martedì 3 febbraio 2009

Al posto loro

Su questo blog avevo deciso, al momento della sua creazione, di scrivere un pò tutto quello che mi passava per la testa.
Cose simpatiche, antipatichi, utili, stupide.
Difficilmente avrei immaginato di trovarmi a scrivere alcuni pensieri a proposito di Eluana Englaro.
Penso che non sia necessario raccontare la storia di questa ragazza e, onde risultare stucchevole, non racconterò le varie (troppe) tappe che ne stanno scandendo l'avanzare.
Fatto sta che, da ieri la ragazza è giunta all'ospedale dove, tra qualche giorno, dovrebbero "provvedere" (scusate la virgolettatura ma non trovo, al momento, termine migliore) alla sospensione della nutrizione.
Non sono particolarmente ferrato in materia, ma questi avvenimenti scuotono, anche in soggetti come me in genere poco attenti a questioni morali del genere, davvero le coscienze.
Non so se sia giusto sospendere l'alimentazione della ragazza, non so se si possa parlare di eutanasia, piuttosto che di assasinio, se non addirittura di liberazione.
Sono, a mio parere, quelle situazioni nella quale, qualsiasi scelta decidi di prendere, non è assolutamente migliore alle altre; dove la scelta ti porta ad avere più dubbi che certezze.
E anche la domanda che credo, ognuno di noi, si è fatto al riguardo: "Al posto loro, dei genitori, che cosa farei?" non vi ha creato un turbinio di idee, pensieri, sentimenti?
E noi, l'avvertiamo, solo per quei 10 minuti dopo la notizia al TG, ma pensarci costantemente per 17 e passa anni, credo sia atroce.
Forse, se arrivati davvero alla fine di questa storia, sarebbe giusto rimare in silenzio rispettando il dolore dei cari di Eluana perchè, chessenedica, penso sia altrettanto duro lasciare andare per sempre una persona cara.

Ho scritto questo post e pertanto dirò la mia, seppur con una riserva grossa come una montagna.

Sì, sono per l'eutanasia, non penso sia umanamente giusto lasciare in vita una persona che, contro ogni logica, non potrà mai più tornare a condurre una vita """"""normale"""""" e che, mi venga passata la frase parecchio dura, è già morta.
Penso che sia giusto dare una giurisprudenza in merito, dando la possibilità, a chi ne ha il diritto o dovere (parlo di intimi famigliari) di scegliere cosa fare per i propri cari in determinate tristi condizioni.

La riserva è che non vorrei, assolutamente, che tale legge diventi qualcosa di contorto, di odioso, di pericoloso, come spesso accade in certi casi.
Una legge che dia il potere ai "vivi in buona salute" di scegliere la morte per dei loro simili.

7 commenti:

  1. Bè, io sono del tuo stesso parere, ma credo anche che situazioni di questo tipo siano tutte casi talmente particolari che "standardizzare" la soluzione sia veramente difficile....

    Per come la vedo io, in questo caso l'"eutanasia" (passatemi il termine) è la soluzione migliore; io credo che, quando un genitore è disperato al punto di chiedere di lasciar morire la propria figlia, nessuno dovrebbe avere nulla da ridire, nemmeno il papa, almeno per una questione di rispetto per la sofferenza che quei poveri genitori hanno provato finora....

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  2. Penso che non vorrei mai, mai, che qualcuno scegliesse per me.

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  3. X lozirion: no, sono soggettive, impossibile standardizzarle. eppure rientrerebbero in certi comportamenti (consuetudini addirittura) degni, probabilmente, di una legiferazione ritagliata su misura. ogni legge ha una oggetività di base che poi, naturalmente, scende nella soggettività della specifica situazione.

    X CMT e Fed: concordo appieno, ma pongo la stessa domanda che mi sono fatto. e se, interpellato, io non potessi rispondere? sarebbe da intendersi come mia negazione, presumo. ma, in questo caso, la ragazza non può parlare, non può rispondere, non può fare nulla.

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  4. Proprio lì sta il punto. Se non posso rispondere non voglio che qualcuno presuma le mie risposte. Non lo voglio adesso che posso contestare, non potrei mai volerlo nell'impossibilità di farlo. Non posso sapere cosa (o se) si provi in una situazione del genere, ma so per certo che nessun altro che non ci si trovi possa saperlo e avere idea di come si comporterebbe.
    Ma se fossi cosciente so che vorrei continuare a esserlo, e se non lo fossi non farebbe nessuna differenza per cui nel dubbio...

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  5. Non voglio dire cosa e' giusto e cosa no. So soltanto che non vorrei vivere come un vegetale per il resto della mia vita. Un padre dopo diciassette anni, ha preso una decisione che e' la piu' terribile per un genitore. Merita tutto il nostro rispetto, e soprattutto il silenzio delle istituzioni, che stanno facendo a gara a chi la spara piu' grossa per avere consensi.

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  6. Niente da dire sulla decisione del padre, è comprensibile e durissima. Io credo che personalmente preferirei essere vivo e vegetale che morto, ma preferirei non doverlo scoprire.

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