mercoledì 19 maggio 2010

Guyver


Bio Booster Armour Guyver è un simpatico manga anche abbastanza vecchiotto.
Lo leggo a singhiozzo dal lontano 1996 credo. L'autore non è uno di quelli particolarmente prolifici ed in pratica disegna un volumetto all'anno quando va di lusso.
Questo post non è una recensione. Certo, per capirci qualcosa in più, comunque qualche informazione devo darla.
Diciamo, per farla breve e tralasciando inutili prolissità, che è la storia di un ragazzetto che viene in possesso di una bio armatura (vagamente senziente) proveniente dallo spazio, con la quale entra in simbiosi.
Per combattere i cattivi di turno (discendenti, per certi versi, dagli alieni di cui sopra) chiamati zoanoidi, il nostro eroe "indossa" l'armatura urlando a squarciagola "GUYVEERRRR!", e giù poi mazzate!
Per quanto banale e anche scontato, codesto manga deve avermi influenzato più del dovuto.
Fatto stà che spesso (non sempre) quando faccio qualche incubo, mi sveglio esclamando appunto "GYUVEERRRR!"
E' accaduto, da ultimo, questo pomeriggio. Non ricordo assolutamente l'incubo, so solo, appunto, che era un incubo.
Come al solito mi sono trovato seduto in mezzo al letto, con il cuore che batteva forte ed il pensiero, la convinzione, di aver esclamato la parolina magica.
Il Guyver, come detto, è un'armatura. Probabilmente per proteggermi dai "pericoli" la indosso.
Probabilmente la indosso anche nelle situazioni non oniriche, più spesso di quanto immagini e voglia.
Senza sarei scoperto e gli "zoanoidi" di turno potrebbero farmi ben più male di quanto già fanno nonostante tutte le difese che erigo.

martedì 18 maggio 2010

Dio è morto (o comunque stà molto male)

Cosa sia e se esista Dio (uno solo o tanti) non lo so.
Un alieno, un astronauta, una trovata di 4 furbetti dei tempi andati, la rappresentazione della coscienza umana, bof...?
Se non mi reincarno in un gatto o in una prostituta d'alto borgo, forse lo scoprirò.
Fatto sta che ho da fare alcune considerazioni "spot", senza forse molta logica:
- dio è morto o sta male assieme ai due militari italiani uccisi (e non caduti) ieri in afganistan. altri due dei "nostri" ragazzi come sono soliti adottarli, tipo tamagochi, i nostri baldi politici; dei "loro" ragazzi (figli e figlie) non mi pare ce ne sia manco uno impegnato in carriere militari, men che meno impegnati in sedicenti missioni di pace: forse per questo tendono ad appropriarsene. perchè non provare con un'adozione a distanza?;
- dio è morto o sta molto male perchè i "nostri" ragazzi purtroppo non fanno notizia, neanche quando muoiono. siamo forse abituati ormai alla morte spettacolarizzata in TV, nei TG o nei talk show politicizzati, dove si difende la scelta della missione e si spendono, sottoforma di telegrammi e di facce falsamente tirate (e realmente liftate), 3 parole in croce per chi è morto: le solite interviste ai famigliari, agli amici, ai parenti, alle mogli e fidanzate. una lacrimuccia forse scende sul nostro viso ma poi cambiamo subito stato d'animo quando sentiamo che lo "special one" punta al terzu titulo: e magari che ingrani anche la "quartu" di titulo e se ne vada a fare in culo;
- dio è morto o sta molto male perchè se una donna, madre di famiglia, deve morire per richiedere ed ottere il suo stipendio, per il lavoro che ha svolto, per i sacrifici che ha sostenuto, allora siamo sull'orlo del baratro: e no, i vampiri esistono, ma non sono come lestat o edward, ti succhiano il sangue uguale, ti uccidono, ma non ti fanno resuscitare belli, forti e immortali;
- dio è morto o sta molto male perchè permette che l'uomo compia disastri immani per i suoi meschini interessi. fa sì che si stia inquinando mezzo oceano di petrolio, che Obama parli e minacci ma non concluda una mazza perchè le lobbi (o come si scrivono loro) lo manipolano come se non più di altri che l'hanno preceduto; raccomanderei ad un pò di persone un bel piatto di spaghetti al nero, ma non di seppia;
- dio è morto o sta molto male perchè se i camionisti ora preferiscono la bellezza di monica satta a quella di una elisabetta canalis, stiamo davvero messi male;
- dio è morto o sta molto male perchè mi sono rotto davvero il cazzo di vedere in ogni dove il viso, le tette e il culo di belen rodriguez: che si pubblicizzino telefoni, ferrari, motociclette, assorbenti per alluvionati, frigoriferi per gli esquimesi, cantanti ed attori italiani ormai scaduti quanto uno yomo di 15 anni fa, lei c'è sempre: per questo, reincarnandomi, credo opterei per la prostituta d'alto borgo;
- dio è morto per davvero, ronnie james dio, uno dei pilastri della musica metal, e come mi facevano notare alcuni cultori del genere, la notizia è passata praticamente in silenzio, come news assieme all'incentivo statale per l'acquisto delle cucine ecologiche: di contro è ampliamente passata la notizia che uno dei tokyo hotel (uno di quelli che ha un aspetto vagamente mascolino e che non pare una bambola gonfiabile giapponese truccata come una maiala), pare si sia intossicato di viagra: che gli si rincalchi o passi sotto le amorevoli cure dei ramstein!

