mercoledì 9 marzo 2016

Realtà multipla


Sono una persona piena di contraddizioni.
Da sedicente amante del fantastico e della fantascienza dovrei avere la mente libera ed aperta. Dovrei saper comprendere, paradossalmente, il reale e la realtà quotidiana molto meglio di tanti altri.
Perchè leggere ed immaginare di fantastico dovrebbe, almeno secondo me, a logica preparare la mente ad accettare tante possibili scenari, tante sfumature, tante possibilità.
Da amante dei "what if" o degli "e se", per dirla come mangio, da fautore ed assolutamente certo della convinzione che esistano infinite linee temporali determinate da infinite azioni fatte e non fatte, da parole dette e non dette, proprio non riesco a capire come dovrei la realtà che mi circonda.
Mi rendo conto sempre troppo tardi che questi "e se" esistono costantemente nel quotidiano e non solo in linea teorica.
Che la realtà ha tante se non infinite altre realtà. 
Una matriosca all'ennesima potenza di possibili varietà.
Un po' come dire che la bellezza sta negli occhi di la osserva. E così, ognuno dei nostri occhi genera altrettante bellezze.
Così fanno le nostre percezioni adattano, modificano, distorcono la realtà.
Io vedo la mia di realtà e spesso la porto come unica certezza. E sbaglio.
Non tanto nel considerarla una certezza (una qualche base su cui affermare il proprio essere deve esistere, io penso), quanto nel considerarla come unica.
Sbaglio nel ritenere che io sia nel giusto e che solo il mio giusto sia il migliore degli atri.
Così come lo sbagliato.
Così come il gusto ed i sapori. Ed i profumi ed i rumori.
Ed invece sbaglio e sbaglio come sopra, ritenendo che sia uno sbaglio più sbaglio degli altri.
Uno sbaglio assoluto.
Come una realtà assoluta.
Nulla di tutto questo ha senso.
O per lo meno il senso è che mi sono reso conto, solo dopo un confronto (un affaccio su un'altra realtà ancora), che non ho percepito la realtà di una persona cara.
Non la ho proprio considerata fossilizzandomi, per l'ennesima volta, sulla convinzione che la ragione o il torto o la rabbia o la delusione o la difficoltà fossero solo mie e fossero assolute, totalitarie.
Non considerando che anche altre persone hanno le loro di realtà, e se non riescono a farle percepire agli altri non è perchè le stesse non siano importanti, al contrario.
Non riescono o non vogliono o non possono renderle al meglio per i più svariati motivi.
E' complesso.
Ed io lo sto rendendo più complesso.
Perchè, come tante altre volte, giro attorno alle parole e non vado al sodo.
E mi rendo conto di quanto in fondo in fondo la mia testardagine, il mio voler essere assoluto, mi portino costantemente ad essere stretto di comprendonio e a non percepire appieno la realtà e le sue sfumature.
E non ci sono Asimov, Pratchet, Tolkien, Rondeberry, King, Lee e tanti altri che mi potranno aiutare con le loro storie fantasmagoriche.
Ho letto tanto da loro, ma non ho appreso che una microscopica parte di quello che, forse, volevano far capire.
Pessimo.

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