venerdì 13 settembre 2013

The special need



Ieri sera, tarda serata, verso mezzanotte, su Rai 3 è andato in onda un documentario (non so come meglio definirlo) che mi ha colpito molto.
Raccontava di un ragazzo disabile di nome Enea e del suo approccio al mondo femminile.
La storia, pur breve (raccontata in circa un'ora), era incentrata nell'amore che Enea provava per tutte le donne.
Un amore che io ho inteso pulito, immacolato, fanciullesco. Un amore che partiva dai profumi, dai colori e che giungeva, solo alla fine, all'esteriorità.
Un amore che però, per forza di cose, ad un certo punto iniziava a scontrarsi con la necessità di fisicità; con il sesso.
La storia quindi metteva avanti Enea (e gli spettatori con lui) ad una difficoltà: trovare una donna.
Non tacciatemi di materialismo nell'usare il termine "trovare". La particolarità del mio post, ispirato dal documentario, è proprio questa.
Come si rapporta una persona "disabile" con l'altro sesso nel momento in cui, forse fisiologicamente, scattano certi meccanismi?
Moralità a parte, quante donne (o quanti uomini) si concederebbero sessualmente ad una persona con disabilità di varia natura (alcune fisiche, alcune mentali...in questo caso la seconda)?
E quindi...come giustificare gli amici di Enea che, in prima istanza, cercano di trovare questa donna tra delle prostitute?
Come degli stronzi? Come degli insensibili? Come dei faciloni?
[Pensiero da uomo/maschio: sarebbe stata la prima opzione anche per me].
E se le varie associazioni/ONLUS che aiutano, sostengono in qualche modo ragazzi e ragazze come Enea, non possono certo funzionare da agenzie matrimoniali o d'incontri erotici...e la prostituzione è illegale...cosa rimane da fare?
Rimane solo andare all'estero...dove esistono bordelli o case di piacere legalizzate.
Enea ci va, in compagnia dei suoi amici (che sono, alla fin fine, amici veri...seppur sembra che talvolta forzino Enea a raggiungere il risultato...a fare sesso insomma, senza tanti problemi, senza tanti moralismi), va al bordello...ma non conclude nulla.
Entra, conosce, parla...ma un meccanismo di autodifesa...di paura (la paura che, diciamocelo, prende a chiunque anche solo pensi di andare con una prostituta...), lo fa desistere. Lo fa uscire.
Il sesso, la voglia di farlo, pare essere stato sconfitto.
Troppo squallido per un ragazzo che ha idealizzato l'amore...e che potrebbe rischiare di innamorarsi della persona con cui si unirebbe.
Punto di partenza. La voglia di sesso, di conoscere cosa si prova unendosi ad una donna, permane. Enea è in ballo, è in questa avventura coi suoi migliori amici. Forse per non sfigurare (difetto di tutti i maschi, abili o disabili che siano), forse perché spinto...forse tornerebbe al bordello.
Ma arriva l'alternativa (vera o filmica, non so...): in Germania pare esista un luogo dove ragazzi e ragazze disabili provano la sensorialità del sesso e...addirittura, alla fine del percorso possono farlo.
In pratica esistono uomini e donne che, come fossero una terapia, si concedono a questi pazienti.
Enea arriva in questo posto (che, ripeto, non so esiste per davvero) ed inizia questo percorso. La sua terapista è una bella donna, snella, tonica, bionda con occhi azzurri.
Ma Enea ha in mente solo una donna: Caterina...così chiamata da lui che altro non è che una fotomodella ritagliata da un qualche settimanale.
Caterina non esiste...è un avatar...è l'avatar del suo amore, qualcuno di irraggiungibile.
Enea si scontrerà con questa verità...rimanendoci molto male. Piange quando gli dicono che Caterina, la sua Caterina, è irraggiungibile.
Toccante la scena di lui tra le braccia della sua terapista, fragile, indifeso.
E altrettanto toccante ma anche divertente...quando Enea, alla fine della terapia (quella completa, con l'eventuale atto sessuale incluso), confiderà in macchina ai suoi due amici di non aver "infilato il suo grillo nella farfallina" perchè la terapista mica è la sua fidanzata.
Ed Enea cerca l'amore...quello dove il sesso è un completamento, non un'alternativa.

Che conclusioni fare quindi?
Che l'amore, quello vero, è forse quello sentito ma non "consumato"?
Che un ragazzo disabile è molto più sincero, leale di tanti "abili"?
Che per i disabili il sesso, l'amore...sono forse le assenze principali?
Dove è la linea (se c'è) e quanto è sottile tra il procurare un piacere primario a pagamento o tramite delle strutture più o meno atte e legalizzate a farlo?
Esiste un diritto di riconoscimento al sesso?

Ad ognuno lascio le risposte che, credo, per quanto diverse potranno suonare e sembrare tutte o dannatamente giuste o dannatamente sbagliate.

Quì incollo, per chi volesse approfondire la cosa, il link alla pagina del documentario/progetto che tratta proprio di Enea, si chiama The special need.
http://www.thespecialneed.com/it







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