lunedì 10 settembre 2012

18x2




Abbè, oggi compio 36 anni.
Mica cotica!
Per dire come è iniziata la giornata:

Mamma: Auguri!
Io: Grazie.
Mamma: A quest'ora 35 anni fa ti tenevo tra le braccia, eri appena nato.
Io: 36 anni fa...
Mamma: 36? Urge moglie!
Io: Come no...
Mamma: Comunque eri proprio bruttino appena nato...

Devo fare il solito elenco delle cose fatte/da fare? In effetti è da qualche anno che non lo faccio...

FATTE
Concerti: Caparezza, Afterhours e Marlene Kuntz; VOTO: 7 (i soli, con altre rare eccezioni, che possono farmi apprezzare la musica italiana)
Viaggio all'estero: Croazia; VOTO 7 (bel mare, belle croate, pulizia, ordine, gentilezza)
Socialità: iscrizione in palestra, corso di teatro; VOTO 8 (non sono Al Pacino...forse Al varo Vitali... Non sono Van Damme...forse Facc Dann)
Ottimismo: boffo un po' di meno (VOTO 5)
Cazzate: ancora tante, una marea! allontano sempre le persone giuste (quelle sbagliate, per fortuna, non s'avvicinano), perchè ho paura di perderle, di non essere all'altezza di tutto. poi le rimpiango, lacrimo come un coccodrillo da cui non si possono fare neanche portafogli e borsette. (VOTO 4 1/2).

DA FARE
Altri concerti, la musica credo che sia una delle poche cose che mi dona davvero felicità e spensieratezza;
Imparare a suonare uno strumento;
Continuare ad essere sociale nonostante tutto;
Essere meno pessimista;
Non voler controllare tutto e vivere più "caoticamente";
Dimenticare chi non merita i miei pensieri.


martedì 31 luglio 2012

Armiamoci e combattete (se poi vincete, vinciamo)




Una nazione si identifica con gli individui che la compongono.
Così, talvolta, i tanti si fondono in uno. Le speranze e le aspettative sono veicolate; le delusioni e le differenze spariscono d’incanto.
Questo genere di fusione l’ho riscontrata nello sport. A poche settimane dalla fine degli europei di calcio, a pochi giorni dall’inizio delle olimpiadi di Londra, tv, radio, giornali, pettegole e prostitute, parlano di sport.
Atleti semisconosciuti si trasformano, per qualche minuto di telecronaca, i paladini della nostra nazione.
Atleti, che sono persone reali per il 99,99999999 % della loro esistenza, diventano per una frazione della loro vita l’avatar di una nazione che, d’improvviso, si scopre (io credo più si inventi o ingegni) unita sotto il vessillo del tricolore, commossa nell’udire l’inno di Mameli, esultante e sofferente per  i risultati raggiunti o sfumati.
Questa è l’Italia. Un grande bluff, un concorrente del grande fratello, una nazione sconclusionata e allo sbando, che non trovando forza nell’unità d’intenti, si masturba mentalmente (e non solo) davanti il culo delle pallavoliste o gli addominali dei centometristi.
Un paese allo sbando, che perde pezzi, che cerca inutilmente di incollarseli addosso con lo sputo di una medaglia vinta da chi, veramente, ha lavorato e faticato per raggiungere il proprio obiettivo.
E tutti a sentirci fieri di costui, a prenderci il suo risultato, a sentirlo nostro. Come se avessimo noi corso 20 km al giorno, tutti i giorni, da almeno 4 anni. Come se fossimo noi ad aver sudato, ad esserci fatti calli, ad esserci strappati, ad aver mangiato solo cose sane e genuine, magari ad esserci anche dopati.
Siamo una nazione di ladri, non solo perché molti di noi trovano giusto e morale evadere le tasse, ma perché non abbiamo più ideali, orizzonti, idee, spiritualità…e  afferriamo tutto ciò facendolo nostro da chi, invece, se l’è faticato e sudato tutto.
Siamo una nazione che applaude il calciatore di colore che, qualche mese prima, veniva fischiato e accompagnato da cori razzisti.
Siamo la nazione che applaude un ex ministro del consiglio che corrompeva, frequentava minorenni (e “minorate” mentali tipo veline, meteorine e letterine) e che ha contribuito a spingerci verso il baratro in cui stiamo cadendo.
Siamo la nazione che si ferma per ascoltare San remo, ma che non si ferma per ascoltare i cassa integrati.
Siamo la nazione che non ha lavoro, ma che ha gli i-phone, l’accesso ad internet flat e perennemente chatta su facebook.
Siamo la nazione che assolve il farabutto e punisce l’innocente (che poi si trasforma in farabutto).
Siamo ancora una nazione…?

