domenica 15 febbraio 2015

Tu acciù acciuffi me...


Ho aspettato che il santo (e la festa) fossero passati.
Anche questo 14 febbraio è passato abbastanza indenne.
No, nessun pippone sulla convenienza o motivazione che sta alla festa degli innamorati. In giro, al riguardo, per la rete se ne leggono e vedono di tutti i colori, alcune davvero geniali e divertenti.
Una in particolare però mi ha colpito.
Chi ha visto qualche puntata dei Simpson sa chi sia Ralph Winchester. Ralph è un ragazzino un po' particolare. Divertente nel vedere ma, secondo me, molto triste e solo.
Ricordo un paio di puntate a lui dedicate, dove cerca, a modo suo, di trovare un po' di conforto e amicizia nelle persone.
In una di queste puntate, poi, si sfiora a mio modesto parere, la perfezione dell'imperfezione umana in fatto di rapporti interpersonali.
La puntata è quella dove il nostro Ralph prova, forse per la prima volta, l'ebrezza dell'amore.
La puntata è quella dedicata a San Valentino, per l'appunto.
Due scene indelebili su tutte. La prima, quella in cui Ralph osserva tristemente il suo portabiglietti per San Valentino vuoto.
La seconda (mandata anche in slow motion da Bart) in cui, non tanto metaforicamente, Lisa spezza il cuore del povero Ralph.
Questo mio post non so bene cosa voglia raccontarvi.
Forse l'eccessiva aspettativa che mettiamo nell'amore?  Anche sì.
O magari sempre l'eccessiva noncuranza che abbiamo nel porci verso gli altri? Quante volte ci slanciamo, sentimentalmente verso qualcuno, per poi ritrarcene spaventati quando ci rendiamo conto che l'altra persona non è quella che pensavamo?
In amore, io credo, si è più eogisti di quanto si pensi.
Si parla molto di condivisione, di spesa di tempo, di energie, di esperienze da vivere insieme al compagno o alla compagna.
Ma, sotto sotto, io credo che tutti abbiamo a salvaguardia in primis, il nostro di cuore. E poco importa se ritraendoci, sparendo, magari attaccando ed insultando (nelle situazioni più compromesse), facciamo male all'altro o all'altra.
Che il cuore dell'altro si spezzi ci importa relativamente poco. O se ci importa il tutto ha una durata relativamente breve. Lo stesso tempo medio che dedichiamo quando al TG vediamo i bambini senza cibo in Africa o i barboni che dormono nelle stazioni ferroviarie.
Ralph è tutti noi...e anche Lisa lo è.


Rappresentano le due parti di una stessa medaglia. Chi soffre e chi fa soffrire. Ad uno il dolore, all'altra il rimorso.
In genere, però, passa più velocemente il secondo del primo.

lunedì 9 febbraio 2015

Come si dice?

 
 
Come si dice quando fai le cose per te?
Egoismo.
Sicuri proprio?
Eppure ho notato che, almeno in me, anche se faccio le cose per me sento, un pezzettino, anche di farle per gli altri.
Perchè alla fine ho notato che farle solo per me, tenendomele segrete, non hanno poi lo stesso gusto.
Insomma devo condividerle (non alla facebook maniera) ma un po' tanto ci si avvicina.
Solo così poi le sento più mie, più vissute, più memorabili.
E allora l'egoismo cosa sarebbe?
Sono un attimo confuso.
La risposta potrebbe essere 42.
 
 

