sabato 6 agosto 2011

No Vasco


io proprio non ci casco.
Jovanotti (uno che non mi pare sprizzi arguzia dai pori) t'aveva forse inquadrato ai suoi tempi prendendoti un po' in giro.
Io, sinceramente, non t'ho mai sopportato.
Ti ritengo oltremodo sopravvalutato. Scrivi dei testi che, nella stragrande maggioranza dei casi, non mi sanno di nulla. Musicalmente, ecco, non saresti poi malaccio. Ma inserire un paio di distorsioni o schitarrate un po' più potenti non ti fa rientrare nel novero delle "rock star".
Ecco, questa cosa della rock star, poi, la vedo decisamente esagerata per te. Non mi dichiaro intenditore del rock, però, pur essendo nato nella fine degli anni 70, qualcosa di significativo, in termini di rock, l'ho ascoltato e ci sono anche cresciuto.
Non voglio fare paragoni perchè, nel tuo caso, mi sembrerebbero decisamente scomodi, e non mi riferisco solamente a te.
Il riempire stadi, il vendere dischi come caramelle, l'avere fans sfegatati (e, come direbbe un amico mio, tagliati con l'accetta perchè un po' tutti uguali) non mi ti fanno percepire come rock star.
E la componente rock che ti manca e che, credo, ti mancherà sempre. Il tuo, caro Vasco, non è rock. E' qualcosa di orecchiabile, qualcosa di anche decente in alcune sue sfumature, ma, ripeto, non è rock.
La colpa, forse, non è neanche tua. Io ti immagino intento a scrivere senza etichettarti, senza, spero, l'affanno di dover creare il pezzo "giusto" per fare solo soldi.
La colpa è un po' nostra. Di un paese con una cultura musicale che da una 30ina d'anni a questa parte non produce nulla o quasi di decente.
I buoni gruppi, i buoni cantautori, per carità, esistono anche oggi. Ma sono stretti in una nicchia asfissiante in cui vengono stipati da radio e case discografiche che trasmettono e propongono al pubblico solo soggetti come te.
Non sei certo il solo, sei in buona compagnia. Come te, ad esempio, c'è l'altro finto rocker Ligabue al quale, forse, dedicherò in futuro qualche parola.
Vedi, Vasco, solo in Italia uno come te poteva raggiungere certe vette. Non a caso, appena superi i confini nazionali nessuno sa chi sei. Il nostro problema, di noi italiani, è di secolare anzianità. Siamo un paese da sempre in crisi. Forse perchè dannati dallo spettro di cosa eravamo millenni fa (pensa all'Impero Romano), forse perchè la nostra cultura da troppo tempo premia i furbi, gli arrivisti, quelli che appaiono e così via dicendo.
Tu, appunto, appari come un rocker, ma non lo sei. Sei un bluff, musicalmente parlando. Sei però una star. Sai presentarti, sai far spettacolo, sai fare "moda". Nell'epoca della poca sostanza tu sei un mito. E qualcosa, a quanto pare, dentro di te l'hai capita, l'hai maturata.
Ti senti triste, ti senti sfruttato. Sei una macchina da soldi e quando non servirai più a nessuno non so cosa accadrà. Non penso arriverai come quell'altro soggetto di Califano al quale, mi sembra, viene passato un sussidio perchè povero in canna (della serie: mi sparo tutto in alcol e zoccole e poi chiedo allo Stato di mantenermi perchè ho fatto una mezza canzone che qualcuno ancora oggi canta!).
Ora ti vuoi ritirare. Vuoi fare un passo indietro. Oggi, al TG, mentre il mondo va un po' a rotoli, ho dovuto sorbirmi la triste ma fondamentale notizia che assumi psicofarmaci per tirare a campare.
Umanamente mi spiace per te.

N.B: Sono anche io figlio di una cultura che basa tutto sull'apparire. Appaio contrito, ma sinceramente non me ne frega una vanga di te, delle tue squallide canzoni e dei tuoi problemi di salute.



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