domenica 15 novembre 2015

Marginalità

 
 
Nell'idea primigena, questo post doveva parlare del concerto dei Foo Fighters.
Ora è un po' più difficile farlo.
Perchè, nel mentre che io mi divertivo e scatenavo a suon di musica e spintoni, in Francia accadeva qualcosa che definire cruento è poco.
All'uscita dal concerto dei FF, ancora con le orecchie fischianti, ho captato qualche chiacchiera lì nel parcheggio.
Parole come "sparatoria", "attentato", "concerto".
Ero troppo al contempo stanco e troppo euforico per approfondire.
Poco prima di crollare sfinito sul sedile del pullman che mi avrebbe portato a casa, ho cercato di vedere qualcosa su internet dal cellulare, ma con scarsa fortuna (il sito dell'ANSA parlava ancora delle solite inutili beghe di politica interna).
Da una decina di giorni mi sono cancellato da facebook. Santa cosa, per il momento. Per cui non ho potuto avere quel messaggio immediato dalla rete che, forse, è l'unica cosa che potrebbe essere utile nei social.
Il tutto quindi l'ho rimandato solo alla mattinata di ieri. E lì ho appreso quello che era successo.
Non ho molto da riferire poi in merito. Da 48 ore ormai è un continuo di trasmissioni, telegiornali, radiogiornali che parlano a nastro della strage di Parigi.
E' stato già detto e scritto molto, più di quanto potrei ora fare io. La mia marginalità, anche in questa situazione, è evidente.
Ecco. Non avevo scelto ancora il titolo di questo post.
Marginalità.
Riassume perfettamente il mio stato attuale, pure quello passato se per questo.
Non essere mai di "peso". Non essere mai il grammo che fa pendere di più da una parte l'ago della bilancia.
Me lo dimostra la vita. Me lo dimostrano gli affetti. Me lo dimostra il lavoro.
In queste stragi si avverte un senso di piccolezza ed impotenza, che in me è simile a quella che provo quando mi rendo conto di non essere mai decisivo per nessuno.
Sto lì a guardare, come davanti ad uno speciale di Vespa.
Morbosamente quasi; a bocca aperta.
Provo rabbia e rancore.
Per tante cose. Per un paio di persone. Anche verso me stesso.
C'è una tale confusione dentro di me che mi blocca.
Avete presente come quando qualcosa è così veloce da sembrare immobile? Ecco. Sono circa in quello stato.
Quasi bloccato da queste vibrazioni negative.
Passerò questa ennesima domenica come una sorta di eremita.
Non risponderò, probabilmente, ad eventuali telefonate.
Forse scambierò 4 parole su wazzapp (altro strumento che, prima o poi, credo bandirò dalla mia vita per incapacità nel suo uso e nella sua comprensione).
Non parlerò, sicuramente, con chi vorrei parlare.
Probabilmente passerò una giornata a leggere, o davanti la x-box.
Zero socialità.
Strano per uno che è stato schiacchiato come una sardina, manco due giorni fa, per due ore abbontanti in mezzo a 15.000 persone urlanti e festanti.
Ma è così.
Affronterò un altro giorno da "solo".
Come spettatore della mia vita. Come spettatore delle vite altrui. Anche di quelle che, ahimè, non ci sono più.
Marginalmente.

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