mercoledì 13 gennaio 2016

"Non fa male"

 
 
Oggi sono stanco.
Più stanco del solito, almeno.
Non è una novità. Qualcuno in passato ci fece su dell'ironia dicendo che nei giorni in cui non lavoro sono solito dormire 13 ore sulle 24 disponibili.
Sono scarso le 19.00 ed ho gli occhi che sembra che mi ci abbia tirato un paio di cazzotti Rocky Balboa; li tengo a stento aperti.
Non sono un matusa, ma non sono neanche un ragazzino.
Le giornate intense di lavoro mi stancano.
Sinceramente, da un paio di anni a questa parte, sto lavorando bene, ma sto lavorando anche troppo.
Ecco, non voglio ora lamentarmi di come mi vanno le cose. Però mi rendo conto che mantenere certi ritmi, certe scadenze, un certo livello di qualità e professionalità, via via diventa sempre più complicato.
Lavoro da solo, non ho collaboratori, dipendenti o segretarie sexy. Lavoro per altri colleghi come free lance, lavoro per i miei clienti. Ho almeno due piedi in una stessa scarpa e la stessa testa in una pila via via crescente di cappelli.
Non è semplice. Vestire, spogliare e rivestire di volta in volta un ruolo differente, adattarsi alle sempre diverse necessità che mi si presentano quotidianamente.
L'ho scelto io, lo so. Le cose ripetitive poi mi mettono noia.
Siamo tutti diversi ed unici. E per tutti devo trovare una chiave di volta per interagire, devo adattarmi, devo plasmarmi.
Penso spesso che il mio mestiere non sia solo quello di fare di conto, ma sia anche un qualcosa di realmente sociologico.
Non è semplice, davvvero, intuire come comportarsi con i propri assistiti.
Devi essere talvolta l'amico, talvolta il confidente, altre il pignolo, altre l'antipatico.
Ci sono giorni che, come oggi, finisco con un gran mal di testa la mia giornata.
E penso che forse non sia un male che io sia in fin dei conti solo.
Perchè se tornando a casa ora dovessi dare da conto a pensieri e problemi di mogli, figli, fidanzate...penso scazzerei in tre soecondi netti.
O forse no. Non penso lo saprò mai.
Per questo e per altri motivi, nonostante non mi possa lamentare, un lato pensiero che prima o poi scoppierò come una vecchia camera d'aria è presente in me.
E non credo ci sarà nessuno pronto a rigonfiarmi o a rattopparmi.

Nessun commento:

Posta un commento