sabato 10 luglio 2010

Le Cronache


Ebbene, se anche con qualche giorno di ritardo, eccomi a rendicontare un pò su questa ennesima avventura vissuta in quest'anno denso di viaggi ed eventi vari.
Dunque, senza mezze parole: è stato fantastico!
Lo è stato il tutto, dalla fase di preprazione e organizzazione, l'attesa per i viaggi, il pic-nic sul prato del Parco S. Giuliano, perfino la pioggia (che, diavoli e dei, ha fatto preoccupare tutti ma che, dopo la scrosciata iniziale, c'ha lasciato una piacevole aria fresca e frizzante), e in ultimo, non certo per importanza, i concerti.

Dal punto di vista musicale: sinceramente ho trovato interessanti i Gomez, fino a quel momento da me del tutto sconosciuti, invece non ho degnato neanche della minima attenzione i Gossip (quelli, sì, conosciuti vagamente per un paio di canzoni passate per radio) decisamente inutili.
L'attesa, personalmente parlando, era per chi doveva venire dopo: Skunk Anansie, Ben Harper e, soprattutto, loro, i Pearl Jam!
Immediatamente dopo la pioggia, quindi, si sono esibiti gli Skunk. Bravissimi, conoscevo di loro solo pochi pezzi "commerciali" passati per radio e unanimemente conosciuti. L'energia e la voce di Skin è pazzesca, lei è stata eccezionale, ha dato la carica (e la speranza) a tutto il pubblico che lo spettacolo, con o senza pioggia (il cielo, in lontananza, minacciava terribilmente un altro forte temporale), sarebbe andato avanti. E poi, vista così... era bellissima, è bellissima!
Poi è stato il turno di Ben Harper. Che dire di lui? Ha sfoderato il suo miglior repertorio, è un chitarrista con le palle, il suo modo di suonare lo strumento poi è inconfondibile. E quella maglietta che indossava con su scritto "IO NON ME NE FREGO" diceva tutto di lui, tutto di quel concerto.
E, nel bel mezzo della sua esibizione, ecco intonare le celebri ed inconfondibili note di "Under Pressure", e da dietro il palco spuntare lui: Eddie Vedder.
E' stato assurdo sentirli cantare assieme, da brividi. E quei brividi, signorine e signorini, erano lungi dal finire.

La sera intanto era calata, le nubi fosche e grigie si erano fortunatamente allontanate, il cielo finalmente di nuovo sgombro e le stelle a rischiararlo.
Con queste premesse (come se davvero gli dei della musica e della pioggi si fossero alleati), entrano sul palco i Pearl Jam a pieni ranghi!
Neanche il tempo di rendersi conto di cosa sta succedendo e attaccano con "Given to fly", e il pubblico, io con loro, eravamo in delirio.
Nonostante la mezza fanghiglia, nonostante le gambe rese due tronchi da ore passate prma su uno scomodissimo bus e poi in piedi sotto al sole e le intemperie, si è iniziato a saltare, a pogare anche!
Poi il discorso di Eddie nel suo italiano davvero poco convincente ma simpaticissimo, abbiamo riso di gusto, lui è un personaggio unico nel suo genere. Ha un'energia pazzesca, una voce stupenda, e anche un certo piacere per il buon vino da che, durante il concerto, tra lui prima e Ben Harper dopo, si scoleranno un paio di bottiglie di rosso senza colpo ferire!
Penso che potrei scrivere ancora righe e righe intere di quanto è successo, di quanto ho vissuto, d quanto è accaduto, ma non servirebbe per fare capire appieno il tutto.
Tutto ne è valso. La stanchezza, la rabbia, la gioia, la tensione, il caldo, la sete, tutto.
Era un'esperienza da fare, me lo ero ripromesso, e l'ho fatta. Ne sono fiero, forse esagerando, ma è così!
Credo ad un certo punto di aver anche pianto. Non ne sono sicuro, avevo gli occhi chiusi ed ascoltavo e cantavo, anzi urlavo, le parole di Black.
Quante cose ho pensato, quante cose ho rimpianto, quante cose ho sperato.

2 commenti:

  1. che meraviglia!!! ed Eddie che parla in italiano lo vorrei davvero sentire!! :)

    RispondiElimina
  2. Attraverso i tuoi occhi hai donato un pò di quelle emozioni anche a me. Grazie..

    RispondiElimina