giovedì 27 maggio 2010

Chi fa da se...

...non credo faccia per tre.
Siamo tutti soli, in tutte le cose che facciamo. Gli altri, le persone che circondano, i loro consigli, sono un giusto companatico.
Non sono certo una mosca bianca quindi nell'ammettere che faccio e dispongo tutto di testa mia. Certo, altrettanto, nel farlo tengo da conto le persone a me più care. Più per le ricadute che le mie azioni possano avere su di loro che per altro.
Per questo, forse troppo meccanicamente, se considero voglio essere considerato.
Posso capire i momenti difficili che tutti noi abbiamo e attraversiamo. Posso capire che ci sono giorni in cui, anche volendolo, non si riesce a tenere tutto e tutti da conto. Magari basta il classico pensiero, magari no.
Non dico una presenza pressante o continua, ma anche un accenno, una parola di conforto, un senso di condivisione, può aiutare tutti a sopportare o a superare un pò meno faticosamente le difficoltà. Così come anche le gioie. Un uomo è solo anche nelle vittorie che nelle sconfitte. E festeggiare da soli un traguardo non è forse meno triste di portare un fardello in totale solitudine.
Tra i miei tanti difetti c'è questo. Pensare che ciò che faccio con il cuore mi venga restituito. Che se do 100 mi venga dato 100.
E quando questo non avviene, come ora, rimango deluso ed amareggiato.

3 commenti:

  1. condivido in pieno, é come quando da piccola ho preparato la tavola per fare una sorpresa a mia mamma (pensando di fare bene) e lei invece si é arrabbiata perché ho usato la tovalgia sbalgiata

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  2. la solitudine è in linea di massima una costante esistenziale, quando non ci si sente soli il sentimento è puramente illusorio, perchè ci si distrae e non si ha interesse a scandagliarne l'autenticità. le eccezioni comunque esistono, questo almeno te lo posso confermare.

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  3. Io in genere tendo a stupirmi quando mi torna qualcosa di quello che do.
    Il che mi ricorda una cosa peraltro...

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