sabato 31 dicembre 2011

capo-danno



La solita lista di buoni propositi per il nuovo anno?
Ne ho fatte tante e spesso non le ho rispettate, talvolta le ho deliberatamente ignorate.
Per questo imminente inizio d'anno ho un solo proposito: stare bene.
Stare bene con me stesso sfruttando le occasioni che mi piacciono e che non mi vengono imposte. Facendo le cose che mi piacciono e non perchè le devo fare. Frequentare solo persone che mi rispettano, che mi apprezzano come uomo, come amico, come professionista ignorando, invece, chi ha per troppo tempo, oggi compreso, tirato troppo la corda.
Per me sarà un buon capodanno, lo sento. Per chi è uscito dal mio rispetto e dalla mia vita, e dovesse riprovare a farsi vivo in qualche maniera, sarà un capo-danno.



venerdì 9 dicembre 2011

Caro blog

 
Ciao blog,
da quanto tempo, vero?
Mi spiace di averti un po' abbandonato, eppure non è che non abbia più nulla da raccontarti. 
Le cose, ovviamente, continuano ad accadermi. Sempre più brutte che belle e anche il tempo, tutto sommato, è quello avuto sempre a disposizione per scriverti ciò che mi passava per la mente.
E' quindi probabile che sia cambiato io o, in alternativa, che sia in atto un cambiamento in me che ancora non è giunto al suo termine.
Il fatto è che scrivo a te, caro blog, ed è come parlare con me stesso allo specchio. Quello, il parlarmi da solo, lo sto facendo sempre meno. Non so quanto indice di pazzia o di sanità il contrario, ma il fatto è che comincio a non trovare nulla di interessante neanche in me.
Almeno, prima, avevo un certo orgoglio per come ragionavo e agivo ma, ultimamente, mi sto particolarmente appiattendo.
Troppi compromessi ti fanno perdere di vista le priorità, gli ideali. E quando arrivi alla fine del mese, della giornata, non ho progetti particolari se non quelli di tirare a campare, giorno per giorno, alla spera in dio.
E in dio, tra le altre cose, ho smesso di sperare da anni...
Capirai da te, mio caro blog, che qualcosa non va. E non ho neanche più quella sana voglia di sfogarmi, di arrabbiarmi e, con ironia, rasoiare come un tempo sapevo fare.
Ora, da settimane, anche boffare è diventata una fatica, quasi come respirare.
Alla prossima mio caro blog, non so quando, ma spero ci sarà.


sabato 19 novembre 2011

Sabato...

Oggi è sabato. Per molti questo giorno della settimana è quello dedicato allo svago.
Si fanno passeggiate, si esce con gli amici, si vedono le vetrine, si pratica un po' di sport, si socializza o, viceversa, ci si dedica a se stessi.
Probabilmente do molte cose per scontato. Io, ad esempio, mi son oconcesso una passeggiata, forse mi vedrò con un paio di amici, ho visto delle vetrine, non ho praticato sport, ho mediamente socializzato, a me stesso non ho dedicato nulla.
Ebbene, ora che scrivo mi rendo conto che l'originario motivo del post sta evolvendo o regredendo a qualcosa che proprio non era previsto.
Volevo scrivere qualcosa a proposito delle abitudini ed invece, ora, mi rendo conto che il fattore "me stesso" delle prime righe è totalmente carente.
Insomma, in quanto sabato dovrei essere impegnato a fare qualcosa che mi piace, ed invece...?
Sono qui' seduto davanti un monitor perchè sono asociale...?! O, meno semplicemente, perchè non ho alternative?
Nella passeggiata di cui sopra, pur essendo un sabato, penso di aver incrociato 10 macchine e 10 persone; un po' poche...
Colpa forse dell'orario? Le 17.00 circa non mi paiono così drammaticamente "presto", e non fa neanche freddo fuori.
Allora...sono circondato da asociali? O, meglio, da persone che purtroppo non hanno alternative?
E quindi, il confine tra le due cose, asocialità e mancanza di alternative, mi pare abbastanza sottile.
Perchè se, l'alternativa, è passare il pomeriggio rinchiuso in qualche sala slot, a giocare a carte, a chattare su FB...c'è qualcosa che a mio parere non va.
Oggi, in giornate come questa, dovrebbe esserci gente in giro, per quanto possibile all'aria aperta. Sono utopistico fino a tal punto?
E, se il confine tra asocialità e mancanza di alternative è labile, quanto lo è quello tra proposizione e rassegnazione?
Me lo domando quasi sempre: perchè lamentarmi, perchè lottare, perchè drammatizzare ogni cosa, quando basterebbe lasciare spazio alla rassegnazione?
La rassegnazione forse, per uno strano gioco di parole, mi rasserenerebbe. Come una sorta di lobotomia, mi farebbe vivere con una certa mancanza di slancio e stimoli e, vivadio, mi farebbe apprezzare un po' di più quel poco che ho.
Mi farebbe apprezzare le solite facce, la solita birra, la solita pizza, i soliti no, le solite mancanze, tutto.
E' questa dunque la soluzione! La cura di tutto il mio male? Una medicina o un placebo?
Un amico, tempo fa, mi dedicò una canzone di Nicolò Fabi intitolata "Dentro", che in una sua strofa dice:
hai dentro la tua malattia, hai dentro la tua cura
Che sia la rassegnazione...?



