sabato 11 luglio 2015

Ei-si-di-si

 
 
Ad una certa età dovrei davvero limitarmi in certi atteggiamenti alla forever young.
Non da ultimo, l'ennesima assurda sfacchinata per salire su ad Imola per ascoltare gli immarcescibili AC/DC.
Avevo comprato il biglietto per questo concerto il primo (ed unico) giorno di prevendite online. Quando tipo in 15 minuti sono evaporati circa 90.000 biglietti.
Ma ne è valsa la pena.
E' valsa la pena fare 20 ore, tra andata e ritorno, in pullman, più 3 ore in macchina.
E' valsa la pena stare 11 ore sotto il sole cocente, accampato su un resistente, ma ormai vecchio ed abbandonato, asciugamano da battaglia.
E' valsa la pena pagare 2 euro per una bottiglietti di mezzo litro d'acqua, cibarmi di carote, una banana e mezzo panino al cotto e sottiletta (sciolta e resa filante dal caldo torrido).
E' valsa la pena non riuscire a muovere le ginocchia per 8 ore, avere i piedi gonfi ed un odore, addosso, tipo muflone.
E' stata una di quelle esperienze di cui ti rendi conto dell'epicità solo quando è finita. Li per li non lo senti. Avverti solo la fatica, ti domandi "ma chi me lo sta facendo fare", quasi non vedi l'ora che finisca. Ma è tutto un bluff della mente che segnala a corpo qualcosa di sbagliato o, quantomeno, di incompleto.
Perchè poi, in quel momento che si spengono le luci tutt'attorno e si accendono quelle del palco e senti i decibel che iniziano a trapassarti carne ed ossa, il cervello da i segnali che servono.
L'adrenalina scorre di nuovo, le ginocchia tornano a muoversi, i piedi sembrano quelli della Fracci, ed inizi a saltare, urlare, spingere, ridere, commuoverti.
E fanculo tutto e tutti. Sei li, sei vivo, ti senti unico ed immortale. O, anzi, pensi che se morissi in quel momento, tutto sommato, la tua vita avrebbe avuto un senso.
E' così. E' stato così ed è quasi sempre così, almeno per me.
Il resto è inspiegabile per chi non c'era. Dalle foto sparse nella rete e dai video pubblicati, si avverte solo un 10% del tutto.
Certe cose o si vivono direttamente o sono dei surrogati, c'è poco da fare.
Si fanno delle scelte. Non possiamo fare ed avere tutto. Non posso girare mezza Italia (e forse mezza Europa) per seguire tutti i concerti che mi piacciono.
Ma posso sceglierne 3-4 all'anno. E cerco di sceglierli al meglio. Mi danno la carica, l'energia, la speranza.
Ho visto gente umana.
Emeriti sconosciuti socializzare, scambiarsi cibi e vivande. Darsi pacche sulle spalle, ridere, scherzare.
La musica unisce e fa dimenticare le differenze e le sofferenze.
Ed il pubblico della musica rock, continuo a pensarlo, ha una marcia in più. Più vivo, più sincero, più corretto.
Potrete vederlo pieno di tatuaggi e capelli lunghi. Anfibi, birra e sigarette (e canne). Ma sarà sempre onesto e mai pericoloso.
Certo, qualche difetto lo si riscontra sempre. Non tuti erano angeli. Non tutti amichevoli. Ma la stragrande maggioranza si. Ed un po' di speranza, in un pessimista come me, si riaccende sempre in queste occasioni.
Mi sono divertito. Me ne rendo conto ora più di quando ho vissuto il concerto.
Ora, a mente fredda a bocce ferme. La routine che ritorna con i suoi pensieri, le sue scadenze.
Ero vivo. Ora sono tornato a sopravvivere in attesa di risorgere, come sempre. 
 
