sabato 24 gennaio 2015

Una vita fa...


 Questo post è nato così, 3 minuti fa mentre mi vestivo per andare al lavoro.
E' una specie di dedica, visto che è nato pensando ad una persona cara. Persona cara che, probabilmente, non leggerà mai questo post anche perchè certo non le andrò a dire: "ehi, ho scritto un post pensato su di te."
A pensarci bene è un post che calza a pennello anche su di me. Per questo, forse, ne riesco a tirare fuori qualcosa.
Diciamo che come incipit o premessa non so cosa scrivere. Forse la parola che può fare da apristrada è questa: paura.
Anche inadeguatezza potrebbe essere utilizzata. A ben vedere anche ansia.
Non sono belle parole, diciamocelo, però sono quelle che più avvicinano al concetto.
Pare che dopo ogni raffreddore si perda un po' di olfatto. Per analogia penso che si perda un po' di fiducia in se stessi ad ogni errore che si fa ed ad ogni colpo (non solo certamente fisico) che si subisce.
Non tutti hanno questo grande ardore e coraggio di proseguire intatti. E anche chi lo fa, io penso, dentro di se ha comunque traccia e segno di tante cicatrici subite prima.
Per cui...il nostro io, quello prima della ferita, quello prima dell'errore o della batosta, ci pare un'altra persona.
Ci pare di essere sdoppiato (se va bene) o anche frammentato in tanti "me stesso", ricordandoci a stento di come eravamo, di cosa facevamo, di cosa dicevamo.
A volte questi nostri io pregressi riaffiorano, magari sottoforma di vacuo e nebbioso ricordo, e non senza un tono di rammarico nella nostra voce (o nell'eco della nostra mente). A volte ci strappano un sorriso, non sempre amaro; altre volte ci rendono orgogliosi, come a pensare che una volta abbiamo fatto qualcosa di pazzesco ed impossibile per quello che è il nostro io attuale invece sì tanto timoroso ed incerto.
Eppure se siamo stati qualcosa o qualcuno a volte di così diverso da ritere quasi impossibile che eravamo noi...perchè non riusciamo quasi mai a ritornare indietro?
Me lo chiedo...e lo chiedo...ma in pochi sanno rispondere.
Ed è un peccato. Perchè a volte in noi resta sigillata, quasi in punizione, una parte fondamentale di noi stessi; probabilmente quella più genuina e libera.

Nessun commento:

Posta un commento