martedì 1 novembre 2011

The calling



Olè!
Alla fine ci sono riuscito. Mischiare in maniera quasi compatta realtà e fantasia.
E così stanotte ho fatto uno di quei sogni che, sincermanente, mi mancavano.
Non so quanti dei miei lettori conosca Lovercraft ed il suo rinomato "Ciclo di Cthulhu".
Ebbene, stanotte ho sognato qualcosa di simile a ciò che veniva narrato in uno dei racconti di cui sopra.
Ma con qualche aggiunta manga.
In pratica ero io (con un po' più capelli, benefici dei sogni!) che avevo la simpatica abilità di trasformarmi in un fichissimo gargoyle alla D&D.


A quanto pare ero l'unico in grado di contrastare il poco simpatico e bello Cthulhu, ovvero un bel mostrone a stento riusciva ad essere coperto da un'enorme montagna.
Il Cthulhu però non era neanche solo. Infatti comandava un numero imprecisato di serpentoni alati e volanti che bazzicavano e distruggevano un po' tutto, così per sport.
Come in ogni bel sogno, però, mi sono risvegliato nel punto focale. Ovvero poco prima di arrivarmi in volo al cospetto di Cthulhu ed iniziare a fare un po' a cazzotti.
Dubito però che avrei vinto...
In conclusione posso affermare quasi con convinzione che:
  • Lovercraft scriveva solo la sacrosanta realtà;
  • a modo mio, ho festeggiato Halloween;
  • stò diventando totalmente pazzo.



    domenica 30 ottobre 2011

    Mercanti di sensibilità



    Insomma...
    ho sinceramente aspettato un po' prima di scrivere questo post. Ho voluto non farmi trascinare dall'emozione, farmi raffreddare un po' l'animo.
    Per questo credo che il presente post sarà alquanto razionale, non edulcorato.
    Una settimana fa, ora più ora meno, il mondo dei motori veniva scosso dalla morte di un noto e giovane motociclista. Non ne riporto il nome. Non per mancanza di rispetto o per disinteresse ma perchè, di contro, il nome di questa persona è stato oltremodo abusato.
    Media in genere e social network hanno fatto a triste e nauseabonda gara su chi dovesse dedicare il servizio più strappalacrime, potesse riportare o intercettare il ricordo più sublime. A decine di migliaia di persone su facebook hanno cambiato d'improvviso la propria foto del profilo inserendo quella dello scomparso.
    Tutti, insomma, si sono riscoperti amanti del mondo dei motori? Anche chi non sa neanche come si chiamasse (alcuni lo hanno chiamato Simone...)? Anche quelli che non sapevano neanche che fosse un pilota?
    Non è per caso che c'è tanta di quella idiozia ormai in giro che, solo per farsi bello e sensibile agli occhi di tutti, ci si improvvisa in ogni salsa?
    O davvero ci cantiamo la favola che il ragazzo scomparso rappresentava "la sfida dell'uomo verso i propri limiti" e per questo si è trasformato nell'eroe nazionale, quasi in un milite ignoto, che incarna la gioventù davvero bruciata per inseguire un sogno o una passione?
    Allora siamo tutti così romantici...?
    E, di grazia, il romanticismo perchè nasce solo in alcuni casi? Non sono eroi i muratori a nero che lavorano e rischiano la vita ogni giorno per neanche mille euro al mese? Eppure quando muore, purtroppo, qualcuno di loro la notizia passa in sordina. 30 secondi di commento, la solita sfilza di frasi ed espressioni contrite di sindacalisti, politici, imprenditori e nulla più.
    Per il pilota di cui sopra, invece, funerali in diretta, pellegrinaggi di massa anche di chi non sa un emerito cazzo di chi fosse e cosa facesse fino a 3 secondi prima della sua morte!
    Un atteggiamento "bislacco"...come quello di chi fa visita in luoghi come Avetrana e Garlasco...
    Mi sento davvero triste. Per la morte del ragazzo, ovviamente, ma in non secondo livello anche per come sia stata mercificata la sua scomparsa e di come sia stata mercanteggiata, abusata e stuprata la sua immagine da persone che di sensibile non hanno neanche l'unghia del mignolo.



