martedì 31 luglio 2012

Armiamoci e combattete (se poi vincete, vinciamo)




Una nazione si identifica con gli individui che la compongono.
Così, talvolta, i tanti si fondono in uno. Le speranze e le aspettative sono veicolate; le delusioni e le differenze spariscono d’incanto.
Questo genere di fusione l’ho riscontrata nello sport. A poche settimane dalla fine degli europei di calcio, a pochi giorni dall’inizio delle olimpiadi di Londra, tv, radio, giornali, pettegole e prostitute, parlano di sport.
Atleti semisconosciuti si trasformano, per qualche minuto di telecronaca, i paladini della nostra nazione.
Atleti, che sono persone reali per il 99,99999999 % della loro esistenza, diventano per una frazione della loro vita l’avatar di una nazione che, d’improvviso, si scopre (io credo più si inventi o ingegni) unita sotto il vessillo del tricolore, commossa nell’udire l’inno di Mameli, esultante e sofferente per  i risultati raggiunti o sfumati.
Questa è l’Italia. Un grande bluff, un concorrente del grande fratello, una nazione sconclusionata e allo sbando, che non trovando forza nell’unità d’intenti, si masturba mentalmente (e non solo) davanti il culo delle pallavoliste o gli addominali dei centometristi.
Un paese allo sbando, che perde pezzi, che cerca inutilmente di incollarseli addosso con lo sputo di una medaglia vinta da chi, veramente, ha lavorato e faticato per raggiungere il proprio obiettivo.
E tutti a sentirci fieri di costui, a prenderci il suo risultato, a sentirlo nostro. Come se avessimo noi corso 20 km al giorno, tutti i giorni, da almeno 4 anni. Come se fossimo noi ad aver sudato, ad esserci fatti calli, ad esserci strappati, ad aver mangiato solo cose sane e genuine, magari ad esserci anche dopati.
Siamo una nazione di ladri, non solo perché molti di noi trovano giusto e morale evadere le tasse, ma perché non abbiamo più ideali, orizzonti, idee, spiritualità…e  afferriamo tutto ciò facendolo nostro da chi, invece, se l’è faticato e sudato tutto.
Siamo una nazione che applaude il calciatore di colore che, qualche mese prima, veniva fischiato e accompagnato da cori razzisti.
Siamo la nazione che applaude un ex ministro del consiglio che corrompeva, frequentava minorenni (e “minorate” mentali tipo veline, meteorine e letterine) e che ha contribuito a spingerci verso il baratro in cui stiamo cadendo.
Siamo la nazione che si ferma per ascoltare San remo, ma che non si ferma per ascoltare i cassa integrati.
Siamo la nazione che non ha lavoro, ma che ha gli i-phone, l’accesso ad internet flat e perennemente chatta su facebook.
Siamo la nazione che assolve il farabutto e punisce l’innocente (che poi si trasforma in farabutto).
Siamo ancora una nazione…?

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