sabato 13 febbraio 2016

Bang sulla croce rossa


Qualche giorno fa, su una delle reti satellitari della RAI, ho seguito un programma: Europa tra le righe.
Mi è piaciuto molto. Ovviamente non è italiano, è una produzione francese (i cugini d'oltralpe avranno pure la puzza sotto al naso, ma sanno gestire e rispettare la cultura in modo decisamente migliore rispetto a noi...).
Il tema del programma però non è quello (solo) di pubblicizzare un tale libro. Quanto quello di far conoscere, attraverso un'intervista interessante, acuta e mai banale, il pensiero del dato scrittore.
E quindi, più che capire cosa potremmo trovare in quel dato libro, lo spettatore è guidato nella conoscenza del pensiero, del modo di essere e di porsi dell'autore del libro.
Non udiremo la domanda: "Di cosa parla il libro?" ma udiremo "Perchè hai scritto quel libro?". Cosa diversa, sottilmente e abominevolmente allo stesso tempo.
Il primo pensiero al termine della visione è stato: qui da noi non sarebbe possibile un programma del genere.
Per due evidenti e lampanti motivi:
- mancanza di cultura letteraria di "nicchia";
- mancanza di un giornalista/scrittore decente che possa fare le interviste.
Ahinoi, ne sono certo, un programma del genere in Italia verrebbe affidato a qualche figlio di papà (o mammà), senza alcun reale interesse nel programma stesso. Una sorta di bambolotto che a malapena ha letto il libro che vorrebbe rencesire o lo scrittore che vorrebbe intervistare.
Il tutto si tradurrebbe, quasi certamente, in uno spot del libro in questione (distribuito da qualche casa editrice di punta, ovviamente) con evidenti riflessi di natura commerciale e con poco o scarso approfondimento sia nel libro sia, soprattutto, nella conoscenza dell'autore stesso.
I format e le costrizioni commerciali ed imprenditoriali, poi, andrebbero a far si che si intervistino scrittori già in qualche maniera affermati, oppure campioni di incasso di sedicenti e presunti "best seller", lasciando zero spazio ad esordienti od a scrittori di nicchia.
Pessimo poi sarebbe il trattamento di generi e/o sottogeneri decisamente poco considerati nella nostra cultura, o sedicente tale.
E qui che voglio andare a parare fondamentalmente. 
Penso sia improbabile l'intervista o anche la simil recensione (mi accontenterei anche di quella) di un qualche libro in ampio senso "fantastico".
In Italia, si sa, fantasy, fantascienza, horror, sono poco e mal considerati.
Ricordo ancora come, anni fa in una libreria di Bologna, una pessima signora commentò, con una sua amica, un mio acquisto.
Era un libro di fantascienza. Per la precione Ubik di Philip Dick.
La summenzionata signora disse, circamenoquasi: "Non capisco come si possano leggere libri di fantascienza".
Io non replicai (e certamente sbagliai), feci anzi finta di non sentire, pagai e uscii dalla libreria in modo anche abbastanza tranquillo.
Non me la presi più di tanto. Ora come adesso, so che certi preconcetti esistono e non si possono facilmente sradicare.
So che chi ama il fantastico è visto, di base, come un bambino. Indipendentemente dall'età anagrafica ovviamente.
E' accettato che si legga di fantasia fino ad una certa età. Poi si _deve_ diventare adulti. E le storie da leggere non devono più basarsi su viaggi spaziali, spade magiche e vampiri.
Devono per forza vertere su pipponi mentali di stampo storico, melodrammi struggenti d'amore, pseudo racconti di vita vissuta di giornalisti politicizzati o allecchinati.
Come una spugna si cancella il tutto.
Eppure la fantasia, il fenomeno di costruizone mentale che vi è alle spalle, credo sia una delle poche manifestazioni della specialità umana.
E castrarla così meschinamente, a favore di una presunta realtà o verosimiglianza, non mi pare giusto.
Alla fin fine, i romanzi da quattro soldi di F.V., non sono anche quelli opera di fantasia?
Perchè quelli possono essere considerati accettabili mentre la lettura di un altro autore di modesta qualità, che si cimenta però in racconti prettamente fantastici, è ritenuto quantomeno diseducativo? Una lettura da ombrellone?
Si fa presto a ghettizzare di questi tempi. Si fa presto a giudicare lo spessore delle persone solo per come vestono, figurarsi per quello che sono solite leggere, vedere od ascoltare.
E purtroppo i fan del fantastico sono i più bistrattati, quelli su cui spari sopra anche se sono la Croce Rossa.



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