    martedì 25 ottobre 2011

    Pallottole a salve

    E insomma...
    mi reco al mio Comune, al cospetto del Sindaco.
    Ho la pessima abitudine di essere puntuale. Altri hanno l'abitudine di fregarsene alla grande di appuntamenti, precedenze e tempi tecnici.
    Faccio la mia bell'ora di anticamera. Nel frattempo osservo la costellazione di stelle (cadenti) che animano il piano.
    Come formiche improduttive c'è chi vaga da una stanza all'altra, percorrendo quel benedetto corridoio almeno 10 volte portando un foglio per volta.
    C'è chi ciondola come un ubriacone da anta della porta ad anta della porta. Saluta "ehilà, illustrissimo!" è la parola che si scambiano coloro che, di illustre, non mi pare abbiano granchè.
    Poi c'è chi arriva alle 11.45, apre la propria stanza, deposita la borsa, chiude la stanza e se ne va. Incoraggiante la targa sulla sua porta: "si riceve dalle 10.30 alle 11.30" quando, già alle 11.00, due persone erano in attesa, invano, proprio davanti quella porta.
    Dall'anticamera vengo chiamato ad una stanza vicina a quella del sindaco; in quella del segretario.
    Tra chiacchiere sterili perdo un altri venti minuti buoni a vedere colui che mi ospita che apre buste di corrispondenza e fa telefonate a numeri sempre occupati.
    Finalmente accedo alla stanza del Primo Cittadino (non prima di aver aspettato altri 10 minuti per far passare avanti uno dei ciondolanti di cui a qualche capoverso fa).
    Le poltrone in pelle umana, alla Fantozzi, si sprecano. Il Mac ultimissima generazione campa sulla scrivania. Sfilze di cellulari.

    "Benvenuto!"

    5 minuti di conversazione. Io che non sono lì per chiedere aiuto ma per proporre e propormi con un progetto. Qualcosa di semplice, qualcosa di intuibile.
    So che ho poco tempo a disposizione, cerco di essere incisivo.
    Strappo un "Sembra una cosa interessante..." che suona come promessa da marinaio.
    Nel frattempo alla porta bussano altri mendicanti, altri ciondolanti, altri...

    Il mio tempo è scaduto, la mia pallottola a salve non ha fatto neanche rumore.
    Ennesima delusione in saccoccia. I tentativi di farmi piacere questa vita stanno ormai finendo.


    giovedì 13 ottobre 2011

    No flesh no fish

     
    Da diverso tempo non mi sento nè carne nè pesce.
    Per indole credo di essere una persona con diverse sfaccettature caratteriali. Sono assai umorale e lunatico e passo, nel giro di una giornata, dalla placida tranquillità di una pozzanghera alla fragorosa dinamicità di un'onda.
    Eppure non ho stimoli, non riesco a pormi obiettivi che superino l'arco delle 24 ore prossime.
    Sono divenuto assai fatalista, in me si radica, di giorno in giorno, la pessimistica convinzione che nonostante gli sbattimenti, i sacrifici, le speranze, il sudore, non arriverò da nessuna parte.
    Sarò destinato ad un "viaggio" interminabile senza un porto definitivo dove buttare l'ancora. Se non, ancora peggio, e mantenendo la metafora marittima, rimanere immobile, in bonaccia perenne, agitato solo dalle onde, trascinato da correnti che si incrociano e, di fatto, ti fanno rimanere in mare aperto senza terra in vista; così, per tutta la vita.
    Il mio presente ed il mio passato, mi stanno rendendo il futuro quantomeno asettico. Privo di spirito, privo di forze, come uno zombie cammino in cerca di cervelli.
    Ma i cervelli sono in fuga...
    E questo, di fatto, fa capire che io, che (a torto) vengo reputato una persona intelligente, se avessi un cervello vero, se avessi un cuore vero, se avessi un coraggio vero, già da tempo sarei dovuto fuggire.
    Scappare da questo posto troppo piccolo, da questa cultura troppo limitata; e, man mano che vado avanti, che i giorni passano, che i TG raccontano, mi rendo conto che avrei dovuto scappare da questa nazione, forse anche da questo continente.
    Ormai sono morto. Il sangue circola in me, per carità. Il corpo è caldo ed ho ancora la forza di pensare, ragionare e scrivere.
    Ho, per fortuna ma a scadenza, una discreta salute che, probabilmente, mi sta aiutando a sopportare al meglio tutta questa bruttura che mi circonda.
    Incontro persone, parlo con loro, ed ogni volta è un pugno nello stomaco. Vedo che ci rassomigliamo tutti e che tutti, anche i più alternativi, alla fin fine si piegano alla atroce realtà.
    Una piattezza colossale ci ammorba. Una mancanza di speranza ci sta modificando il DNA rendendoci sempre più idioti.
    Non vedo speranza, non vedo coraggio, non...
    Indignados, no-tav, anarchici, figli dei fiori...tutto è fermo, quasi futile.
    Non è un canto del cigno, il mio. Non vuole essere una preghiera o un inno alla speranza. E' solo uno degli ultimi razionali ed oggettivi pensieri che credo dedicherò a me stesso con questa profondità.
    Perchè a scavare, ormai, ho raggiunto il fondo.