domenica 27 maggio 2012

Decadentismo



E' decadente la nostra società. O almeno io la percepisco e vedo così.
La noto dalle piccole cose, come da quelle più grandi.
Tra le piccole, nel mio piccolo, nel piccolo della mia cittadina, l'ho ricevuta ieri sera in pieno muso, come un diretto menato da Tyson.
Proprio in questi giorni di festa patronale (festa che ogni anno mi ispira sentimenti contrastanti) ho notato una certa tristezza diffusa.
Sarà questa benedetta crisi o sarà che, almeno dalle mie parti, sembra di essere sempre più una costola di un terzo mondo che sposta il suo baricentro sempre più verso l'alto, ma non ho scorto nei visi delle persone gioia o felicità.
C'è una diffusa volontà di ostentare ciò che non si è, c'è una colossale bugia di fondo: essere felici.
E' distorto soprattutto il modo di ritenersi tali. Sembra che la felicità sia come un abito da indossare. E non a caso, per una festa dove regnano solo bancarelle di extracomunitari messe fitte fitte l'una addosso all'altra, certa gente esce in giacca e cravatta.
Così come le donne si umettano, si tirano, indossano tacchi vertiginosi e minigonne più adatte a serate al Milionaire.
Le autorità con la fascia tricolore, la banda (neanche della mia cittadina, ma proveniente da un paesino sperduto nella provincia montagnosa), il prete con l'altoparlante e la processione, con il suo brusio di sottofondo che non è recita del rosario ma recita dei cazzi altrui...
Tutti tirati a lustro, sorrisi sgarcgianti, strette di mano a profusione.
Molta apparenza, poca sostanza. Arrivati a casa, dopo la festa, dopo il panino condito con carne di dubbia provenienza, dopo la birra  ghiacciata bevuta in piedi, dopo il giro sulle autoscontro o dopo la sfida al tirapugni che ti idolatra come "sei er mejo", cosa rimane?
Io credo ben poco. Non penso, purtroppo, di essere l'unico che rientra svuotato, amareggiato ed affamato di qualcosa di più, di qualcosa di diverso.
Ma siamo in caduta libera...in attesa di uno schianto.




domenica 8 aprile 2012

And easter for all...

 
Oggi è Pasqua.
Credenti, non credenti, semi-credenti, credenti della domenica...oggi, nei giorni passati, in quelli immediatamente futuri, avranno aperto o apriranno un uovo di cioccolata.
A prescindere dai gusti, dalle dimensioni, quello che conta credo sia la sorpresa.
Tutti speriamo in gran segreto di trovarvi dentro, quando apriamo l'uovo con precisione chirurgica o irruenza barbara, qualcosa di speciale.
E' un effetto tutto onirico, tutto un sogno. Sappiamo benissimo che in quell'uovo non troveremo, con certezza quasi assoluta, ciò che vogliamo.
E' un sogno, appunto. E come tale...quando ho aperto il mio, ho sperato, per quella frazione di secondo, di trovare l'impossibile, l'irrealizzalibe, l'improbabile.
Demoni e dei, se l'ho sperato con tutto me stesso!
Ovviamente ho trovato un inutile portachiavi in plastica.
 
 

sabato 7 aprile 2012

Io vengo dalla luna...



Mio video del concerto di ieri di Caparezza in quel di Matera...

domenica 18 marzo 2012

L'io in voi


Secondo me, una delle maggiori fregature dell'essere umano, è la consapevolezza di se stesso.
Quello che crea, almeno in me, la sensazione di sconforto, di delusione, quasi di agonia, è la percezione che ho di me proiettata nelle altre persone.
Le aspettative! Quelle fregano eccome. Aspettarsi di essere bravo, di essere simpatico, di essere gentile, prodigo al lavoro...sono tutte aspettative che io vedo in me stesso però riflesse negli altri.
Parlo chiaramente. Non mi fregherebbe una ceppa essere simpatico...se non volessi che gli altri, le persone che mi conoscono e mi stanno accanto, pensassero ciò.
Mi aspetto che le persone mi ritengano gentile, garbato...e questo modifica il mio essere a favore degli altri.
E mi domando, tutto ciò ha un senso?
Probabilmente no. Probabilmente è un altro ennesimo inganno della mente (che già dal nome "mente", fa capire che dice spesso bugie), è probabilmente un inganno che facciamo a noi stessi e, in seconda battuta, a chi ci circonda.
Essere simpatico...è ben diverso dall'essere percepito come simpatico; c'è un abisso!
Nel mio caso, ultimamente, mi sono reso conto di essere spesso identificato con ciò che scrivo. E' un inganno! Sappiatelo!
Ciò che scrivo non sono IO...è una parte di me, per carità, è una mia espressione. Ma Io non sono le mie parole scritte su un dannato monitor. Chi lo fa mi sminuisce...o magari mi sovrastima. Si inganna a sua volta.
Io sono tante tante altre cose, belle e meno belle, percepibili come belle e meno belle.
Di certo non sono neanche la somma degli Io che percepiscono tutti gli altri.
Il fatto, di base, è che devo smettere di indagare su me stesso. Smettere di farmi percepire per come non sono, anzi, smettere proprio di farmi percepire!
Le percezioni, come ho scritto in un altro post, ingannano tanto quanto la mente.
Devo smettere di avere aspettative, sia nei miei confronti che nei confronti degli altri, solo allora il mio Io verrà alla luce.