domenica 22 luglio 2012

Soddisfatto di...


Sono molto critico nei mie confronti. Diciamo pure che ci vado giù pesante.
Tutto sommato sono soddisfato di me stesso quando affermo di:
  • non profumare come l'ex presidente del consiglio;
  • non essere ignorante e presuntuoso come alcuni calciatori della nazionale;
  • non tifare juventus;
  • preferire la montagna al mare;
  • odiare i cantanti neomelodici napoletani;
  • non leggere fabio volo;
  • non sopportare gli speaker di rtl 102.5 (un po' anche quelli di virgin radio);
  • fare battute contorte che capisco, spesso, solo io;
  • mangiare il piccante;
  • credere che sia più forte la cosa di hulk.

sabato 16 giugno 2012

Attività extra

 
Non statemi a chiedere come funziona il sistema scolastico ed universitario in Italia.
Considerando che l'ex ministro pensava esistesse un tunnel lungo qualche migliaio di km all'interno del quale erano sparati protoni, neutroni, bosoni, coglioni..., forse non sono l'unico ad ignorarlo.
Ho intuito, però, che esistono delle attività che donano dei "crediti". Attività extra scolastiche che, se frequentate, infoltiscono il curriculum dello studente. E più attività si fanno meglio è, o dovrebbe essere.
Un po' come uno studentello, quindi, quest'inverno l'ho infarcito di alcune attività extra lavorative.
Ho frequentato il corso di kick-boxe, con decenti risultati (ovvero: nessun dente perso, un paio di lividini, qualche mezzo kg perso e un paio di conoscenze nuove) che è finito qualche settimana fa.
Ho frequentato anche un laboratorio di teatro. Sì, proprio io. Lo scrivo, ci ripenso, e per quanto possa sembrare una bufala, la cosa è stata concreta.
E' stato un bell'impegno, per certi versi sacrificante (sia negli orari, che negli spostamenti visto che l'ho frequentato in un paesotto ad una 30ina di km dal mio) che, ad un certo punto, mi sembrava più un peso che altro.
Per la serie: "ero venuto qui' per divertirmi ed invece mi sento le anguille nello stomaco!".
 
Non è stata cosa facile, non è stato facile riattivare la memoria (ovvero l'imparare "a memoria" i copioni), non è stato facile ammettere l'ignoranza nel parlare (ovvero evidenti pecche in fatto di dizione), non è stato facile salire su un palco, indossare o smettere delle maschere, simulare, imitare, mimetizzarsi come un camaleone.
E non è stato facile, alla fine, portare in scena uno spettacolo. Una commedia, per la precisione, una commedia dove ho avuto un bel ruolo che, caso o fortuna, mi calzava abbastanza bene.
 
 
Ho affrontato un pubblico, per ben due volte. In tutto un centinaio di persone...e sono sopravvissuto!
Ho recitato, mi sono divertito, mi sono intruppato un paio di volte con la lingua...ma ho tirato dritto ed ho raggiunto il risultato.
Quale risultato, domanderebbe qualcuno?
Credo quello di aumentare di un po' la mia autostima. Quello di essere un po' più sicuro dei miei mezzi, delle mie possibilità. O anche quello, non so quanto politicamente corretto, di saper "recitare" e quindi di poter dissimulare ciò che penso. Una cosa che, a quanto pare, non riesco a fare molto bene visto che da un mio sguardo o già dal tono della mia voce la gente pare capire ciò che mi passa per la mente e intuire i miei stati d'animo, belli o meno belli che siano...
 Alla fine è stata una bellissima esperienza, la tensione, le paure, i ripensamenti sono valsi per quei 30 secondi scarsi di applausi, per le persone, che all'uscita dal piccolo teatro fai da te, che mi si sono avvicinate per farmi i complimenti, per stringermi la mano quasi fossi un attore vero.
Chi mi chiedeva delle mie esperienze rimanendo sconcerto quando ammettevo candidamente che non ne avevo. Chi mi incitava a continuare, a non lasciar cadere questa "passione". Chi mi abbracciava come se fossi tornato da un lungo viaggio.
Non so...non sono abituato ai complimenti...come non sono abituato a truccarmi!
La cosa più traumatica? La matita agli occhi! La truccatrice ha dovuto sudare qualche camicia per mettermi quella fetenzia agli occhi cercando, al contempo, di non cecarmi...!
 
