lunedì 9 novembre 2015

Ai blocchi di partenza



Ieri sera, durate una cena/riunione di famiglia, è saltato fuori l'inesorabile argomento legato ai rapporti di coppia.
Io, che in questi periodi proprio non vorrei sentire parlare di cose del genere, mi sono comunque ritrovato, mio malgrado, a dover ascoltare le varie tesi, esclamazioni, convinzioni, alcune le definirei anche farneticazioni.
Tra le varie, e mi duole sentirlo provenire da parenti a me molto stretti, nell'anno del Signore 2015 pare che ancora sia radicata la convinzione che la scuola che frequenti è sintomo della tua personalità.
In soldoni: se studi ad un liceo professionale sei uno col cervello fino ed i bicipiti grossi. Se studi ad un liceo sei invece uno intelligente. Degli istituti tecnici (di cui io faccio bella rappresentanza) non è invece dato sapere.
Per cui, calando nel discorso l'affermazione (farneticazione) di cui sopra, si è giunti alla conclusione che "una ragazza (minorenne/adolescente) che si fidanza con uno ragazzo suo pari che studia al professionale, è una ragazza attratta "dai bicipiti e dalla rudezza". Ragazza che poi, con statistiche tutte da definire, all'età di 30 anni "scoppia" e cerca, l'uomo col cervello (presumibilmente quello uscito appunto dal liceo...).
Considerazione collegata, ed opposta nelle parti, è quella del ragazzo proveniente dal liceo che, per educazione, finezza, intelligenza, all'inizio, ai "blocchi di partenza" in una ipotetica relazione con la ragazza di cui sopra (sorta di avatar/totem che pare faccia pensare che tutte le ragazzette di una certa età siano decisamente frivole), parta decisamente svantaggiato. 
Che, appunto, fino ai 30 anni (età dello scoppio della famosa ragazza), sia destinato a cocenti delusioni, ad essere friendzonato una volta si e l'altra pure, ed ad andare avanti solo grazie alla comune amica "Federica". Poi, a 30 anni ed 1 giorno, il liceale represso emana zaffate di ormoni dal Q.I. rafforzato, e le ragazze deve spazzarle via da davanti casa per poter uscire od entrare.
Queste, in sostanza, le conclusioni.
Le mie, anche se fugacemente interpellato (ed altrettanto fugacemente ignorato), ovviamente non sono neanche minimamente avvicinabili.
Appunto...è da trogloditi pensare ancora che ci si debba prendere e piacere e stare solo se compatibili a livello culturale/scolastico. Certo, capisco che alla fine forme mentis, interessi e competenze comuni pesino non poco in un rapporto. Ma pensare, ancora oggi, che una mia figlia non possa frequentare e magari trovarsi bene con un ragazzo che ha scelto un corso di studi più pratico e meno filosofico, è arretrato ed offensivo.
Altra considerazione sul partire lento dai blocchi. In questo, per carità, qualcosa di vero soggiace. Ma la timidezza di una persona non deve essere confusa o attribuita al suo corso di studi. Tutti conosciamo persone timide o, viceversa, estroverse ed intraprendenti. E non penso che sia possibile stilare una statistica che fa dire che gli estroversi sono per lo più idraulici mentre gli introversi sono matematici.
Io, e qui, giungo infine, ho una istruzione nella media. Ho preso una laurea, non mi sento un genio e non sono migliore di tanti altri. Non ho mai badato a quello che so, che ho imparato. A come parlo o a come scrivo. Eppure, sempre nonostante tutti i libri letti, tutti gli argomenti affrontati (per lo più nella mia testa), tutte le nozioni apprese...davanti ad una ragazza che mi piace, non so spiccicare parola senza sentirmi impacciato, goffo, noioso.
E tutto questo, non penso, deriva dal mio sapere. Non credo che se sapessi fare un impianto elettrico saprei intrattenere meglio una ragazza. E non credo che, a parti inverse. una ragazza potrebbe trovare meno noioso stare con un laureato piuttosto che no.
Insomma. Considerazioni che per me sono proprio fuori dal mio modo di ragionare.
Eppure, se ci penso, molte persone, ancora tante, vedono le cose in questo modo schematico, freddo, giurassico.
I dinosauri, alla fin fine, non si sono estinti.

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