martedì 22 marzo 2016

Drift di Pacific Rim


Ieri sera in tv hanno dato Pacific Rim.
Film truzzo americano con robot e mostri giganteschi che fanno a mazzate per quasi due ore.
E' il tipico film che vedo e rivedo volentieri e con entusiasmo sempre crescente.
E' il mio genere di film, c'è poco da commentare o aggiungere.
Il concetto di questo post, legato al film, non è però una recensione sullo stesso.
La recensione poi avrebbe poco da raccontare in effetti.
All'interno del film, che non è comunque solo tutto botte da orbi, effetti speciali, testosterone a fiumi ed esclamazioni machiste, due cose mi fanno sempre un po' riflettere.
La prima: "Tutti sanno cadere". Affermazione fatta dal biondo (o castano) e palestrato protagonista. Una frase che spiazza nella sua crudità e verità.
Siamo quasi tutti qui a fare vedere quanto valiamo, quanto siamo bravi, belli e prestanti, nel lavoro, negli affetti, nello sport. Quasi tutti pronti a correre, anzi, a salire le scale di un metaforico successo fino allo stremo, fino all'ultimo gradino.
Pochissimi hanno capito che questa scala è spesso fatta di cartapesta inzuppata, inutile da salire con affanno. E, ancor di meno, sono quelli che hanno capito che cadere è la cosa più semplice e naturale che possa accadere e che non dovremmo avere paura di fare.
Tutti sanno cadere...pochi sanno poi rialzarsi, questo sarebbe poi la conclusione che aggiungo io alla frase.
Ma anche questo "obbligo" di rialzarsi è sempre un qualcosa che ha un vago retrogusto di arrivismo.
Cadere e rialzarsi...
Non possiamo neanche fermarci un attimo a quanto pare. La corsa o il cammino deve riprendere il prima possibile. Forse perchè è effimero il cammino stesso. E' effimera e breve la vita e pare che il suo gusto sia necessario assaggiarlo solo di fretta.
C'è qualcosa di sbagliato in questo. Lo sento.
Ed è giusto cadere, forse anche istruttivo. Ma non so quanto lo sia il rialzarsi per raggiungere un traguardo o quanto, invece, lo sia solo per riprendere a camminare e basta.
Altra cosa che mi colpisce sempre del film in questione è il drift, ovvero il procedimento di fusione mentale che avviene tra i piloti dei robottoni a difesa della terra (chiamati jaeger). 
Cherno Alpha, il massiccio e tosto jaeger sovietico. Il mio preferito (che ovviamente fa una brutta fine)
In pratica l'uno entra nella mente dell'altro, questo perchè solo una sintonia ed armonia quasi completa tra i piloti permette il corretto pilotaggio degli jaeger.
Il drift
E lì, in quelle scene fatte di flash back, ombre e luci sparaflashate blu, mi domando: "ma io un drift ipotetico ce l'ho mai avuto con qualcuno?".
Cioè, sono mai riuscito a raggiungere, anche solo per brevi attimi, una sorta di fusione e condivisione dei miei pensieri, del mio io, con qualche altra persona?
Me lo domando...e rispondo nì.
Perchè, tutto sommato, se penso al senso di completamento e/o di totale libertà del mio essere interno ed esterno, con una persona ci sono andato vicino a sentirli.
Ma nel mio caso, non essendo in un film americano, non ho pronto il lieto fine, non ho eliminato la minaccia dei kaiju e non riemergo da morte certa con l'amore incondizionato della nerd/orientale/coicapellifucsia.
La mia nerd/italiana/coicapellicastani forse starà già driftando con qualche pilota migliore.



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