venerdì 14 maggio 2010

Secchioncello


Ieri ad un corso d'aggiornamento a Bari, assieme ad una collega di lavoro.
Arriviamo in netto anticipo all'inizio del corso e troviamo, ovviamente, l'aula semivuota.
Io, con noncuranza, mi dirigo fino alla prima fila e poggio le mie cose, con altrettanta noncuranza, sulla sedia.
Al che la mia collega mi guarda stranita dicendomi: "Pier, ma come?"
Io la guardo altrettanto stranita rispondendo: "Come cosa?"
E lei: "Ma dai! In prima fila, avanti avanti, come i secchioni!"
Insomma, c'è una certa complementarità tra l'essere sfigato, nerd e secchione, non lo metto in discussione. Essendo per un buon 90% rientrante, con orgoglio, nei primi due stadi.
Però io, proprio secchione, non mi ci sono mai visto.
Anzi, ai tempi della scuola, mi sedevo sistematicamente tra le ultime fila di banchi, facevo spesso parte del gruppo dei "caciaroni", di quelli però non estremi. Diciamo una via di mezzo, di quella specie che se c'è da far casino lo fanno, ma se c'è da stare buoni e bravi lo fanno allo stesso modo.
Certo, sono cambiato. Forse ora sono meno caciarone di anni fa e mi ritrovo a cercare davvero le prime file per stare più attento e capirci qualcosa in più da che, ahime, i pochi neuroni di cui dispongo cominciano ad avere una certa età e non mi permettono di capire e apprendere le nozioni in maniera veloce come avveniva una volta.
Per cui, secchioncello proprio no, prossimo vegliardo magari si.
Per la cronaca: poi siamo rimasti in prima fila.

mercoledì 12 maggio 2010

Fattura

Niente malocchi o riti mal propiziatori, per carità.
Per fattura intendo la fattura aka documento comprovante di spesa o di prestazione.
C'è poco da fare, il "pane duro" per un ufficio di consulenza è e rimane la registrazione della contabilità.
Puoi essere bravo a fare i bilanci, a sapere di trasmissioni telematiche, a parlare forbito di EBIT, EBITDA, tin capitalization, di deducibilità e detraibilità, ma tutto è nulla in confronto alla liquidazione IVA che con cadenza mensile cala come una ghigliottina sulla testa dei contribuenti e dei loro consulenti contabili.
Con tutta questa crescente informatizzazione è forse uno dei pochi aspetti "materiali" che si ha in questo lavoro.
Il ritrovarsi la scrivania piena di pile e pile di fatture inserite in cartelline, raccoglitori, faldoni e chi più ne ha più ne metta, produce sensazioni miste alla paura e allo smarrimento.
Ma è anche una sorta di sfida. Un gioco magari, quello di riuscire ad abbassare le pile di cui sopra nel minor tempo possibile non fosse altro perchè, a ciclo continuo, le fatture ritornano e si riformano le pile; pare uno di quei videogame dell'epoca del Commodore 64.
Quindi, per non essere letteralmente sepolti, capirete, si deve essere quanto più veloci.
Salvo non siate come me che, disordinato e caotico per natura, riesce ad avere pile di carta inutile e magari risalente ai periodi delle guerre puniche anche quando non dovrebbe essercene, e allora è un altro paio di maniche.
Ma nonostante questa specie di "passione" per la registazione e la convivenza con il caos, c'è qualcosa che proprio mi fa boffare in maniera accentuata e rumorosa.
Passi quindi che le fatture le devo mettere in ordine di numero e data (quando, in altre realtà, so che è il cliente a portarle ordinate al consulente, anche perchè altrimenti il consulente, che ha poco tempo da perdere, non gliele registra! ok, forse eccessivo, ma tant'è...), passi anche che per quelle particolari fatture stampate su fogli continui debba pure mettermi e staccare sapientemente la filettatura laterale bucherellata, e passi che poi debba fare a volte delle operazioni di geometria euclidea per forarle ed archiviarle nei raccoglitori.
Ma...mi domando e chiedo non sopportandolo proprio, perchè:
1) alcuni clienti mi portano ancora le buste della posta sigillate contenenti, al caso, le fatture?;
2) alcuni clienti mi portano le fatture (e non solo) in buste della spesa?;
3) alcuni clienti mi portano delle fatture che paiono uscite da un combattimento di catch femminile nel fango (nel senso stropicciate, sporche, con impronte di scarpe, macchie non ben definibili...)?;
4) alcuni clienti mi portano tutt'altro che le fatture (copie di contratti dell'ENEL, estratti conto, copie di raccomandate, scontrini di quando vanno a comprare lo shampoo -e loro come attività fanno i carpentieri magari-, bolle di accompagnamento, ecc... ma non fatture appunto)?
5) se alcuni clienti pizzaioli mi portano le fatture unte che sanno pure di fritto, perchè quelle portate dai parrucchieri non profumano di lacca?
6) antonio?

