sabato 27 febbraio 2016

Rivoltarsi nella tomba


In quanti lo hanno fatto?
Dico, rivoltarsi nella tomba?
Penso un po' tutti. Il detto, credo, abbia più di un fondamento teorico alle spalle.
Io lo dico spesso.
Lo dico ad esempio per De Sica nei confronti delle carriere dei figli, o anche per Vittorio Gassman per la stessa motivazione.
Preambolo per dire che ieri, al termine del solito corso di aggiornamento professionale, mi sono ritrovato con alcuni colleghi a vagare per il centro di Bari.
Visto che, in genere, la frequentazione di corsi ed aggiornamenti vari sono un buon pretesto per rimanere poi fuori a pranzo e/o a cena, ieri non abbiamo fatto eccezione.
Indi per cui, ieri sera, abbiamo cenato fuori.
Visto che non siamo tipi schizzinosi o con preconcetti medievali, ci siamo voluti inoltrare nella cucina giappoense.
Per la verità, per me, è stata una mezza prima volta. In passato avevo gustato qualche assaggio di sushi, ma nulla di ecclatante.
Ieri sera, invece, ci siamo diretti ad un ristorante giapponese direi di ottimo livello.
Ne è valsa la pena ed io, nel mio piccolo, ho potuto fregiarmi della mia ridotta ignoranza/conoscenza delle cibarie giapponesi viste e captate, per lo più, leggendo manga e vedendo anime in TV.
Per dirla in simil dialetto, mi sono "scialato" nel gustare sashimi, sushi e anche del pesce in tempura. Alla fine ho concluso anche con del (vero) sake caldo ed i complimenti del cameriere che mi ha subito preso in simpatia perchè, ad ogni portata, aveva notato che qualcosa di cucina giapponese "masticavo".
Per cui ho chiesto se avevano i ramen e, sì, li avevano. Peccato solo che glielo abbia chiesto a fine cena altrimenti li avrei volentieri assaggiati per la prima volta in vita mia.
Ho anche chiesto altre cosine, non da ultimo la scelta del nome del locale.
Abbiamo poi acclarato che il nome era semplicemente il cognome del proprietario/titolare del ristorante.
Nessun nome altisonante, appunto.
Nessun nome scomodato dalla storia nipponica.
Al contrario di un altro ristorante giapponese, invero nostra prima scelta che però ci avrebbe riservato un tavolo non prima della 22.40, che come nome porta Hagakure.
Ecco, l'Hagakure è qualcosa di particolare.
E' un libro, uno scritto, una sorta di manuale.
Elenca la via del guerriero, la via del samurai. 
Qualcosa di serio e scritto seriamente.
Ed allora ho pensato all'autore dell'Hagakure, tale Yamamoto Tsunemoto, che per dirla tutta, non credo che apprezzi poi tanto che una sua opera abbia ispirato l'apertura di un ristorante nel centro di una cittadina del sud Italia.
Ecco, ho pensato che il buon Yamamoto un po' si sia rigirato nella tomba.
E da li ho anche pensato velocemente a quanti, come lui, lo facciano quotidianamente per svariati motivi.
Credo, infine, che anche molti di noi viventi ci rivoltiamo nella tomba.
Non magari in quella classica che viene seppellita o murata in qualche loculo.
Abbiamo tombe meno appariscenti e fisiche ma certamente più spesse e talvolta impenetrabili, strette e buie.
Io nella mia, a furia di rigirarmi, ho lividi dappertutto.

 

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