Alcuni riferimenti sparsi, senza senso se non per me:
  • se dopo due birre vomiti l'anima, evita. evita, soprattutto, di vomitare vicino al mio asciugamano (che a malincuore ho dovuto abbandonare lì);
  • ho provato la mia prima esperienza nel PIT. Pensavo, a torto, che era un qualcosa di assurdo e spaventevole, una sorta di bolgia. Invece era tutto fichissimo, organizzato, ed alzare il polso per fare vedere il braccialetto del PIT, passando indisturbato tra le transenne della security, mi stampava in viso un sorriso di soddisfazione come poche volte;
  • a quanto pare, dopo una sniffata di cocaina, l'argomento principale diventano i cavalieri dello zodiaco (e visto che in mezzo alla discussione c'era anche un tipo, penso, inglese, i knigths zodiac) n.b.: alla discussione ho solo assistito, non partecipato;
  • ho visto dei tatuaggi incredibili: discutibili, bellissimi, bruttissimi, coraggiosi. il più assurdo di tutti recava i dati di un'osteria, con tanto di numero di telefono, indirizzo e giorno di chiusura (il martedì);
  • ho acquisito, almeno visivamente, le conoscenze necessarie per spostare una macchina quando questa ti intralcia la via;
  • ho appreso la tecnica per stappare le bottiglie di vetro con l'uso di una bottiglia di plastica (solo vedendolo potreste capire...).
    "Back in black, i hit the sack, i've been too long i'm glad to be back"

venerdì 26 giugno 2015

Rompere il cà


 Pare sia sport nazionale, prossimo al riconoscimento olimpionico, farmi da padre/madre/maestro zen.
Cosa carina se non fosse che IO non chiedo questo genere di assistenza.
Sono ben conscio che l'unico che può aiutarmi sono io e soltanto io.
Tutti gli altri, tranne rari e sporadici casi, possono solo alleviarmi qualche scelta di poco conto (tipo se scegliere una cravatta o un papillon da mettere sotto un vestito per un matrimonio).
Ciò nonostante, qualcuno continua ad arrogarsi tale diritto campando, tra le altre, presunti sentimenti di amicizia. Il classico "te lo dico perchè ti voglio bene", insomma.
Lungi da me pensare che il bene non sia poi reale, penso però che il suddetto bene porti poi un po' a cacare fuori dal vasetto (citazione del 1993).
E quindi venire sistematicamente criticato, spronato, rimproverato per miei eventuali comportamenti di asocialità o di freddezza o di distacco o di tristezza.
Il fatto è che, continuo a dirlo, le persone, io per primo, ci limitiamo spesso e volentieri a vedere la facciata delle cose e delle altre persone che ci circondano.
Non abbiamo quasi mai il tempo o la pazienza di vedere oltre. Ci fermiamo allo specchio d'acqua, senza sporgerci per vedere quanto poi sia profondo in realtà.
Nel mio caso quasi nessuno ha dimostrato questo "coraggio" nell'affacciarsi oltre il bordo.
E chi l'ha fatto ha ben agito nel ritrarsi subito.
E probabilmente hanno fatto bene. Non giudico, io.
Ma se vi siete tirati indietro, non avete domandato, non avete immaginato, non avete neanche per un momento pensato a come mai l'acqua così cheta poi nasconda un geyser, almeno cortesemente cessate il ruolo di grilli parlanti.
Non chiedo altro. Solo di non ricevere domande sciocche come: "ma come mai non ti diverti?". Io mi diverto eccome, ma nei miei ambienti, in compagnia di persone simili a me o, tante volte, anche nella mia solitudine che mi accompagna come un'ombra.
E se posso sembrare decadente, criptico, pessimista, morto di figa...beh, lo sono! Fatevene una ragione e non ergetevi a paladini della coscienza o del più bianco non si può.
O vi affacciate alla pozzanghera e provate a capire quanto è profonda, e allora sono disposto a ragionare, a raccontare, a spiegare, ad esprimere il mio essere; oppure cambiate pozzanghera, anzi, cambiate proprio strada. Andate su quella bella asflatata. Arriverete più volecemente dove io, nella mia testa, vi ho già mandato.


lunedì 22 giugno 2015

Esserci o non esserci, questo è.



