domenica 17 luglio 2011

Il sesso sopravvalutato


In periodi di crisi, di inflazione galoppante, si sopravvaluta tutto, anche il sesso.
Ok, già mi figuro pensieri di eventuali lettori del tipo "ma questo c'ha problemi". In effetti, di problemi, ne ho, come tutti credo.
Il mio, in questo caso, è di natura concettuale.
Non mi domando se sia giusto o sbagliato fare sesso...quanto se lo sia farlo quasi "obbligatoriamente".
A quanto pare non si può frequentare una persona, per più di una settimana di seguito, per non domandarsi, o sentirsi domandare più o meno esplicitamente: "l'hai già fatto?" o "quando lo facciamo?"
Ecco, per la convinzione che, più delle domande, sono le risposte ad essere pericolose, io a questa rischierei di rispondere abbastanza acidamente.
Sono così anomalo, ormai, da non dover fare certe cose a comando, anche quando è la "natura" che lo ordina a modo suo?
Il mio essere bastian contrario è ormai così radicato, a quanto pare.
Non mi importa, sinceramente. Forse ne sono anche orgoglioso. 
Orgoglioso di non pesare tutto nell'ottica della dimensione dei seni o dei tempi di durata degli amplessi. Di non fregiarmi di performances amatorie da porno attore. Di compatire, sì il termine è quello, chi basa tutto sul sesso.
Di essere, penso, tra i pochi che in condizioni oniriche ed ipotetiche, preferirebbe trascorrere del tempo con una ragazza, in relax, all'ombra di un paio d'alberi, su un'amaca, sorseggiando una birra ghiacciata e leggendo Paperinik.


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