sabato 7 febbraio 2015

40,50


Un bel salto numerico, non c'è che dire.
Dalle 9 settimane e mezzo alle 50 sfumature di grigio intendo.
E' notorio che in questi giorni, anche solo guardando di sfuggita la tv, si stia assistendo ad un massiccio battage pubblicitario sul film 50 sfumature di grigio.
Il film è tratto da un libro (anzi, da una serie di libri, mi pare siano tre in tutto) e fin qui' nulla di nuovo sotto il sole.
Non avendo letto tale libro (o trittico), non rientrando per nulla nei miei gusti letterari, ho cercato di scoprire un minimo di cosa tratti anche capire, a mia volta, che cosa ci fosse dietro questo fermento mediatico.
Non rivelerò di certo la trama (che comunque non presenta particolari colpi di scena...semmai i colpi, o le "botte" sono di altro tipo...permettetemi) ma è ovvio che il tutto gira attorno al sesso (come cantavano gli spariti -per fortuna- neri per caso).
Alla mente, quindi, mi è tornata un'epoca trascorsa. Un'epoca di anni e anni fa, quando ero pieno di forfora, capelli e brufoli e gli ormoni iniziavano ad agitarsi. 
Correva l'anno 1985 (o giù di lì), ed al cinema uscì questo fantomatico 9 settimane e mezzo.
Qualcuno dei miei amici (più grandi ed un attimo più scafati) andò a vederlo al cinema, ed i racconti che ne uscirono sapevano di mistico.
La descrizione di alcune scene, rammento, mi sconvolsero non poco e sconvolsero anche gli ormoni di cui sopra.
Dovetti, ahimè, accontentarmi per un bel po' di tempo solo di quei racconti...fin quando, in una calda tarda serata d'estate, mi pare su rete 4, trasmisero il famoso 9 settimane e mezzo.
Incuriosito ed al contempo intimorito, ricordo che mi accertai di avere ben chiusa la porta della mia camera e della camera dei miei; misi al minimo il volume della tv e seduto sul letto iniziò la visione.
Ebbene...anche a 12/13 anni, sto film mi parve una gran fetecchia.
Insomma...le famose scene hard c'erano ed erano anche utili agli ormoni (che negli anni si erano moltiplicati), ma rimasi decisamente meno sconvolto di quanto avessi immaginato.
A raccontarlo ora non credo di ricordarmi molto della trama (visto che da allora non ho più visto il film in questione), a parte la scena con il sottofono della musica di Joe Cocker ed un altro paio di battute.
Orbene...non so se questo 50 sfumature di grigio avrà lo stesso effetto sulle giovani (e meno giovani) menti che lo andranno a vedere: quello di una gran torta montata che poi, appena sfornata, s'affloscia come un copertone bucato.
Leggendo poi la famosa trama ci trovo davvero poco attinenza con il bistrattato San Valentino (data prossima di programmazione del film nel 90% delle sale cinematografiche d'Italia). Se la festa del santo è qualcosa che dovrebbe "legare" gli innamorati, questo delle 50 sfumature non mi sembra proprio un libro che tratta di quell'amore tutto baci, cioccolatini, fiori e cenette a lume di candela.
Forse che si voglia dare una veste un attimo più hard al povero Valentino?
Una cosa con frustino e mascherine al posto di baci e abbracci?
Bof...staremo a vedere, anzi, starete a vedere...anche se un po' di curiosità, la ammetto, ce l'ho. Soprattutto relativa ad un fantomatico "gadget" che alcuni cinema regaleranno agli spettatori del film.
Già vedo tristi fotografie su facebook di coppiette che, all'interno del cinema, lo sfoggeranno con sorrisi beffardi sui loro volti e battutine a triplice senso che manco Alvaro Vitali.



sabato 31 gennaio 2015

Professional...