domenica 9 maggio 2010

Come mi vorrebbero...(e probabilmente non mi avranno)

1) con i capelli;
2) per forza amico delle sue amiche, anche di quelle che mi hanno evidentemente sullo stomaco;
3) non geloso dei suoi amici, anche di quelli che hanno evidenti mire di conquista su di lei e cercano di mettere me in cattiva luce;
4) fan sfegatato di vasco, negramaro, ferro, ligabue e accozzaglia simile;
5) capace di non incavolarsi (giustamente) per i suoi ritardi (intesi come ritardi ad appuntamenti/incontri vari);
6) fatalista sulla possibilità di metterla incinta anche con un bacio un pò meno casto;
7) disposto a fare vocine e moine assurde degne di un cerebroleso;
8) pronto a portare il carrello quando si fa la spesa, a caricarsi dei pesi maggiori (confezioni militari di acqua, latte, detersivi et similia);
9) bravo ad imitare la dea khalì per trasportare contemporaneamente più buste della spesa o di shopping;
10) disposto ad osservare ogni sacrosanta vetrina di ogni sacrosanto negozio per lei interessante e, ovviamente, tirare dritto o non dedicare più di 30 secondi di attenzione a quelle dei negozi che possono vagamente interessare a me;
11) assolutamente interessato e convinto che il cinema italiano va sostenuto;
12) convinto che un film o un libro non sono degni di nota se non c'è di mezzo almeno una storia d'amore;
13) all'occorrenza idrauilico, elettricista, falegname, pittore, restauratore, cuoco, cameriere ed autista;
14) che trovi sempre il parcheggio dell'auto praticamente di fronte al luogo dove deve andare lei;
15) che se si mette una minigonna inguinale o qualcosa di molto scollato o aderente non guardi in cagnesco chiunque la fissi per più di 1 secondo;
16) onniscente;
17) che al ristorante non faccia la scarpetta;
18) che nella valigia ci si mette solo quello che dice lei (e parlo della MIA valigia);
19) che la mia stanchezza sia nulla in confronto alla sua.

mercoledì 5 maggio 2010

La vorrei...

1) bionda;
2) che gli piaccia cantare;
3) che ami i film di bud spencer e terence hill, grosso guaio a chinatown, la saga di star wars, le saghe di star trek, alcuni (ma non tutti) di van damme, i primi 2 karate kid, gremlins (solo il primo), l'attimo fuggente, i pierino, i goonies, conan il distruttore, balle spaziali, i nerd, fuga per la vittoria, le ali della libertà, i soliti sospetti, tora tora tora, quella sporca dozzina, i film di sergio leone, i magnifici 7, i film di bruce lee;
4) che ami leggere manga e comics (i bonelli no);
5) che sappia bere una birra o un pò di vino senza crollare in coma etilico;
6) che a tavola mangi e non faccia "l'uccellino spillucchiante";
7) che non si tiri troppo ma che sia comunque femminile (per la serie, una gonna mettila ogni tanto!);
8) che sappia giocare ai video games;
9) che sappia cos'è il ducato di karameikos;
10) che ascolti MUSICA e non quei surrogati deprimenti tipo d'alessio;
11) che ai miei compleanni mi regali cose sfiziose e non utili;
12) che mi sfidi a gara di rutti;
13) che non si intenda di politica;
14) che sappia a memoria le canzoni dei cartoni animati;
15) che ami gli animali;
16) che sia disposta a chiamare un eventuale figlio Tetsuya;
17) che sia disposta a riservare una stanza della casa ai miei giocattoli, fumetti, libri, mostrini, ecc...;
18) che gli piaccia fare l'albero di natale;
19) che sappia praticare uno sport qualsiasi;
20) che mangi piccante;
21) che non fumi.