 

domenica 27 maggio 2012

Decadentismo



E' decadente la nostra società. O almeno io la percepisco e vedo così.
La noto dalle piccole cose, come da quelle più grandi.
Tra le piccole, nel mio piccolo, nel piccolo della mia cittadina, l'ho ricevuta ieri sera in pieno muso, come un diretto menato da Tyson.
Proprio in questi giorni di festa patronale (festa che ogni anno mi ispira sentimenti contrastanti) ho notato una certa tristezza diffusa.
Sarà questa benedetta crisi o sarà che, almeno dalle mie parti, sembra di essere sempre più una costola di un terzo mondo che sposta il suo baricentro sempre più verso l'alto, ma non ho scorto nei visi delle persone gioia o felicità.
C'è una diffusa volontà di ostentare ciò che non si è, c'è una colossale bugia di fondo: essere felici.
E' distorto soprattutto il modo di ritenersi tali. Sembra che la felicità sia come un abito da indossare. E non a caso, per una festa dove regnano solo bancarelle di extracomunitari messe fitte fitte l'una addosso all'altra, certa gente esce in giacca e cravatta.
Così come le donne si umettano, si tirano, indossano tacchi vertiginosi e minigonne più adatte a serate al Milionaire.
Le autorità con la fascia tricolore, la banda (neanche della mia cittadina, ma proveniente da un paesino sperduto nella provincia montagnosa), il prete con l'altoparlante e la processione, con il suo brusio di sottofondo che non è recita del rosario ma recita dei cazzi altrui...
Tutti tirati a lustro, sorrisi sgarcgianti, strette di mano a profusione.
Molta apparenza, poca sostanza. Arrivati a casa, dopo la festa, dopo il panino condito con carne di dubbia provenienza, dopo la birra  ghiacciata bevuta in piedi, dopo il giro sulle autoscontro o dopo la sfida al tirapugni che ti idolatra come "sei er mejo", cosa rimane?
Io credo ben poco. Non penso, purtroppo, di essere l'unico che rientra svuotato, amareggiato ed affamato di qualcosa di più, di qualcosa di diverso.
Ma siamo in caduta libera...in attesa di uno schianto.




domenica 8 aprile 2012

And easter for all...

 
Oggi è Pasqua.
Credenti, non credenti, semi-credenti, credenti della domenica...oggi, nei giorni passati, in quelli immediatamente futuri, avranno aperto o apriranno un uovo di cioccolata.
A prescindere dai gusti, dalle dimensioni, quello che conta credo sia la sorpresa.
Tutti speriamo in gran segreto di trovarvi dentro, quando apriamo l'uovo con precisione chirurgica o irruenza barbara, qualcosa di speciale.
E' un effetto tutto onirico, tutto un sogno. Sappiamo benissimo che in quell'uovo non troveremo, con certezza quasi assoluta, ciò che vogliamo.
E' un sogno, appunto. E come tale...quando ho aperto il mio, ho sperato, per quella frazione di secondo, di trovare l'impossibile, l'irrealizzalibe, l'improbabile.
Demoni e dei, se l'ho sperato con tutto me stesso!
Ovviamente ho trovato un inutile portachiavi in plastica.
 
 

sabato 7 aprile 2012

Io vengo dalla luna...



Mio video del concerto di ieri di Caparezza in quel di Matera...