Esserci per le persone che ami e a cui vuoi bene.
Esserci per fare da spalla su cui piangere.
Esserci per dare i consigli da grillo parlante.
Esserci per ascoltare.
Esserci per fare sfogare.
Esserci per prendere schiaffi e male parole.
Esserci per accompagnare.
Esserci per abbracciare.

E nonostante questo, il mio esserci per tanti (forse troppi), quando tocca a me chiedere, domandare, sperare in un aiuto, nessuno si presenta.
Anzi, quando tento di esserci (troppo) certa gente fraintende. E pensa che io sia un presenzialista, o peggio, un egoista che vuole solo affermare il proprio io accentrando su di se l'attenzione.

Certo, io ho il difetto di non chiedere. Ma non credo che non mi si legga in faccia, negli occhi, o nel tremore della voce quando parlo, che avrei bisogno che qualcuno mi chieda davvero "come stai".

Ma no, nessuno ha questo coraggio a quanto pare.
Devo continuare a contare solo su me stesso.
Devo continuare ad esserci per gli altri.
Devo continuare ad esserci per me stesso.





venerdì 19 giugno 2015

Lacrime di...

 
Ispirato da un post su facebook di una mia amica:

Nella carriera "videocinetelevisiva" di tutti noi, è molto probabile esistano delle intere pellicole, o anche delle singole brevi scene, dove iniziamo a piangere che le cascate del Niagara ci fanno un baffo.
Nel post di cui in premessa si parlava di E.T.
Bellissimo film, non vi è dubbio, per il quale io però non sono mai andato ai pazzi e per il quale non ho mai pianto.
Ma questo non mi rende certo un tronco di pioppo. Ho ben altre debolezze, o sarebbe meglio dire, morbidezze.
Sono tante e molteplici le occasioni in cui, nonostante vani e ridicoli tentativi di trattenere le lacrime, sono finito per grondare acqua manco avessi fatto un'ora di allenamento con Jill Cooper.
Uno su tutti, per incontrollabilità dell'evento, fu la visione di Philadelphia. Ricordo ancora il triste epilogo del film, ed il più ancor mio triste singhiozzare in mezzo a circa 50 persone all'interno di un bus di linea nella tratta Policoro(paesotto)-Roma.
Non riuscii proprio a controllarmi. Non avevo fazzolettini, penso di aver imbrattato metà maglietta (credo fosse periodo estivo) e avevo gli occhi rossi che manco in Jamaica.
Ma tantissime e disparate sono state (e sono ancora) le occasioni dove sento gli occhi inumidirsi.
Alcuni esempi?

La morte di Rei di Nanto di Ken il guerriero.
"Noi siamo Groot" ne i Guardiani della galassia
Il finale dei Goonies, quando la Infierno, il vascello di Villy l'Orbo, naviga in lontananza.
Il finale di Point Break, con Body che surfa la sua ultima colossale onda.
L'ultima tragica puntata di Zambot 3.

E sono solo davvero pochi dell'elenco che ora, immancabilmente, manca di tantissimi altri titoli che non mi sovvengono ma che, allo scattare della scena, della sigla, dell'istante che precede il tutto, fa preparare gli occhi ad un triste ed immancabile sfregamento.