giovedì 29 aprile 2010

A scuola d'impresa

Come previsto qualche giorno fa ho partecipato ad un workshop denominato "Inventagiovani".
Non farò più di tanto pubblicità all'evento che comunque è patrocinato, gratuitamente, dalla Shell per giovani tra i 18 ed i 35 residenti quì in Basilicata.
Non so se tra i miei lettori c'è qualche corregionale, non mi pare, qualora fossero comunque interessati alla cosa basta smanettare un pò in rete per cercare il sito specifico di inventagiovani o, alla peggio, potete chiedere a me come funziona.
Ebbene, ero alquanto scettico sulla cosa. Credevo fosse una mascherata per parlare bene delle compagnie petrolifere e di come fregano, anzi, succhiano a 4 lire il poco (ma buono) petrolio che abbiamo nel sottosuolo della nostra cara regione.
Ed invece non c'è stato nulla di tutto ciò (forse intelligentemente, forse strategicamente, chissà) e si è parlato d'impresa.
Faccio il consulente da un pò di anni e posso dire, dalla mia modesta quanto piccola esperienza, che il 90% delle persone che ho seguito in fasi di avvio d'attività (di vario genere, da quella agricola, a quella commerciale per arrivare alle libere professioni) non sapeva (e non sa) bene cosa implichi fare impresa.
I numeri, l'economia, ipotesi anche minimali di bilanci, intesi come rapporto tra costi e ricavi, purtroppo (o perfortuna) permeano la vita di ognuno di noi. Anche di chi non lo crede, non lo immagina e non lo vuole.
Alla fin fine tutto, o quasi, porta a soldi, a spese, a guadagni, e la preparazione o la conoscenza delle persone in questo ambito è spesso, almeno da queste parti, assai carente.
Per questo ho trovato questo esperimento davvero utile perchè pone la persona, l'aspirante imprenditore, a considerare finalmente almeno quelle prime e fondamentali variabili legate all'esercizio di un'attività imprenditoriale.
Cominciare a sentir parlare di clientela, di diversificazione, di innovazione, di fornitura, di logistica, di finanziabilità e di sostenibilità è utile e necessario.
Lo è per valutare e scremare le idee imprenditoriali che ognuno di noi può avere o potrà avere in futuro, con un taglio intuitivo, razionale, pragmatico per certi versi.
Per carità, nessuno ha la ricetta per fare impresa e, soprattutto, per farla di successo o quantomeno non in perdita.
Questo workshop è servito non per spaventare, ma per invogliare la platea di astanti a mettersi in gioco, magari anche rischiando, ma con alla base un'idea che abbia attraversato una razionale e logica evoluzione. Partendo dai rischi, ma anche dai benefici. Dalle minacce, ma anche dalle opportunità. Dalla domanda ma anche dall'offerta. Come sui piatti di una bilancia, i pesi si contrappongono e si vede dove pende, e si decide.
Ecco così che l'idea si trasforma in convinzione, in scelta, in volontà di fare impresa.
Qualche dio sa quanto sarebbe necessario fare e proporre servizi di questo genere. Che possano partire dalla scuole o che siano proposti alla cittadinanza, gratuitamente, con il patrocinio di comuni, enti vari, ordini professionali.
"Sociale" può anche diventare il messaggio veicolato di un certo modo di fare impresa. Di una certa attenzione alle regole, per la legge, ed una valutazione attenta delle idee.
Una ricetta che, almeno nelle impostazioni e finalità di base, sarebbe utilissima non solo poter imparare, ma anche proporre.
Per questo, da qualche ora, stò pensando di rielaborarla, personalizzarla e impacchettarla proponendola all'amministrazione politica del mio paesello.
Forse rimarrà la mia solita idea inattuata, forse no.