sempre. Il tuo, caro Vasco, non è rock. E' qualcosa di orecchiabile, qualcosa di anche decente in alcune sue sfumature, ma, ripeto, non è rock.
La colpa, forse, non è neanche tua. Io ti immagino intento a scrivere senza etichettarti, senza, spero, l'affanno di dover creare il pezzo "giusto" per fare solo soldi.
La colpa è un po' nostra. Di un paese con una cultura musicale che da una 30ina d'anni a questa parte non produce nulla o quasi di decente.
I buoni gruppi, i buoni cantautori, per carità, esistono anche oggi. Ma sono stretti in una nicchia asfissiante in cui vengono stipati da radio e case discografiche che trasmettono e propongono al pubblico solo soggetti come te.
Non sei certo il solo, sei in buona compagnia. Come te, ad esempio, c'è l'altro finto rocker Ligabue al quale, forse, dedicherò in futuro qualche parola.
Vedi, Vasco, solo in Italia uno come te poteva raggiungere certe vette. Non a caso, appena superi i confini nazionali nessuno sa chi sei. Il nostro problema, di noi italiani, è di secolare anzianità. Siamo un paese da sempre in crisi. Forse perchè dannati dallo spettro di cosa eravamo millenni fa (pensa all'Impero Romano), forse perchè la nostra cultura da troppo tempo premia i furbi, gli arrivisti, quelli che appaiono e così via dicendo.
Tu, appunto, appari come un rocker, ma non lo sei. Sei un bluff, musicalmente parlando. Sei però una star. Sai presentarti, sai far spettacolo, sai fare "moda". Nell'epoca della poca sostanza tu sei un mito. E qualcosa, a quanto pare, dentro di te l'hai capita, l'hai maturata.
Ti senti triste, ti senti sfruttato. Sei una macchina da soldi e quando non servirai più a nessuno non so cosa accadrà. Non penso arriverai come quell'altro soggetto di Califano al quale, mi sembra, viene passato un sussidio perchè povero in canna (della serie: mi sparo tutto in alcol e zoccole e poi chiedo allo Stato di mantenermi perchè ho fatto una mezza canzone che qualcuno ancora oggi canta!).
Ora ti vuoi ritirare. Vuoi fare un passo indietro. Oggi, al TG, mentre il mondo va un po' a rotoli, ho dovuto sorbirmi la triste ma fondamentale notizia che assumi psicofarmaci per tirare a campare.
Umanamente mi spiace per te.

N.B: Sono anche io figlio di una cultura che basa tutto sull'apparire. Appaio contrito, ma sinceramente non me ne frega una vanga di te, delle tue squallide canzoni e dei tuoi problemi di salute.



martedì 26 luglio 2011

Giudizioso



Mamma non m'ha fatto bello, ma giudizioso. 4 denti del giudizio (a qualche fortunato, pare, ne possa spuntare qualcuno in meno) lo testimoniano.
Se poi ci mettiamo la mia personale restiità ad assumere farmaci, l'equazione dente del giudizio, gengive infimmate portano come unica soluzione l'ascesso.
E così, da un paio di giorni, sto provando anche questa nuova frontiera del dolore fisico. Qualche giorno ne avevo testato un altro: inforcare degli occhiali resi roventi dal sole.
Esperienza scottante, invero, quanto però breve.
Questa dell'ascesso invece, come dire, ma la sto gustando approfonditamente. E poco conta se il gustare, causa la quasi impossibilità non solo di masticare ma anche solo di aprire la bocca per più di 2,5 cm, comprende brodino (obbligatoriamente vegetale con quel tocco esotico di un dado prestatoci dalla vicina di casa dalla marca sconosciuta e dal retrogusto pollaceo) e frullati di frutta.
Annebbiato dal dolore, con scarse energie fisiche, cerco comunque qualche lato positivo alla cosa:
  • il lato destro del viso è un po' gonfio. posso spacciare la cosa come una scazzottata con qualche bullo/truzzo (e questo genere di cose da macho, si sa, attirano il rispetto dei maschi e le attenzioni delle femmine);
  • avrò buttato giù quel mezzo kg che avevo preso ultimamente con possibilità di esibire intatto al mare (quando e se c'andrò vista la salute e la bislacca variabilità climatica) il mio fisico da lanciatore di susine;
  • sto mangiando una quantità di ghiaccioli al limone da far invidia a mastro lindo;
  • forse ho rimediato ad una mia mancanza con una persona. cosa che, non fossi rimasto a casa, avrei stupidamente rimandato per chissà quanto altro tempo.

domenica 24 luglio 2011

Priorità



E' prioritario dare la notizia della morte di Amy Winehouse rispetto agli aggiornamenti provenienti da Oslo.
E' prioritario prendersela con gli islamici (come Libero comanda) anzichè aspettare e capire che il nemico era dentro.
E' prioritario parlare della frattura alle costole del "Komandante" Blasco rispetto alla frattura tra Lega e PdL.
E' prioritario farsi foto ad ogni occasione, ritoccarle con photoshop e farle vedere a mezzo mondo, rispetto al vedersi, veramente, ogni giorno allo specchio e capire cosa si è.
E' prioritario andare in vacanza e abbandonare cani e gatti per strada.
Che priorità del cazzo!