 

lunedì 1 giugno 2015

La felicità

Non mia, si intende.
Per quanto da qualche tempo soffra di una pseudo serenità, data più che altro da una serie di elementi che si incastrano quasi alla perfezione. Primo tra tutti il lavoro, che assorbe almeno 10 delle 24 ore gionaliere. Se poi togliamo le 8 ore di sonno, le restanti 6 le impiego, in genere, nel leggere, giocare, ascoltare musica.
Per cui, fin quando avrò occhi ed orecchie funzionanti e cervello non fuso, dovrei essere apposto.
Di felicità, appunto.
Le cose che ci rendono felici sono varie e cambiano da persona a persona. Anche le persone che ci rendono felici sono varie e variano da gusti a gusti.
Sulle persone non mi soffermerò, troppo complesso il mio pensiero che, forse, rimanderò ad un futuro imprecisato post.
E' sulle "cose". Dove cose è accezione larga di oggetti e situazioni; elementi materiali ed immateriali.
Ho notato che le cose che, appunto, mi rendono felice sono poche. E sono pure particolari.
E questo, tanto per cambiare, non solo mi rende notoriamente poco felice, ma rende poco felici anche le persone che mi circondano.
In sostanza il detto "sono felice che tu sia felice" ha un bel po' di limitazioni.
Faccio un esempio banale, basandomi sull'assunto, che tutto sommato condivido, che la felicità è ancora più felice (gioco di parole squallido) se condivisa.
Io sono un nerd, lo diamo per assodato.
Quindi, diciamo che voglia invitare una persona che mi piace ad una fiera/convention di fumetti.
Per me hype di felicità. Per la persona in questione, nel 90% dei casi, assolutamente no.
Troverà motivazioni più o meno credibili e condivisibili.
Poi, magari, nel giro di qualche mese la vedrete andare in barca a vela con capitan findus. E ti domanderai: perchè la starcon no e findus si?
Amante dei bastoncini? (e si sprecano i doppi sensi...)
O più seriamente e semplicemente una noia per la mia felicità?
Forse più la seconda.
Perchè, io ho in me chiaro, sono così particolare nei miei gusti che è difficile rapportarsi nel quotidiano con me.
Potrei individuare 3 tipologie di persone. Anzi, diciamo che il post ora si trasforma in un inevitabile sfottò/critica verso il mondo femminile (tanto per cambiare...).
  1. la normale, quella insomma nella c.d. media. intelligente, simpatica, aperta tutto sommato a cose nuove ma non nuovissime. Quella che magari il tentativo di farmi contento lo farebbe anche, salvo poi però sfottermi ad ogni buona occasione e, al caso, ritorcere contro la cosa (io ti ho accompagnato lì a vedere i fumetti ora tu mi porti a vedere gigi d'alessio). alla peggio potrebbe trovare attraente il "bambino" interno e mai domo per qualche settimana, magari mese. Quella che con le amiche farà vedere le tue foto con la maglia di lanterna verde per fare sembrare di essere una "contro". Poi subentrerà inevitabilmente la razionalità e la voglia di stare con un uomo e non con Simone Power Ranger;
  2. la nerd, quella che è simile in tutto e per tutto a me. Che sa cogliere le battute ed i riferimenti più assurdi e, di contro, te ne sforna altrattanti. Sarebbe la compagna ideale, ma ha un difetto di razionalità di base che le fa sognare un ragazzo come te ma che la fa poi direzionare verso un tipo più sul classico. Perchè ad essere due folli in una coppia è un attimo stressante.
  3. la nerd totale, ovvero quella che è come sopra, ma senza divergenze sul razionale. Ideale...ma spaventevole al contempo. Perchè è peggio di me, in tutto, anche in quei rari barlumi di intimità e serietà. Quella a cui se proponi un week end romantico o le porti un fiore ti risponde con una kamehameha (od onda energetica per i non puristi).
Insomma. In soldoni io ho un po' di problemi, uno su tutti quello che non voglio del tutto crescere.
Quello che non mi fa essere al 100% adulto, uomo che deve puzzare.
E le donne, e le persone in accezione più ampia, possono trovare simpatico e carino un attimo di estro, ma a 38 anni magari vogliono vedere anche un attimo di posatezza e serietà.
Alla fin fine non è colpa vostra, è colpa mia.
Vado a consolarmi con Gears of war.

lunedì 6 aprile 2015

Di virtù e controcorrente (like a salmon)


Più proseguo questa mia vita e più mi sento mentalmente controcorrente.

