giovedì 29 aprile 2010

A scuola d'impresa

Come previsto qualche giorno fa ho partecipato ad un workshop denominato "Inventagiovani".
Non farò più di tanto pubblicità all'evento che comunque è patrocinato, gratuitamente, dalla Shell per giovani tra i 18 ed i 35 residenti quì in Basilicata.
Non so se tra i miei lettori c'è qualche corregionale, non mi pare, qualora fossero comunque interessati alla cosa basta smanettare un pò in rete per cercare il sito specifico di inventagiovani o, alla peggio, potete chiedere a me come funziona.
Ebbene, ero alquanto scettico sulla cosa. Credevo fosse una mascherata per parlare bene delle compagnie petrolifere e di come fregano, anzi, succhiano a 4 lire il poco (ma buono) petrolio che abbiamo nel sottosuolo della nostra cara regione.
Ed invece non c'è stato nulla di tutto ciò (forse intelligentemente, forse strategicamente, chissà) e si è parlato d'impresa.
Faccio il consulente da un pò di anni e posso dire, dalla mia modesta quanto piccola esperienza, che il 90% delle persone che ho seguito in fasi di avvio d'attività (di vario genere, da quella agricola, a quella commerciale per arrivare alle libere professioni) non sapeva (e non sa) bene cosa implichi fare impresa.
I numeri, l'economia, ipotesi anche minimali di bilanci, intesi come rapporto tra costi e ricavi, purtroppo (o perfortuna) permeano la vita di ognuno di noi. Anche di chi non lo crede, non lo immagina e non lo vuole.
Alla fin fine tutto, o quasi, porta a soldi, a spese, a guadagni, e la preparazione o la conoscenza delle persone in questo ambito è spesso, almeno da queste parti, assai carente.
Per questo ho trovato questo esperimento davvero utile perchè pone la persona, l'aspirante imprenditore, a considerare finalmente almeno quelle prime e fondamentali variabili legate all'esercizio di un'attività imprenditoriale.
Cominciare a sentir parlare di clientela, di diversificazione, di innovazione, di fornitura, di logistica, di finanziabilità e di sostenibilità è utile e necessario.
Lo è per valutare e scremare le idee imprenditoriali che ognuno di noi può avere o potrà avere in futuro, con un taglio intuitivo, razionale, pragmatico per certi versi.
Per carità, nessuno ha la ricetta per fare impresa e, soprattutto, per farla di successo o quantomeno non in perdita.
Questo workshop è servito non per spaventare, ma per invogliare la platea di astanti a mettersi in gioco, magari anche rischiando, ma con alla base un'idea che abbia attraversato una razionale e logica evoluzione. Partendo dai rischi, ma anche dai benefici. Dalle minacce, ma anche dalle opportunità. Dalla domanda ma anche dall'offerta. Come sui piatti di una bilancia, i pesi si contrappongono e si vede dove pende, e si decide.
Ecco così che l'idea si trasforma in convinzione, in scelta, in volontà di fare impresa.
Qualche dio sa quanto sarebbe necessario fare e proporre servizi di questo genere. Che possano partire dalla scuole o che siano proposti alla cittadinanza, gratuitamente, con il patrocinio di comuni, enti vari, ordini professionali.
"Sociale" può anche diventare il messaggio veicolato di un certo modo di fare impresa. Di una certa attenzione alle regole, per la legge, ed una valutazione attenta delle idee.
Una ricetta che, almeno nelle impostazioni e finalità di base, sarebbe utilissima non solo poter imparare, ma anche proporre.
Per questo, da qualche ora, stò pensando di rielaborarla, personalizzarla e impacchettarla proponendola all'amministrazione politica del mio paesello.
Forse rimarrà la mia solita idea inattuata, forse no.


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