mercoledì 16 marzo 2011

Coraggio: fatti ammazzare!




Coraggio. Questa parola me la sto' autoripetendo come una litania da settimane, forse mesi.
Come una specie di mantra, di rito sabbatico che ormai sembra giunto quasi ad una sterile masturbazione.
Coraggio non solo nel cambiare; coraggio anche nel provare a camminare con le mie sole gambe e nelle mie sole scarpe.
Il coraggio è però anche un'illusione. Vorrei non dipendere da nessuno. Che sia parente, amico, datore di lavoro, cliente, perfino amore.
Penso che non sia umanamente possibile. Si è sempre dipendenti da qualcosa o qualcuno. Ci vuole coraggio anche ad ammetterlo, forse.
L'anno passato, verso maggio, ci fu qui da me la ridicola festa patronale. Sì, quelle solite feste di paese, piene di chioschi che vendono panini e patatine fritte che stenderebbero anche Godzilla. Sì, quelle solite feste infestate di bancarelle di stranieri: polacchi, marocchini, cinesi.
In una di queste bancarelle c'era un tipo più pittoresco del solito. Uno di quelli che si pensa di essere uno degli ultimi Incas rimasti in vita. Bardato con una ridicola armatura durata e con un pennacchio rosso in testa.
Codesto figuro mitologico, a suo modo, vendeva dei braccialetti. Sì, quei bracciali di tessuto intrecciati alle peggio. "3 x 2 euri". I bracciali erano di vari colori e ognuno rappresentava qualcosa: amore, salute, soldi, erezioni a comando, ec...
Io ne presi uno. Presi quello del "Coraggio". Lo indosso ancora, sta resistendo più del dovuto. E' sfilacciato, rischio di perderlo da un giorno all'altro. Ma ancora resiste.
Forse...forse...forse...il bracciale, a suo modo, mi sta insegnando il coraggio.
Il coraggio di non mollare, il coraggio di credere in me nonostante le avversità. Il coraggio di accettare ciò che succede a testa alta. Il coraggio di ingoiare il solito immancabile ed immarcescibile rospo.
Allora coraggio! Avanti il prossimo rospo, dunque! E magari prima lo lecco un po'. Dicono che alcune specie "aprano la mente".

Nessun commento:

Posta un commento