"La verità è che sei troppo professionale!"
Così pare.
Che io ci tenga al mio lavoro ed al modo in cui, penso, si debba svolgere non è per me una novità.
Eppure mi sono sempre visto, dall'interno (cosa concettualmente un po' astrusa...), molto disponibile, pronto all'ironia, alla battuta per sdrammatizzare o, viceversa, affermare un dato concetto, informale ed accomodante.
Ma a quanto pare non è così ed è anzi il contrario. E un po' mi spiace.
Sì, perchè ho come l'impressione che questa presunta (o palese) mia rigidità mi impedisca un contatto magari un attimo più profondo con le persone con cui interagisco.
Che poi a dirmelo non è stata una persona di una certà (cosa che forse mi avrebbe fatto percepire l'esclamazione più come un complimento che non una sorta di difetto), bensì una persona più giovane di me.
E quindi?
Le barriere che mi sono creato e/o che la vita e le persone mi hanno obbligato ad erigere, sono più alte e spesse di quanto pensassi.
Anche quando, come nel caso in questione, non le tenevo affatto innalzate.
Non so se essere contento o meno di questo. Una parte di me, lo ammetto, lo è; ne percepisco uno strano orgoglio.
Invece un'altra parte non lo è, ed è quella che mi sta facendo scrivere e riflettere sulla cosa.
Perchè, me lo domando, se ho queste barriere innalzate anche non volontariamente...so o saprei abbassarle all'occorrenza?
Credevo di averne il controllo...ed invece così non è.
Avevo un'idea di armatura, da togliere e mettere all'occorrenza. Qui, invece, pare che l'armatura non si stacchi neanche quando penso e credo di averla slacciata!
E penso, ripeto, che sia un peccato...
Perchè so che posso perdermi tanto...magari un gesto d'affetto, uno slancio, una battuta, una pacca sulla spalla.
Cose di cui avrei bisogno più di quanto osi ammettere.
E, non da ultimo, anche le persone che mi sono accanto credo, vanagloriosamente a parte, che si perdano tanto anche di me. Della mia parte magari più indifesa ma anche più divertente.
Di quella con cui uscire per una birra, andare ad un cinema, fare un discorso qualsiasi, dal più serio al più faceto.
Bof...
 

sabato 24 gennaio 2015

Una vita fa...


 Questo post è nato così, 3 minuti fa mentre mi vestivo per andare al lavoro.
E' una specie di dedica, visto che è nato pensando ad una persona cara. Persona cara che, probabilmente, non leggerà mai questo post anche perchè certo non le andrò a dire: "ehi, ho scritto un post pensato su di te."
A pensarci bene è un post che calza a pennello anche su di me. Per questo, forse, ne riesco a tirare fuori qualcosa.
Diciamo che come incipit o premessa non so cosa scrivere. Forse la parola che può fare da apristrada è questa: paura.
Anche inadeguatezza potrebbe essere utilizzata. A ben vedere anche ansia.
Non sono belle parole, diciamocelo, però sono quelle che più avvicinano al concetto.
Pare che dopo ogni raffreddore si perda un po' di olfatto. Per analogia penso che si perda un po' di fiducia in se stessi ad ogni errore che si fa ed ad ogni colpo (non solo certamente fisico) che si subisce.
Non tutti hanno questo grande ardore e coraggio di proseguire intatti. E anche chi lo fa, io penso, dentro di se ha comunque traccia e segno di tante cicatrici subite prima.
Per cui...il nostro io, quello prima della ferita, quello prima dell'errore o della batosta, ci pare un'altra persona.
Ci pare di essere sdoppiato (se va bene) o anche frammentato in tanti "me stesso", ricordandoci a stento di come eravamo, di cosa facevamo, di cosa dicevamo.
A volte questi nostri io pregressi riaffiorano, magari sottoforma di vacuo e nebbioso ricordo, e non senza un tono di rammarico nella nostra voce (o nell'eco della nostra mente). A volte ci strappano un sorriso, non sempre amaro; altre volte ci rendono orgogliosi, come a pensare che una volta abbiamo fatto qualcosa di pazzesco ed impossibile per quello che è il nostro io attuale invece sì tanto timoroso ed incerto.
Eppure se siamo stati qualcosa o qualcuno a volte di così diverso da ritere quasi impossibile che eravamo noi...perchè non riusciamo quasi mai a ritornare indietro?
Me lo chiedo...e lo chiedo...ma in pochi sanno rispondere.
Ed è un peccato. Perchè a volte in noi resta sigillata, quasi in punizione, una parte fondamentale di noi stessi; probabilmente quella più genuina e libera.