Non amo Forrest Gump: dopo anni ho realizzato che la biondina di cui Forrest è innamorato è fondamentalmente una stronza. Che prima si dona a questo mondo ed a quell'altro e poi, quando sta per tirare le cuoia, si sposa con Forrest e gli ammolla anche un marmocchio! 

Odio la maggior parte dei talent sulla cucina. Odio la proliferazione esagerata dei programmi di cucina in generale. Ho come la triste sensazione che più la gente, per problemi economici, ha meno da mettere in tavola e più la TV ci fa sognare piatti e pietanze che difficilmente potremmo permetterci di mangiare.
Odio fisicamente i giudici di Master Chef USA e non sopporto l'intero programma che mette astio e concorrenza (decisamente sleale) tra i vari concorrenti. Programma specchio di una nazione che, nonostante tutto, continua a sentirsi la padrona incontrastata del Mondo.
Diverso è ad esempio Master Chef Australia. Con un paese più pacifico e meno arrivista, c'è vera competizione nelle sfide. I concorrenti non si augurano la morte e non promettono vendette assurde quando vengono eliminati. I giudici dicono anche cose dure, ma senza la teatralità di un Bastianich che, dell'italiano medio, ha tutti i difetti.

Odio queste feste pasquali. Perchè, come tante altre, sono solo l'occasione di mangiare l'impossibile come se non ci fosse un domani. E la cosa più triste è che per davvero un domani cominciamo ad avercelo davvero in pochi...

Poi sono il tipo che si dispiace per la morte di Leonard Nimoy ed invece a stento capisce come si possa avere in memoria un tipo alla Paul Walker (e come un film altamente diseducavito come Fast & Furiuos sia arrivato addirittura al 7° capitolo...).

Insomma, sono in quella fase di scazzo latente. Pronto a mordere come una biscia. Pronto a saltare controcorrente lungo il fiume...e pronto ad essere acchiappato dal primo orso bruno affamato.


domenica 1 marzo 2015

LLAP


Live
Long
And
Prosper

Addio Mr. Spock.
Probabilmente il primo personaggio, nei miei ricordi, a farmi apprezzare le differenze umane.
Di alieni, per carità, ne avevo già visti diversi in Goldrake (per dirne uno) ma mai, fino alla visione di qualche puntata di Star Trek, dalla parte dei buoni e dei protagonisti.
Spock è stato il primo esempio di "diversità", l'alieno, per l'appunto, in una intera astronave di umani.
Umani differenti a loro volta, non solo per idee e caratteri, ma anche per razza.
L'Enteprise era la Pequod (la nave del capitano Achab in Moby Dick) piena zeppa di personaggi provenienti dal tutto il mondo, comandata da un capitano tanto umano quanto folle alla ricerca e alla sconfitta della sua paura più grande.
Star Trek, per me, è stato sempre così. Una storia di individui talmente differenti tra loro da essere però uniti nella ricerca di qualcosa che vada oltre loro stessi e le loro credenze.
Spock era parte di questo equipaggio fantastico ed era il mio preferito. Il prefirito di molti. Chissà perchè? Forse per il suo aspetto così inusuale? O per la sua essenziale razionalità? Chi ha visto qualche puntata delle serie classica sa che poi questa razionalità, in lui, non poche volte ha vacillato. Ricordo che Spock era per metà umano...con annessi e connessi.
Non so come altro spiegare cosa possa essere Spock per uno come me. Per una persona amante del fantastico e del fantascientifico dell'improbabile come possibile. Del potere meraviglioso che ha la mente di vagare per universi infiniti per dimenticare, anche solo per un attimo, certe brutture del mondo reale.
Comunque, qualcosa che potrebbe avvicinarsi è: Spock è uno dei mattoni su chi ho costruito il mio attuale me stesso. 
Addio Leonard Nimoy.