 

venerdì 22 luglio 2011

"Come stai?"


E' la domanda più comune che ci si può sentire porre. Stranamente è anche tra le più complicate a cui rispondere.
Chi più chi meno abbiamo i nostri problemi, le nostre lune storte. Abbiamo anche, vivadio, delle cose positive ma quelle, a livello statistico, accadono molto di meno.
Pertanto, alla domanda di cui sopra, c'è tutta una serie di intercalari, di risposte a pappagallo o di default che si utilizzano tipo (in ordine più o meno decrescente):

"Benissimo"
"Tutto bene"
"Va bene"
"Benino"
"Insomma"
"Potrebbe andar meglio"
"Al solito"
"Come vuoi che vada?"
"Male"
"Malissimo"
"Medito il suicidio"

C'è poi la risposta/non risposta. Quella che, a volte, preferisco. Quella che non si da a voce ma con gli occhi. 
Ed è in genere eloquente a chi ce la richiede. Soprattutto se il motivo dello stare bene o meno bene dipende proprio dall'atteggiamento delle persona che ce lo domanda.
E quindi "tu" che ogni tanto mi domandi "come stò, come và, cosa fò", la risposta la sai perchè in parte, una larga parte, dipende proprio da te...
Non evitarla, per carità, il chiedere è già un vago atteggiamento di interesse. Vago...


domenica 17 luglio 2011

Il sesso sopravvalutato


In periodi di crisi, di inflazione galoppante, si sopravvaluta tutto, anche il sesso.
Ok, già mi figuro pensieri di eventuali lettori del tipo "ma questo c'ha problemi". In effetti, di problemi, ne ho, come tutti credo.
Il mio, in questo caso, è di natura concettuale.
Non mi domando se sia giusto o sbagliato fare sesso...quanto se lo sia farlo quasi "obbligatoriamente".
A quanto pare non si può frequentare una persona, per più di una settimana di seguito, per non domandarsi, o sentirsi domandare più o meno esplicitamente: "l'hai già fatto?" o "quando lo facciamo?"
Ecco, per la convinzione che, più delle domande, sono le risposte ad essere pericolose, io a questa rischierei di rispondere abbastanza acidamente.
Sono così anomalo, ormai, da non dover fare certe cose a comando, anche quando è la "natura" che lo ordina a modo suo?
Il mio essere bastian contrario è ormai così radicato, a quanto pare.
Non mi importa, sinceramente. Forse ne sono anche orgoglioso. 
Orgoglioso di non pesare tutto nell'ottica della dimensione dei seni o dei tempi di durata degli amplessi. Di non fregiarmi di performances amatorie da porno attore. Di compatire, sì il termine è quello, chi basa tutto sul sesso.
Di essere, penso, tra i pochi che in condizioni oniriche ed ipotetiche, preferirebbe trascorrere del tempo con una ragazza, in relax, all'ombra di un paio d'alberi, su un'amaca, sorseggiando una birra ghiacciata e leggendo Paperinik.


giovedì 7 luglio 2011

Non è una vita...



Non è una vita quella dove non c'è la gratificazione del lavoro.
Dove non c'è il calore di una persona speciale.
Dove non c'è l'abbraccio del genitore.
Dove non c'è uno Stato in cui identificarsi.
Dove non c'è la fiducia nell'altro e in se stessi.
Dove si fa a gara per le briciole perchè il pane l'hanno già mangiato.
Dove anche svagare con la mente, ormai, non dona libertà.
Dove tutti hanno problemi, ed i tuoi, no, non sono superiori agli altri. E se anche lo fossero, non avresti altro che commiserazione.
Dove devi dimenticare l'ieri, ringraziare per l'oggi, sperare per il domani.
Dove i compromessi, ormai, non portano più a nulla se non all'umiliazione.
Dove rimpiangi ogni errore, ogni decisione, presa e non presa.
Dove non sorridi, se non per circostanza.
Dove...mi sono rotto i coglioni!

P.S. l'immagine, infatti, è a cazzo di cane!