 

domenica 4 marzo 2012

Come sarebbe...

 
Viviamo di percezioni, viviamo di ciò che ci trasmettono i nostri sensi.
Per questo, più di una volta, mi sono chiesto cosa si provi a non averli.
Come sarebbe non avere la vista? Come non poter vedere i colori, le espressioni dei volti, la natura, l'ambiente.
Come sarebbe non avere l'udito? Come non riuscire a sentire, ad ascoltare, le parole, i rumori, i suoni, la musica.
Come sarebbe non avere l'olfatto? Come non riuscire a sentire profumi, odori, puzze.
Come sarebbe non avere il gusto? Come non riuscire a sentire il salato, il dolce, l'acre, a non parlare.
Come sarebbe non avere il tatto? Come non riuscire a toccare, sentire il caldo, il freddo, il liscio, il ruvido.

Sì, quando ci manca qualcuno dei sensi entrano in aiuto, in supporto, gli altri sensi. E così sappimo che chi è non vedente ha, in genere, un udito più fine.
Chi è sordo, invece, pare sviluppare meglio la vista e l'olfatto.
E così via dicendo...

Ma...le percezioni, i sensi, ingannano?
Secondo me sì, lo fanno. Il percepire un colore o un sapore...non sono forse delle traduzioni di qualcosa comunque esterno al nostro essere?
Esiste anche la soggettività nelle percezioni. E quindi esistono diverse percezioni, diverse da individuo ad individuo; finanche diverse nell'individuo stesso da momento a momento.
Per questo, forse, i non vedenti, ad esempio, riescono a "vedere" qualcosa di diverso, qualcosa in più dei vedenti veri e propri.
Hanno percezioni diverse perchè si basano non esclusivamente su un ben specifico senso (es. la vista) ma da un insieme di sensi che rendono visibile le cose, le persone, in una maniera difficile anche solo da immaginare.

Il perchè di questo post? Ero a mare, sulla spiaggia, seduto. Ho chiuso per un attimo gli occhi ed ho sentito solo il rumore delle onde. E le mie mani sono affondate nella sabbia, poi sono riaffiorate ed ho accarezzato la sabbia.
La sabbia, quello che io vedevo ad occhi aperti come sabbia, era ora diversa. Al tatto sembrava un tessuto. Liscio in alcuni tratti, grinzoso in altri. Era morbido, umido, ma anche caldo.
Quando ho riaperto gli occhi...era tornata semplice sabbia.
E allora mi sono domandato...come fanno i non vedenti, come fanno i muti, i sordi, quelli paralizzati dal collo in giù...? 
Non lo so, non lo posso sapere. Forse percepiscono solo con la mente, senza filtri, senza attrezzi che siano occhi, pelle, lingua o naso.
Percepiscono le essenze ed escludono tutto il superfluo.
Vorrei riuscire a fare lo stesso.
 
 
 

martedì 7 febbraio 2012

no snow



Direi non meriti miei ulteriori commenti ...

mercoledì 1 febbraio 2012

Sweet dreams


Are made of this...
E allora di che cosa sarei fatto ora?
Ultiumamente sto facendo (e ricordando) più sogni del normale e tutti alquanto bislacchi.
E passi fin quando sogno di combattere contro mostri ancestrali o di vedermela con branchi di maialini che mi distruggono casa...ma questo di stanotte, proprio non volevo ricordarmelo.
Perchè già è un casino non riportare alla mente certi ricordi reali, ma quando ci si mette anche l'inconscio allora la lotta diventa impari.
Perchè sognare Lei che si siede ad un altro tavolo, per mangiare in compagnia di un distinto uomo brizzolato (che ricordava vagamente il caro Richard Gere), mentre io sono seduto ad un tavolo distante, in compagnia di un terzetto di gente sconosciuta che però so essere di Torino, qualcosa vorrà dire.
Non voglio farmi interpretazioni nè farmele fare però, no!
Non voglio dare retta ai sogni!