lunedì 2 maggio 2016

1 maggio vs 1 maggio



Altro titolo non mi veniva proprio in mente.
Secco, sicuro, diretto.
Non entrerò nei dettagli della festività dei lavoratori, di chi ha la fortuna di esserlo, di chi aspira a diventarci il prima possibile.
Ieri c'è stato un confronto tra due correnti di pensiero e due modi, forse, di dire la stessa cosa.
In quel di Roma, il classico concertone con millemila partecipanti, cantanti/gruppi di livello anche internazionale, buonismo e anticonformismo ritagliati su musira da mamma rai (che seppur sia rai 3 a qualcuno deve sempre da dar conto).
In quel di Taranto il c.d. contro-concerto, organizzato da un manipolo di associazioni culturali per la difesa del lavoro, della salute, dell'ambiente. Un concerto senza la ribalta mediatica dedicata al suo cugino più famoso e potente di cui sopra.
Eppure si sono esibiti autori del calibro di Fabi, Silvestri, i Litfiba e degli Afterhours (che hanno anche suonato un loro pezzo inedito che farà parte del loro imminente nuovo album).
Due scuole di pensiero, appunto, due modi di parlare, di esporsi e di dire la verità.
La prima, secondo me, troppo imbrigliata negli spot pubblicitari, nelle politiche di corridoio, nel non dire troppo per non calpestare piedi altrui (piedi dei sindacati, in primis, ed a ruota della politica).
La seconda, sempre secondo me, ancora troppo acerba nel verbo, troppo incattivita (giustamente, direbbe qualcuno), troppo umorale. 
Eppure, non solo per vicinanza kilometrica, la seconda l'ho sentita più vera, più concreta, più emozionante.
Un qualcosa più di stomaco che di testa.
C'erano momenti in cui facevo zapping tra rai3 e canale85 (l'unica emittente che ha dato in diretta il concerto...con buona pace delle tante e mediocri reti locali, soprattutto dell'area pugliese, che hanno fatto finta che nulla stesse accadendo a Taranto), e notavo queste differenze abissali.
Da una parte un Barbarossa che con voce impostata dimostrava come può essere ammansito uno pseudo ex 68ino.
Dall'altra una pletora di comuni sconosciuti che raccontavano di loro stessi, dei loro cari, dei loro figli, morti, ammalati, resi talvolta delle larve.
Non riuscivo a sopportare per più di 30 secondi la piazza di Roma. Troppo conformista, troppo ipocrita.
Quella di Taranto, magari, pure lo era. Anche lì in mezzo a quella folla ci stava gente che, stamane, ha dimenticato e scordato tutto quello che ha udito ieri sera da quel palco.
Il qualunquismo regna ovunque.
La cosa triste, davvero, è il vero e proprio boicottaggio che ha subito la manifestazione di Taranto. Ieri nessun TG ha dedicato anche uno straccio di minuto al concerto. Nessuna radio commerciale ha anche solo menzionato il festival dal mero punto di vista musicale (e, ripeto, gli ospiti musicali c'erano ed erano di livello).
Taranto è l'emblema di questo Sud che, dopo anni di vita forzosa, ho imparato se non ad amare quantomeno a rispettare.
Un Sud abbandonato, reso solo e diviso.
Un Sud di cui si parla sempre poco e sempre male (avete notato di come le notizie di cronaca, ai TG, siano per lo più provenienti dal Sud? Come se da Roma in giù tutta l'Italia non sia capace di sfornare se non pedofili, assassini, uxoricidi, stalker, mafiosi e ndranghetisti...!).
Un Sud che, invero, è culla anche di tanti e tanti esempi di buona politica, di socialità, di accoglienza, di cultura, di rispetto e di valori.
Ma è un Sud, siamo un Sud, dimenticato da chi ha in mano il potere. Quel potere che corrompe e fa dimenticare e volgere lo sguardo altrove, anche a coloro che da quel Sud provengono e poi, come per magia, messo piede a Roma o a Milano, perdono ogni appartenenza e si trasformano in pecore.
Ieri Taranto era sola, e non lo era.
Era circondata da un affetto che è quello che le permette, nonostante tutto, di andare avanti.
Quel tipo di affetto che, se condiviso e reso quotidiano, permetterebbe a questo Sud il riscatto che da troppo tempo aspetta.
E poi vedremo chi è la locomotiva del Paese...

 

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