domenica 18 gennaio 2015

Di domenica


La domenica è il giorno che meno digerisco.
Sarà che è l'antefatto del lunedì, sarà che è il giorno del "riposo" (ed io quando riposo ho il vizio di pensare troppo), sarà che non sai bene cosa fare...
Se poi ci uniamo anche una giornata uggiosa, la scarsa voglia di leggere o di vedere qualsiasi cosa in TV, la scarsa socialità.
E appunto, questo mix, mi porta come da premessa a pensare.
A pensare a quello che ho e non ho. A quello che vorrei fare e non faccio o a quello che potrei fare e non faccio. Magari anche a quello che ho fatto e che non ha portato a nessun risultato.
E' un giorno dove, pur riposando fisicamente, penso e mi stanco mentalmente. 
E quindi, la ripresa settimanale del lunedì, pare essere decisamente più pesante del normale.
Soluzioni?
Dormire, spegnere il cervello assieme al corpo. Con la sensazione, comunque non gradevole, di avere buttato via comunque una giornata.
E via che si va...
 

venerdì 9 gennaio 2015

Terrore e terrorismo



Sembra che il mondo sia letteralmente impazzito.
Forse è anche il caso di togliere il sembra...e affermare che è impazzito e basta.
Il pretesto è quello che a Parigi pare sia scoppiata una vera e propria guerriglia. Di quelle che si vedono solo nei film e si leggono solo nei romanzi d'azione.
Non dirò altro in merito, se non che non è assolutamente giustificabile (o peggio) encombiabile una cruda e cieca violenza fatta in nome di qualsiasi principio, sia esso politico, filosofico o religioso.
Piango di rabbia per quanto è successo alla redazione di Charlie Hebdo, e non trovo alcuna tranquillità o soddisfazione ore che, a poche ore dalla strage compiuta nel giornale umiristico/satirico, i presunti colpevoli sono stati eliminati.
Come scrivevo questo è il pretesto del post.
Perchè, oltre alla tristezza ed alla rabbia per la strage terroristica di cui sopra, oggi ho riscontrato che alla base della vita di tanti di noi c'è il terrore.
Un terrore, ben oltre la paura o anche solo un sentore di diffidenza, che blocca i rapporti interpersonali (quando va bene) o che addirittura li travisa, li ricaccia indietro e li minaccia (nel caso peggiore).
Sarà che per un effetto moltiplicatore e mediatico al contempo, orami si è convinti che la razza maschile è, oltre che notoriamente maiala, anche manesca e violenta.
Perchè, diciamocelo, basta un video di una ragazza che per 10 ore a giro per New York viene fischiata, avvicinata e provocata da degli uomini, per far intendere alle donne che il nostro sesso è ormai deviato in maniera definitiva.
E basta anche vedere qualche puntata di Chi l'ha visto, o una Notte in procura o, peggio ancora, Amore criminale, e la somma, nelle menti di talune donne, è fatta.
Come se 10, 15, 100 anche 1.000 racconti (per carità: tristi, deprecabili, orridi, e non per nulla condivisibili e giustificabili) di uomini violenti, maneschi o anche concettualmente "pericolosi", siano ormai il campione tipo certo ed indiscutibile per dire che tutti noi maschi siamo delle merde!
E tutti gli altri? Sì, quegli altri 3-4 miliardi di maschi in circolazione? Sono tutti pericolosi? Sono tutti soggetti verso cui prendere o minacciare provvedimenti SERI?
Io  lo sapevo che sarebbe finita così.
Sapevo che qualche donna, alla fine, avrebbe travisato anche il più innocuo dei gesti. Come quello di prendere un caffè assieme, ricevere una cartolina o un pensiero per natale, o un complimento un attimo più articolato.
Che, dovrebbe essere chiaro, spesso sono solo dei ponti lanciati per costruire qualcosa di bello e non certamente di pericoloso o violento!
Ma tant'è...
Ci sono donne ormai spaventate da noi uomini. O meglio, spaventate da quelle 4 merde di amebe che di uomo hanno l'uccello, ma non di più. Che si sia maschi con la testa apposto e con le mani in tasca e l'uccello ben conservato nelle mutande, poco conta.
Siamo tutti potenziali violenti, pericolosi, maneschi assassini.
E allora, care donne (non tutte, per carità e per fortuna la stragrande maggioranza è ancora sana di mente), se i vostri budget ve lo permettono, passate magari un paio di visite da uno psicologo per farvi aiutare, quantomeno, a discernere il bene dal male, o un gesto affettuoso da un tentativo di stupro.