domenica 19 giugno 2011

Ambient


Uno dei più interessanti corsi sostenuti all'epoca universitaria fu "Geografia dello spazio e dell'ambiente".
Non fu un corso qualunque e per quanto sia mediamente affabulare o abbuffalatore nelle parole, non riuscirei a spiegare al meglio cosa rappresentò per me, e per molti miei colleghi di studio dell'epoca, quell'esperienza.
Cercando di riassumere il tutto in poche ed incisive parole, direi che fu l'unico esame in cui, alla fine della fiera, fui fiero e soddisfatto di me stesso, delle mie capacità, delle capacità dei miei compagni e del mio professore.

Alla prima lezione, ci fu posto tale quesito: definire concettualmente le parole "ambiente, territorio e paesaggio".
Cosa da poco, potrà apparire di primo acchitto. Cosa di non poco conto, vi garantisco, farlo.
Aprendo la mente su concetti similari, utilizzati erroneamente in maniera alternata e che sotto, invece, nascondono svariate sfumature.

Non so il perchè di questa premessa, talvolta, come un diesel, ho bisogno di carburare per raggiungere poi il fulcro del mio discorso. Di certo ricordo tutto, o quasi, con (quasi) devozione e pensare che è passata una piena dozzina d'anni, fa riflettere.

Come fa riflettere il fatto che, parlando di ambiente, di ciò che forse circonda l'individuo e che circonda, alla fine, se stesso, ci si possa infilare di tutto e di più. Senza limiti che siano spaziali o temporali, ma forse solo mentali.
E di questi limiti mentali, talvolta insuperabili come mura di Gerico, talvolta labili come tonni tagliati da grissini, che mi sono vagamente soffermato osservando un nuovo locale aperto da qualche mese nel mio posticino dimenticato dalle cartine geografiche.
Insomma, è bastato mettere qualche luce soffusa, chiamare qualche DJ dal nome vagamente etnico (che non si chiami, per l'appunto Antonio, Rocco o Ugo), far pagare cinquanta centesimi in più a bibita, rispetto agli altri locali del circondario, senza motivo apparente e la gente mi si è infichettata d'improvviso, e pure in maniera prepotente!

Non posso più girare per strada senza vedere tipi sbarbati con capigliature sfidanti diverse leggi di gravità, con occhiali da sole o da vista (o da finta vista) di dimensioni spropositate, eccezionalmente puzzolenti di profumo, che si sparano pose in foto degne di Cosmopolitan e Cioè, ad ogni angolo della strada.
E stesso dicasi per il falso gentil sesso, che sfoggia d'improvviso minigonne inguinali, tacchi rumorosi, glitter e trucchi alla Tracy Lord, che si spara le suddette foto al pari dei compari maschili e che fuma, sbocca, sclera e fa caciara con applombe britannico.
Il tutto, da precisare, in 20 metri quadri che, d'estate, si apliano in maniera interessante lungo la strada, tra un parcheggio ed un altro, improvvisando i cofani delle macchine come tavolini.

La mia "odiosa" ironia credo abbia già fatto intendere come vedo e percepisco questo locale. Ma è appunto l'analisi dell'effetto modificatore che il suo avvento, il suo presentarsi, il suo immettersi nell'ambiente, abbia di fatto modificato gli individui che ne sono entrati in contatto.
Ero sempre stato un convinto fautore che fossero gli individui, le persone, a creare ed influenzare l'ambiente. Ora, sempre più, mi rendo conto che è l'ambiente a influenzare l'individuo.

Eppure...mi domando, se avessero inaugurato una libreria come il Signore di qualcuno comanda...chissà se per strada ci sarebbe stata un'orda di secchioni occhialuti...?

2 commenti:

  1. Interessante osservazione.

    Però rifletterei anche sul concetto di "imitazione" della gente: probabilmente quel locale è sorto ad imitazione di altri che vengono mostrati nei film, nei serial tv, e comunque in televisione (o su altri mezzi di diffusione di massa, internet, riviste ecc.), ed anche la maniera di comportarsi, vestirsi, atteggiarsi, deriva da un conformarsi ad un antecedente.
    Quindi è di "trasmissione culturale" che sarebbe più esatto parlare.

    Poi è vero anche quello che dici tu: da sempre, antropologicamente, l'essere umano ha finito per adattarsi all'ambiente in cui viveva. Ma qui, nello specifico, abbiamo più a che fare con l'oggetto di una mediazione culturale, e quindi artificiale.

    Questo discorso, nello specifico, non inficia assolutamente le tue considerazioni, che comunque colgono una questione essenziale: l'influenza reciproca di uomo ed ambiente.

    Saluti

    (P.S.: in quanto ad antipatia, forse ti batto) :-D

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  2. Non sono per la competizione :)

    Saluti.

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